I Verdi unica alternativa ad un sistema non più sostenibile

9 Gennaio 2019

Presentata oggi a Bellinzona la lista per il Consiglio di Stato e gli obiettivi politici dei Verdi. Una squadra fresca, giovane ed innovativa con grandi competenze, affinché anche in Ticino i Verdi possano portare avanti una transizione verso un mondo sostenibile.

Il movimento ecologista ha presentato oggi ai media la propria lista per il Consiglio di Stato e i propri obiettivi per la prossima legislatura.

Secondo i Verdi la priorità va data al battersi per una società maggiormente attenta ad un’economia in sintonia con il territorio e rispettosa della dignità del lavoro; una società più consapevole delle conseguenze nefaste del traffico. Il tutto in un contesto più ampio, affinché la politica presti la necessaria attenzione alla lotta al cambiamento climatico e alla mitigazione delle sue conseguenze.

I Verdi hanno voluto inoltre sottolineare che in questo momento, in un cantone che soffre le conseguenze di una politica miope portata avanti da tutti gli schieramenti da decenni, il movimento ecologista rappresenti l’unica alternativa credibile verso un cambiamento indispensabile. I risultati dei partiti ecologisti in Svizzera ed in Europa rafforzano la convinzione che i tempi siano maturi per puntare su I Verdi.

Presentata la lista per il Consiglio di Stato che sarà composta da due donne e tre uomini provenienti da tutte le principali regioni del cantone, con particolare attenzione per il Mendrisiotto, terra che forse più di tutte soffre gli effetti del traffico e del conseguente inquinamento.

Una squadra prima di tutto, che anteporrà i valori del gruppo a quelli personali. Un gruppo con la giusta alchimia: una rappresentate uscente che porterà la necessaria esperienza e un legame con recente passato, giovani maturi e competenti che porteranno entusiasmo e volontà di fare bene e non da ultimo una rappresentante della società civile, neofita della politica istituzionale, che porterà freschezza e pragmatismo nell’implementare la politica verde.

5 candidati per portare i valori e le sfide Verdi all’interno dell’esecutivo:

Samantha Bourgoin – Gordevio
In meno di 100 anni abbiamo inquinato campi, torrenti, fiumi, laghi e mari con pesticidi, fertilizzanti e miliardi di tonnellate di plastica. Abbiamo avvelenato l’aria che respiriamo con ogni sorta di gas e di polveri sottili. A causa delle attività umane, il CO2 nell’atmosfera è aumentato di oltre il 40% e la concentrazione di metano è più che raddoppiata. Se ci sembravano calde le nostre estati con 35°C, non frenare l’aumento di questi gas a effetto serra le porterà a oltre 40 °C. E noi cosa facciamo? Nei miei oltre 20 anni di professione a contatto con l’economia pubblica e privata l’impressione generale è che siamo dei cittadini che hanno la sensazione di essere determinati da altri, di non poter decidere del nostro futuro, di accettare supini ma lamentandoci, costantemente e inesorabilmente di non essere giustamente rappresentati. La soluzione come sempre è complessa ma non la possiamo delegare ad altri, altrove. Per non subire il nostro futuro da “climatizzati” dobbiamo unire le nostre forze, coinvolgere popolazione e istituzioni in un ambizioso progetto trasversale, che coniughi la salvaguardia del clima e del nostro ambiente con un’imprenditorialità intelligente. Il timer per la lotta al cambiamento climatico è scattato, non abbiamo più tempo per tergiversare, interveniamo subito.

Claudia Crivelli Barella – Mendrisio 
La decrescita è una corrente di pensiero politico, economico e sociale favorevole alla riduzione controllata, selettiva e volontaria della produzione economica e dei consumi, con l’obiettivo di stabilire relazioni di equilibrio ecologico fra l’uomo e la natura ovvero sviluppo sostenibile in termini di indici di sviluppo di fronte anche al rapporto sui limiti dello sviluppo, nonché di equità fra gli esseri umani stessi. Come ha affermato Serge Latouche, essa è innanzitutto uno slogan per indicare la necessità e l’urgenza di un “cambio di paradigma”, di un’inversione di tendenza rispetto al modello dominante della crescita basato sulla produzione esorbitante di merci e sul loro rapido consumo. Credo che il Ticino abbia bisogno di un cambio di paradigma e che le idee portate dai Verdi siano da stimolo all’intero assetto politico per operare un benefico cambiamento di mentalità.

