Edifici potenzialmente degni di essere salvaguardati come beni culturali di interesse locale indifesi?

7 Dicembre 2018

INTERROGAZIONE

Onorevoli Consiglieri di Stato,

diversi Comuni ticinesi sono inadempienti in materia di beni culturali di interesse locale poiché non hanno reso conforme il loro Piano regolatore (PR) alla legge sulla protezione dei beni culturali (LBC) del 1997.

Recenti casi, dei quali ha parlato la stampa scritta, avvenuti a Massagno, Locarno, Mendrisio o Vacallo dimostrano che vi è una carenza legislativa nella protezione di edifici o manufatti che potenzialmente potrebbero diventare oggetto di tutela, grazie alla decisione del Consiglio comunale di approvazione della variante pianificatoria dei beni culturali, ma che non lo sono al momento dell’inoltro di una domanda di costruzione intesa a demolire tali oggetti.

La carenza è evidente quando: 1) manca una base legale (PR) di tutela dei beni culturali di interesse locale; 2) è in corso una variante dei beni culturali di interesse locale non ancora approvata dal Legislativo comunale. In questi due casi, se manca la volontà politica da parte di un Municipio o del Consiglio di Stato di adottare misure provvisionali ai sensi della LBC o misure cautelari ai sensi della LST ne consegue quasi sempre la distruzione dell’edificio. Infatti, attualmente la LBC prevede:

Misure provvisionali

  1. a) condizioni

Art. 17 1Se un bene culturale protetto o degno di protezione è esposto al rischio di manomissione, alterazione, distruzione, trafugamento o simili, il Consiglio di Stato deve ordinare senza indugi le misure provvisionali necessarie.

2Il Municipio è competente a ordinare misure provvisionali limitatamente ai beni protetti di interesse locale.

3A seconda dei casi possono essere ordinati in particolare:

  1. a) il divieto di modificare o di distruggere il bene culturale, anche se oggetto di una licenza di costruzione (sospensione dei lavori); (…)
  2. b) convalida

Art. 18 1La misura provvisionale volta a scongiurare i pericoli a cui è esposto un bene non ancora protetto esplica i suoi effetti per la durata di sei mesi. Se entro questo termine l’autorità promuove la procedura di istituzione della protezione, la misura resta in vigore finché la relativa decisione sia passata in giudicato.

2Ove la misura riguardi un bene immobile, il Consiglio di Stato promuove la procedura di cui all’art. 105 della legge cantonale di applicazione della legge federale sulla pianificazione del territorio, se il Comune, sollecitato ad avviarla, resta inattivo.

Alcuni recenti casi segnalatici riguardano: ville liberty a Massagno e a Vacallo, un edificio degli anni Trenta del ‘900 a Mendrisio. Questi edifici sono oggetto di domande di costruzione che prevedono la loro demolizione e per i quali l’Ufficio dei beni culturali del Dipartimento del territorio ha invitato i diversi Municipi a valutare attentamente le misure provvisionali o cautelari da adottare specificando che sono edifici potenzialmente da salvaguardare come beni di interesse locale. In questi casi i rispettivi Municipi hanno deciso di non adottare tali misure e di rilasciare la licenza edilizia per la loro demolizione e il Cantone non è intervenuto con misure provvisionali.

Visto quanto precede chiedo:

  • Quanti Comuni non dispongono di PR conformi alla LBC?
  • Quando i PR non sono conformi alla LBC come agisce il Dipartimento del territorio? Invita con lettera ad hoc i Municipi inadempienti a rendere i loro PR conformi alla legge? Oppure, indica tali informazioni negli Esami preliminari dipartimentali in occasione di revisioni o di varianti pianificatorie? Oppure, chiede di procedere a tali adeguamenti in occasione di preavvisi nell’ambito di procedure edilizie?
  • Nel caso di inadempienza di un Comune (Municipio) ad adottare una variante pianificatoria quali misure prende il Consiglio di Stato?
  • Quanti casi di intervento del Governo contro Municipi inadempienti vi sono stati dall’adozione della LBC ad oggi?
  • Per quale motivo nel caso della villa liberty esistente sul fmn 394 RFD Massagno il Consiglio di Stato ha deciso di non adottare misure provvisionali, visto che il Consiglio comunale avrebbe potuto stabilire una protezione della villa, smentendo il preavviso negativo del Municipio (come avvenuto a Lugano con diversi edifici)? Non adottando una misura provvisionale non si è, di fatto, impedito al Legislativo di esercitare realmente il suo compito istituzionale fondato sulla LBC e sulla LOC?
  • Come mai nei due Avvisi cantonali, riferiti alle due domande di costruzione (29 aprile 2016 e 27 luglio 2017) per la demolizione degli edifici (villino ed ex garage) esistenti sul fmn 1777 RFD Mendrisio, si riproduce il preavviso dell’Ufficio dei beni culturali in modo differente: nella sua interezza nell’AC della prima domanda di costruzione DC 97429 e “tagliato” nell’AC della seconda domanda di costruzione, DC 102755?

