Interrogazione – Per una buona convivenza tra apicoltori e agricoltori-viticoltori

24 Apr 2017

Interrogazione – Per una buona convivenza tra apicoltori e agricoltori-viticoltori. Novità e pericoli di recenti mutamenti nell’omologazione dei prodotti fitosanitari utilizzati nella lotta alla Drosophila suzukii

Breve introduzione alla problematica – Nel luglio 2011 è stata identificata in Svizzera, nelle colture di piccoli frutti del Ticino e dei Grigioni, la drosofila del ciliegio (Drosophila suzukii). In seguito ai danni causati da questa drosofila in Italia e in Francia nel 2010, la Stazione di ricerca Agroscope Changins-Wädenswil ACW ha formato nella primavera 2011 un gruppo di lavoro e ha dato avvio ad una prima campagna di monitoraggio nelle regioni di produzione frutticola e viticola. ACW sta attualmente valutando delle possibilità di lotta.

La drosofila del ciliegio (Drosophila suzukii Matsumura,) è un moscerino della frutta o dell’aceto (famiglia delle Drosophilidae), misura 2-3 mm di lunghezza, ha occhi rossi e corpo color brunogiallastro. Con il nostro clima i voli sono stati osservati da aprile a novembre. A causa della sua polifagia, la sua rapida diffusione e la sua biologia si tratta di un parassita primario. Attacca preferibilmente frutti non raccolti in corso di maturazione. Originario del Giappone, disseminato nell’America del nord, a fine 2008 è stato scoperto in Spagna, a novembre 2009 in Italia nel Trentino e nel 2010 nella Francia meridionale e in Corsica. Nel 2011 Agroscope ACW ha lanciato una campagna di monitoraggio in modo da determinare l’eventuale presenza del parassita sul territorio svizzero. Sono state selezionate delle aziende nei cantoni Ginevra, Turgovia, San Gallo, Grigioni, Ticino, Argovia, Basilea Campagna, Zurigo, Vaud e Vallese, produttrici di bacche o di frutti a nocciolo. Non ancora identificato nel resto della Svizzera e nelle colture di frutti a nocciolo, a fine luglio 2011 su delle trappole posate all’interno di colture di bacche nei Grigioni e in Ticino sono stati trovati degli adulti di drosofila. A causa della sua virulenza e della sua capacità di attaccare dei frutti sani poco prima del raccolto, risulta difficile controllare questo parassita. Nei prossimi anni dobbiamo oramai aspettarci la sua diffusione in tutti i paesi dell’Europa centrale e meridionale. Il gruppo di lavoro di Agroscope ACW sta attualmente studiando le esperienze di prevenzione e di lotta applicate nei paesi già infestati e ha dato inizio al processo di omologazione di prodotti fitosanitari.

Pericolosità per le api dei prodotti fito-sanitari omologati recentemente: l’esempio dello SPINOSAD – Uno dei prodotti omologati recentemente è lo SPINOSAD. Lo Spinosad è un insetticida naturale ad ampio spettro d’azione, estratto dai prodotti dal metabolismo di colture artificiali dell’attinomicete tellurico Saccharopolyspora spinosa. Lo Spinosad manifesta la sua azione biocida nei confronti di insetti appartenenti a vari ordini, fra cui Tisanotteri, Lepidotteri, Rincoti, Coleotteri, Ditteri, Imenotteri. Trova impiego in orticoltura, floricoltura, vivaismo, frutticoltura, viticoltura, olivicoltura e in alcune colture erbacee da pieno campo. In particolare si può impiegare per il controllo anche della drosofila, anche se l’ampiezza dell’efficacia non è ancora pienamente suffragata da dati scientifici definitivi. Come suggerito dalla Task force Drosophila suzukii del dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca DEFR Agroscope ACW, i trattamenti insetticidi sono da tenere come ultima ratio.[1] Gli interventi preventivi prima dell’invaiatura come pure quelli tardivi dopo la vendemmia sono inutili e inefficaci. In caso di necessità, possono essere utilizzati unicamente i prodotti autorizzati. Inoltre, come detto, l’Ufficio precisa che l’efficacia dei prodotti autorizzati non è garantita. Ciononostante, con il documento Foglio illustrativo n°7036 /2017 del 21.2.2017 lo Spinosad è stato immesso nella lista elvetica dei prodotti ufficiali ammessi all’utilizzo senza una autorizzazione speciale.[2]

Uno dei motivi è che per le sue proprietà tossicologiche e l’impatto ambientale relativamente basso, lo Spinosad è compatibile con la lotta integrata. Il suo impiego è inoltre autorizzato in agricoltura biologica dal Regolamento CE n. 404 del 6 maggio 2008. Il principio attivo è poco solubile in acqua e poco volatile, perciò non presenta rischi di inquinamento atmosferico per deriva e di inquinamento delle falde per lisciviazione. Nel suolo si ferma nei primi centimetri del profilo e in superficie viene rapidamente degradato per via fotochimica. All’interno dei vegetali viene altresì rapidamente metabolizzato, riducendo al minimo il rischio di accumulo di residui: i tempi di carenza ammessi sono infatti di tre o sette giorni per la maggior parte delle colture ortive e frutticole e di 15 giorni per la vite. Si tenga tuttavia presente che l’impiego di insetticidi come unica misura non sarà sufficiente, visto il rapido sviluppo di resistenze della Drosofila. Inoltre a causa dell’infestazione poco prima della raccolta, della continua entrata di moscerini nei frutteti e della lunga durata della raccolta della maggior parte delle specie di bacche sarebbero necessari trattamenti durante la raccolta, trattamenti che pregiudicherebbero la qualità del prodotto.