Marco Noi – Bellinzona
“Consci della nostra responsabilità di fronte al creato … e verso le generazioni future”, si recita nel Preambolo della Costituzione Svizzera. È il desiderio di fare il necessario per tenere fede a questi intendimenti, che mi ha motivato ad “entrare” in politica.

Verificare che questa responsabilità non è percepita come dovrebbe esserlo, che il nostro sistema economico chiede costantemente sconti all’ambiente e lascia alle future generazioni il debito di confrontarsi con i limiti, mostra che è ancora necessario parecchio lavoro per tradurre in realtà il principio costituzionale fondamentalmente ecologico del nostro convivere

Nicola Schoenenberger – Lugano
Il pianeta Terra è un sistema finito, per anni, tuttavia, siamo andati avanti a eroderne le risorse come se fosse infinito. È un paradosso, questo, di cui l’umanità futura un giorno ci chiederà giustificazione. Ma la verità è che, a tutto questo, non c’è spiegazione se non il prevalere di benefici per pochi, a corto termine. Nessuna creatura di questo pianeta può vivere senza le altre. La politica verde, che sia sul piano dell’economia, dell’utilizzo del territorio, della salvaguardia della biodiversità o della lotta al cambiamento climatico, parte proprio da questo principio di intima e inscindibile interconnessione. Preservare il pianeta significa preservare l’uomo. Pensare, in questo periodo storico, che ci siano altre priorità rispetto alla salvezza del pianeta non significa avere una diversa agenda politica, significa ignorare la realtà delle cose.

Andrea Stephani – Mendrisio
Perché votare i Verdi? Perché sostenere l’idea che un cambiamento radicale del modo stesso in cui concepiamo la politica, l’economia e la società sia non solo una soluzione doverosa ma anche l’unica scelta razionale possibile?  A dire il vero, nonostante l’evidente complessità dei problemi che ci circondano, non serve neppure dilungarsi in analisi certosine. Che il clima stia cambiando è sotto gli occhi di tutti; il traffico non è più l’eccezione ma rappresenta la nostra quotidianità. Il paesaggio, poi, non è sicuramente migliorato negli ultimi decenni, soprattutto nelle zone di fondovalle; proprio come l’equilibrio del mercato del lavoro, che non è mai stato così in pericolo come in questo preciso momento storico. Cambiare paradigma e abbandonare un modello economico che, sia dal punto di vista ambientale che umano, si è rivelato insostenibile non è un’utopia visionaria ma una doverosa presa di coscienza collettiva.

La lista dei candidati sarà sottoposta per l’approvazione formale dall’assemblea elettorale del 19 gennaio 2019 a Locarno. Sempre a Locarno verrà presentata anche la lista di candidati al Gran Consiglio.

Le schede dei candidati

 

Edifici potenzialmente degni di essere salvaguardati come beni culturali di interesse locale indifesi?

7 Dicembre 2018

INTERROGAZIONE

Onorevoli Consiglieri di Stato,

diversi Comuni ticinesi sono inadempienti in materia di beni culturali di interesse locale poiché non hanno reso conforme il loro Piano regolatore (PR) alla legge sulla protezione dei beni culturali (LBC) del 1997.

Recenti casi, dei quali ha parlato la stampa scritta, avvenuti a Massagno, Locarno, Mendrisio o Vacallo dimostrano che vi è una carenza legislativa nella protezione di edifici o manufatti che potenzialmente potrebbero diventare oggetto di tutela, grazie alla decisione del Consiglio comunale di approvazione della variante pianificatoria dei beni culturali, ma che non lo sono al momento dell’inoltro di una domanda di costruzione intesa a demolire tali oggetti.