«… In merito alla portata di questo inventario e alla sua applicazione in ambito pianificatorio si veda la sentenza Rüti (DTF 135 Il 209) del Tribunale federale del 1° aprile 2009 e le Raccomandazioni concernenti la presa in considerazione degli inventari federali secondo l’articola 5 LPN nei piani direttori e nei piani di utilizzazione del 15 novembre 2012, dalle quali risulta come l’IS05 deve essere considerato anche nel quadro di compiti comunali.

Tutela dell’edificio al mapp. 1777. […]; esso [l’edificio] però può essere preso in considerazione per una protezione locale. Ricordiamo in tal senso che la revisione dell’elenco dei beni culturali di Mendrisio non è ancora stata completata. Nel 2008 (adozione Varianti di adeguamento del PR) il Cantone aveva segnalato solamente alcune rettifiche di carattere formale per gli edifici protetti sul piano cantonale, senza entrare nel merito della questione dei beni culturali locali. Il 12 marzo 2014 il Comune, a seguito di una mozione del Consiglio comunale, ha inviato alla SST una richiesta di informazione circa lo stato dei lavori di censimento dei beni culturali di Mendrisio, alfine di poter procedere all’aggiornamento dell’elenco dei beni culturali da proteggere ai sensi della LBC mediante una Variante PR. Secondo l’art. 20 LBC la decisione di proteggere i beni culturali immobili è presa nell’ambito dell’adozione dei PR comunali. Il DT, di regola nell’esame preliminare, indica quali sono gli immobili d’interesse cantonale da proteggere e si esprime sulle proposte relative ai beni d’interesse locale elaborate dal Comune (art. 15 RBC). La decisione di istituire la tutela dei beni culturali d’interesse locale spetta al legislativo comunale (art 20 cpv. 2 LBC).

Conclusione La domanda di costruzione si pone evidentemente in contrasto con l’obiettivo di conservazione e valorizzazione dell’edificio esistente e del comparto di pregio in cui è inserito. La sostituzione di questo tipo di edifici con altri di tutt’altro carattere e volume comporta un generale impoverimento e la conseguente perdita d’identità del quartiere.

Si invita pertanto il Municipio a voler esaminare attentamente il caso e a fare tutte le valutazioni e le ponderazioni del caso nel rispetto delle competenze assegnate all’autorità locale nel quadro dell’applicazione della LBC (art. 17).

Per quanto concerne la possibilità di sospensione dell’esame della domanda di costruzione si rimanda alle competenze dell’autorità comunale, segnalando come l’edificio oggetto di demolizione si trovi all’interno di un comparto ISOS con obbiettivo di salvaguardia A (cfr. Lorenzo AnastasiIDavide Sacchi, La protezione del patrimonio costruito, con particolare riferimento all’inventario 1505, in RtiD 1-2013, pagg. 327 segg., pag. 370)».

Chiedo la produzione dell’Avviso cantonale completo riferito alla prima domanda di costruzione (DC 97429) e dell’Avviso cantonale DC 102755, con il preavviso dell’Ufficio dei beni culturali integralmente riprodotto.

Ringraziandovi per l’attenzione, porgo i migliori saluti, Claudia Crivelli Barella

Intervista su LaRegione del 30 gennaio

30 Gennaio 2015

download

Oggi è uscita un’intera pagina su LaRegione, firmata da Daniela Carugati, sul tema del lavoro. Tra le persone intervistate anche… Claudia Crivelli Barella.

Ecco l’intervista in formtato pdf: Fondati sul lavoro, di Daniela Carugati, La Regione

Sulla diminuzione del numero di allievi per classe

19 Settembre 2013

Stimato Consigliere di Stato, care colleghe,

un dato: a Cuba, le classi non superano i 15-17 allievi in ogni livello di scolarità. Cuba è più avanti di noi, un tema di educazione, e questo dovrebbe farci riflettere!

Molti studi dimostrano “che gli allievi in classi piccole ottengono migliori risultati nell’apprendimento della lingua e della matematica rispetto agli allievi in classi grandi, anche quando in queste ultime vi sono docenti d’appoggio al docente principale”. “La scuola pubblica obbligatoria è un tassello fondamentale nella struttura educativa e formativa della nostra società, permette di intervenire a favore di un sano sviluppo dei ragazzi e di dotarli di strumenti indispensabili alla loro riuscita in una realtà sempre più competitiva, complessa, con modelli familiari e sociali in crisi”. Investire “precocemente” e “preventivamente” in quest’ambito “permette di ottenere risultati per tutta la società e anche di prevenire ulteriori spese riparatorie (in ambito sociale e formativo)”. I Verdi sono persuasi che la scuola costituisca un tassello imprescindibile del nostro vivere, e che non vi sia spazio per risparmi che rischiamo di pagare cari in futuro.

Esistono studi come lo studio STAR e quello di Blatchford  che sono particolarmente importanti per il loro alto profilo scientifico. Come ha detto un ricercatore dell’università di Princeton, parlando del progetto STAR, noi ci troviamo in una situazione in cui “una sola esperienza ben concepita dovrebbe definitivamente ridurre al silenzio una mole di studi mal controllati, che forniscono osservazioni imprecise e dati statistici incerti”.

