Comunicato stampa de I VERDI di Mendrisio su VALERA

6 settembre 2018

Le indiscrezioni apparse sulla stampa in merito al possibile contenuto della pianificazione futura di Valera discussa durante l’incontro tra il Direttore del Dipartimento del territorio e il Municipio di Mendrisio lasciano i VERDI esterrefatti.

La proposta di estendere 1) la zona attrezzature ed edifici di interesse pubblico con un polo regionale sportivo a Valera e, parallelamente, 2) l’area industriale in zona San Martino al posto della piscina va contro i disposti costituzionali che invitano a un uso parsimonioso del territorio, alle scelte della popolazione svizzera che ha approvato la modifica della Legge federale sulla pianificazione del territorio nel 2013, approvata anche in tutti gli ex Comuni oggi facenti parte di Mendrisio, e costituisce un insulto agli oltre 6000 cittadini che hanno sostenuto la petizione “Restituiamo Valera all’agricoltura”, promossa dalla Società agricola del Mendrisiotto, su suggerimento di un membro dei VERDI, e fortemente sostenuta dai VERDI.

Se lo scenario presentato nell’articolo di oggi sul Corriere del Ticino dovesse corrispondere alla proposta definitiva che il Dipartimento del territorio formulerà con il Piano di utilizzazione cantonale i VERDI non potranno che contrastare una simile soluzione: il Mendrisiotto sprofonda nel cemento, nell’inquinamento dell’aria, nel traffico e nella distruzione del suolo, un bene primario che è stato mercificato in modo criminale in questi ultimi cinquant’anni.

I VERDI si sono opposti alla proposta pianificatoria avanzata dal Municipio di Mendrisio all’unanimità (PPD, PLR, Lega dei ticinesi e Insieme a sinistra) nel 2013 perché favoriva in modo smaccato gli interessi dei due principali proprietari privati dell’area di Valera (questi ultimi legati ai due principali partiti politici che guidano Mendrisio da decenni), proponendo tra le varie misure la possibilità di costruire «in via eccezionale (…) un edificio a torre con un’altezza minima di 50 m e massima di 70 m dal carattere marcante e significativo»(!): i VERDI non possono ora accettare estensioni di insediamenti industriali in zona San Martino o di zona AP/EP a Valera

la partita che si sta giocando a Valera è uno scontro tra due visioni del rapporto uomo-ambiente: l’una predatrice e distruttrice; l’altra di cura del territorio, dettata da consapevolezza ecologica per la quale noi VERDI continueremo a impegnarci e batterci ad oltranza.


 

Mozione: diamo un seguito a Slow Up con le domeniche senz’auto

3 maggio 2018

Mozione: diamo un seguito a Slow Up con le domeniche senz’auto

Proponiamo l’istituzione di domeniche senz’auto mensili nelle varie regioni del nostro Cantone. Un modo per valorizzare il territorio i suoi prodotti e riflettere sulla necessità di ripensare gli spostamenti e i bisogni di mobilità.

Lo strepitoso e crescente successo di Slow up nel nostro Cantone mostra chiaramente come i cittadini siano interessati a vivere una mobilità diversa, più dolce e incentrata sui rapporti interpersonali. L’interesse per tale mobilità dimostra che attraverso investimenti mirati per migliorare la sicurezza, si potrebbe realizzare un enorme potenziale anche nell’ambito degli spostamenti quotidiani e pendolari. In questo senso è necessario riorientare gli investimenti nell’ambito dei programmi di agglomerato che troppo spesso sono incentrati ancora sul traffico motorizzato.
I Verdi del Ticino, oltre a salutare con piacere una cultura collettiva che sta lentamente cambiando anche presso la popolazione del cantone più motorizzato della Svizzera,  propongono d’istituire nel nostro cantone una domenica senz’auto al mese, da marzo a ottobre. In questo senso si potrebbe prospettare un’alternanza regionale dei luoghi dove limitare il traffico veicolare, affinché sia permesso di scoprire tutto il nostro territorio in sicurezza e al contempo si possa sensibilizzare sulle emergenze climatiche che siamo chiamati ad affrontare in questo secolo. Basta ricordare che in Svizzera, il 30% dei gas ad effetto serra prodotti provengono proprio dal settore dei trasporti e della mobilità. Le domeniche senz’auto potrebbero al contempo rappresentare un’ottima opportunità di valorizzazione delle nostre risorse naturali come pure dell’artigianato e del settore eno-gastronomico locale. Insomma una scelta vincente per un Cantone che deve cambiare marcia, verso una mobilità sostenibile.

