Perché votare i Verdi

20 Febbraio 2019

Ogni essere umano è parte di un tutto, ed è una parte limitata nel tempo e nello spazio. I politici non sono un’eccezione, ma quando in Gran Consiglio li sento parlare a volte ho l’impressione che se ne dimentichino. Ognuno di noi fa l’esperienza di se stesso, con i propri pensieri, i propri sentimenti, come se fosse separato dagli altri, spesso in competizione e cercando di affermare le proprie idee a scapito di quelle degli altri. La politica è l’arte rituale della guerra…ma è l’arte ritualizzata della guerra l’unico modo di impegnarsi per il bene pubblico? Hanno ragione quelli che dicono che: “tanto non cambia mai niente”? “i politici sono tutti uguali”? Dopo otto anni in Gran Consiglio potrei avere la tentazione di rispondere che sì, la lotta tra i gruppi e tra le persone è l’unico modo di fare politica e di altri sistemi che vengano ascoltati non esistano. La tentazione potrebbe magari servirmi a coprire la delusione, che diventa una sorta di prigione, in quanto non tutto si è potuto svolgere come si era pensato: l’impressione di aver raggiunto poco, solo perché non si è raggiunto tutto, è forte. Ma piccoli segni di cambiamento si vedono ogni giorno, se si ha voglia di cercarli e di apprezzarli. Il nostro compito in politica, come partito non asservito a nessun potere, è quello di continuare a essere liberi di dire le cose che forse non fanno parte dell’agenda di un Parlamento, ma che sono importanti per tutti: dobbiamo allargare il cerchio di chi beneficia del nostro lavoro. Non solo le donne e gli uomini che vivono nel Canton Ticino, ma anche animali e territorio che non hanno voce: solo noi possiamo dargliela all’interno della politica, preservandone bellezza e ricchezza per le prossime generazioni. Se non lo facciamo noi Verdi, non lo farà nessuno. Il primo e più importante obiettivo che possiamo perseguire, come Verdi, è quello che unisce amore e pratica. O perseguiamo i nostri obiettivi con amore e con-passione oppure, come si vede spesso in Parlamento, rimaniamo bloccati in un caos quotidiano fatto di piccole beghe senza senso e di interessi di bottega. I Verdi sono e devono rimanere diversi: non lavoriamo per noi stessi, lavoriamo oggi per le generazioni che verranno. Obiettivi pratici e attuali, validi a lunga scadenza…eccone alcuni esempi: un posto di lavoro di qualità e vicino a casa in modo da permetterci di lavorare assieme alle persone con cui condividiamo la vita di quartiere; un Cantone che investa per rendersi indipendente dal punto di vista energetico grazie alle energie rinnovabili; l’apertura verso chi voglia venire a vivere in Ticino e creare ricchezza in modo duraturo amando il territorio; un governo che metta al primo posto non la crescita economica ma la crescita della soddisfazione dei propri cittadini e cittadine, ed una cultura politica di qualità. Forza Verdi!

Intervento sulla mozione Shems (speranza) – accoglienza profughi

19 Febbraio 2019

In occasione della discussione parlamentare sulla mozione in oggetto, ecco il mio intervento. Qui trovate tutti i documenti: messaggio governativo, rapporto di maggioranza e di minoranza. 

