Il verde pubblico

20 Marzo 2019

L’arredo verde nel corso dei secoli ha rappresentato la manifestazione di un senso estetico in quanto collegamento con il mondo della natura e del divino. Dall’epica omerica leggiamo, nel VII libro dell’Odissea, che Ulisse giunse nella città dei Feaci e lì fu ospitato nella reggia di Alcinoo. Un giardino meravigliosamente ordinato, in cui sono presenti piante ornamentali e piante utili, irrorato d’acque cristalline e composto di elementi decorativi fantastici. Il giardino omerico è l’affermazione dell’uomo sulla natura, ma le due forze, natura e uomo, lungi dall’opporsi, si conciliano in una sintonia perfetta.

Le antiche città erano integrate con la campagna circostante, al contrario i primi processi di inurbamento alterano questo rapporto portando ad un conflitto città/campagna. Oggi il verde urbano può contribuire in modo determinante alla salute psicofisica degli abitanti e al miglioramento del microclima grazie alla componente vegetale, attenuando gli squilibri ambientali della città. Il limite di una politica del verde risiede nell’assenza di una cultura specifica, che dobbiamo creare, anche con la riprogettazione delle aree dismesse, fino a comprendere interventi di risistemazione di spazi urbani minori. Importanti sono i parchi, i viali alberati, il verde pensile e le aree agricole, a cui va aggiunta anche l’opera dei cittadini che, culturalmente responsabili, anche attraverso l’arredo privato, possono rendere ancora più alto il valore della città. Infatti in un processo di espansione urbana, il verde viene ad assumere nuovi ruoli, non solo quello decorativo ma anche ecologico e sociale, con spazi ricreativi ed educativi che migliorano l’ambiente urbano e la biodiversità e il microclima, attraverso l’evaporazione delle piante. Alcuni architetti moderni privilegiano una cultura industriale dell’edilizia: il mattone ed il cemento sembrano più importanti del concetto di città-giardino, dando come risultato il cancellare un elemento culturale presente nelle città europee sin dal medioevo: il parco e l’orto urbano, che invece è utile dal punto di vista educativo e sanitario, sia per la presenza di essenze aromatiche e balsamiche, sia per l’effetto di mitigazione del microclima, sia per l’effetto psicologico prodotto dalla vista rilassante di un’area verde ben curata. Il verde può fornire un importante effetto di protezione e di tutela del territorio in aree degradate o sensibili. I parchi e i giardini storici, così come gli esemplari vegetali di maggiore età o dimensione, costituiscono dei veri e propri monumenti naturali, la cui conservazione e tutela dovrebbe rientrare tra gli obiettivi dell’intero Cantone.

Sul clima non c’è più tempo da perdere

23 Febbraio 2019

INIZIATIVA PARLAMENTARE presentata nella forma elaborata da Francesco Maggi e cofirmatari per il Gruppo dei Verdi per la modifica dell’art. 4 della Legge cantonale sull’energia (Sul clima non c’è più tempo da perdere)

del 18 febbraio 2019

Contro il riscaldamento globale non c’è più tempo da perdere, se vogliamo evitare conseguenze catastrofiche per noi e per il pianeta: è il senso del rapporto speciale pubblicato nell’ottobre 2018 dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC), il più importante organismo scientifico dedicato alla ricerca su come sta cambiando il clima del pianeta, soprattutto in seguito alle attività umane con la costante emissione nell’atmosfera di anidride carbonica (CO2). Il rapporto dice che agli attuali ritmi entro il 2030 l’aumento della temperatura media globale sarà superiore agli 1.5°C ritenuti la soglia massima di sicurezza per avere effetti importanti ma gestibili, seppure con grandi spese di denaro e risorse.

Le conclusioni dell’IPCC sono il frutto di anni di lavoro, basato sulle ricerche di migliaia di scienziati, e con il contributo di altre migliaia di esperti. Benché l’IPCC non possa andare oltre l’analisi dell’esistente e la stima dei rischi, e lo debba fare con i mezzi della diplomazia internazionale, negli ultimi anni ha affrontato il tema del cambiamento climatico con toni molto più determinati. L’obiettivo non è fare allarmismo, ma dare il senso di emergenza e dei concreti rischi che stiamo correndo tutti, e che possono essere mitigati solo con iniziative coordinate a livello globale.