Questi studi stabiliscono in modo inconfutabile tre fatti cruciali. In primo luogo, la riduzione della dimensione degli scolari effettivi nei primi anni d’insegnamento è un fattore cruciale bello e buono di riuscita scolastica, a parità di tutto il resto. In secondo luogo, gli effetti di una riduzione iniziale della dimensione delle classi sono durevoli e sembrano perfino aumentare nel corso degli anni di studio. Infine i due studi si accordano relativamente al fatto che la riduzione della dimensione della classe permetta di ridurre considerevolmente gli scarti tra bambini di diverse origini sociali.

Nella prospettiva di una volontà di democratizzare l’insegnamento, questo risultato è, evidentemente di una importanza estrema.

Partita da un iniziale scetticismo sulla reale necessità per la nostra scuola di ridurre gli allievi per classe, audizioni e colloqui approfonditi con molti docenti mi hanno convinta a firmare il rapporto di Francesco Cavalli, che vi invito a votare.

Stop alle barbarie di massa

6 Settembre 2011

In ognuno di noi alberga un anarchico sprayer, ci aggiriamo per le strade con i cappucci delle nostre immaginarie felpe calati sugli occhi, e nella fantasia correggiamo la realtà dei cartelloni pubblicitari o elettorali che non condividiamo. A me capita in certe giornate autunnali di rivestire con la fantasia giovani troppo scosciate (e di svestire manager incravattati!), di disegnare baffi e occhiali a grandi volti noti, di aggiungere frasi che snaturano il senso commerciale di certi proclami (non farò esempi neppure sotto tortura!). Però, nel farlo (sempre e soltanto nell’immaginazione!), applico quel principio di autocensura, di limite, di osservanza della legge che dovrebbe sempre guidare le nostre azioni. Per quanto nobili le nostre intenzioni, se non osserviamo la legge, facciamo un passo nella direzione della barbarie, e la barbarie, per quanto affascinante e liberatoria, suscita sempre reazioni a catena. Imbrattando un manifesto, si viola il principio della libertà di espressione e, per quanto difficile e complicata, la nostra società si basa sulla libertà. A noi il trovare mezzi e modi per contrastare opinioni che non condividiamo o che, peggio, mettono a rischio quella libertà che a noi appare scontata, e per la quale in altri paesi ancora si muore.

Per questo non ho firmato l’iniziativa contro la campagna dell’UDC “Stop all’immigrazione di massa” che sostiene gli sprayer che hanno modificato la scritta sui cartelloni del mendrisiotto, terra di frontiera, con l’ironica scritta “stop all’ignoranza di massa”. I Verdi non amano l’ignoranza, e sono forse un po’ selvatici, ma certamente non amano la barbarie e la prevaricazione, né nei fatti, né scritta sui muri.

Tutte e tutti a votare

1 Aprile 2011

Sia andata com’è andata, siamo alla fine della campagna elettorale, siamo a un momento prima dei festeggiamenti, dei ripensamenti, del conteggio finale. I candidati di ogni partito, e anche quelli dei non partiti, sono nervosetti, l’altra metà dell’universo ticinese pare piuttosto silente e poco interessata, forse come reazione protettiva contro l’ansia trasmessa dai tumulti elettorali: un’amica mi diceva l’altro giorno che non vede l’ora che sui cartelloni pubblicitari in giro per le strade tornino gli annunci dei saldi, anche perché non è che ci sia molto da lustrarsi gli occhi con le facce ingigantite dei candidati. Un attimo prima dell’inizio del lavoro vero, quello che ha poco a che vedere con la campagna, ripenso a questi mesi, qui nel silenzio, e mi dico che sì, ne è valsa la pena: ho la sensazione di avere imparato molto, di essere cresciuta umanamente anche se, come sempre, crescere significa anche invecchiare.

Quello che mi ha invecchiata sono le reazioni incattivite, prive della pur minima volontà comunicativa, gli attacchi gratuiti, la mancanza di rispetto. E’ questo l’ingrediente che ho sentito carente, non verso la mia persona , ma come clima generale.  Se dimentichiamo che gli altri, anche coloro che la pensano in modo diverso da noi, sono fratelli (e sorelle….sorelle, ragazze, sorelle: com’è possibile che una donna parli male di un’altra donna?!), tutto vien meno. Possiamo discutere per ore su temi difficili, scontrarci, arrabbiarci: questo è il bello dell’arena politica! Ma perdere il rispetto verso i nostri simili, e per di più similissimi, in quanto persone che come noi hanno deciso di votare gran parte del loro tempo e delle loro energie alla causa del bene comune, allora siamo peggio delle bestie, perdiamo il senso della cooperazione, il più alto e auspicabile stadio della comunicazione umana.  I Verdi hanno molto da dire, e sanno anche tacere quando parlare significa insultare altri esseri umani. Io voterò i Verdi perché ho in me la voglia di vivere meglio. Andiamo tutti a votare: lo dobbiamo a noi stessi, ai nostri figli e a tutto ciò che ci circonda.

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