INIZIATIVA CANTONALE: STATUTO SPECIALE PER IL TICINO

23 Agosto 2019

INIZIATIVA CANTONALE (art. 106 LGC): STATUTO SPECIALE PER IL TICINO

La grave situazione di degrado e precarietà in cui versano le lavoratrici e i lavoratori in Ticino ha bisogno di essere fermata. Occorre agire urgentemente per fermare un fenomeno in costante peggioramento esigendo che il Ticino sia riconosciuto come un ‘Cantone a statuto speciale’.

Le condizioni di lavoro per le salariate e i salariati ticinesi sono diventate talmente precarie rispetto al resto della Svizzera che stanno spingendo fasce sempre più ampie della popolazione ai margini della società. Un fenomeno preoccupante che è messo in luce non solo dai crescenti casi di denuncia (come l’ultimo caso riguardante il cantiere AlpTransit, gestito da GCF e Gefer) ma anche dai dati statistici stessi. Il Ticino è infatti la regione del Paese che presenta i livelli salariali più bassi, del 14.4% inferiori rispetto la mediana nazionale, come rilevato dall’Ufficio federale di statistica. In Ticino si registrano complessivamente solo il 4.1% dei posti di lavoro presenti in Svizzera, ma purtroppo ben il 9.9% di quelli a basso salario!  Oltre a ciò, la percentuale di impieghi a basso salario si situa al 24.7%, il doppio rispetto alla media svizzera.

Il Ticino presenta inoltre il maggior tasso di sottoccupazione. Secondo l’Ustat, i sottoccupati registrati in Ticino nel 2015 erano ben 17’000: un fenomeno pericolosamente in crescita visto che il loro numero è più che raddoppiato tra il 2004 ed il 2015. Al contempo, il lavoro interinale sta esplodendo: negli ultimi 13 anni il numero di interinali è infatti salito da 2’312 persone a ben 10’062. Lo stesso discorso vale per il lavoro notificato, che dal 2005 al 2015 è più che triplicato. Oltretutto, il Ticino è il cantone nel quale vengono registrati i maggiori abusi sui luoghi di lavoro, come confermato anche dalla stessa SECO: il 29% delle sanzioni per violazioni delle misure di accompagnamento emesse in tutta la Svizzera arriva proprio dal nostro cantone.

Come se non bastasse, il Ticino si distingue anche per altri tristi e più che preoccupanti dati. Il tasso di povertà è oramai al 15.7% e, come rileva uno studio recentemente pubblicato dall’Ustat, siamo il Cantone più in sofferenza. Il discorso si fa ancora più critico per quanto riguarda il tasso di rischio di povertà: se a livello nazionale si attesta al 17.3%, in Ticino siamo oramai oltre il 31% (dati relativi al 2016).

Il quadro della situazione è allarmante. Le cause sono essenzialmente riconducibili a decenni di politiche liberiste — che hanno destrutturato il nostro mercato del lavoro; all’assenza di vincoli legali e contrattuali a favore dei lavoratori e delle lavoratrici; alla pressione esercitata dalle migliaia di persone che nelle vicine regioni italiane sono rimaste senza lavoro; e alle insensate politiche padronali che mettono in concorrenza i salariati e le salariate, portando nel complesso a un grave peggioramento delle condizioni di lavoro nella nostra regione. Il Ticino ormai è una specie di zona franca nel panorama nazionale dove vigono condizioni di impiego per nulla dignitose e al contempo sconosciute al resto del Paese.

La richiesta di uno statuto speciale per il Ticino fatta già nel 2009 dai Verdi del Ticino, fu approvata dal Gran Consiglio, ma purtroppo bocciata dall’assemblea federale nel 2015. Visto l’ulteriore peggioramento del mercato del lavoro in questi 10 anni è però più che mai necessaria e va quindi riproposta.