Un esempio di disastro apiario – Per quanto concerne gli Apoidei (bombi e api), il prodotto mostra però un’elevata tossicità finché le superfici trattate sono umide, perciò si devono evitare irrorazioni durante la fioritura e, più in generale, ricorrere a trattamenti nelle ore serali per non danneggiare i pronubi. Numerosi studi hanno dimostrato che alti livelli di residui di Spinosad (circa 10 volte quelli che le api possono trovare nell’ambiente) causano una rapida morte della loro colonia.

Risulta quindi indispensabile aumentare l’informazione riguardo all’uso del prodotto, che benché omologato per l’uso a basso impatto ambientale, risulta letale per le api e quindi altamente dannoso per l’apicultura, soprattutto se spruzzato durante le ore di volo delle api. Inoltre è necessario che l’uso corretto di tale prodotto sia sottoposto a rigorosi controlli da parte delle autorità. Presentiamo a titolo esemplificativo un esempio molto grave, anche se la correlazione moria della api-uso improprio dello Spinosad non è dimostrabile con sicurezza. Nel settembre 2016 nel Mendrisiotto si sono manifestati dei casi di morie improvvise di api dovuti, si sospetta, all’uso improprio di prodotti utilizzati nella lotta alla Drosophila e spruzzati probabilmente durante le ore di volo delle api. Il caso che ci è stato segnalato concerne la moria di 20 arnie in un solo giorno. Questo tipo di incidente, dovuto probabilmente a ignoranza delle direttive sull’utilizzo del prodotto o sulla scomodità di doverlo spandere al di fuori delle ore di volo degli insetti, è potenzialmente disastroso per la produzione di miele ticinese e per la buona convivenza tra i diversi attori dell’ambito agricolo.

Possibili Conclusioni  Senza voler accusare nessuno, e senza poter provare al 100%, nel caso citato, una sicura corrispondenza moria delle api-uso improprio dello Spinosad, è pero auspicabile che un tale incidente suoni come un campanello d’allarme e che non sia lasciato cadere nel vuoto. Ci preme che tali incidenti siano fonte di una campagna di informazione-prevenzione in modo da evitare che si ripresentino in futuro. Deve essere chiaro che l’utilizzo di prodotti come lo Spinosad non garantisce una protezione dalla Drosofila e, allo stesso tempo, se spruzzato nelle ore di volo delle api, produce una moria disastrosa tra gli insetti (documentata da numerosi dati scientifici). È forse anche opportuno procedere a inasprire le misure repressive in caso di abuso o di utilizzo in modo non corretto (spruzzato nelle ore di volo delle api), in modo da scoraggiare il ripetersi di tali situazioni e il proliferare dell’ignoranza di tali conseguenze a causa della omologazione (che sembra quindi sdoganarlo diminuendone la pericolosità) del prodotto.

Domande – In base alla situazione descritta i firmatari chiedono al Consiglio di Stato:

