Interrogazione per una politica ticinese in materia di cannabis

28 Ottobre 2016

bob_marleyINTERROGAZIONE Il mondo si muove. Noi stiamo a guardare? Tredici domande per una politica ticinese in materia di cannabis che protegga efficacemente i giovani e riduca i costi sanitari e sociali a carico della collettività

La Svizzera ha regolamentato la “politica della droga” con la Legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope (LStup) del 1951. Tale politica si fonda oggi su quattro pilastri: repressione, prevenzione, riduzione del danno e terapia. Attraverso la LStup è stata proibita la circolazione di determinate sostanze, tra le quali la canapa. Questa proibizione non ha tuttavia fornito i risultati sperati: la canapa circola tutt’ora. In Svizzera ogni anno se ne consumano dalle 40 alle 60 tonnellate, per un giro d’affari complessivo di circa un miliardo di franchi, che finisce in buona parte nelle tasche del crimine organizzato. Inoltre, la cattiva qualità della sostanza proveniente dal mercato nero aumenta esponenzialmente i rischi sanitari legati al suo consumo, già di per sé nocivo. Ad esempio, un recente studio preliminare commissionato dall’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) all’Università di Berna (Institute of Forensic Medicine, Forensic Chemistry and Toxicology) ha analizzato 151 campioni di cannabis provenienti dalla Svizzera, una quindicina dei quali dal Ticino. Ebbene, il team di ricercatori è giunto alla conclusione che ben il 91% dei campioni fossero contaminati da sostanze altamente nocive, come batteri, funghi, pesticidi e metalli pesanti…

Scarica l’interrogazione: Il mondo si muove e noi stiamo a guardare in pdf

Mozione – Pianificare Piazza del Ponte rispettando il contesto di elevato valore storico-culturale

12 Ottobre 2016

comparto-piazza-del-ponteSignora Presidente del Consiglio Comunale,

signore colleghe e signori colleghi di Consiglio comunale,

  • considerato l’esito del referendum del 25 settembre 2016 concernente la variante di Piano regolatore della Città di Mendrisio /Sezione Mendrisio – Comparto speciale “e”– Piazza del Ponte;
  • richiamata la petizione “Per una Piazza del Ponte degna del suo nome” del novembre 2007, sottoscritta da più di 3’000 persone, che chiedeva in particolare: «con questa petizione le cittadine e i cittadini di Mendrisio chiedono all’autorità comunale di farsi promotrice di un progetto di riqualifica di Piazza del Ponte che tenga in giusta considerazione le preesistenze storico-architettoniche. I sottoscritti firmatari chiedono pertanto al Comune di acquistare l’immobile ex Jelmoli e di provvedere alla sua demolizione, al fine di destinare l’intero sedime (attuale area destinata a posteggio e quella sulla quale sorge l’edificio in questione) alla creazione di uno spazio di incontro e di aggregazione capace nel contempo di valorizzare i beni culturali circostanti»;
  • ritenuto che nel rapporto di minoranza del 10 marzo 2016 del gruppo dei Verdi si indicava che «la petizione, è bene ricordarlo, risale al novembre 2007 e quindi si inserisce all’interno di un percorso pianificatorio precedente, che ha visto vari Municipi chinarsi sulla possibile sistemazione di quest’area del nucleo storico. Il Municipio ha sempre seguito un approccio di tipo architettonico che trova la giustificazione nel MM in discussione laddove leggiamo che vi è la volontà di «insediare un edificio emergente dal forte carattere rappresentativo». Altro approccio è suggerito dalla petizione che si ispira a una visione urbanistica quindi a una visione d’insieme e di dialogo con le preesistenze storico-artistiche. Si tratta di seguire l’indicazione del prof. Settis che cito all’inizio del rapporto: «Fra il corpo della città e il corpo del cittadino c’è un rapporto di proporzioni, di misura.» È proprio questa misura che viene a mancare con la proposta di variante perché quest’ultima conferma la zona edificabile R5 che si incunea all’interno del nucleo storico: questo azzonamento è un retaggio della pianificazione elaborata trent’anni fa a partire da uno sviluppo urbano precedente che risale agli anni 1957 – 1958 […]. Ora, cari colleghe e colleghi, non ritenete che nel 2016 si possa e si debba seguire un’altra visione urbanistica e ripensare l’azzonamento scelto oltre trent’anni fa, abbandonando l’approccio prettamente architettonico di questa variante che rimane ancorata alla zona R5 e anzi si spinge fino a proporre un R7 per il mappale ex Jelmoli ?