Per approfondimenti:

https://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/informazione/soggetti-smarriti/La-domenica-a-piedi-6194536.html

http://www.greenpeaceticino.ch/content.php?id=26

http://www.ticinolive.ch/2016/08/30/touring-dice-no-al-ministro-zali-no-alle-domeniche-senzauto-no-alle-targhe-alterne/

Cordialmente,

Claudia Crivelli Barella,

Francesco Maggi, Michela Delcò Petralli

 

Non cediamo ai ricatti del Governo

12 aprile 2018

I ricatti al giorno d’oggi vengono chiamati dal Governo ticinese “riforme fiscali equilibrate”. In realtà di un vero e proprio ricatto si tratta: accettare gli sgravi fiscali ai milionari che, poverini, pagano già troppe tasse e potrebbero andarsene se non li sgraviamo ancora di più, e ricevere in contropartita alcune minime misure sociali. Attenzione: il 29 aprile voteremo solo la riforma fiscale, e non queste minime seppur doverose misure sociali. Bocciando gli sgravi sociali per i ricchi bloccheremo però anche la manovra che Governo e i partiti che in quel Governo ci siedono da tempo immemore stanno pian piano sdoganando, vale a dire un meccanismo che viene riproposto a intervalli regolari in nome di un miglioramento dell’economia cantonale: si comincia con sgravi a pioggia per aziende e multi milionari (52 milioni in questa tornata), poi a fronte di deficit strutturali si tagliano le prestazioni dello Stato, in particolare quelle sociali con la spiegazione che tutti devono contribuire a risanare le finanze dello Stato: negli ultimi anni ci sono stati 50 milioni di tagli agli aiuti dei ceti meno abbienti. Esattamente le cifra che ora si vorrebbe regalare ad imprese e ricchissimi. La novità di questa tornata di regali fiscali è appunto questa commistione tra gli sgravi, che tolgono soldi allo Stato, e degli aiuti sociali che sembrano più un’elemosina piuttosto che degli aiuti veri e propri. Una cosa non dipende dall’altra: non lasciamoci ingannare da chi negli ultimi venti anni ha riempito il Ticino di capannoni distruggendo il territorio e intasando le nostre strade ed i nostri polmoni. Se proprio dobbiamo parlare di sgravi fiscali è giunto il momento di pensare ed applicare una riforma fiscale che possa fungere da trampolino di lancio per la necessaria trasformazione ecologica e sociale dell’economia ticinese. Quindi, invece di sgravi a pioggia, si dovrebbero introdurre solo sgravi mirati per le aziende virtuose, quelle che assumono prevalentemente o solo residenti con buone condizioni di lavoro e a salari svizzeri, quelle che si dotano di piani di mobilità aziendale efficaci, quelle che utilizzano solo energia rinnovabile o compensano completamente le loro emissioni dannose per il clima, quelle che producono pochi rifiuti e riciclano. Per andare finalmente in questa direzione virtuosa bisogna iniziare da un convinto NO il 29 a regali fiscali per aziende e multimilionari.

Basta smantellare posti di lavoro FFS a Chiasso e nel Mendrisiotto!

10 aprile 2018

Assieme ai colleghi granconsiglieri del Mendrisiotto abbiamo inoltrato il seguente atto parlamentare.

In questi ultimi anni il dibattito politico ticinese in merito alle politiche di risparmio messe in atto dalle FFS nel nostro Cantone ha scaldato gli animi. Non si può per esempio, non pensare alle Officine di Bellinzona, le quali hanno scongiurato la chiusura definitiva della loro attività anche grazie ad una insurrezione giustificata a tutela dell’occupazione locale.

Ma le Officine non sono l’unico luogo di risparmio individuato dai super manager delle FFS. La nostra regione, in particolare Chiasso, negli ultimi decenni ha visto drasticamente ridurre i posti di lavoro che venivano offerti dall’ex regia federale.

Già nel 2011 il Collega Luca Pagani con il sostegno dei Deputati del Mendrisiotto inoltrò al Consiglio di Stato un’interpellanza dal titolo “drastica riduzione di posti di lavoro alle Officine FFS Cargo di Chiasso: non perdere il treno!”. La risposta non fu rassicurante e quanto sta accedendo oggi sembrerebbe esser in linea con le preoccupazioni di allora, tutto questo nonostante nella risposta governativa del 2011 fu chiaramente scritto che “il mantenimento delle Officine di Chiasso è coerente con i notevoli investimenti decisi dalle FFS per rivalutare e potenziare l’importante funzione nazionale e internazionale della stazione di confine per il traffico passeggeri e per quello merci. Il fatto che recentemente FFS Cargo abbia deciso di riaprire in Ticino un ufficio vendita, con sede proprio a Chiasso, conferma che attorno all’infrastruttura ferrovia di confine vi è ancora un interessante potenziale di sviluppo, a maggior ragione se integrato nel concetto più globale di Centro di competenze in materia di trasporto e mobilità ferroviaria.”

