Manutenzione del verde e biodiversità

20 Ottobre 2014

Il Municipio di Mendrisio ha presentato il Messaggio sull’adozione della Variante al Piano particolareggiato per realizzare un parco pubblico, come chiedono a gran voce, da anni, numerosi cittadini e cittadine. Per leggerlo con attenzione, mi sono seduta su una panchina del nostro polmone verde urbano, e ho visto la parte bassa un po’ dimessa: lungi dall’essere questa una critica all’oberato Ufficio tecnico, ho pensato che fosse meglio così della situazione di qualche anno fa, quando nel parco ed altrove, la manutenzione era eseguita in maniera quasi eccessiva.

Mi sembra interessante per il futuro verde della nostra e di altre città ticinesi prendere a modello quanto fatto dalla città di Losanna per la gestione e manutenzione degli spazi verdi. Spinti da una grande sensibilità ecologica, ma anche dall’attenzione per l’estetica e l’identità dei luoghi, hanno convertito il loro modo di lavorare e mantenere gli spazi pubblici. Niente più diserbanti, niente più decespugliatori (rimpiazzati da falci) e soffiatori utilizzati settimanalmente (con grande disturbo alla quiete e tendiniti ai lavoratori), bensì spazio ad una manutenzione più mirata ed estensiva. Risultato: fiori selvatici ai piedi delle alberature cittadine, pecore che brucano l’erba nei cimiteri cittadini ed ai piedi del municipio e molto altro ancora. Quindici anni dopo un sondaggio ha dimostrato la piena soddisfazione di tutta la cittadinanza: nessuno tornerebbe indietro, nonostante i primi anni le opposizioni siano state a tratti forti.

Certo, è stato un processo impegnativo che ha richiesto alcuni anni di pianificazione, ma ha permesso di ridurre le emissioni di CO2 e, dato degno di nota, ha ridotto del 20% il personale necessario alla manutenzione degli spazi verdi. Tutte queste informazioni sono ritrovabili sul sito della città di Losanna: vale la pena dare un’occhiata.

Ah… vi chiederete cosa penso della proposta del Municipio sul Parco… a breve renderemo pubbliche, noi Verdi di Mendrisio, le nostre considerazioni.

 

Decrescita, fascismo e suicidio politico. Intervista a Claudia Crivelli Barella

16 Ottobre 2014

imagesIl portale ticinolibero.ch mi ha intervistata a seguito della mia presa di posizione sull’Iniziativa ECOPOP. La riporto qua sotto, invitandovi ad andare a dare un’occhiata all’interessante portale di informazioni politiche ticinolibero.

DECRESCITA, FASCISMO E SUICIDIO POLITICO. CLAUDIA CRIVELLI BARELLA E IL CORAGGIOSO SOSTEGNO A  ECOPOP

A tutto campo con la granconsigliera verde Claudia Barella Crivelli, fra i pochissimi esponenti politici con il coraggio di sostenere l’iniziativa Ecopop.

MENDRISIO – Ha fatto mormorare l’articolo a firma Claudia Crivelli Barella apparso negli scorsi giorni anche sul nostro portale. La deputata verde sostiene l’iniziativa Ecopop, che alcuni definiscono addirittura “ecofascista”. E allora abbiamo voluto capire meglio la sua posizione, che parte dalle teorie decrescitiste e individua in questa proposta una possibile via per iniziare a ragionare sull’enorme problema demografico e dello sfruttamento delle risorse.

Claudia Crivelli Barella, recentemente lei si è distanziata dalla posizione ufficiale dei Verdi in merito all’iniziativa Ecopop, in votazione a fine novembre. Ci può spiegare il suo sostegno a questa iniziativa, che molti definiscono come “estremista”?
«Ero anch’io partita con l’idea che fosse un’iniziativa estrema. Sono andata ad una serata che abbiamo organizzato come Verdi del Ticino con uno degli iniziativisti, ed ero andata con l’idea di essere contraria. E invece parlando con questo iniziativista mi ha fatto vedere le cose da un altro punto di vista».

Ce lo spieghi.
«L’altro punto di vista è quello dell’ecologia profonda, la cosiddetta “deep ecology”. Sono dei testi che leggo da anni, in sostanza si tratta di un modo di vedere la Terra come un organismo composto da tanti esseri viventi, non soltanto dall’uomo. Certo che politicamente è difficile fare questo discorso, perché i licheni non votano, votano soltanto le persone. Però è vero che le persone sono come un cancro per la Terra: ci crediamo gli unici a popolare il pianeta, ma non lo siamo. E a lungo termine anche noi risentiamo del fatto di essere in troppi, di consumare troppo, di essere troppo invasivi».