Non si tratta di contrapporre una visione architettonica diversa rispetto a quella del Municipio – per esempio in merito alla forma o all’altezza del futuro possibile stabile – bensì si tratta di rivedere la zona R5 che coinvolge la doppia fascia di mappali ai piedi del nucleo storico e in particolare i mappali direttamente affacciati su Piazza del Ponte, tra cui il sedime ex Jelmoli e la casa dove nacque Lavizzari con i due fondi confinanti così come i mappali che giustamente il Municipio propone di considerare quale area verde»;

  • richiamate le considerazioni:

– della storica dell’arte Anastasia Gilardi contenute nell’articolo Cosa si sa di Piazza del Ponte a Mendrisio: «A partire dal Settecento inizia la costruzione, accanto alle vecchie case medievali compatte e severe, di due o tre palazzi aristocratici e di case borghesi, vivaci ed eleganti, ma non prepotentemente intruse nel tessuto, oppure erette nuovamente ai confini del vecchio abitato: un borgo di incantevole bellezza, più che pomposamente “magnifico”»[1];

– degli esperti dell’Inventario degli insediamenti svizzeri da proteggere ISOS;

– considerato il Perimetro di rispetto cantonale 1300 “Complesso dei beni culturali all’interno del nucleo storico di Mendrisio”;

riteniamo che per dare un futuro urbanistico al cuore del nucleo storico di Mendrisio, fondato sulla salvaguardia delle preesistenze storico-artistiche secondo i principi internazionali elaborati per i centri storici, si debba modificare l’azzonamento di diversi fondi che si affacciano su Piazza del Ponte, che oggi sono esclusi dal Piano Particolareggiato di protezione del centro storico e pertanto avvalendoci della facoltà concessaci dalla legge (art. 67 LOC)

chiediamo che

il Municipio sia invitato ad allestire una variante del Piano Regolatore del quartiere di Mendrisio avente i seguenti obiettivi:

  1. a) inserire nel Piano particolareggiato di protezione del centro storico i mappali che sono affacciati su Piazza del Ponte, tra i quali suggeriamo: 870 (monumento a Lavizzari), 766 (strada), 768 (piazza del Ponte), 767 (ex stabile Jelmoli), 2863 (passaggio pedonale), 759, 760 (integralmente), 3039, 1063 (casa Lavizzari), 2632 e 1062 (casa Baroffio), togliendoli di conseguenza dal “comparto speciale Piazza del Ponte” che li pone in zona R5;
  2. b) porre un vincolo quale zona attrezzature pubbliche (AP) con destinazione piazza/area di svago di interesse pubblico a diversi fondi, tra i quali suggeriamo i mappali: 766 (strada), 767 (ex stabile Jelmoli), 768 (piazza del Ponte), 870 (monumento a Lavizzari), 2863 (passaggio pedonale), 3039 (parco giochi) di proprietà comunale.

Ringraziando per l’attenzione porgiamo distinti saluti.

Tiziano Fontana, capogruppo i Verdi; Claudia Crivelli Barella, CC i Verdi; Daniela Carrara, CC i Verdi; Andrea Stephani, CC i Verdi

Per visionare gli allegati: scarica il pdf della mozione: Nuovo azzonamento Piazza del Ponte

 

[1] Anastasia Gilardi, Cosa si sa di Piazza del Ponte a Mendrisio, Il nostro Paese, no. 289 , luglio-settembre 2006.

