Sì all’iniziativa per un’economia verde

29 Agosto 2016

imagesLa Svizzera, luogo di incantevoli bellezze, è stata pioniera in materia d’innovazioni a tutela dell’ambiente in cui viviamo. Eppure, negli ultimi anni ha purtroppo perso questo importante ruolo pionieristico e d’esempio, ed è finita per classificarsi più in basso rispetto al passato in materia di protezione ambientale e di impronta ecologica. L’iniziativa per un’economia verde ribadisce l’importanza di modernizzare la legge sulla protezione dell’ambiente che data 1983, in modo che la Svizzera possa essere al passo con Paesi come la Finlandia o l’UE, che si sono posti l’obiettivo di un’economia sostenibile da qui al 2050.

L’iniziativa permette di ridurre la montagna di rifiuti che produciamo attualmente attraverso un migliore sistema di riciclaggio e una miglior valorizzazione dei materiali, con una particolare attenzione ai settori dove esiste un largo margine di miglioramento rispetto al sistema attuale, ovvero i materiali sintetici e gli scarti di costruzione. Con questa concezione moderna, la città di San Francisco ha raggiunto un tasso di riciclaggio dell’80% e mira per il 2020 al 100%!

Inoltre, si metterebbe un freno all’importazione di legno illegale. Le importazioni dall’estero (legno, olio di palma, soia) contribuiscono infatti al 70% dell’impatto ecologico svizzero.

L’economia verde creerebbe dei posti di lavoro di qualità; attraverso un utilizzo più efficiente delle risorse locali diminuirebbe il rischio di fluttuazioni del mercato dovute alla riduzione di materie sui mercati mondiali; l’applicazione di standard minimi per i prodotti importati permetterebbe di ridurre il dumping e di rinforzare la produzione indigena sostenibile, ad esempio sostituendo l’olio di palma con il locale olio di colza. Ultima considerazione importante: si ridurrebbe l’obsolescenza programmata, e i consumatori e le consumatrici avrebbero in tal modo a disposizione prodotti di qualità e di maggior durata, con minori imballaggi inutili e alla lunga dannosi per l’ambiente.

Claudia Crivelli Barella, granconsigliera per i Verdi

Gli accordi TISA e TTIP

19 Agosto 2016

tipp

In data 9 giugno avevo interrogato il Municipio di Mendrisio in merito agli accordi TISA (Trade in services agreement) e TTIP (Transatlantic trade and investment partnership). Il Municipio ha risposto di aver preso contatto con l’Associazione dei Comuni Svizzeri che ha ribadito quanto segue: l’evoluzione del dossier è seguita con attenzione tramite contatti diretti con il SECO; allo stato attuale sarebbe impossibile prendere posizione in quanto gli accordi sono ancora in fase di negoziazione; prenderà posizione in fase di consultazione ufficiale. Di conseguenza il Municipio di Mendrisio, in attesa di sviluppi concreti e istituzionali del dossier, rinuncia a una presa di posizione particolare sul tema.

Noto una ben diversa preoccupazione da parte del Municipio di Bellinzona, il quale esprime la sua viva preoccupazione nei confronti di accordi che, se sottoscritti, limiterebbero le competenze istituzionali degli enti pubblici (a livello nazionale, cantonale e locale) e metterebbero in discussione gli stessi processi democratici. Gli accordi TISA e TTIP propongono da un lato la liberalizzazione completa di settori di attività gestiti dagli enti pubblici e dall’altro l’introduzione di tribunali arbitrali sovranazionali con poteri giudicanti su ambiti di competenza di Confederazione, Cantoni e Comuni. La loro adozione porrebbe quindi dei limiti all’azione degli enti pubblici e limiterebbe sensibilmente le decisioni adottate democraticamente in ambito istituzionale. In particolare esporrebbe gli Stati nazionali ed i suoi organi al rischio di azioni legali condotte da società private a causa dell’adozione di leggi o provvedimenti, per esempio nel settore della tutela dei consumatori o dell’ambiente. Per questi motivi il Municipio di Bellinzona ha deciso di sostenere la presa di posizione critica dell’Unione delle Città svizzere.

 

Claudia Crivelli Barella, consigliera comunale e gran consigliera per i Verdi

Alberi che appassiscono in agosto?