Secondo le ricerche citate nel rapporto, è essenziale che si resti al di sotto dell’aumento di 1.5°C per quanto riguarda la temperatura media mondiale. Il contenimento dei danni è infatti molto più significativo rispetto a un aumento di 2°C, fino a qualche anno fa ritenuto ancora gestibile. Mantenersi sotto la soglia degli 1.5°C non sarà comunque per niente facile e richiederà cambiamenti nel modo in cui produciamo energia elettrica, in cui gestiamo coltivazioni e allevamenti, senza contare le modifiche sostanziali ai sistemi dei trasporti per interrompere la dipendenza dai combustibili fossili.

Allo stato attuale e senza interventi incisivi, la soglia degli 1.5°C potrebbe essere superata in tempi brevissimi: appena 12 anni.

5 cose da fare

L’IPCC indica una sorta di percorso a tappe forzate per evitare il superamento degli 1.5°C:

  • ridurre le emissioni globali di CO2 in modo da arrivare nel 2030 a produrre il 45% di quelle prodotte nel 2010;
  • produrre l’85% dell’energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2050;
  • portare il consumo di carbone a zero il prima possibile;
  • allocare almeno 7 milioni di chilometri quadrati (l’equivalente della superficie dell’Australia) alle coltivazioni per i biocarburanti;
  • raggiungere l’equilibrio ed essere quindi a emissioni zero entro il 2050.

Non c’è più tempo

Il rapporto spiega che non c’è più tempo per rinviare le decisioni, soprattutto se i governi vogliono affrontare il problema con soluzioni sicure e praticabili. Ulteriori rinvii, infatti, renderebbero necessario il ricorso a sistemi ancora sperimentali e dai risultati incerti, che costerebbero molto più denaro e non offrirebbero certezze sulla riduzione dei rischi.

Se non ce la facessimo?

L’eventualità che si superi la soglia di 1.5°C porta a scenari inquietanti, spiegano i ricercatori. Un aumento della temperatura media globale di 2°C porterebbe alla scomparsa delle barriere coralline, e dei loro interi e articolati ecosistemi marini. Il livello dei mari si alzerebbe cambiando radicalmente la vita di milioni di persone che vivono lungo le coste. Gli oceani andrebbero incontro a processi ancora più intensi di acidificazione rispetto agli attuali, con conseguenze molto gravi per la pesca, la flora e la fauna marina. Estati più torride ed eventi climatici estremi renderebbero più difficile e dispendiosa la coltivazione dei cereali, la prima fonte di nutrimento per miliardi di persone in buona parte del mondo.

Il rapporto dell’IPCC indica che solo attraverso un cambiamento significativo, e molto rapido, del modo in cui viviamo e delle nostre abitudini potremo evitare gravi conseguenze. Questo implica modificare il modo in cui produciamo energia elettrica, privilegiando le fonti rinnovabili sopra ogni altra cosa, il modo in cui funziona la catena produttiva, il sistema dei trasporti, delle coltivazioni e la stessa organizzazione delle nostre città. Più si aspetta, più diventerà difficile farlo in modo organizzato ed economicamente sostenibile, e sarà peggio per tutti.

I cambiamenti climatici in Svizzera

Secondo i dati registrati da Meteosvizzera, nel corso degli ultimi 150 anni la temperatura in Svizzera è aumentata di 2°C, molto di più rispetto al resto del mondo (+0.9°C). A testimonianza di quanto sia sensibile l’area alpina ai cambiamenti climatici. La Svizzera sarà quindi particolarmente colpita dai fenomeni estremi, come le forti piogge, le giornate canicolari, la siccità, gli incendi boschivi e gli inverni senza neve. Il Ticino è da sempre ancora più esposto a queste minacce rispetto al resto del Paese.

Dobbiamo quindi agire in fretta, contribuendo allo sforzo globale di riduzione delle emissioni di CO2 e pianificando misure di adattamento, ormai indispensabili.

Conformemente alle raccomandazioni dell’IPCC, la Legge cantonale sull’energia è modificata come segue:

Art. 4

1Il PEC (attuale):

  1. a) stabilisce gli indirizzi della politica energetica cantonale;
  2. b) fissa gli obiettivi per ogni settore del sistema energetico (obiettivi settoriali) sulla base di specifiche schede;
  3. c) definisce un piano d’azione comprendente:

– gli strumenti atti a raggiungere gli obiettivi settoriali,

– lo scenario energetico determinato dall’adozione di questi strumenti,

– le autorità che sono tenute ad attuarlo e

– i soggetti a cui esso si applica.

