Il silenzio alla Filanda

26 Aprile 2019

Lettera apparsa sull’Informatore del 26 aprile 2019.

Dopo due lettere che lamentano il presunto rumore alla Filanda, da frequentatrice abituale vorrei dire due cose. La Filanda è un centro culturale di nuova concezione di cui possiamo giustamente tutti, come cittadine e cittadini, essere fieri: il suo successo è andato oltre ogni aspettativa, e ci viene invidiato dal resto del Ticino e oltre. Offre attività per tutte le età e per tutti i gusti, dal cucito ai giochi di carte, dalle conferenze alle presentazioni di libri; con l’impagabile possibilità di frequentarci e di conoscerci, di stringere legami e trasmettere saperi. Sarei stata felice, da giovane mamma di tre bambine, di avere a disposizione un centro del genere, dove poter parlare ed incontrare persone mentre i bambini giocano: ricordo con rammarico le occhiatacce di alcuni esercenti di locali pubblici quando entravamo con altri genitori insieme ad un nugolo di bambini per ripararci dal freddo a bere qualcosa in un bar! Gesù di Nazareth diceva “lasciate che i pargoli vengano a me”, e credo che dobbiamo tutti fare attenzione all’intolleranza che nasce in noi quando abbiamo a che fare con categorie particolari di persone. Un bambino, per quanto educato, si muove e gioca; alcune persone hanno toni di voce alti o accalorati che possono anche risultare irritanti: è la vita! Certo, il personale richiama a volte alla calma, ma non vorrei che si esagerasse con l’intransigenza. Faccio notare che esiste una sala insonorizzata al piano superiore, e anche diverse sale dove è possibile leggere nel silenzio più assoluto. Per la biblioteca silenziosa stile Nome della rosa non è più il tempo, e per cercare la solitudine possiamo stare in casa o andare nei boschi con un libro preso in prestito alla Filanda!

Dichiarazione d’intenti sulla tematica ambientale per la legislazione 2019-2023

17 Aprile 2019

Ho ricevuto la seguente lettera speditami dal Coordinamento Cantonale del Movimento Studentesco. HO SOTTOSCRITTO TUTTI I PUNTI. Complimenti al Coordinamento e al suo impegno! Scaricate qua sotto la lettera per vedere i miei impegni nei confronti della tematica ambientale stipulata dal CCMS. Naturalmente valgono anche gli impegni contenuti nel Programma dei Verdi, che trovate qua

Scarica la lettera: Dichiarazione d’intenti sulla tematica ambientale per la legislazione 2019-2023

L’intro della lettera: “Il coordinamento cantonale del movimento studentesco Sciopero per il clima, intenzionato ad
avviare uno stimolante dialogo con il Parlamento, reputa utile la stesura della presente dichiarazione
d’intenti col duplice scopo di condurre un preliminare sondaggio della sensibilità alla
tematica ambientale di candidati e candidate, e di confrontare in futuro questa dichiarazione
con gli effettivi impegni dei suddetti.
Invitiamo pertanto le candidate e i candidati al Gran Consiglio ad analizzare i punti della seguente
lista, e a sottoscrivere quelli che rispecchiano la loro sensibilità alla tematica, dichiarando
così il proprio impegno a sostenerli durante il mandato. Le dichiarazioni firmate dai singoli
candidati e dalle singole candidate saranno rese pubbliche.
Per ogni candidata/o, vale quindi la sottostante dichiarazione:
In quanto possibile futura/o deputata/o al Gran Consiglio, pienamente cosciente della gravità del
mio ruolo e del mio voto nelle tematiche di pubblico interesse, mossa/o dalla più onesta intenzione
di contribuire al bene e al benessere del Ticino e dei suoi abitanti, sottoscrivo liberamente secondo
la mia sensibilità i seguenti punti promossi dal Coordinamento cantonale Sciopero per il clima; con
la promessa di sostenere attivamente quanto sottoscritto.”