11 Agosto 2016

Sopra Rancate, agosto 2016La colorazione bruna dei boschi del Generoso e San Giorgio mi preoccupava, mi sono informata e vi rassicuro: trattasi di Ostrya Carpinifolia, ai più conosciuto come carpino nero, albero molto diffuso nelle nostre zone. Il colore brunastro è dato dai frutti, detti acheni piccoli sacchetti , simili al luppolo, che contengono i semi. Quando i frutti raggiungono la maturazione diventano appunto marroncini. Niente da preoccuparsi, succede tutti gli anni. Quest’anno sono particolarmente carichi di frutti perciò un po’ più visibili. BUONI BAGNI IN PISCINA! 🙂

Economia verde al 28 agosto: da non mancare!

10 Agosto 2016

unnamedunnamed (1)Carissimi amici e simpatizzanti dei Verdi, in allegato trovate finalmente la locandina del nostro evento del 28 agosto (cliccate sulle immagini per leggere i dettagli e/scaricare la locandina). Come potete leggere ci saranno ospiti importanti, prima fra tutti Adèle Thorens consigliera nazionale ed ex coordinatrice del partito svizzero. Saranno presenti economisti del calibro di Sergio Rossi e Christian Marazzi, insomma ospiti di tutto riguardo.

Come potete leggere il programma é strutturato appositamente a blocchi ben precisi cosi da poter partecipare anche solo parzialmente. Per una buona riuscita dell’evento abbiamo bisogno di voi!

 

 

Teleriscaldamento tramite l’inceneritore di Giubiasco e importazione di rifiuti: quali garanzie abbiamo di non fare la fine della Svezia?

9 Agosto 2016

downloadINTERROGAZIONE

Si susseguono regolarmente sui media ticinesi gli annunci dell’allacciamento di nuovi utenti all’impianto di teleriscaldamento che sfrutta parzialmente il calore residuo prodotto dall’inceneritore di rifiuti di Giubiasco. L’annuncio più recente è quello riguardante l’allacciamento dell’Ospedale San Giovanni di Bellinzona. Negli ultimi mesi sono state molteplici le grandi ditte private (vedi Migros) o edifici pubblici (vedi Centro Manutenzione di Camorino) e serre agricole che si sono già allacciate o che intendono allacciarsi all’impianto di teleriscaldamento gestito dalla TERIS SA.

Una notizia pubblicata circa un anno fa sui media, con particolare risalto sulla Neue Zürcher Zeitung mette però in guardia sul pericolo di una possibile dipendenza a medio – lungo termine di una simile strategia. La citata notizia dell’NZZ del 8 luglio 2015 (vedi allegato: 2015.07.08 NZZ – Svezia Importa Rifiuti) informa sulla assurda situazione che è venuta a crearsi in Svezia. Paese che in passato ha fortemente sviluppato lo sfruttamento del calore residuo degli inceneritori per il teleriscaldamento di abitazioni private e pubbliche. In Svezia vi sono attualmente 32 inceneritori in funzione. La Svizzera in confronto ne ha 29.  A causa però della sempre maggior sensibilità e predisposizione degli svedesi alla separazione ed al riciclaggio, i rifiuti da bruciare continuano a diminuire. La conseguenza è che oggi la Svezia, per poter riscaldare le case e gli edifici collegati agli impianti di teleriscaldamento, è costretta ad importare massicciamente rifiuti dall’estero.

Dall’analisi delle cifre riportate dall’articolo della NZZ e da varie altre fonti, risulta che nel 2014 la Svezia ha importato dall’estero 800’000 tonnellate di RSU, con tendenza in crescita.

In pratica si tratta dell’equivalente di cinque inceneritori come quello di Giubiasco che bruciano rifiuti importati dall’estero per riscaldare le abitazioni svedesi. Va ricordato che un inceneritore, oltre ai vari inquinanti atmosferici tossici, immette in atmosfera per ogni tonnellata di rifiuti bruciati, a dipendenza della tipologia, circa 1.5 tonnellate di gas ad effetto serra (CO2), e produce circa 250 kg di scorie (ceneri e polveri) che devono poi essere confinate in discariche protette speciali. Senza tener conto delle nanoparticelle, polveri fini ed altre sostanze nocive alla salute emesse nell’atmosfera dai camini degli inceneritori.