2Nell’ambito degli aggiornamenti del PEC il Consiglio di Stato verifica i risultati raggiunti e informa sull’evoluzione della produzione, dell’approvvigionamento, della distribuzione e dei consumi di energia.

Art. 4

1Il PEC (nuovo):

  1. a) stabilisce gli indirizzi della politica energetica cantonale;
  2. b) fissa gli obiettivi per ogni settore del sistema energetico (obiettivi settoriali) sulla base di specifiche schede.
  3. c) Fissa gli obiettivi di riduzione del CO2. Riduzione del 45% delle emissioni entro il 2030 rispetto al valore del 2010 e del 90% entro il 2050. Al più tardi dal 2040 il Cantone Ticino dovrà essere climaticamente neutro mediante compensazioni delle emissioni residue all’estero, soprattutto con progetti di riforestazione;
  4. d) definisce un piano d’azione comprendente:

– gli strumenti atti a raggiungere gli obiettivi settoriali,

– lo scenario energetico determinato dall’adozione di questi strumenti,

– le autorità che sono tenute ad attuarlo e

– i soggetti a cui esso si applica.

2Nell’ambito degli aggiornamenti del PEC il Consiglio di Stato verifica i risultati raggiunti e informa sull’evoluzione della produzione, dell’approvvigionamento, della distribuzione e dei consumi di energia.

 

Per il Gruppo dei Verdi:

Francesco Maggi, Claudia Crivelli Barella, Michela Delcò Petralli

Freniamo la cementificazione

26 Gennaio 2019

Dobbiamo ascoltare i giovani, che a volte sanno vedere il futuro con ammirevole lungimiranza. I giovani Verdi hanno lanciato a livello federale un’importante Iniziativa denominata “stop alla cementificazione” per dire basta alla proliferazione del cemento, frenare la dispersione degli insediamenti, preservare i terreni coltivi e difendere il paesaggio. Negli scorsi decenni sono state edificate centinaia di chilometri quadrati di terreni coltivi, paesaggi naturali e altre superfici verdi. Tutt’ora, ogni secondo va perso quasi un metro quadrato di spazio verde. L’espansione disordinata degli insediamenti progredisce perché il terreno edificabile continua ad essere ampliato. Il suolo viene sfruttato in modo dissipato. L’iniziativa contro la dispersione degli insediamenti indica la via per un uso moderato del suolo. Ferma l’espansione disordinata degli insediamenti impedendo che le zone edificabili continuino ad aumentare. Al di fuori delle zone edificabili va al contempo costruito soltanto laddove veramente necessario. L’iniziativa contro la dispersione degli insediamenti preserva i bei paesaggi svizzeri e di conseguenza anche la nostra qualità di vita. Un trattamento economico del suolo permette in ogni caso di continuare a creare sufficiente spazio abitativo per tutti, senza tuttavia sacrificare superfici verdi. Occorre definire dimensioni ragionevoli delle zone edificabili: fintanto che si continua ad azzonare terreni, non si incentiva la densificazione verso l’interno. La dispersione degli insediamenti continuerà a espandersi. Per tale motivo l’iniziativa chiede uno stop agli azzonamenti, ossia che la quantità complessiva di zone edificabili rimanga costante. I Comuni potranno però interscambiarsi terreno edificabile. Ciò garantisce che le riserve restanti vengano impiegate anche laddove è necessario. Inoltre è importante non continuare a costruire al di fuori delle zone edificabili. La costruzione di edifici necessari per l’agricoltura, come pure gli edifici a ubicazione vincolata d’interesse pubblico (come capanne CAS, osservatori, serbatoi d’acqua ecc.) continuerà a essere autorizzata. Gli edifici esistenti (come un ristorante di montagna) hanno il diritto di continuare ad esistere, anche in caso di rinnovo. Inoltre, bisogna promuovere i quartieri sostenibili: in parte, la costruzione di quartieri sostenibili necessita oggi di zone di utilizzazione speciale e di una serie di regolamentazioni d’eccezione (ad esempio in materia di obbligo di disporre di parcheggi). L’iniziativa mira a ridurre gli ostacoli amministrativi a carico dei quartieri sostenibili. Questi quartieri potranno diventare persino un modo di costruire privilegiato con sopraelevazioni moderate: oggi spesso la densificazione verso l’interno non è permessa. L’iniziativa mira a rendere possibile una sopraelevazione moderata, in particolare nelle zone a bassa densità abitativa. Sono esclusi edifici che richiedono una particolare protezione, come gli edifici storici. Inoltre, la densificazione deve permettere di preservare o aumentare la qualità di vita: ciò è un elemento di centrale importanza per l’iniziativa. Non devono crearsi deserti di cemento, bensì insediamenti vivaci, con senso di vicinato, in altre parole: quartieri sostenibili.