Lei affronta l’enorme problema della demografia e dello sfruttamento delle risorse. Ma questa iniziativa tenta di risolvere il problema di fatto chiudendo le porte agli stranieri.
«Proprio per questo inizialmente ero contraria. A me piace essere ospitale, aprire le porte di casa, non sono di certo la persona che non vuole gli stranieri. Oltretutto gli stranieri ci servono – se vogliamo fare un discorso utilitaristico – considerato che la nostra popolazione invecchia. Però… da qualche parte occorre pur iniziare. Se la mia casa può ospitare dieci persone ma ne invito venti, alla fine staremo tutti male, nessuno ne trarrà giovamento. Proprio per questo non la vedo come un’iniziativa contro gli stranieri, anche perché gli stranieri che verrebbero toccati sarebbero la “fascia alta” – non i rifugiati che arrivano da situazioni difficili – in pratica coloro che vengono dai paesi a noi vicini».

Questo però significa che si potrebbe mettere in difficoltà l’economia, che ha bisogno di reclutare alcune figure professionali. Inoltre già con l’iniziativa contro l’immigrazione di massa si vogliono porre dei limiti, qui se ne vogliono mettere ulteriormente, e l’economia potrebbe veramente trovarsi in difficoltà.
«Penso che l’economia abbia bisogno in un certo senso di essere messa in difficoltà. L’economia non può essere in una continua crescita, se continuiamo così non ci salviamo più. Occorre guardare sul lungo periodo, non da qui a qualche anno. Purtroppo la politica ha l’abitudine di guardare al breve termine, ai tempi elettorali. Io invece sto guardando molto lontano, e credo proprio che l’economia debba cambiare totalmente, ci deve essere uno stravolgimento copernicano».

Stiamo parlando della “decrescita”?
«È una brutta parola, perché in pochi la conoscono. Ma sì, parliamo di decrescita».

I Verdi in Ticino hanno appoggiato l’iniziativa contro l’immigrazione di massa, soprattutto pensando al tema frontalieri. Nell’iniziativa Ecopop si parla di limitazione degli stranieri, ma non dei frontalieri. Limitando fortemente l’afflusso di stranieri, non teme che lo sfogo “naturale” per l’economia sia quello di far arrivare più frontalieri? Nelle regioni di confine non pensa che il numero di frontalieri potrebbe esplodere?
«Non penso proprio. Perché se si fissano dei paletti, si fissano dei numeri, poi bisognerà stare in questi numeri. Certo che la situazione andrà monitorata, ma non vedo questo pericolo. Ma il punto non è questo».

Ci dica… .
«Il punto è che siamo in troppi, e dobbiamo limitarci nella nostra crescita. Questo non è l’unico modo, ad esempio si potrebbe limitare la crescita se ognuno di noi riducesse i suoi consumi. Prima facevo l’esempio, se in casa mia non ci stanno venti persone ma solo dieci, magari possiamo arrivare a quindici se tutti ci limitiamo. Quindi questo non è l’unico modo, però è qualcosa che va nella giusta direzione».

Questa iniziativa è stata definita “ecofascista”. Non la spaventa essere definita fascista?
«Molto. Ci vuole un certo coraggio a sostenere questa iniziativa. Diversi verdi nel segreto dell’urna la sosterranno, ma non usciranno pubblicamente perché non hanno voglia di sentirsi dare dei razzisti quando non lo siamo in modo più assoluto. È vero che tutte le politiche di limitazione della popolazione spesso non hanno dato buoni risultati».

E invece Ecopop potrebbe dare dei buoni risultati?
«Io vedo la parte di ecologia del profondo, la consapevolezza che non possiamo continuare a crescere, di rendersi conto che siamo in troppi, che dobbiamo limitarci. Certo che dover dire di limitare delle persone sembra qualcosa che fa venir la pelle d’oca, questo è vero. Può essere pericolosa. Però fra gli iniziativisti e nelle loro motivazioni di fondo non c’è traccia in alcun modo di una xenofobia. Che poi possa essere cavalcata da qualcuno che parte da queste motivazioni può essere. Fra l’altro dopo aver scritto questo articolo in cui spiegavo la mia posizione di sostegno all’iniziativa, ho ricevuto delle lettere da alcune persone che mi dicevano che avevo fatto bene perché sennò finiremo per essere governati dagli stranieri. Ecco, non è questo il mio pensiero. In questo senso dicevo che è pericolosa da sostenere. Politicamente è un suicidio, perché i licheni non votano. Ma pazienza, faccio quello che reputo giusto».

Copyright: ticinolibero.ch

Libera scelta della professione

13 Ottobre 2014

downloadIn occasione della discussione parlamentare sul Messaggio 6814 sulla mozione 15 febbraio 2012  “Libera scelta della professione, consapevole dei settori maggiormente disponibili,” ecco il mio intervento.