Sulla base di quanto esposto e fondandosi sull’articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale, il cantone Ticino presenta la seguente iniziativa:

Il cantone Ticino chiede alla Confederazione entro i limiti di legge, l’introduzione in Ticino e nelle altre zone di frontiera con problematiche analoghe, di una zona a statuto speciale, da intendersi come ambito geografico particolare in cui attuare efficaci contromisure specifiche alle conseguenze negative degli accordi di libera circolazione e agli accordi bilaterali sul mercato del lavoro.

Nicola Schoenenberger, Massimiliano Ay, Samantha Bourgoin, Marco Noi, Claudia Crivelli Barella, Andrea Stephani, Cristina Gardenghi, Lea Ferrari

Regolamentazione dei posteggi residenziali meno onerosa per inquilini e proprietari e compatibile con la nuova mobilità integrata

8 Agosto 2019

INIZIATIVA PARLAMENTARE

presentata nella forma generica da Bruno Storni e cofirmatari “Regolamentazione dei posteggi residenziali meno onerosa per inquilini e proprietari e compatibile con la nuova mobilità integrata”

1° Agosto  2019

La crescente domanda di mobilità negli ultimi decenni ha portato da una parte ad una crescente saturazione dell’infrastruttura stradale e dall’altra ad uno sviluppo dell’infrastruttura (ancora purtroppo limitata) e dell’offerta di servizi di trasporto pubblico.

In Ticino gran parte degli spostamenti avviene ancora con il mezzo privato, lo split modale rimane  poco rallegrante.

Con l’apertura della Galleria di Base del Ceneri e con il concomitante potenziamento del servizio TILO, come pure degli autoservizi urbani e regionali, ci aspettiamo un notevole aumento dell’uso del trasporto pubblico e un minor fabbisogno di autovetture private e conseguenti posteggi.

Grazie alla realizzazione di nuovi percorsi ciclabili (che restano purtroppo ancora carenti in diverse zone, in particolare nel Luganese), anche la mobilità lenta sta diventando sempre più attrattiva.

Possiamo quindi ragionevolmente ipotizzare che la proporzione di nuclei familiari senza autovetture private o con un’unica autovettura aumenterà in maniera significativa rispetto a quelli con due o più autovetture.

Il Cantone negli ultimi anni ha giustamente posto l’accento su una gestione più regolamentata dei posteggi in particolare risanando situazioni abusive, introducendo una tassa sui posteggi (tassa di collegamento) e modificando nel 2014 il Regolamento Cantonale posteggi  privati  (art. 42 LSt) riducendo i massimi di riferimento.

Il Regolamento Cantonale Posteggi Privati RCpp (art 51-62 RLSt) definisce tetti massimi modulati in funzione dell’offerta di trasporto pubblico, infatti il principio fondamentale del RCpp consiste nel considerare la possibilità di sostituzione del veicolo privato con il trasporto pubblico per determinati motivi di spostamento.

Considerato che la base legale per il RCpp è l’art 42 della LSt

Art. 42 1Allo scopo di migliorare le condizioni di mobilità e di qualità dell’ambiente, il Cantone

emana un regolamento che determina il numero dei posteggi sui fondi privati.

2Il Consiglio di Stato lo elabora, sentita una commissione consultiva; esso è applicato dai Comuni

interessati alle nuove costruzioni, alle riattazioni ed ai cambiamenti di destinazione; fanno eccezione

le costruzioni destinate all’abitazione.

3Esso stabilisce il fabbisogno massimo di riferimento, il numero dei posteggi privati necessari e il

numero dei posteggi privati da realizzare, in base alle norme dell’Unione dei professionisti svizzeri

della strada (VSS), tenuto conto delle circostanze locali e in particolare della qualità del trasporto

pubblico e del livello dell’inquinamento ambientale.

Questo articolo esclude i posteggi residenziali, i quali vengono ancora regolati unicamente a livello comunale secondo norme d’applicazione dei piani regolatori o specifici regolamenti nei quali si definiscono minimi e non massimi; che in molte situazioni urbane, dove l’offerta di trasporto pubblico è adeguata, si ritiene che l’obbligo generalizzato di costruire posteggi sia ormai anacronistico e contrario allo sviluppo di mobilità integrata che prevede un maggior peso sul trasporti pubblico e la mobilità dolce; e che ciò sia inoltre anche non economico.

