Interrogazione: corpi riscaldanti

27 Dicembre 2019

Si fanno notare nelle nostre città in queste giornate invernali diversi corpi riscaldanti mobili a gas o a infrarossi. Li troviamo nei bar all’esterno, nei gazebo di piazzale alla Valle a Mendrisio, a Lugano in Piazza Riforma, a Locarno, eccetera.
Secondo articolo 25 cap. 3 Ruen, il DT può emanare delle direttive a riguardo.

Chiedo quindi al Dipartimento del Territorio se

  1. Ritenga coerente con una politica climatica sostenibile riscaldare l’aria all’aperto consumando energia e producendo CO2
  2. Intenda emanare delle direttive in materia, vietando l’uso di tali dispositivi

Cordiali saluti, Claudia Crivelli Barella per i Verdi

Tutte insieme per l’iniziativa dei ghiacciai

26 Dicembre 2019

Lo scioglimento dei nostri ghiacciai è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare. Insieme dobbiamo fermare il riscaldamento climatico, per evitare che le nostre condizioni di vita peggiorino irreversibilmente. Questi gli obiettivi dell’Iniziativa per i ghiacciai: azzerare le emissioni entro il 2050, ancorare nella Costituzione gli obiettivi dell’Accordo sul clima di Parigi del 2015 e promuovere la protezione del clima in Svizzera. I cittadini svizzeri saranno chiamati ad esprimersi in votazione popolare sull’azzeramento delle emissioni di gas a effetto serra a partire dal 2050, rinunciando a combustibili e carburanti fossili. L’iniziativa “per un clima sano (per i ghiacciai)” è infatti formalmente riuscita. Come scrive le Cancelleria federale, sono state accertate 113’125 firme valide sulle 113’824 consegnate. Firme raccolte anche grazie a molte ore di presenza sul territorio e nelle piazze di noi Verdi e della sinistra. L’associazione che ha lanciato l’Iniziativa dei ghiaccia comprende organizzazioni ambientaliste ma anche scienziati, Chiese e rappresentanti dell’economia. In occasione della riuscita dell’Iniziativa, bizzarramente un gruppo di candidati di centro alle prossime comunali ha deciso di fondare un comitato ticinese a sostegno dell’iniziativa. Un comitato di cui francamente non si sentiva il bisogno: siamo già tutte e tutti convinti della solidità delle argomentazioni dell’Iniziativa per i ghiacciai, e non necessitiamo è di spaccature politiche e di comitati borghesi, bensì di unità e di coerenza nel tempo.

Sanità, preventivo 2020

16 Dicembre 2019

Il mio intervento in Gran Consiglio  nella sessione dicembre 2019 riguardo il preventivo 2020 sul Dipartimento della Sanità e della Socialità.

Con il termine salute ci riferiamo ad una condizione di efficienza del nostro organismo, che viene vissuta individualmente, a seconda dell’età, come uno stato di relativo benessere fisico e psichico caratterizzato dall’assenza di gravi patologie invalidanti. Questa situazione di salute psicofisica, per i progressi della medicina, viene oggi indicata come il conseguimento della migliore qualità e durata della vita ottenibili preservando e ripristinando lo stato di benessere, anche di quello spirituale. Nell’antichità greca la salute era concepita come un dono degli dei, e la malattia veniva considerata un fenomeno magico-religioso. Con Ippocrate (460 a.C. circa ) cambiò del tutto la prospettiva secondo il principio della «forza curatrice naturale», che concepiva il corpo umano animato da una forza vitale tendente per natura a riequilibrare le disarmonie causate dalle patologie. Con la nascita della medicina scientifica, alla fine del Settecento, nasce il modello bio-medico, in concomitanza con la nascita della società industriale. Nel XX secolo si sviluppano le prime specializzazioni mediche, la qual cosa portò ad un graduale abbandono dell’approccio olistico alla persona ammalata, a favore di uno studio esclusivamente biologico e mirato ad uno specifico organo o sistema.

Nel XX secolo la salute, definita dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia“, viene considerata un diritto, e come tale si pone alla base di tutti gli altri diritti fondamentali che spettano alle persone. Questo principio assegna agli Stati e alle loro articolazioni compiti che vanno ben al di là della semplice gestione di un sistema sanitario. Essi dovrebbero farsi carico di individuare e cercare, tramite opportune alleanze, di modificare quei fattori che influiscono negativamente sulla salute collettiva, promuovendo al contempo quelli favorevoli.