Premesso che alleviare una sofferenza è un dovere etico da compiere tempestivamente, capire le cause che la provocano è un dovere intellettuale a cui consegue l’impegno politico di provare a rimuoverle. Il nostro modo di vivere, che non è compatibile con la biosfera, non è l’unica alternativa alle privazioni del modo di vivere dei migranti. Facciamo uno sforzo per immaginare un mondo diverso dal nostro e da quello di chi deve fuggire dalla propria terra, per responsabilità delle quali non possiamo crederci del tutto assolti: per esempio, una società in cui la tecnologia sia finalizzata a ridurre l’impronta ecologica e non ad aumentare la produttività; in cui il benessere s’identifichi con la possibilità di garantire a tutti di far fruttare i propri talenti. Se non si pongono queste domande, i sostenitori limpidi dell’accoglienza rischiano di diventare i cavalli di Troia dei sepolcri imbiancati, che si fanno paladini dell’accoglienza per trasferire al servizio delle società opulente coloro ai quali le società opulente hanno già tolto il necessario per vivere nella loro terra. Ciò detto, considero l’accoglienza un privilegio e un dovere di chi può offrire di più, in questo caso il Ticino e la Svizzera. Sull’accoglienza dei migranti le parole più profonde le ha pronunciate papa Francesco. Lo scorso 14 gennaio, in occasione della Giornata del migrante e del rifugiato, ha parlato delle paure che suscita l’immigrazione. Paure “legittime, fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano”, perché “non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze”. Paure, dunque, che non costituiscono un peccato, perché: “Peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità. […] Peccato è rinunciare all’incontro con l’altro, con il diverso, con il prossimo, che di fatto è un’occasione privilegiata d’incontro con il Signore”. Le parole del Papa sottolineano l’importanza dell’incontro con l’altro come fondamento del nostro essere umani. E c’invitano a impedire che la paura dello straniero diventi il criterio delle nostre scelte e dei nostri giudizi. Parole sulle quali tutti dovrebbero riflettere, ma in particolare chi sta cercando di trasformare una tragedia umanitaria in una questione di sicurezza e ordine pubblico. Certe misure hanno l’evidente scopo di ostacolare l’accoglienza e rendere plausibili, anche sulla base di un’informazione tendenziosa o apertamente manipolata, azioni che trascendono ogni limite etico, ogni senso minimo di umanità. L’obbiettivo è rappresentare il migrante come un pericolo e un potenziale criminale, comunque sia una persona da respingere, arrestare o respingere il più presto possibile. Azioni favorite dal vuoto o dalla debolezza legislativa (un trattato come quello di Dublino va contro ogni principio di condivisione e corresponsabilità) e da accordi internazionali che appaltano la “gestione” dei migranti a dittature repressive come la Turchia o Stati in mano a bande armate e gruppi criminali come la Libia. Azioni infamanti di cui l’Europa – culla dei diritti umani e della democrazia – dovrà un giorno rendere conto. È fondamentale allora, a fronte di tale emorragia di umanità, denunciare le violenze, le ipocrisie, le manipolazioni. Non si tratta – come dicono gli impresari della propaganda – di essere “buonisti”, ma di esercitare la ragione e l’analisi onesta delle cose, quindi proporre misure che tengano conto della realtà e non la occultino sotto la grancassa degli slogan. L’immigrato non è il “nemico”, semmai la vittima. Le migrazioni ci sono sempre state, fanno parte della storia dell’umanità. Ma se hanno toccato negli ultimi trent’anni i picchi che conosciamo è a causa di un sistema politico ed economico che ha prodotto laceranti disuguaglianze, sfruttato e depredato intere regioni del pianeta, concentrato enormi patrimoni in poche mani, dichiarato guerre per l’appropriazione esclusiva delle materie prime. E, di conseguenza, costretto milioni di persone a lasciare gli affetti, i legami, le case. Ma se le cose stanno così, chi è il “nemico”: gli immigrati o un sistema economico che il Papa ha definito “ingiusto alla radice”, e una politica che l’ha favorito, spalleggiato, se non addirittura rappresentato?

Il corso della storia non lo si può fermare, ma lo si può certo governare. E governare significa cominciare a ridurre le disuguaglianze e le ingiustizie, gli squilibri sociali e climatici, facendo in modo che ogni persona, a ogni latitudine, possa vivere una vita libera e dignitosa: lavorare, abitare, aver garantite istruzione e assistenza sanitaria. Solo così la migrazione può essere contenuta in limiti fisiologici, smettere di essere un disperato esodo di massa che nessun muro o legge potrà mai fermare. Per governare fenomeni globali occorrono risposte globali, con buona pace della retorica “sovranista” e delle sue allarmanti derive nazionaliste, fasciste e razziste. C’è chi afferma che questa risposta globale sia un’utopia dettata appunto dal “buonismo”. Ma allora era buonismo anche quello che ha ispirato la Dichiarazione universale dei diritti umani e la Convenzione di Ginevra sui rifugiati nel 1951. Documenti che hanno archiviato una stagione di barbarie, inaugurandone una di libertà e democrazia.

Nessuno di noi, nel momento in cui è venuto al mondo, sarebbe sopravvissuto se non fosse stato accolto: l’accoglienza è vita che sorregge la vita.

Per questi motivi, sosterremo il rapporto di minoranza.