Ad oggi ci troviamo ulteriormente confrontati con la cancellazione di numerosi posti di lavoro e nello specifico nei seguenti settori:

  • Funzionari dirigenti;
  • Servizio pulizia carrozze:
  • Servizio di manovra;
  • Officine;
  • Controllori veicoli;
  • Verificatori;
  • Servizio alla clientela;

Ricordiamo che a Chiasso erano impiegati oltre 1’000 dipendenti assunti dalle FFS e che ad oggi si può stimare una presenza che non supera i 500.

Calcolando lo sforzo e i sacrifici che Chiasso e il Mendrisiotto hanno dato a favore delle FFS (solo a Chiasso vi sono 110 chilometri di binari!!!) risulta incomprensibile come negli anni l’ex regia federale abbia potuto e voluto dismettere in modo così drastico alcuni servizi presenti nella Stazione Internazionale di Chiasso.

Negli ultimi mesi è poi stato annunciato in pompa magna dal CEO Andreas Meyer che a Chiasso verranno investiti 200 milioni di franchi a favore della stazione. Ma in verità, parlare di investimento sembra ancora una volta illusorio dal momento in cui questi soldi servirebbero per sistemare stabili ormai prossimi allo sfascio e a creare le infrastrutture necessarie per spostare e cancellare ulteriori posti di lavoro da Chiasso!

Alla luce di quanto sopra esposto chiediamo al Lodevole Consiglio di Stato:

  1. Una radiografia dei posti di lavoro FFS a Chiasso e nel Mendrisiotto a partire dal 1990 ad oggi;
  2. Se alla domanda 1 dovesse essere confermata l’emorragia di qui si parla nell’introduzione dell’atto parlamentare, chiediamo cosa intende e cosa può fare il Governo a salvaguardia degli ultimi posti di lavoro nella città di confine?
  3. Corrisponde al vero che una parte dei 200 milioni serviranno a far sì che vi saranno ulteriori cancellazioni di posti di lavoro a Chiasso?

Con distinti ossequi.

Giorgio Fonio, Maurizio Agustoni, Claudia Crivelli Barella, Lisa Bosia Mirra, Ivo Durisch, Sebastiano Gaffuri, Ivano Lurati, Daniele Caverzasio, Natalia Natalia Ferrara, Luca Pagani, Giovanni Pagani, Massimiliano Robbiani, Matteo Quadranti

INTERROGAZIONE – PCAI-Mendrisiotto e acquedotto a lago

28 marzo 2018

Interrogazione al Consiglio di Stato ticinese, forse un po’ tecnica alla lettura,  ma che pone quesiti essenziali sull’acquedotto a lago. (NOTA DEL 1. GIUGNO 2018: ECCO LA RISPOSTA DEL CONSIGLIO DI STATO: Int. 47.18 – RG 2442 del 30.05.2018)

Nella risposta dell’11 ottobre 2017 alla nostra interpellanza dell’11 settembre il Consiglio di Stato ha confermato la necessità impellente di realizzare l’acquedotto a lago. Mancano però dati precisi riferiti ai Comuni membri del Consorzio ARM per sostanziare questa affermazione e conseguentemente in chi legge sorgono nuove domande, non solo sul PCAI del Mendrisiotto, ma in generale sulla politica in materia di approvvigionamento di acqua, anche alla luce della risposta del febbraio 2017 all’interpellanza “Pozzo Polenta e pianificazione del territorio”.

Di conseguenza poniamo le seguenti domande, partendo da alcune vostre affermazioni:

  1. Nella vostra Risposta motivate la necessità di costruire l’acquedotto a lago con la volontà di “garantire la continuità di un servizio pubblico indispensabile” poiché emergenze idriche in diversi comuni ticinesi hanno dimostrato l’importanza ma anche la vulnerabilità delle fonti di approvvigionamento. (pagina 1). In seguito fate riferimento alla dismissione dei pozzi Pra Tiro e di San Martino che porteranno a un ammanco di acqua (pagina 2). Infine nella lettera del 22 giugno 2017 (pagina 2), allegata alla Risposta, affermate che la tappa a lago deve essere anticipata perché altrimenti le infrastrutture già realizzate per il PCAI-VM rischierebbero danni significativi e perché il Laboratorio Cantonale impone il risanamento di alcune infrastrutture per le quali si prevede la dismissione.