Si direbbe che quanto sta succedendo in Svezia è una sorta di “punizione ambientale” per i cittadini virtuosi e che si danno da fare a ridurre i rifiuti di casa propria!  E questo, proprio in un paese modello come la Svezia, che dal 2012 ha adottato la strategia “rifiuti zero”, ed è diventato uno dei paesi con il tasso di riciclaggio più alto al mondo. Il paradosso è che dall’altro lato la Svezia deve importare rifiuti, sperando addirittura di poterne importarne sempre più, da paesi nei quali la separazione ed il riciclaggio non sono proprio uso quotidiano.

In questo contesto, un altro caso simile di casa nostra, riguarda il vetusto inceneritore della Josefstasse nel centro di Zurigo; il primo costruito in Svizzera. Nel 2011, raggiunto il limite degli anni d’esercizio, avrebbe dovuto essere smantellato. Avendo però collegato il teleriscaldamento dovette essere mantenuto in funzione, dopo essere stato concesso ad una compagnia tedesca che ha eseguito un minimo aggiornamento tecnologico. Oggi il citato inceneritore, che non rientra più nel contingente degli inceneritori nazionali, continua però a funzionare, e ad inquinare, bruciando esclusivamente rifiuti importati dalla vicina Germania.

In merito alla situazione da noi in Ticino ricordiamo che il tema della provenienza dei rifiuti e del relativo dimensionamento dell’inceneritore di Giubiasco è stato oggetto di molte controversie e discussioni. Per rassicurare i cittadini giubiaschesi, l’importazione di rifiuti da fuori Cantone, fu esclusa tramite un accordo intervenuto fra l’ACR ed il Municipio di Giubiasco. In più occasioni poi il Consiglio di Stato ed il Parlamento hanno confermato la validità di quest’accordo, rifiutando ogni tipo di divieti d’importazione di rifiuti dall’estero.

Ricordiamo che nel contesto dei quantitativi di rifiuti da bruciare nell’inceneritore di Giubiasco si dovrà tener conto nei prossimi anni della riduzione dei quantitativi apportati dai Comuni con l’introduzione in tutti i Comuni della tassa sul sacco cantonale. Riduzione che potrebbe andare dal 15 al 35% di quanto attualmente smaltito. Vedi anche OKKIO 2016 Classifica RSU Comuni TI 2014 vd

In riferimento a quanto sopra esposto pongo al Consiglio di Stato le seguenti
domande:

  1. Il CdS è consapevole, vista l’imminente introduzione in tutti i Comuni della tassa sul sacco cantonale e la sempre maggior predisposizione dei cittadini al riciclaggio che la continua estensione dell’impianto di teleriscaldamento, ci potrebbe portare ad una situazione di carenza di rifiuti indigeni come quella svedese?
  2. Vi è un “controllo politico“ sulle attività dell’ACR e della TERIS SA che possa evitare che in futuro il problema della “carenza di rifiuti indigeni” possa portare anche da noi a conseguenze tali per gli utenti collegati all’impianto di teleriscaldamento, di dover importare rifiuti esteri?
  3. Come viene dimensionato e gestito tecnicamente l’impianto di teleriscaldamento, per evitare che si possano avere delle carenze di calore o di lungo periodo a causa di mancanza temporanea di rifiuti da bruciare?
  4. È previsto uno stoccaggio dei rifiuti per poter distribuire la produzione stagionale del calore per la TERIS SA e i suoi utenti? Se si, come ciò avverrebbe?
  5. Nel caso l’inceneritore dovesse funzionare per lungo tempo a metà regime (una sola linea) per panne al sistema o per carenza di rifiuti come sarà garantita la fornitura di calore agli utenti teleriscaldati?

Claudia Crivelli Barella, I Verdi

 

Referenze e Link utili:

http://www.districtenergy.org/blog/2013/10/07/sweden-imports-waste-from-european-neighbors-to-fuel-waste-to-energy-program/

http://www.huffingtonpost.ca/2014/09/02/sweden-recycling_n_5738602.html

http://resource.co/article/News/Incineration_overcapacity_threatens_recycling-2653

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/15/oslo-a-caccia-di-rifiuti-per-scaldarsi-quella-italiana-troppo-sporca/614165/

http://www.ilpost.it/2012/09/24/il-paese-che-deve-importare-rifiuti/

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/svezia-si-riscalda-i-rifiuti-dellitalia-1050800.html

http://www.fernwaerme-zuerich.ch/ueber_uns.htm

    Cerca nel sito
    Archivio