Earth Hour 2019

29 Marzo 2019

Il 30 marzo 2019, alle 20:30, in migliaia di città di tutto il mondo si spegneranno le luci. Un segnale inequivocabile a favore di una maggiore tutela del clima e della natura.

Il mondo sta raggiungendo livelli insostenibili di riscaldamento globale, con valori tra i 3 e i 4 gradi. In pochi decenni è scomparso il 60% di tutti gli animali selvatici. Abbiamo bisogno di un vero e proprio cambio di rotta! Perché? Perché la natura rappresenta anche la nostra fonte principale per continuare a esistere.

In tutto il mondo migliaia di persone si impegnano ogni giorno per la salvaguardia del nostro pianeta. L’Ora della Terra ne è la prova concreta. La Earth Hour è la più grande iniziativa mondiale per la protezione del clima e della biodiversità. Nessun altro evento riesce a unire città, aziende e privati nel comune intento di lanciare un messaggio per una maggiore tutela del clima e della natura. L’effetto sarà particolarmente spettacolare grazie all’oscuramento per un’ora di celebri icone mondiali, dall’Empire State Building di New York alla Tour Eiffel di Parigi, dallo skyline di Hong Kong alle piramidi di Giza.

Anche tantissimi comuni e città della Svizzera hanno deciso di aderire a questa iniziativa:

Guarda sul sito del WWF se anche la tua città partecipa… se non lo fa, contatta i Verdi della tua zona e dì loro di insistere con il Comune! Noi a Mendrisio lo stiamo facendo e speriamo l’anno prossimo di partecipare anche noi!

Il verde pubblico

20 Marzo 2019

L’arredo verde nel corso dei secoli ha rappresentato la manifestazione di un senso estetico in quanto collegamento con il mondo della natura e del divino. Dall’epica omerica leggiamo, nel VII libro dell’Odissea, che Ulisse giunse nella città dei Feaci e lì fu ospitato nella reggia di Alcinoo. Un giardino meravigliosamente ordinato, in cui sono presenti piante ornamentali e piante utili, irrorato d’acque cristalline e composto di elementi decorativi fantastici. Il giardino omerico è l’affermazione dell’uomo sulla natura, ma le due forze, natura e uomo, lungi dall’opporsi, si conciliano in una sintonia perfetta.

Le antiche città erano integrate con la campagna circostante, al contrario i primi processi di inurbamento alterano questo rapporto portando ad un conflitto città/campagna. Oggi il verde urbano può contribuire in modo determinante alla salute psicofisica degli abitanti e al miglioramento del microclima grazie alla componente vegetale, attenuando gli squilibri ambientali della città. Il limite di una politica del verde risiede nell’assenza di una cultura specifica, che dobbiamo creare, anche con la riprogettazione delle aree dismesse, fino a comprendere interventi di risistemazione di spazi urbani minori. Importanti sono i parchi, i viali alberati, il verde pensile e le aree agricole, a cui va aggiunta anche l’opera dei cittadini che, culturalmente responsabili, anche attraverso l’arredo privato, possono rendere ancora più alto il valore della città. Infatti in un processo di espansione urbana, il verde viene ad assumere nuovi ruoli, non solo quello decorativo ma anche ecologico e sociale, con spazi ricreativi ed educativi che migliorano l’ambiente urbano e la biodiversità e il microclima, attraverso l’evaporazione delle piante. Alcuni architetti moderni privilegiano una cultura industriale dell’edilizia: il mattone ed il cemento sembrano più importanti del concetto di città-giardino, dando come risultato il cancellare un elemento culturale presente nelle città europee sin dal medioevo: il parco e l’orto urbano, che invece è utile dal punto di vista educativo e sanitario, sia per la presenza di essenze aromatiche e balsamiche, sia per l’effetto di mitigazione del microclima, sia per l’effetto psicologico prodotto dalla vista rilassante di un’area verde ben curata. Il verde può fornire un importante effetto di protezione e di tutela del territorio in aree degradate o sensibili. I parchi e i giardini storici, così come gli esemplari vegetali di maggiore età o dimensione, costituiscono dei veri e propri monumenti naturali, la cui conservazione e tutela dovrebbe rientrare tra gli obiettivi dell’intero Cantone.