1.a La ragione della necessità di realizzare subito la tappa a lago risiede prioritariamente in una tra le spiegazioni sopracitate o nella concomitanza di tutte queste cause?

1.b Perché quando si sono allestiti i PCAI-M 2005, variante 2014 e PCAI-VM non ci si è resi conto subito di questa necessità?

1.c Comporta qualcosa per il Consorzio ARM e i comuni consorziati la fusione della tappa 0 (messa in rete) e della tappa 1 (acquedotto a lago) a livello di statuti e di operatività?

1.d Potete spiegare cosa lega il PCAI-M al PCAI-VM?

1.e Quali sono i pozzi, le sorgenti e altre fonti di approvvigionamento che saranno dismessi secondo il PCAI-M? Chiediamo un elenco delle fonti con i relativi dati tecnici e le motivazioni della loro dismissione; nonché, se esistenti, le loro future destinazioni.

1.f Ci sono giunte più voci – purtroppo comprovate dalla pianificazione in corso sui terreni del Pozzo Polenta – sul fatto che in merito ai terreni un tempo soggetti alle zone di protezione (che ne impedivano l’edificabilità) vi siano progetti riconducibili alla speculazione edilizia favorita dai Municipi della regione; 1.f.1 il Cantone non ha alcuna possibilità di imporre il mantenimento delle fonti che saranno dismesse per riconvertirle all’uso industriale e agricolo o altro? 1.f.2 Il progetto di legge sulla gestione delle acque prevede una maggiore possibilità di intervento in termini di protezione del Cantone rispetto ad oggi in materia di pianificazione del territorio in conflitto con le fonti di approvvigionamento ?

  1. Il valore massimo del limite riconosciuto per il sussidiamento di opere di PCAI è stato ridotto da 500 l/g/AE a 450 l/g/AE “conformemente alla tendenza svizzera in atto”. “Per alcuni comprensori, sulla base dei consumi storicamente rilevati, tale fabbisogno è stato calcolato in 400 l/g/AE”. Il valore di 450 è davvero pari (o molto vicino) al valore svizzero/del resto della Svizzera? Qual è la soglia “svizzera”?

2.a quali sono i comprensori per i quali valgono 400 l/g/AE?

2.b quali sono i comprensori per i quali vale il valore di 450 l/g/AE?

2.c come si situa il Mendrisiotto in questa graduatoria dei fabbisogni?

2.d ritenete corretto da un punto di vista scientifico e legale (art. 2c LApp) fondare sui “consumi storicamente rilevati” il fabbisogno che determina il valore massimo? Infatti, a parere degli scriventi in una tipologia “storica” del genere rientrano comuni che hanno lasciato sprecare acqua senza controllo (come avvenuto per decenni) o che hanno destinato acqua potabile ad uso industriale …

2.e Invitiamo ad allegare una tabella con i consumi annuali degli ultimi 9 anni (2009-2017) per i singoli comuni aderenti al Consorzio ARM. Si chiede anche la produzione della “verifica sui consumi di punta” citata a pag. 2 della vostra risposta.

2.f Quanto è il quantitativo complessivamente consumato di acqua potabile nei comuni aderenti al Consorzio ARM? Quale è il quantitativo di acqua potabile consumato da abitanti residenti? E quello utilizzato dalle industrie? Quale è la percentuale del settore industriale su quello complessivo e in quali comuni si concentra? Si chiede di avere tabelle coi dati specifici per comuni e per suddivisione di consumatori.

  1. Quali comuni del Consorzio ARM hanno adottato per le industrie esistenti sul loro comprensorio comunale un allacciamento (acqua riciclata o da fonti dismesse) diverso da quello dell’acqua potabile proveniente dagli acquedotti?
  2. Nella Risposta riferite che la maggior parte dei comuni consorziati è all’avanguardia nella ricerca delle perdite. Potete fornire i dati di quali comuni stanno provvedendo in questo senso e quanta acqua è stata risparmiata negli ultimi anni?
  3. Un dato che emerge anche dalla vostra risposta è che la forte urbanizzazione mette a rischio certe fonti di approvvigionamento primarie:

5.1 perché quando come Cantone dovete analizzare i Piani regolatori o varianti di PR oppure dovete analizzare domande di costruzione che potenzialmente possono risultare in contrasto con la sicurezza di queste fonti primarie non intervenite seriamente e responsabilmente imponendo restrizioni e protezioni assolute di queste fonti?