Il nucleare appartiene a un passato di paura ed incertezza

10 Ottobre 2016

flyer_iL’energia nucleare appartiene al passato, al periodo della guerra fredda e all’ansia di controllo centralizzato che ha caratterizzato quell’epoca storica. La possibilità di avere sott’occhio la produzione di energia elettrica, seppur per mezzo del pericolosissimo uranio, dava un senso di sicurezza ai governanti. Il pericolo di un incidente nucleare veniva compensato con la possibilità di essere energeticamente indipendenti, una volta comprato e stoccato l’uranio. Una realtà triste che ha condizionato la nostra vita ma che per fortuna è legata al passato. Al giorno d’oggi possiamo sostituire l’uranio con il sole, l’acqua e il vento. E possiamo farlo decentralizzando la produzione, e mettendoci quindi al riparo anche da attacchi terroristici che potrebbero paralizzare e distruggere il nostro Paese. Immaginate un attacco a una centrale nucleare con le conseguenti perdite di radioattività sul territorio: uno scenario da brividi!

Per fortuna, le alternative ci sono. Le tecnologie per l’uso delle energie rinnovabili sono disponibili, già ampiamente testate nella pratica e a costi accessibili. La Svizzera dispone di abbastanza potenziale per coprire il proprio fabbisogno elettrico con acqua, vento, biomassa, sole e geotermico. Tutte fonti rinnovabili e che ci rendono indipendenti dall’estero. E che ci permettono di fare qualcosa personalmente per l’indipendenza della nostra nazione: con un pannello solare posso produrre e vendere energia elettrica e contribuire al benessere del mio Paese.

Anche dal punto di vista economico, l’atomo non è un affare. L’uso di centrali nucleari in Svizzera crea pochi posti di lavoro: per reattore lavorano circa 400 dipendenti; al contrario le energie rinnovabili creano posti di lavoro permanenti e sensati all’interno di tutto il territorio svizzero: anche il Ticino ne può approfittare ampiamente, sia nel settore idrico che in quello solare. Per esempio, il settore economico delle energie rinnovabili in Germania ha sostituto negli ultimi anni 27 centrali nucleari della grandezza di Mühleberg e ha così generato 300’000 posti di lavoro.

Per quanto riguarda la svolta energetica, in Svizzera sussiste un potenziale lavorativo che ammonta a più di 10’000 nuovi posti di lavoro. Secondo uno studio della Fondazione Svizzera dell’energia SES per l’intera svolta energetica il potenziale ammonta a circa ulteriori 85’000 posti di lavoro. Posti di lavoro qualificati e ben distribuiti sul territorio. Per tutti questi motivi, vi invito, il 27 novembre a votare SÌ all’uscita pianificata dal nucleare entro il 2029.

Claudia Crivelli Barella

Interrogazione: alberi e cancelli sedime ex-OBV, bene culturale a livello cantonale

6 Ottobre 2016

verdi-di-mendrisioSignor Sindaco, signori Municipali,

il nostro gruppo sostiene da sempre che, se vi è la comprovata attestazione della necessità di procedere al taglio di alberi monumentali o di altro genere per motivi di sicurezza, si debba agire in tal senso, procedendo però alla loro sostituzione con alberi della medesima specie o con una specie idonea al luogo dove devono essere messi a dimora.

L’anno scorso avete autorizzato l’Accademia di architettura a tagliare i due cedri che sorgevano dietro la chiesa dei Cappuccini invocando motivi di sicurezza legata al cantiere per il teatro dell’Architettura, malgrado la perizia giudicasse che si trattava di alberi con ancora diversi anni di vita e attestasse uno stato di salute non così critico come ventilato ufficialmente.