La carenza è evidente quando: 1) manca una base legale (PR) di tutela dei beni culturali di interesse locale; 2) è in corso una variante dei beni culturali di interesse locale non ancora approvata dal Legislativo comunale. In questi due casi, se manca la volontà politica da parte di un Municipio o del Consiglio di Stato di adottare misure provvisionali ai sensi della LBC o misure cautelari ai sensi della LST ne consegue quasi sempre la distruzione dell’edificio. Infatti, attualmente la LBC prevede:

Misure provvisionali

  1. a) condizioni

Art. 17 1Se un bene culturale protetto o degno di protezione è esposto al rischio di manomissione, alterazione, distruzione, trafugamento o simili, il Consiglio di Stato deve ordinare senza indugi le misure provvisionali necessarie.

2Il Municipio è competente a ordinare misure provvisionali limitatamente ai beni protetti di interesse locale.

3A seconda dei casi possono essere ordinati in particolare:

  1. a) il divieto di modificare o di distruggere il bene culturale, anche se oggetto di una licenza di costruzione (sospensione dei lavori); (…)
  2. b) convalida

Art. 18 1La misura provvisionale volta a scongiurare i pericoli a cui è esposto un bene non ancora protetto esplica i suoi effetti per la durata di sei mesi. Se entro questo termine l’autorità promuove la procedura di istituzione della protezione, la misura resta in vigore finché la relativa decisione sia passata in giudicato.

2Ove la misura riguardi un bene immobile, il Consiglio di Stato promuove la procedura di cui all’art. 105 della legge cantonale di applicazione della legge federale sulla pianificazione del territorio, se il Comune, sollecitato ad avviarla, resta inattivo.

Alcuni recenti casi segnalatici riguardano: ville liberty a Massagno e a Vacallo, un edificio degli anni Trenta del ‘900 a Mendrisio. Questi edifici sono oggetto di domande di costruzione che prevedono la loro demolizione e per i quali l’Ufficio dei beni culturali del Dipartimento del territorio ha invitato i diversi Municipi a valutare attentamente le misure provvisionali o cautelari da adottare specificando che sono edifici potenzialmente da salvaguardare come beni di interesse locale. In questi casi i rispettivi Municipi hanno deciso di non adottare tali misure e di rilasciare la licenza edilizia per la loro demolizione e il Cantone non è intervenuto con misure provvisionali.

Visto quanto precede chiedo:

  • Quanti Comuni non dispongono di PR conformi alla LBC?
  • Quando i PR non sono conformi alla LBC come agisce il Dipartimento del territorio? Invita con lettera ad hoc i Municipi inadempienti a rendere i loro PR conformi alla legge? Oppure, indica tali informazioni negli Esami preliminari dipartimentali in occasione di revisioni o di varianti pianificatorie? Oppure, chiede di procedere a tali adeguamenti in occasione di preavvisi nell’ambito di procedure edilizie?
  • Nel caso di inadempienza di un Comune (Municipio) ad adottare una variante pianificatoria quali misure prende il Consiglio di Stato?
  • Quanti casi di intervento del Governo contro Municipi inadempienti vi sono stati dall’adozione della LBC ad oggi?
  • Per quale motivo nel caso della villa liberty esistente sul fmn 394 RFD Massagno il Consiglio di Stato ha deciso di non adottare misure provvisionali, visto che il Consiglio comunale avrebbe potuto stabilire una protezione della villa, smentendo il preavviso negativo del Municipio (come avvenuto a Lugano con diversi edifici)? Non adottando una misura provvisionale non si è, di fatto, impedito al Legislativo di esercitare realmente il suo compito istituzionale fondato sulla LBC e sulla LOC?
  • Come mai nei due Avvisi cantonali, riferiti alle due domande di costruzione (29 aprile 2016 e 27 luglio 2017) per la demolizione degli edifici (villino ed ex garage) esistenti sul fmn 1777 RFD Mendrisio, si riproduce il preavviso dell’Ufficio dei beni culturali in modo differente: nella sua interezza nell’AC della prima domanda di costruzione DC 97429 e “tagliato” nell’AC della seconda domanda di costruzione, DC 102755?

«… In merito alla portata di questo inventario e alla sua applicazione in ambito pianificatorio si veda la sentenza Rüti (DTF 135 Il 209) del Tribunale federale del 1° aprile 2009 e le Raccomandazioni concernenti la presa in considerazione degli inventari federali secondo l’articola 5 LPN nei piani direttori e nei piani di utilizzazione del 15 novembre 2012, dalle quali risulta come l’IS05 deve essere considerato anche nel quadro di compiti comunali.