Nell’esaminare i costi del Preventivo 2020 per quanto riguarda la politica sanitaria, non posso che pensare che una buona politica sulla salute, e quella che abbiamo in Ticino lo è, non possa prescindere da un discorso legato alla prevenzione e alla qualità di vita prima e fuori dalle strutture ospedaliere. Buone pratiche di vita, un’attenzione alla salute che contempli anche la salute psichica ed emotiva, ed una buona qualità dell’aria che respiriamo: curare questi aspetti renderebbe i costi della salute ben più contenuti. Porre attenzione all’isolamento delle persone, che ingenera solitudine e disagio, e prestare ascolto alla grande causa di malattia della nostra epoca: l’ansia. Viviamo infatti in una società ansiogena, e la crescente richiesta di aiuto per bambini e adolescenti con problematiche legate all’ansia, allo stress e all’insonnia non possono lasciarci indifferenti. Auspico che il Direttore del Dipartimento prenda in seria considerazione il problema dello stress e dell’ansia a tutti i livelli, dai bambini agli adulti agli anziani. Per fare ciò è necessario porre attenzione ai rapporti umani in ogni ambito prima ancora che agli aspetti burocratici e tecnici, anche attraverso un’educazione mirata all’intelligenza emotiva in ogni ambito, da quello quotidiano e ambulatoriale a quello ospedaliero.

 

Nessun trionfo, ma un compromesso sofferto che mette fine a 5 anni di indecente tira e molla

3 Dicembre 2019

In base al compromesso raggiunto in Commissione della Gestione del Gran Consiglio e firmato dai Verdi del Ticino, dal Partito Socialista, dalla Lega e dal PPD, i lavoratori avranno un salario orario minimo di 1 franco più elevato di quanto proposto dal Consiglio di Stato, ma occorrerà ben altro per risolvere i problemi del mercato del lavoro ticinese

Il 14 giugno 2015 il 54.7% dell’elettorato del nostro cantone ha detto un SI convinto all’iniziativa dei Verdi ticinesi denominata “Salviamo il lavoro in Ticino”. L’iniziativa ha inserito nell’articolo 13 della costituzione cantonale il seguente capoverso: “Ogni persona ha diritto ad un salario minimo che gli assicuri un tenore di vita dignitoso. Se un salario minimo non è garantito da un contratto collettivo di lavoro (d’obbligatorietà generale e con un salario minimo obbligatorio) esso è stabilito dal Consiglio di Stato e corrisponde a una percentuale del salario mediano per mansione e settore economico.” La grande disponibilità di personale frontaliero a buon mercato ha infatti provocato nell’ultimo decennio in Ticino a una forte pressione al ribasso sui salari in Ticino. Con l’iniziativa del 2015 sul salario minimo, i Verdi del Ticino hanno voluto porre un freno al crollo dei salari nel nostro cantone e frenare il dumping salariale dei frontalieri, permettendo così di salvaguardare il lavoro a condizioni decorose dei residenti.

Cinque lunghi anni di attesa

Come per ogni articolo costituzionale, la sua attuazione dipende dalla relativa legge d’applicazione, sulla quale finora non si era riusciti finora a trovare alcun accordo. Dopo 5 anni di tira e molla nella Commissione di Gestione del Gran Consiglio si è ora finalmente riusciti raggiungere un compromesso, che ovviamente, come ogni compromesso, non può soddisfare completamente ogni contraente. Noi Verdi avremmo voluto un salario minimo di 21,50 franchi, ma realisticamente, con 6 deputati su 90, non avevamo alcuna possibilità di fare passare la nostra posizione in Gran Consiglio, neppure col sostegno compatto del Partito Socialista e della Sinistra alternativa. D’altro canto irrigidirsi su una posizione massimalista non avrebbe certamente giovato a tutti quei lavoratori, e sono migliaia, i quali un aumento di salario, anche se limitato, se lo sognano da anni. Anche se in quest’ambito i Verdi del Ticino non non sono riusciti a raggiunger tutti gli obiettivi che si erano prefissati, con il compromesso raggiunto in Commissione della Gestione due cose molto positive le hanno ottenute: il salario orario minimo sarà a termine di 1 franco superiore a quello che aveva proposto il Consiglio di Stato e il governo sarà costretto ad adeguare le norme in materia di prestazioni sociali in modo che dall’introduzione del salario minimo non derivi alcun danno per le lavoratrici e i lavoratori. Si, perché senza quest’ultima disposizione, l’introduzione del salario minimo avrebbe potuto avere l’effetto perverso di escludere numerosi lavoratori a basso reddito dal beneficio delle prestazioni sociali, i quali avrebbero così arrischiato di ritrovarsi con meno soldi in tasca di prima. Il Verdi del Ticino auspicano che tutte le forze politiche che hanno firmato questo rapporto manterranno le promesse fatte e approveranno quindi anche la forchetta finale del salario minimo prevista alla fine del quarto anno, vale a dire 19.75 – 20.25.