Nella medesima area dell’OBV sorge un albero secolare, ritratto nella fotografia allegata, risalente a metà settembre: è situato all’entrata dell’autosilo dell’Ospedale della Beata Vergine, fondo 1158. Come si vede dall’immagine i rami sono (quasi) completamente secchi. Il lento ma costante deperimento iniziato in seguito al taglio di radici causato dalla costruzione dell’autosilo del nuovo Ospedale sembra avere compromesso completamente lo stato di salute del cedro, nonostante il Municipio si sia prodigato negli anni passati con potature mirate e vari interventi. Vista la situazione sembra che questo albero monumentale possa costituire un serio pericolo per abitazioni e persone, in caso di forte vento o di eventi climatici estremi.

Inoltre, nelle aiuole che si trovano davanti all’ex OBV sono venuti meno nel recente passato alcuni alberi maestosi. L’impoverimento botanico dell’area e l’eliminazione dei cancelli ottocenteschi hanno lasciato un vuoto e un senso di precarietà e di incompletezza, rispetto alla perfetta sistemazione originale, in contrasto con la monumentale bellezza dell’edificio ottocentesco.

Fatte queste considerazioni, chiediamo al lodevole Municipio:

  1. Non ritenete opportuno procedere in accordo con il proprietario del fondo alla rimozione dell’albero malato sito all’entrata dell’autosilo e alla sua sostituzione, così come alla sostituzione degli altri alberi un tempo presenti nelle aiuole davanti all’ex-OBV con specie di pari valore paesaggistico?
  1. L’Esecutivo comunale è a conoscenza del luogo dove sono stati portati i cancelli dell’inferriata che circonda parzialmente l’ex-OBV? Non ritenete che facendo parte di un’area di pregio culturale ed essendo elemento di decoro essenziale nel progetto dell’arch. Fontana debbano essere riportati in loco?

Ringraziando per l’attenzione porgiamo distinti saluti.

Tiziano Fontana, capogruppo i Verdi, Claudia Crivelli Barella, CC i Verdi, Daniela Carrara, CC i Verdi, Andrea Stephani, CC i Verdi

Trovi tutte le nostre interrogazioni a questo link

obv

Interrogazione: Villaggio della Volpe

4 Ottobre 2016

Stazione San Martino MendrisioIl nostro settimanale “L’Informatore” nella sua edizione di venerdì 30 settembre 2016, fa notare (pag. 9) come la maggior parte dei clienti raggiunga il Fox Town (nome inglese in una terra dove l’idioma principale è l’italiano, affiancato dal dialetto, sigh!) in automobile: scarsa attenzione è riservata alla nuova stazione di San Martino (costata diversi milioni). Nella zona “non si vede alcun segnale indicatore della stazione. Nessuno ci ha pensato, né il comune, né le ferrovie, né i commerci. I clienti che escono dai negozi e si dirigono su Via Moree, attraverso il ponticello, fanno un lungo giro a piedi, navigatore in mano, prolungando inutilmente il tragitto su Via Martino, quando potrebbero raggiungere la stazione più brevemente passando tra il Centro San Martino e la Sintetica. Sul dépliant del Fox Town, Mendrisio è segnalata anche con l’immagine di un treno, oltre che con il simbolo dell’A9; ma agli ingressi e alle uscite del paradiso degli acquisti non c’è ombra di un indicatore della nuova stazione, costruita anche per quel tipo di utenza. Ben segnalato invece il servizio bus dell’autolinea”.

Trovando corrette queste informazioni e ringraziando il nostro settimanale, a nome del gruppo dei Verdi in Consiglio comunale domando dunque alle Autorità municipali:

  • Si intende posizionare dei cartelli e promuovere la mobilità ferroviaria e pedonale in direzione del centro commerciale “Villaggio della volpe”, oppure richiedere al Fox Town che ponga le indicazioni all’interno e all’esterno del centro, oltre che nel suo materiale pubblicitario?

Ringraziandovi per la risposta, porgo i sensi della nostra stima,

Claudia Crivelli Barella

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