5.2 Non ritenete che debba essere data priorità assoluta alla sicurezza di queste fonti di approvvigionamento primarie invece che a interessi contingenti di urbanizzazione?

  1. La LApp risale al 1994 e malgrado le sollecitazioni fatte tramite atti parlamentari di Francesco Maggi e Bruno Storni non è mai stato elaborato il regolamento di applicazione (cfr. anche il M. 6766 del 27 marzo 2013, p. 7 che rispondeva alle mozioni Maggi e cofirmatari e Storni e cofirmatari). Negli ultimi anni la giustificazione alla mancanza di un regolamento è stata che era in elaborazione una nuova legge. In effetti, nel 2016 il Consiglio di Stato ha messo in consultazione la legge sulla gestione delle acque: a che punto si trova questo progetto di legge?
  2. Nella vostra Risposta (ris. gov. 440 dell’8 febbraio 2017) spiegate la procedura di abbandono delle zone di protezione nei seguenti termini: “Per parallelismo delle forme, per lo stralcio delle zone di protezione è necessario seguire analoga procedura. Il Consiglio comunale, su richiesta del Municipio, ratifica l’abbandono delle zone e il Consiglio di Stato decide lo stralcio e l’abrogazione delle restrizioni di diritto pubblico. Il Consiglio comunale può esprimersi sullo stralcio nell’ambito di un messaggio municipale ad hoc o per atti concludenti nell’ambito di messaggi inerenti la tematica, la cui approvazione comporta implicitamente la ratifica della decisione di abbandono di una captazione. Il riferimento va ad esempio a crediti per finanziare modalità di approvvigionamento idrico alternative, per finanziare appunto la dismissione di un pozzo ad uso potabile, oppure all’approvazione di pianificazioni comunali che collidono con le zone di protezione, quali ad esempio un piano regolatore (PR) o un piano generale dell’acquedotto (PGA). Nel caso specifico del Pozzo Polenta, il Consiglio comunale del Comune di Morbio Inferiore in data 22 aprile 2013 ha aderito al Piano Cantonale di Approvvigionamento Idrico del Mendrisiotto (PCAI-M) e al relativo consorzio ARM (Acquedotto regionale Mendrisiotto) che sarà chiamato a realizzare le opere. Queste adesioni fanno ritenere che il legislativo comunale si sia espresso, per lo meno indirettamente in merito all’abbandono del pozzo Polenta come fonte di approvvigionamento di acqua potabile, previsto appunto a PCAI.
    • In molti casi avviene un abbandono “implicito” o “indiretto” da parte dei Consigli comunali che spesso non approfondiscono i progetti assai complessi legati a questo tema. Non ritenete che per avere un vero processo democratico si debba obbligare i Municipi a sottoporre messaggi municipali ad hoc per l’abbandono di fonti di approvvigionamento?
  1. Nella recentissima interrogazione “Microplastiche” nei nostri laghi, c’è da preoccuparsi? del deputato Galeazzi e cofirmatari si solleva il problema dell’inquinamento causato da queste sostanze, così come l’interpellanza Beretta Piccoli – Quadranti sollevava nel 2016 il problema dei pesticidi. In merito al PCAI-M sulla stampa abbiamo letto in passato che la futura captazione a lago è sicura poiché sono sati fatti i monitoraggi che hanno stabilito la salubrità dell’acqua.
    • desideriamo che siano messi a disposizione i dati dei monitoraggi effettuati, con in particolare le indicazioni dei periodi del monitoraggio e di quali sostanze sono state oggetto di monitoraggio.
    • Oggetto di analisi sono state anche le microplastiche?
  1. Chiediamo la produzione dei documenti citati nella risposta:

– risoluzione di adozione del PCAI-M del 2005 + Relazione tecnica del 9 ottobre 2006 (citata nel M. 6766 del 27 marzo 2013);

– risoluzione di adozione del PCAI-M del 2014 e relativa Relazione tecnica;

– bilancio delle opere eseguite e proposta di piano di intervento allestito dal Consorzio ARM

  1. Pur apprezzando che si approfitti di lavori dell’USTRA per contenere i costi, gli scriventi lamentano che i crediti per queste opere vengano sottoposti al Gran Consiglio quando le opere sono già state eseguite, privando di scopo – di fatto – l’esame della questione da parte del Legislativo. Non reputa il Consiglio di Stato che il Gran Consiglio andrebbe interpellato non appena sorga l’opportunità di usufruire di lavori dell’USTRA (o casi analoghi) in modo da non svilire il suo ruolo? Se sì, come intende procedere per il futuro?

Con ossequio,

Claudia Crivelli Barella, Francesco Maggi, Tamara Merlo

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