Sul clima non c’è più tempo da perdere

23 Febbraio 2019

INIZIATIVA PARLAMENTARE presentata nella forma elaborata da Francesco Maggi e cofirmatari per il Gruppo dei Verdi per la modifica dell’art. 4 della Legge cantonale sull’energia (Sul clima non c’è più tempo da perdere)

del 18 febbraio 2019

Contro il riscaldamento globale non c’è più tempo da perdere, se vogliamo evitare conseguenze catastrofiche per noi e per il pianeta: è il senso del rapporto speciale pubblicato nell’ottobre 2018 dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC), il più importante organismo scientifico dedicato alla ricerca su come sta cambiando il clima del pianeta, soprattutto in seguito alle attività umane con la costante emissione nell’atmosfera di anidride carbonica (CO2). Il rapporto dice che agli attuali ritmi entro il 2030 l’aumento della temperatura media globale sarà superiore agli 1.5°C ritenuti la soglia massima di sicurezza per avere effetti importanti ma gestibili, seppure con grandi spese di denaro e risorse.

Le conclusioni dell’IPCC sono il frutto di anni di lavoro, basato sulle ricerche di migliaia di scienziati, e con il contributo di altre migliaia di esperti. Benché l’IPCC non possa andare oltre l’analisi dell’esistente e la stima dei rischi, e lo debba fare con i mezzi della diplomazia internazionale, negli ultimi anni ha affrontato il tema del cambiamento climatico con toni molto più determinati. L’obiettivo non è fare allarmismo, ma dare il senso di emergenza e dei concreti rischi che stiamo correndo tutti, e che possono essere mitigati solo con iniziative coordinate a livello globale.

Secondo le ricerche citate nel rapporto, è essenziale che si resti al di sotto dell’aumento di 1.5°C per quanto riguarda la temperatura media mondiale. Il contenimento dei danni è infatti molto più significativo rispetto a un aumento di 2°C, fino a qualche anno fa ritenuto ancora gestibile. Mantenersi sotto la soglia degli 1.5°C non sarà comunque per niente facile e richiederà cambiamenti nel modo in cui produciamo energia elettrica, in cui gestiamo coltivazioni e allevamenti, senza contare le modifiche sostanziali ai sistemi dei trasporti per interrompere la dipendenza dai combustibili fossili.

Allo stato attuale e senza interventi incisivi, la soglia degli 1.5°C potrebbe essere superata in tempi brevissimi: appena 12 anni.

5 cose da fare

L’IPCC indica una sorta di percorso a tappe forzate per evitare il superamento degli 1.5°C:

  • ridurre le emissioni globali di CO2 in modo da arrivare nel 2030 a produrre il 45% di quelle prodotte nel 2010;
  • produrre l’85% dell’energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2050;
  • portare il consumo di carbone a zero il prima possibile;
  • allocare almeno 7 milioni di chilometri quadrati (l’equivalente della superficie dell’Australia) alle coltivazioni per i biocarburanti;
  • raggiungere l’equilibrio ed essere quindi a emissioni zero entro il 2050.

Non c’è più tempo

Il rapporto spiega che non c’è più tempo per rinviare le decisioni, soprattutto se i governi vogliono affrontare il problema con soluzioni sicure e praticabili. Ulteriori rinvii, infatti, renderebbero necessario il ricorso a sistemi ancora sperimentali e dai risultati incerti, che costerebbero molto più denaro e non offrirebbero certezze sulla riduzione dei rischi.

Se non ce la facessimo?