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4 Febbraio 2019

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Interrogazione – Micro e nanoplastiche nell’acqua del rubinetto?

3 Febbraio 2019

Le microplastiche (dalla dimensione inferiore ai 5 mm) e le nanoplastiche (inferiori ai 0.1 µm) sono particelle inquinanti di materiale plastico, introdotte nell’ambiente da fonti primarie (appositamente fabbricate quali componenti di cosmetici, detergenti per il viso o per la tecnologia di sabbiatura ad aria compressa) o da fonti secondarie (derivati dalla frammentazione di detriti di plastica di grandi dimensioni).

Le micro- e nanoparticelle di plastica sono ormai ovunque, nelle acque sia marine che dolci, nei suoli e nell’aria[1]. Attraverso l’ingestione o la respirazione, le particelle di plastica possono essere integrate nei tessuti degli organismi, successivamente accumulate lungo la catena alimentare e infine consumate dagli esseri umani, situati all’apice della catena alimentare. Conseguenze nocive delle micro- e nanoplastiche nell’ambiente sono state rilevate nei molluschi, vermi, crostacei, pesci, uccelli, tartarughe e in altri organismi acquatici[2].

I rischi per la salute di animali e dell’essere umano derivano dagli effetti tossici e cancerogeni delle sostanze utilizzate nella fabbricazione delle plastiche, come gli agenti plastificanti (p.es. gli ftalati), gli agenti usati per indurire la plastica (p. es il bisfenolo A) e i ritardanti di fiamma (p. es. il tetrabromobisfenolo), oppure dagli effetti derivati da inquinanti organici persistenti (p.es. il PCB), metalli pesanti o patogeni accumulati sulla superficie delle particelle durante la loro persistenza nell’ambiente[3]

Malgrado i rischi diretti per la salute umana delle micro- e nanoplastiche non siano ancora sufficientemente studiati e “ciò che è noto è circondato da una notevole incertezza”[4], le sostanze contenute o associate ad esse possono condurre allo sviluppo di tumori, a malattie cardiovascolari, obesità, infertilità, malformazioni congenite, disfunzioni del sistema endocrino, diabete, disfunzioni epatiche e danni alla cute[5]. È anche risaputo che sono in particolare le particelle più piccole ad essere capaci di penetrare nelle cellule umane e di conseguenza a causare il maggior numero di danni[6].

In un’intervista rilasciata al periodico francese Journal de l’environnement[7], la ricercatrice irlandese e esperta del soggetto Anne-Marie Mahon (del Galway-Mayo Institute of Technology), dichiara: “Non sappiamo ancora esattamente quale effetto le microplastiche hanno sulla salute umana. Ecco perché dovremmo applicare il principio di precauzione e aumentare la ricerca per scoprire i rischi reali”. Nello stesso articolo, la professoressa di Chimica della New York State University Sherri Mason invece si interroga: “Abbiamo abbastanza dati sugli effetti della plastica sulla fauna selvatica. Se hanno un tale impatto su di essa, come possiamo pensare che non abbiano un impatto su di noi?”

Secondo uno studio pubblicato in aprile del 2018 nel quale sono stati analizzati campioni d’acqua del rubinetto, l’83 % dei campioni di acqua potabile del mondo contengono microplastiche (72% dei campioni europei)[8]. In Svizzera, il 90% dei suoli delle pianure alluvionali sono contaminate da microplastiche[9]. Il Dipartimento del territorio (DT) del Cantone Ticino ha invece recentemente pubblicato uno studio che rivela che la concentrazione di microplastiche nel Lago Ceresio (213’500 particelle per km2) e nel Lago Maggiore (220’000 particelle per km2) risulta essere pari al doppio rispetto alla media rilevata nelle acque elvetiche[10]. Per ovviare alla problematica delle microplastiche nei laghi il DT prevede ulteriori approfondimenti e una campagna di sensibilizzazione, incentrata sulla prevenzione dell’emissione nell’ambiente (evitare i prodotti con imballaggi monouso in plastica, evitare l’uso di saponi, cosmetici e prodotti abrasivi con plastiche primarie), sulla riduzione (evitare i prodotti “usa e getta” in e con plastica) e sulla chiusura del ciclo dei rifiuti promuovendo il riciclaggio[11].