Tutela dell’edificio al mapp. 1777. […]; esso [l’edificio] però può essere preso in considerazione per una protezione locale. Ricordiamo in tal senso che la revisione dell’elenco dei beni culturali di Mendrisio non è ancora stata completata. Nel 2008 (adozione Varianti di adeguamento del PR) il Cantone aveva segnalato solamente alcune rettifiche di carattere formale per gli edifici protetti sul piano cantonale, senza entrare nel merito della questione dei beni culturali locali. Il 12 marzo 2014 il Comune, a seguito di una mozione del Consiglio comunale, ha inviato alla SST una richiesta di informazione circa lo stato dei lavori di censimento dei beni culturali di Mendrisio, alfine di poter procedere all’aggiornamento dell’elenco dei beni culturali da proteggere ai sensi della LBC mediante una Variante PR. Secondo l’art. 20 LBC la decisione di proteggere i beni culturali immobili è presa nell’ambito dell’adozione dei PR comunali. Il DT, di regola nell’esame preliminare, indica quali sono gli immobili d’interesse cantonale da proteggere e si esprime sulle proposte relative ai beni d’interesse locale elaborate dal Comune (art. 15 RBC). La decisione di istituire la tutela dei beni culturali d’interesse locale spetta al legislativo comunale (art 20 cpv. 2 LBC).

Conclusione La domanda di costruzione si pone evidentemente in contrasto con l’obiettivo di conservazione e valorizzazione dell’edificio esistente e del comparto di pregio in cui è inserito. La sostituzione di questo tipo di edifici con altri di tutt’altro carattere e volume comporta un generale impoverimento e la conseguente perdita d’identità del quartiere.

Si invita pertanto il Municipio a voler esaminare attentamente il caso e a fare tutte le valutazioni e le ponderazioni del caso nel rispetto delle competenze assegnate all’autorità locale nel quadro dell’applicazione della LBC (art. 17).

Per quanto concerne la possibilità di sospensione dell’esame della domanda di costruzione si rimanda alle competenze dell’autorità comunale, segnalando come l’edificio oggetto di demolizione si trovi all’interno di un comparto ISOS con obbiettivo di salvaguardia A (cfr. Lorenzo AnastasiIDavide Sacchi, La protezione del patrimonio costruito, con particolare riferimento all’inventario 1505, in RtiD 1-2013, pagg. 327 segg., pag. 370)».

Chiedo la produzione dell’Avviso cantonale completo riferito alla prima domanda di costruzione (DC 97429) e dell’Avviso cantonale DC 102755, con il preavviso dell’Ufficio dei beni culturali integralmente riprodotto.

Ringraziandovi per l’attenzione, porgo i migliori saluti, Claudia Crivelli Barella

Richiesta di un contributo massimo di 16 milioni di franchi per l’ampliamento del Campus dell’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana a Mendrisio

26 Novembre 2018

Il mio intervento in Parlamento riguardo la richiesta di un contributo massimo di 16 milioni di franchi per l’ampliamento del Campus dell’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana a Mendrisio. 

Il partito dei Verdi ha sempre sostenuto tanto l’Università della Svizzera italiana (USI) quanto la Scuola universitaria professionale (SUPSI) quali istituzioni dedite alla crescita culturale dei cittadini del nostro Cantone, con anche ricadute economiche positive.

Il messaggio in discussione riguarda una facoltà dell’USI, l’Accademia di architettura, che ha trovato ospitalità a Mendrisio in uno dei quartieri ottocenteschi tra i più significativi del Cantone Ticino, stando alle valutazioni degli esperti della Confederazione che hanno elaborato l’Inventario federale degli insediamenti da proteggere, l’ISOS.

In questi anni Mendrisio è cambiata anche grazie alla presenza dell’Accademia di architettura, realtà che ci rende orgogliosi e fieri del nostro Comune. Questo sentimento però non ci esime dal valutare attentamente e criticamente lo sviluppo del Campus universitario.