Infatti l’obbligo rincara i costi dell’edificazione, il costo di un posteggio varia tra i 35’000 e 42’000 Fr se interrato, 23’000 a 28’000 Fr in superficie chiuso[i] anche laddove non c’è richiesta. Costi a carico di proprietari o indirettamente inquilini per posteggi che non hanno necessariamente bisogno.

Fatte queste considerazioni riteniamo opportuno che il Cantone regolamenti anche i posteggi destinati agli edifici residenziali alla stessa stregua del posteggi per edifici commerciali artigianali ecc (definiti privati)  previsti dall’ art 42  LSt.

Con questa iniziava legislativa generica si chiede che la LSt venga modificata, o per estendere l’applicabilità del RCpp o per la definizione di un’altra Regolamentazione per posteggi di edifici residenziali, creando una nuova specifica base legale in collaborazione con i Comuni per determinare il fabbisogno massimo di posteggi.

In particolare si chiede che, nelle norme per i posteggi residenziali:

  1. il fabbisogno sia definito in maniera flessibile, adattato alla situazione urbanistica, all’offerta di trasporto pubblico, alla facilità di effettuare spostamenti a piedi o in bicicletta, alla disponibilità di posteggi pubblici/privati in esubero in zona,
  2. si elimini laddove possibile il fabbisogno minimo e si definisca il fabbisogno massimo di riferimento (come previsto dal art 42 LSt )
  3. si consideri la possibilità di edificare quartieri totalmente privi di posteggi privati come già avviene in altri Cantoni,
  4. si codifichi il fabbisogno di stalli per biciclette.

Bruno Storni

Carlo Lepori, Raoul Ghisletta, Nicola Schönenberger, Daniela Pugno Ghirlanda, Cristina Gardenghi, Massimiliano Ay, Ivo Durisch, Anna Biscossa, Claudia Crivelli Barella, Laura Riget,  Tamara Merlo, Lea Ferrari

[i] Kostenfaktor Parkplätze in Gemeinnützigen Wohnbauten, Metron, Bundesamt für Wohnungswesen, Grenchen 2019

 

Accelerare il trasferimento di traffico merci su rotaia: per più sicurezza su tutto l’asse autostradale e meno emissioni

3 Maggio 2019

Con questa prima mozione  (vedi sotto per scaricare il testo) inoltrata ufficialmente ieri dal gruppo parlamentare dei Verdi del Ticino, si vuole far in modo che il governo ticinese aumenti in maniera sostanziale la pressione sul governo federale per lo spostamento del traffico merci su rotaia rispettando i termini di legge, al fine di rispondere ai bisogni di sicurezza e di diminuzione delle emissioni dovute al traffico pesante.

Sicurezza
Solo due settimane fa la notizia dell’ennesimo grave incidente all’interno della galleria del San Gottardo causato da un mezzo pesante. Nessuno stupore se pensiamo che La pressione della concorrenza spinge gli autotrasportatori di tutt’Europa a commettere gravi infrazioni. Secondo una recente statistica pubblicata dall’USTRA, un terzo dei veicoli pesanti controllati a partire dal 2015 non rispettavano le norme legali per quanto riguarda lo stato del veicolo o del conducente, mentre più di un camion su dieci è stato fermato in quanto giudicato inadatto al proseguimento del viaggio.
Il governo ticinese non può aspettare il completamento del secondo tubo per rispondere all’esigenza di mantenere sicura la galleria del San Gottardo, ma deve aumentare il suo impegno concreto per far applicare e rispettare l’iniziativa delle Alpi votata dal popolo svizzero nel 1994 ed aumentare i controlli dei mezzi pesanti sulle nostre strade.