In Svizzera la presenza di micro- e nanoplastiche nell’acqua potabile non viene sistematicamente analizzata perché l’Ufficio federale dell’ambiente (BAFU) ritiene che il rischio che queste raggiungano l’acqua potabile sia basso. Si presume infatti che le acque di falda siano in gran parte liberate dalle plastiche durante la filtrazione attraverso i vari strati di terreno, o che ciò avvenga negli impianti trattamento dell’acqua potabile[12]. L’ufficio preposto all’approvvigionamento idrico della Città di Zurigo, tuttavia, ammette che, seppure le particelle più grandi di 300 μm siano trattenute durante il processo di filtrazione dell’acqua potabile, la rimozione delle particelle più piccole, in particolare delle nanoplastiche (ovvero le particelle più pericolose per la salute) risulti più difficile. Per rimuovere le nanoparticelle (che comprendono anche le nanoplastiche) dall’acqua potabile, la Città di Zurigo prevede l’istallazione di una fase di ultrafiltrazione nell’impianto di captazione a lago di Moos, a partire dal 2024[13], istallazione già operativa nei comuni di Horgen e Männedorf sul Lago di Zurigo.

In Ticino, seppure alcune aziende dell’acqua potabile si preparino all’istallazione di nuove tecnologie comprendenti anche l’ultrafiltrazione nel trattamento delle acque captate a lago, il rischio che decorre dalla presenza di micro- e nanoplastiche nell’acqua potabile pare poco chiaro, alla luce del fatto che gli attuali filtri “a sabbia” non diano garanzie sul trattenimento delle micro- e nanoparticelle e in presenza di acque lacustri (nel Lago Ceresio e Lago Maggiore) con tenori in microplastiche doppi rispetto alla media Svizzera[14].

Alla luce dei fatti esposti, chiedo al Consiglio di Stato:

  1. Intende promuovere o realizzare uno studio analitico sulla presenza di micro- e nanoplastiche nelle reti di acqua potabile captata nei laghi ticinesi?
  2. Il Cantone emana direttive sul monitoraggio e riduzione delle micro- e nanoplastiche nelle acque potabili all’indirizzo delle Aziende Acqua Potabile comunali?
  3. Come valuta il Cantone il rischio per la salute pubblica della presenza di micro- e nanoplastiche nelle acque potabili? Viste le lacune conoscitive, intende applicare il principio di precauzione imponendo l’eliminazione delle micro- e nanoplastiche dalle acque potabili?
  4. Quali misure concrete sono previste, oltre alla campagna di sensibilizzazione, per prevenire e ridurre l’immissione di plastiche nell’ambiente?
  5. L’amministrazione cantonale utilizza plastiche monouso e saponi o abrasivi che contengono microplastiche primarie? Nel caso affermativo, intende abbandonarne l’uso? Entro quando?
  6. Intende introdurre l’obbligo d’uso di bicchieri e stoviglie riutilizzabili multiuso, oppure monouso compostabili o riciclabili per manifestazioni ed eventi su suolo pubblico?
  7. Sarà possibile il riciclaggio di altre materie plastiche oltre al PET e al PE in tutto il territorio del Cantone Ticino? Quando?

Ringraziando per le risposte, saluto cordialmente,

Claudia Crivelli Barella per il gruppo dei Verdi

 

[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Microplastics

[2] Sharma S. & Chatterjee S. 2017. Microplastic pollution, a threat to marine ecosystem and human health: a short review. https://link.springer.com/article/10.1007/s11356-017-9910-8

[3] Weis et al. 2015. Human Health Impacts of Microplastics and Nanoplastics

https://www.state.nj.us/dep/sab/NJDEP-SAB-PHSC-final-2016.pdf

[4] SAPEA (Scientific Advice for Policy by European Academies) 2019. A scientific perspective on microplastics in nature and society. https://www.sapea.info/topics/microplastics/

[5] Thompson R.C. et al. 2009. Plastics, the environment and human health: Current consensus and future trends. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2873021/pdf/rstb20090053.pdf

[6] https://www.infosperber.ch/Umwelt/Plastikmull-im-Leitungswasser

[7] http://www.journaldelenvironnement.net/article/du-plastique-cache-dans-l-eau-du-robinet,85864

[8] Kosuth et al. 2018. Anthropogenic contamination of tap water, beer, and sea salt. https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0194970

[9] Scheurer M. & Bigalke M. 2018. Microplastics in Swiss floodplain soils. https://pubs.acs.org/doi/pdf/10.1021/acs.est.7b06003