Nel merito del Messaggio in questione sorgono diverse domande alle quali gli approfondimenti in Commissione non hanno fornito una risposta convincente:

l’ex Ospedale della Beata Vergine, oggi definito “Palazzo Turconi”, nel quale si vuole inserire al primo piano la Biblioteca è un edificio tutelato a livello cantonale e menzionato anche dall’ISOS e per il quale si impone il massimo rispetto;

una prima domanda di costruzione presentata dall’Accademia nel 2013 fu respinta dal Dipartimento del territorio perché avrebbe cancellato l’essenza della sostanza storica di quest’edificio neoclassico; una seconda domanda di costruzione, ridimensionata rispetto alla prima, è stata presentata nel 2017 ottenendo la licenza quest’anno. Malgrado le spiegazioni ottenute in Commissione non ci convince l’inserimento della Biblioteca al primo piano, visto che questa scelta comporta la necessità di ristrutturare il primo piano con “rinforzo strutturale per sopportare il peso degli scaffali e relativi libri“, come si legge nei documenti ufficiali, una scelta che genera ulteriori costi che si potrebbero evitare.

Il secondo credito riguarda la costruzione “Turconi 2” destinata agli atelier per 16’500’000 fr.; il fondo su cui sarà costruito l’edificio si trova nell’Inventario ISOS ed è indicato con l’obiettivo di salvaguardia A (ovvero, secondo gli esperti della Confederazione dovrebbe rimanere area verde): l’ISOS vincola le autorità, non i privati: il Cantone può finanziare (con il 66.7%) un intervento che non rispetta le indicazioni dell’ISOS? Ricordo anche che su questo fondo vi erano due cedri secolari, tagliati per installare il cantiere del Teatro dell’architettura, e diversi altri alberi che erano ammirati dai pazienti dell’Ospedale, che trovavano pace e armonia guardandoli. Oggi le persone degenti all’OBV non hanno più la possibilità di ammirare alberi e chiesa di San Francesco, scomparsi dietro all’edificio del Teatro.

Inoltre, l’area attorno all’ex Ospedale della Beata Vergine ora “Palazzo Turconi” è indicata dall’ISOS quale area avente un obiettivo di salvaguardia A; per quale motivo l’USI/Accademia, il Municipio e il Cantone non hanno valutato l’area dove sorge il Liceo, le Scuole Medie e la SPAI per l’espansione del Campus universitario, un’area che darebbe anche stimoli interessanti per gli studenti universitari?

Come Verdi di Mendrisio abbiamo sempre rivendicato la necessità di pianificare il territorio comunale introducendo nel Piano regolatore gli “obiettivi di salvaguardia” contenuti nell’ISOS – inventario federale degli insediamenti da proteggere – così da evitare di banalizzare e imbruttire ulteriormente il tessuto urbano: se votassimo a favore del credito – in particolare quello per gli atelier – sarebbe andare contro la politica territoriale e pianificatoria proposta come Verdi di Mendrisio.

In conclusione, non troviamo corretto che la Confederazione sostenga finanziariamente l’allestimento degli inventari federali – in questo caso l’ISOS – da parte di esperti (indipendenti) che permetterebbero di pianificare il territorio rispettando quanto abbiamo di più significativo e bello, mentre dall’altra si stanziano crediti che permettono di costruire laddove gli esperti federali hanno indicato che non si dovrebbe costruire. Non concretizzare gli obiettivi dell’ISOS nei piani regolatori significa permettere di proseguire nella banalizzazione e distruzione territoriale.

Per i suddetti motivi, ci asterremo dal votare questo credito.

Comunicato stampa de I VERDI di Mendrisio su VALERA

6 Settembre 2018

Le indiscrezioni apparse sulla stampa in merito al possibile contenuto della pianificazione futura di Valera discussa durante l’incontro tra il Direttore del Dipartimento del territorio e il Municipio di Mendrisio lasciano i VERDI esterrefatti.

La proposta di estendere 1) la zona attrezzature ed edifici di interesse pubblico con un polo regionale sportivo a Valera e, parallelamente, 2) l’area industriale in zona San Martino al posto della piscina va contro i disposti costituzionali che invitano a un uso parsimonioso del territorio, alle scelte della popolazione svizzera che ha approvato la modifica della Legge federale sulla pianificazione del territorio nel 2013, approvata anche in tutti gli ex Comuni oggi facenti parte di Mendrisio, e costituisce un insulto agli oltre 6000 cittadini che hanno sostenuto la petizione “Restituiamo Valera all’agricoltura”, promossa dalla Società agricola del Mendrisiotto, su suggerimento di un membro dei VERDI, e fortemente sostenuta dai VERDI.