Occorrono altre iniziative

È chiaro che l’introduzione del salario minimo non è un rimedio universale a tutti i mali che affliggono il mondo di lavoro in Ticino. Ecco perché 8 deputati dei Verdi del Ticino e del Partito Comunista hanno presentato lo scorso agosto un’iniziativa parlamentare in cui si chiede al Gran Consiglio di intervenire a Berna affinché il Ticino sia riconosciuto come “Cantone a statuto speciale”, in modo da poter prendere nel nostro cantone dei provvedimenti a tutela dei lavoratori più incisivi di quelli che sono in vigore nel resto della Svizzera. Una richiesta analoga per il Ticino era già stata fatta dai Verdi nel 2009 e fu allora approvata dal Gran Consiglio, ma purtroppo bocciata dall’assemblea federale nel 2015. Visto l’ulteriore peggioramento del mercato del lavoro in questi 10 anni, è però più che mai necessaria e va quindi riproposta. Altre iniziative potranno essere prese a livello nazionale, ora che i Verdi del Ticino sono rappresentati in Consiglio Nazionale da Greta Gysin. Fra queste la richiesta di un incontro urgente con la direzione della Segreteria di Stato dell’economia SECO, per discutere della grave situazione in cui si trova il mercato del lavoro ticinese. A livello federale si farà inoltre il possibile per riproporre un salario minimo economico di 4000 franchi mensili, eliminando così tutte le restrizioni legate al salario minimo sociale, l’unico attualmente legalmente possibile.

Ed infine un’ultima considerazione. Nel corso dell’ultima campagna per le elezioni federali i Verdi sono stati spesso accusati di essere un partito massimalista, un partito incapace di scendere a compromessi, un partito non maturo per entrare nella stanza dei bottoni. Il compromesso raggiunto in Commissione della Gestione in merito al salario minimo dimostra l’esatto contrario. In politica quel che conta sono i risultati, tutto il resto è tempo perso.

Richiesta di istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) sull’operato e le responsabilità dei funzionari dirigenti coinvolti nell’Inchiesta sugli abusi sessuali operati dal funzionario del DSS B.

3 Ottobre 2019

Secondo l’art. 39 cpv. 1 LGC allorché eventi di grande portata istituzionale nel Cantone richiedano uno speciale chiarimento, il Gran Consiglio, sentito il Consiglio di Stato, può, a maggioranza assoluta, istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta.

Il 29 gennaio 2019 la Corte delle assise criminali, presieduta dal giudice Marco Villa, rendeva la sentenza di primo grado nel processo a un noto funzionario del DSS, tale B.

La sentenza, relativamente mite, ha visto il funzionario giudicato colpevole, tuttavia con una pena sospesa condizionalmente. In maniera del tutto clamorosa, il presidente della Corte ha espresso le seguenti parole durante la lettura orale del verdetto: “Come rappresentante dello Stato vi chiedo scusa”. Così il giudice si è rivolto alle tre imputate, spiegando il suo disappunto al fatto che nel 2005, dopo le prime segnalazioni, non sia stato dato seguito a nessuna procedura amministrativa. “Non sono stati chiesti consigli a chi poteva darli, ma soprattutto queste giovani donne non sono state accompagnate nel percorso di rivelazione”. Durante la lettura della sentenza si è spiegato come alcuni episodi di violenza carnale prescritti siano comunque stati considerati riconosciuti. La sentenza è stata impugnata ed ora il caso è pendente dinanzi alla Corte di appello e revisione penale.