[10] Cantone Ticino, Dipartimento del territorio, Sezione della protezione dell’aria dell’acqua e del suolo. 2018. Studio sulla presenza di microplastiche nel Lago Ceresio. https://m4.ti.ch/fileadmin/DT/temi/microplastiche/documenti/Studio_microplastiche_Lago_Ceresio_novembre2018.pdf

[11] https://www4.ti.ch/dt/da/spaas/ugras/temi/meno-microplastiche/campagna/prevenzione/controllo-dellemissione-nellambiente/

[12] https://www.infosperber.ch/Umwelt/Plastikmull-im-Leitungswasser

[13] https://www.stadt-zuerich.ch/dib/de/index/wasserversorgung/publikationen—broschueren/spurenstoffe.html

[14] Gasperi & Von Niederhäusern. Ceresio, assicuriamoci di non bere plastica. Corriere del Ticino del 29.02.2019, Pagina 12.

Freniamo la cementificazione

26 Gennaio 2019

Dobbiamo ascoltare i giovani, che a volte sanno vedere il futuro con ammirevole lungimiranza. I giovani Verdi hanno lanciato a livello federale un’importante Iniziativa denominata “stop alla cementificazione” per dire basta alla proliferazione del cemento, frenare la dispersione degli insediamenti, preservare i terreni coltivi e difendere il paesaggio. Negli scorsi decenni sono state edificate centinaia di chilometri quadrati di terreni coltivi, paesaggi naturali e altre superfici verdi. Tutt’ora, ogni secondo va perso quasi un metro quadrato di spazio verde. L’espansione disordinata degli insediamenti progredisce perché il terreno edificabile continua ad essere ampliato. Il suolo viene sfruttato in modo dissipato. L’iniziativa contro la dispersione degli insediamenti indica la via per un uso moderato del suolo. Ferma l’espansione disordinata degli insediamenti impedendo che le zone edificabili continuino ad aumentare. Al di fuori delle zone edificabili va al contempo costruito soltanto laddove veramente necessario. L’iniziativa contro la dispersione degli insediamenti preserva i bei paesaggi svizzeri e di conseguenza anche la nostra qualità di vita. Un trattamento economico del suolo permette in ogni caso di continuare a creare sufficiente spazio abitativo per tutti, senza tuttavia sacrificare superfici verdi. Occorre definire dimensioni ragionevoli delle zone edificabili: fintanto che si continua ad azzonare terreni, non si incentiva la densificazione verso l’interno. La dispersione degli insediamenti continuerà a espandersi. Per tale motivo l’iniziativa chiede uno stop agli azzonamenti, ossia che la quantità complessiva di zone edificabili rimanga costante. I Comuni potranno però interscambiarsi terreno edificabile. Ciò garantisce che le riserve restanti vengano impiegate anche laddove è necessario. Inoltre è importante non continuare a costruire al di fuori delle zone edificabili. La costruzione di edifici necessari per l’agricoltura, come pure gli edifici a ubicazione vincolata d’interesse pubblico (come capanne CAS, osservatori, serbatoi d’acqua ecc.) continuerà a essere autorizzata. Gli edifici esistenti (come un ristorante di montagna) hanno il diritto di continuare ad esistere, anche in caso di rinnovo. Inoltre, bisogna promuovere i quartieri sostenibili: in parte, la costruzione di quartieri sostenibili necessita oggi di zone di utilizzazione speciale e di una serie di regolamentazioni d’eccezione (ad esempio in materia di obbligo di disporre di parcheggi). L’iniziativa mira a ridurre gli ostacoli amministrativi a carico dei quartieri sostenibili. Questi quartieri potranno diventare persino un modo di costruire privilegiato con sopraelevazioni moderate: oggi spesso la densificazione verso l’interno non è permessa. L’iniziativa mira a rendere possibile una sopraelevazione moderata, in particolare nelle zone a bassa densità abitativa. Sono esclusi edifici che richiedono una particolare protezione, come gli edifici storici. Inoltre, la densificazione deve permettere di preservare o aumentare la qualità di vita: ciò è un elemento di centrale importanza per l’iniziativa. Non devono crearsi deserti di cemento, bensì insediamenti vivaci, con senso di vicinato, in altre parole: quartieri sostenibili.

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