Se lo scenario presentato nell’articolo di oggi sul Corriere del Ticino dovesse corrispondere alla proposta definitiva che il Dipartimento del territorio formulerà con il Piano di utilizzazione cantonale i VERDI non potranno che contrastare una simile soluzione: il Mendrisiotto sprofonda nel cemento, nell’inquinamento dell’aria, nel traffico e nella distruzione del suolo, un bene primario che è stato mercificato in modo criminale in questi ultimi cinquant’anni.

I VERDI si sono opposti alla proposta pianificatoria avanzata dal Municipio di Mendrisio all’unanimità (PPD, PLR, Lega dei ticinesi e Insieme a sinistra) nel 2013 perché favoriva in modo smaccato gli interessi dei due principali proprietari privati dell’area di Valera (questi ultimi legati ai due principali partiti politici che guidano Mendrisio da decenni), proponendo tra le varie misure la possibilità di costruire «in via eccezionale (…) un edificio a torre con un’altezza minima di 50 m e massima di 70 m dal carattere marcante e significativo»(!): i VERDI non possono ora accettare estensioni di insediamenti industriali in zona San Martino o di zona AP/EP a Valera

la partita che si sta giocando a Valera è uno scontro tra due visioni del rapporto uomo-ambiente: l’una predatrice e distruttrice; l’altra di cura del territorio, dettata da consapevolezza ecologica per la quale noi VERDI continueremo a impegnarci e batterci ad oltranza.


 

Mozione: diamo un seguito a Slow Up con le domeniche senz’auto

3 Maggio 2018

Mozione: diamo un seguito a Slow Up con le domeniche senz’auto

Proponiamo l’istituzione di domeniche senz’auto mensili nelle varie regioni del nostro Cantone. Un modo per valorizzare il territorio i suoi prodotti e riflettere sulla necessità di ripensare gli spostamenti e i bisogni di mobilità.

Lo strepitoso e crescente successo di Slow up nel nostro Cantone mostra chiaramente come i cittadini siano interessati a vivere una mobilità diversa, più dolce e incentrata sui rapporti interpersonali. L’interesse per tale mobilità dimostra che attraverso investimenti mirati per migliorare la sicurezza, si potrebbe realizzare un enorme potenziale anche nell’ambito degli spostamenti quotidiani e pendolari. In questo senso è necessario riorientare gli investimenti nell’ambito dei programmi di agglomerato che troppo spesso sono incentrati ancora sul traffico motorizzato.
I Verdi del Ticino, oltre a salutare con piacere una cultura collettiva che sta lentamente cambiando anche presso la popolazione del cantone più motorizzato della Svizzera,  propongono d’istituire nel nostro cantone una domenica senz’auto al mese, da marzo a ottobre. In questo senso si potrebbe prospettare un’alternanza regionale dei luoghi dove limitare il traffico veicolare, affinché sia permesso di scoprire tutto il nostro territorio in sicurezza e al contempo si possa sensibilizzare sulle emergenze climatiche che siamo chiamati ad affrontare in questo secolo. Basta ricordare che in Svizzera, il 30% dei gas ad effetto serra prodotti provengono proprio dal settore dei trasporti e della mobilità. Le domeniche senz’auto potrebbero al contempo rappresentare un’ottima opportunità di valorizzazione delle nostre risorse naturali come pure dell’artigianato e del settore eno-gastronomico locale. Insomma una scelta vincente per un Cantone che deve cambiare marcia, verso una mobilità sostenibile.

Per approfondimenti:

https://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/informazione/soggetti-smarriti/La-domenica-a-piedi-6194536.html

http://www.greenpeaceticino.ch/content.php?id=26

http://www.ticinolive.ch/2016/08/30/touring-dice-no-al-ministro-zali-no-alle-domeniche-senzauto-no-alle-targhe-alterne/

Cordialmente,

Claudia Crivelli Barella,

Francesco Maggi, Michela Delcò Petralli

 

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