Emissioni
Il periodo storico in cui ci troviamo chiede da parte della politica uno sforzo maggiore per controllare le emissioni di CO2. Inaccettabile dunque che il governo ticinese aspetti ancora che siano gli altri ad agire e non si adoperi in maniera forte e decisa per diminuire il numero di veicoli pesanti che transitano attraverso il nostro cantone per raggiungere il nord delle Alpi. La salute pubblica e del nostro pianeta merita più attenzione ed impegno da parte dei nostri rappresentanti in consiglio di Stato.

SCARICA LA MOZIONE: Traffico_merci_rotaia

INTERROGAZIONE – Valutazione dei rischi della tecnologia 5G

15 Aprile 2019

La nostra prima interrogazione al Consiglio di Stato: il gruppo dei Verdi in Parlamento c’è e si sente! VIVA I VERDI DEL TICINO.

Lo scorso febbraio la ComCom ha attribuito le nuove frequenze per la telefonia mobile in vista dell’introduzione della tecnologia 5G e questo nonostante l’ufficio federale dell’ambiente (UFAM) non avesse ancora i risultati delle studio commissionato sugli effetti delle radiofrequenze sulla salute.

Da allora gli operatori che si sono aggiudicati le frequenze pubblicizzano con insistenza questa nuova tecnologia e c’è da aspettarsi un aumento delle domande di costruzione per la posa di nuove antenne che ovviamente rispetteranno i limiti fissati nell’Ordinanza sulla protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ORNI).

Ciononostante I Verdi condividono i timori dei diversi enti, tra cui l’OMS e la FMH, sugli effetti che le radiofrequenze potrebbero avere sulla salute (tumori, aumento delle persone elettrosensibili e eventuali altre patologie per ora non ancora note in relazione alle radiazioni elettromagnetiche), soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione (bambini e anziani) e che gli studi attuali non sono ancora in grado di escludere.

La comunicazione 5G, ulteriore sviluppo della tecnologia già utilizzata per il 4G, dovrebbe permettere il collegamento ultraveloce a internet e connessioni tra oggetti di uso comune (per intenderci l’”internet delle cose”, che servirà per esempio all’ulteriore sviluppo delle automobili a guida autonoma). Gli operatori di telefonia e comunicazione puntano a una forte diffusione di questa tecnologia, funzionale alla commercializzazione di molti prodotti elettronici. Ne risulterebbe una moltiplicazione delle antenne di telefonia e quindi un’esposizione della popolazione alle onde elettromagnetiche più importante dell’attuale, con i potenziali rischi per la salute che ne derivano. Quest’esposizione andrebbe a sommarsi a quella già continuamente crescente dei telefoni mobili, delle reti Wi-Fi domestiche o pubbliche e di numerosi dispositivi elettronici.

I Verdi del Ticino chiedono l’applicazione del principio di precauzione e ritengono quindi che occorra verificare seriamente i rischi di un’esposizione della cittadinanza a livelli di inquinamento elettromagnetico finora mai raggiunti.

Alla luce di questi fatti si chiede al Consiglio di Stato:

  • Ha valutato i rischi di una tale esposizione costante della popolazione?
  • È stata valutata una moratoria sulla posa di nuove antenne in attesa che i risultati dello studio commissionato dall’UFAM siano presentati?
  • È stato valutato che nell’ambito della digitalizzazione delle sedi scolastiche cantonali si formulino delle direttive per l’istallazione di reti cablate e non Wi-Fi?
  • È stato valutato di formulare delle raccomandazioni ai comuni a riguardo della problematica delle frequenze elettromagnetiche per proteggere la cittadinanza soprattutto le fasce più deboli, favorendo tra l’altro la digitalizzazione via cavo (es. Wi-Fi nelle scuole dell’infanzia)?
  • È stata valutata la promozione di una campagna di sensibilizzazione alla cittadinanza sui rischi che un’esposizione alle radiofrequenze comporta e su come – nel limite del possibile – ridurle?

Ringraziando per le risposte, salutiamo cordialmente.

Per il Gruppo dei Verdi,

Claudia Crivelli Barella, Samantha Bourgoin, Cristina Gardenghi, Marco Noi, Andrea Stephani, Nicola Schoenenberger

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