COMUNICATO STAMPA sulla proposta del Piano di indirizzo del PUC Valera

19 Gennaio 2019

  1. il Piano di indirizzo del Piano di utilizzazione cantonale di Valera presentato stamattina dal Dipartimento del territorio trova il consenso del partito dei VERDI poiché si ritiene che la ponderazione degli interessi effettuata dal Dipartimento del territorio guidato dall’on. Zali rispetti le richieste dei 6850 cittadini firmatari della petizione Restituiamo Valera all’agricoltura promossa dalla Società agricola del Mendrisiotto (SAM) su suggerimento di un nostro rappresentante, in collaborazione con l’Unione dei contadini ticinesi (UCT) e i Cittadini per il territorio;
  2. I Verdi di Mendrisio e la sezione dei Verdi del Mendrisiotto hanno sempre auspicato una riconversione totale dei 190’000 mq del comparto di Valera a zona verde, per attività agricole e per lo svago;
  3. la proposta oggi presentata (zona naturale protetta lungo il Laveggio di 28’000 mq, nuova zona agricola di 117’000 mq, aree sportive di 30’000 mq e mantenimento dell’area industriale di 12’000 mq consolidata a Piano Regolatore) dal Cantone è una intelligente e felice applicazione dello sviluppo sostenibile che dà finalmente priorità all’aspetto ambientale, e di conseguenza alla qualità di vita, finora sacrificato in tutte le pianificazioni territoriali;
  4. Il Dipartimento del territorio guidato dall’on. Zali ha di fatto sconfessato definitivamente la proposta di variante pianificatoria proposta alcuni anni fa dal Municipio di Mendrisio che favoriva gli interessi privati di due proprietari e che avrebbe comportato nuova cementificazione e traffico;
  5. I Verdi sono consci che la partita è aperta visti gli interessi in gioco: i Verdi si batteranno a livello locale e in Gran Consiglio affinché prevalga la pianificazione del PUC di Valera proposta dal Cantone.

Intervento in Consiglio comunale sulle ZONE 30

19 Dicembre 2018

Intervento del 17 dicembre 2018 in occasione del Consiglio comunale a Mendrisio.

Le zone 30 sono un regalo per la popolazione: permettono di vivere la nostra Città da protagonisti, riappropriandoci delle strade e ridonandoci il piacere di muoverci a piedi. Abbiamo dunque firmato con riserva perché non capiamo i tentennamenti e le perplessità nel voler stralciare Villa Foresta, quasi fosse una zona di minor conto rispetto ad altre: si è parlato in commissione di penalizzare gli automobilisti residenti con questa misura, ma a mio modo di vedere è esattamente il contrario: una zona 30 è un dono, non una punizione. Il quartiere di Villa Foresta è molto frequentato da chi percorre l’area di svago di prossimità Corteglia Castello, che il DT ha inserito nel PD nella scheda R9 “Svago di prossimità”. E’ inoltre sede degli scout e di molte famiglie con bambini. Sciogliamo la riserva approvando il rapporto in spirito di collaborazione e faticosa ma necessaria concordanza, nel contempo auspicando un nuovo Messaggio al più presto per inserire Villa Foresta in un progetto di zona 30, se non 20. Le strade cittadine, ovunque, ma in modo particolare nelle zone particolarmente popolose, dovrebbero infatti appartenere prima di tutto ai pedoni perché tutti noi, prima ancora di essere automobilisti, motociclisti o ciclisti, siamo infatti pedoni, e questo è un fatto che accomuna qualsiasi età e qualsiasi fascia sociale. Voteremo quindi il credito, aspettando al più presto e con fiducia nuove zone da inserire nella zona 30.

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