L’eventualità che si superi la soglia di 1.5°C porta a scenari inquietanti, spiegano i ricercatori. Un aumento della temperatura media globale di 2°C porterebbe alla scomparsa delle barriere coralline, e dei loro interi e articolati ecosistemi marini. Il livello dei mari si alzerebbe cambiando radicalmente la vita di milioni di persone che vivono lungo le coste. Gli oceani andrebbero incontro a processi ancora più intensi di acidificazione rispetto agli attuali, con conseguenze molto gravi per la pesca, la flora e la fauna marina. Estati più torride ed eventi climatici estremi renderebbero più difficile e dispendiosa la coltivazione dei cereali, la prima fonte di nutrimento per miliardi di persone in buona parte del mondo.

Il rapporto dell’IPCC indica che solo attraverso un cambiamento significativo, e molto rapido, del modo in cui viviamo e delle nostre abitudini potremo evitare gravi conseguenze. Questo implica modificare il modo in cui produciamo energia elettrica, privilegiando le fonti rinnovabili sopra ogni altra cosa, il modo in cui funziona la catena produttiva, il sistema dei trasporti, delle coltivazioni e la stessa organizzazione delle nostre città. Più si aspetta, più diventerà difficile farlo in modo organizzato ed economicamente sostenibile, e sarà peggio per tutti.

I cambiamenti climatici in Svizzera

Secondo i dati registrati da Meteosvizzera, nel corso degli ultimi 150 anni la temperatura in Svizzera è aumentata di 2°C, molto di più rispetto al resto del mondo (+0.9°C). A testimonianza di quanto sia sensibile l’area alpina ai cambiamenti climatici. La Svizzera sarà quindi particolarmente colpita dai fenomeni estremi, come le forti piogge, le giornate canicolari, la siccità, gli incendi boschivi e gli inverni senza neve. Il Ticino è da sempre ancora più esposto a queste minacce rispetto al resto del Paese.

Dobbiamo quindi agire in fretta, contribuendo allo sforzo globale di riduzione delle emissioni di CO2 e pianificando misure di adattamento, ormai indispensabili.

Conformemente alle raccomandazioni dell’IPCC, la Legge cantonale sull’energia è modificata come segue:

Art. 4

1Il PEC (attuale):

  1. a) stabilisce gli indirizzi della politica energetica cantonale;
  2. b) fissa gli obiettivi per ogni settore del sistema energetico (obiettivi settoriali) sulla base di specifiche schede;
  3. c) definisce un piano d’azione comprendente:

– gli strumenti atti a raggiungere gli obiettivi settoriali,

– lo scenario energetico determinato dall’adozione di questi strumenti,

– le autorità che sono tenute ad attuarlo e

– i soggetti a cui esso si applica.

2Nell’ambito degli aggiornamenti del PEC il Consiglio di Stato verifica i risultati raggiunti e informa sull’evoluzione della produzione, dell’approvvigionamento, della distribuzione e dei consumi di energia.

Art. 4

1Il PEC (nuovo):

  1. a) stabilisce gli indirizzi della politica energetica cantonale;
  2. b) fissa gli obiettivi per ogni settore del sistema energetico (obiettivi settoriali) sulla base di specifiche schede.
  3. c) Fissa gli obiettivi di riduzione del CO2. Riduzione del 45% delle emissioni entro il 2030 rispetto al valore del 2010 e del 90% entro il 2050. Al più tardi dal 2040 il Cantone Ticino dovrà essere climaticamente neutro mediante compensazioni delle emissioni residue all’estero, soprattutto con progetti di riforestazione;
  4. d) definisce un piano d’azione comprendente:

– gli strumenti atti a raggiungere gli obiettivi settoriali,

– lo scenario energetico determinato dall’adozione di questi strumenti,

– le autorità che sono tenute ad attuarlo e

– i soggetti a cui esso si applica.

2Nell’ambito degli aggiornamenti del PEC il Consiglio di Stato verifica i risultati raggiunti e informa sull’evoluzione della produzione, dell’approvvigionamento, della distribuzione e dei consumi di energia.

 

Per il Gruppo dei Verdi:

Francesco Maggi, Claudia Crivelli Barella, Michela Delcò Petralli

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