Presidente, onorevole Consigliere di Stato, care colleghe e cari colleghi,

ai tempi in cui frequentavo le medie (era uno degli ultimi anni in cui si chiamavano ancora “ginnasio”), lo slogan era che il mondo dell’economia avrebbe avuto un bisogno inesauribile di informatici, e che la filosofia e la letteratura potevano andar bene giusto per gli originali e, lo dico ridendo, per le ragazze che intendevano avviarsi alla carriera di mogli!…Il risultato è stato che molti informatici si sono ritrovati senza lavoro, a doversi inventare una carriera, e che altri che avevano scelto strade meno consigliate svolgono oggi lavori dei quali sono tutt’ora soddisfatti. Io credo che il miglior consiglio che si possa dare ad un ragazzo o ad una ragazza che si accinga a scegliere un percorso formativo sia quello di seguire le proprie passioni, senza ascoltare troppo le esigenze dell’economia e i consigli dati dall’esterno. Mi pare questo l’unico criterio che, dalla mia piattaforma di osservazione, si rivela utile, e consente di risparmiare molti costi dovuti a depressioni, mali psicosomatici, cambi di carriera, rivoltamenti del mercato.

Il mondo del lavoro è infatti in continua e perenne evoluzione, alcune professioni scompaiono (il tipografo, per dirne una) e altre appaiono (il ricercatore di fondi per le organizzazioni no-profit, per citarne un altro). Credo che i nostri ragazzi debbano poter vedere le varie possibilità formative e lavorative attualmente presenti, ma soprattutto debbano essere aiutati, qualora lo vogliano, a capire meglio quali siano le loro inclinazioni, le loro capacità e i campi dai quali possono trarre soddisfazione e autostima, perché il lavoro principalmente dovrebbe servire ad incrementare il senso personale di soddisfazione, ben prima che per una ricompensa finanziaria che, se diventa l’unico obiettivo, è un sicuro indice di infelicità, non importa quanto alto sia l’importo che ne ricaviamo.

Riteniamo dunque che quanto si sta già facendo in campo di orientamento scolastico e come informazione per allievi e genitori sulle varie realtà scolastiche e professionale esistenti sul territorio sia di buon livello, con ampio materiale informativo cartaceo (ad esempio il volume “Scuola media e poi?” distribuito a tutte le classi di terza media) e informatico. Utili anche le visite a Expo professioni che consentono agli allievi un’immersione concreta e di gruppo nell’universo della formazione, con la possibilità di scambi non soltanto con adulti, ma anche tra coetanei.

Ringrazio Bixio Caprara per il rapporto, che i Verdi hanno sottoscritto e voteranno.

Claudia Crivelli Barella

Gli sprechi alimentari e l’Iniziativa ecopop

8 Ottobre 2014

logo_ganze_breiteI Verdi non lesinano le critiche in fatto di tutela del territorio, dell’ambiente e della qualità di vita, ma va riconosciuto che non ci facciamo trascinare da certe derive che trovano nella critica fine a se stessa la propria ragione d’esistere: sappiamo anche riconoscere aspetti positivi e opere di interesse generale, ad esempio la mostra itinerante che parte questa settimana a Mendrisio contro gli sprechi alimentari: un tema che ci sta a cuore e che apprezziamo venga promosso. La politica non significa essere sempre contro, bensì riconoscere anche gli aspetti positivi messi in campo. Un tema contro il quale ero partita con un approccio molto critico, messa in guardia in modo negativo e censurante da diversi proclami che parlavano addirittura di xenofobia, è l’iniziativa ecopop. Bene: anche se i Verdi del Ticino esprimeranno dopo il Comitato cantonale il loro parere, e i Verdi svizzeri hanno già detto il loro no; dopo aver parlato con uno degli iniziativisti e aver riflettuto, ho deciso che voterò di sì all’iniziativa, che affronta un tema spinoso con un approccio da ecologia profonda (deep ecology).

Non un tema facile, e sicuramente uno di quegli argomenti sui quali sarebbe forse più saggio tacere, perché in altri tempi le persone libere che esprimevano un’opinione non conforme alla massa venivano messe sul rogo, e attualmente i fuocherelli dei roghi mediatici sono sempre accesi… ma tant’è: forse in solitaria, voterò sì all’iniziativa ecopop. In Svizzera il tasso di crescita demografica è ormai paragonabile a quello dell’India. Il numero di abitanti aumenta cinque volte più velocemente rispetto a quanto avviene nell’Unione europea e ogni secondo viene cementificato 1,1 metro quadrato di terreno. Ecopop si prefigge di garantire una crescita sostenibile in Svizzera limitando l’immigrazione al massimo allo 0,2% del totale degli abitanti della Confederazione. Per lottare contro la sovrappopolazione a livello mondiale propone di destinare il 10% dei fondi di aiuto allo sviluppo a misure di controllo delle nascite nei paesi poveri. Vi invito a considerarla con attenzione per quello che è: una difesa del territorio, del valore della vita e della biodiversità messa a rischio dalla specie invasiva più pericolosa del pianeta: l’essere umano.

Per vostra info, il sito dell’Iniziativa Ecopop: www.ecopop.ch/it/

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