Al di là del caso singolo del funzionario B., che sarà oggetto di processo penale ed eventualmente civile con le vittime, questo caso ha messo in luce alcune circostanze inquietanti circa un atteggiamento generalizzato di omertà e copertura nell’Amministrazione cantonale, a fronte di gravi crimini contro la sfera sessuale, aspetto che è stato aspramente criticato anche da parte del giudice Villa.

Il Consiglio di Stato ha riferito che “non appena ricevuta comunicazione dal Ministero pubblico, nel giugno dello scorso anno, dell’apertura di un procedimento penale nei confronti di un collaboratore del DSS, ha immediatamente sospeso quest’ultimo dalla funzione e avviato un’inchiesta disciplinare. Successivamente, dopo aver potuto consultare gli atti del procedimento penale, ritenendo i fatti emersi e ammessi dal collaboratore inconciliabili con la funzione professionale esercitata, ha deciso lo scioglimento per disdetta del rapporto di impiego. La condanna pronunciata ieri dalla Corte delle Assise criminali, ancorché in primo grado di giudizio, conferma l’adeguatezza di questo provvedimento”. Il Governo ha ancora aggiunto che “ha dato incarico al Capo della Sezione delle risorse umane e al Consulente giuridico del Consiglio di Stato di esaminare gli atti dell’inchiesta penale e le motivazioni scritte della sentenza, una volta che saranno allestite, per procedere ad accertamenti in relazione all’eventuale gestione inadeguata del caso in seno all’Amministrazione”.

Il 19 febbraio 2019 il Consiglio di Stato si è espresso nell’Aula del Gran Consiglio, rispondendo a interpellanze sul tema. A parere dei sottoscritti deputati, già dalla presa di posizione evasiva del Governo si iniziava a intuire che l’Esecutivo non è l’autorità più adatta per indagare e trarre le dovute conclusioni con la necessaria autonomia di giudizio.

Infatti, anche il Consiglio di Stato dal profilo amministrativo è giocoforza coinvolto in questa triste vicenda, siccome lo stesso Governo doveva vigilare sui funzionari dirigenti, da cui il funzionario B. dipendeva.

Proprio perché ad oggi permane il sospetto che alti funzionari abbiano coperto un dipendente sottoposto, il quale ha commesso gravi reati contro l’integrità sessuale, occorre fare la massima chiarezza sulla questione. Una simile situazione deve essere approfondita e da un’autorità terza deve poi essere smentita o confermata.

Tutto ciò è un evento di grande portata istituzionale in quanto va a minare gravemente la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni e adempie a tutti gli effetti le condizioni per la costituzione di una CPI, che avrà da dare seguito a un incarico formale.

Per questi motivi,

visti gli art. 39 e segg. LGC,

i sottoscritti deputati chiedono all’Ufficio Presidenziale del Gran Consiglio di intraprendere i passi necessari per l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) inerente l’operato dei funzionari e dei servizi competenti riguardo ai gravi fatti avvenuti all’inizio degli anni 2000 dentro e fuori gli uffici del Dipartimento Sanità e Socialità (DSS), venuti allo scoperto in seguito all’inchiesta e al processo condotti dall’autorità penale. Essa opererà in collaborazione al Consiglio di Stato nell’ambito delle proprie competenze.

La Commissione dovrà avere il seguente mandato:

  1. verifica delle responsabilità politiche e operative dell’allora Consiglio di Stato, dei funzionari dirigenti e dei servizi competenti coinvolti a vario titolo nella gestione del settore della politica giovanile;
  2. verifica di azioni o omissioni non conformi alle prescrizioni legali, alla prassi o alle direttive interne;
  3. valutazione delle misure allora adottate e quelle eventualmente da adottare per evitare il ripetersi di casi simili

Fiorenzo Dadò (PPD),  Boris Bignasca (Lega), Marco Bertoli (PLR), Tamara Merlo (Più Donne), Lara Filippini (UDC), Claudia Crivelli Barella (Verdi), Matteo Pronzini, (Mps-Pop-Indipendenti)

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