  1. Il Consiglio di Stato è a conoscenza dell’omologazione, nel febbraio 2017, del prodotto Spinosad tra gli insetticidi ammessi all’utilizzo senza una autorizzazione speciale?
  2. Sono noti al Consiglio di stato i casi di morie improvvise e importanti di api nel corso del mese di settembre 2016 a causa, probabilmente, di un uso improprio di prodotti fitosanitari atti a lottare contro la Drosofila? Il Consiglio di Stato ha altre ipotesi riguardo la moria? Quali altre cause potrebbero essere alla fonte di tale moria?
  3. Al di là dei fatti accaduti nel settembre del 2016, quali strategia sono state implementate fino ad oggi per permettere una serena e proficua convivenza tra apicoltori, viticoltori, e altri attori del mondo agricolo coinvolti nella lotta alla Drosofila e colpiti dalla tossicità dei prodotti ammessi alla lotta al parassita? In particolare:
    1. Che tipo di informazione ha svolto la consulenza agricola riguardo alla tossicità per le api di tali prodotti se usati nelle ore di volo degli insetti?
    2. In quali date ha svolto, se sono state svolte, le campagne di informazione di cui al punto 3a.?
    3. In caso di risposta affermativa al punto 3a., quali documenti sono stati distribuiti? È possibile averne una copia?
    4. Quanto capillarmente sono stati distribuiti?
    5. È stata richiesta una presa di conoscenza del documento da parte degli agricoltori-viticoltori? Se la risposta è positiva, quanti hanno risposto?
  4. Come si intende procedere per evitare che in futuro prodotti come lo Spinosad vengano utilizzati in modo improprio e/o spruzzati fuori dagli orari consentiti? In particolar modo
    1. Come si intende migliorare l’informazione che se spruzzati nelle ore di volo delle api prodotti come lo Spinosad sono micidiali per le api?
    2. Come si intende controllare che i trattamenti vengano svolti nelle ore notturne?
    3. In che modo si intende migliorare la comunicazione per evitare che in futuro si ripresentino casi di avvelenamento di api?
    4. Come si intende comunicare in modo ancora più capillare con gli attori che utilizzano prodotti altamente tossici per le api e che sono stati recentemente omologati nella lista ufficiale dei prodotti che non richiedono una domanda di uso temporanea?
    5. Come rendere ancora maggiormente attenti i viticoltori sul fatto che l’omologazione di questi prodotti non significa che sono efficaci contro la Drosofila e che, d’altro canto, sono micidiali per le api se utilizzati impropriamente?
  5. In che modo si intende perseguire eventuali illeciti come l’utilizzo dei prodotti in momenti non idonei (utilizzo nelle ore di volo delle api)? In particolar modo:
    1. Quali sono le sanzioni attualmente in vigore per un uso improprio di prodotti come lo Spinosad?
    2. Il Consiglio di Stato intende inasprire le sanzioni per un uso improprio di tali prodotti?
    3. Come si intende comunicare agli attori coinvolti la gravità di un uso improprio del prodotto e le conseguenze legali di tale uso improprio?
  6. Come proteggere anche le persone che passeggiano tra i filari da tutti i prodotti fitosanitari spruzzati? In particolare: come valuta il Consiglio di Stato la possibilità di introdurre una norma che obblighi i viticoltori ad avvisare in anticipo tramite cartelli posti nelle vicinanze dei vigneti e indicanti le date dei trattamenti?

Con i segni della massima stima,

Claudia Crivelli Barella, I Verdi

 

Michela Delcò Petralli, Tamara Merlo, Francesco Maggi

Matteo Quadranti

Giancarlo Seitz, Patrizia Ramsauer

Germano Mattei

Daniela Pugno Ghirlanda, Gina La Mantia, Carlo Lepori, Henrik Bang

Raffaele De Rosa, Sara Beretta Piccoli

[1] https://www.agroscope.admin.ch/agroscope/fr/home/themes/production-vegetale/protection-vegetaux/drosophila-suzukii/fiches_techniques_drosophila_suzukii.html

[2]https://www.blw.admin.ch/dam/blw/it/dokumente/Nachhaltige%20Produktion/Pflanzenschutz/Pflanzenschutzmittel/Bewilligungsverfahren/Generaleinfuhrbewilligung/Packungsbeilagen/7000-7499/7036_2017.pdf.download.pdf/Packungsbeilage%207036%20i.pdf.

Articolo di ticinonews

Ancora sulle merci pericolose e il raddoppio del Gottardo

20 Dic 2014

Claudia Crivelli Barella merci pericoloseQualche giorno fa il presidente dell’Astag, la potente lobby degli autotrasportatori, se l’è prese con me per il mio articolo sull’allentamento delle misure di sicurezza per quanto riguarda il passaggio delle merci pericolose sotto al Gottardo in caso di raddoppio. Dopo il TCS per voce di Renato Gazzola, ecco anche l’Astag a scagliarsi veementemente contro il dato di fatto che un raddoppio spalancherebbe la strada a camion pieni di veleni sulle nostre autostrade. Pubblico qua la risposta che ho spedito ai giornali. Tutto il dossier riguardo la questione raddoppio-trasporto di merci pericolose (interrogazioni parlamentari, risposta scandalosa del governo, lettere, ecc.), lo trovate a questo link. Qui invece trovate un articolo che mi ha inviato Andreas Barella, coordinatore per la Svizzera italiana del Comitato nazionale “No al raddoppio”. Da leggere e meditare!

Contro il raddoppio basta informarsi. Nella rubrica dei lettori del Corriere del Ticino ho letto uno scritto del signor Waldo Bernasconi, presidente della sezione ticinese dell’Astag, che se la prende veementemente con le mie affermazioni contro il raddoppio del San Gottardo e il probabile allentamento delle misure di sicurezza per il trasporto di merci pericolose, in modo direi offensivo. Caro signore, certo che da un deputato al Gran Consiglio ci si aspetta moderazione e riflessione: nessuno può, in coscienza, accusarmi di mancare di queste qualità. Le mie affermazioni sono condivise da molti ticinesi e sostenute dal Comitato contro il raddoppio, il quale ha lanciato un referendum il cui risultato verrà presentato a breve: saranno i cittadini e le cittadine a dire ciò che desiderano per il futuro dei nostri figli. Invito tutti ad informarsi approfonditamente su questo importante tema, lontani da ideologie e da lotte di lobby che portano solo ad attacchi personali e ad offuscare i fatti. Trovate materiale per valutare con coscienza le ragioni del no al raddoppio sul sito dell’iniziativa delle Alpi (alpeninitiative.ch) e, nel piccolo, sul mio: crivellibarella.info.

Le merci pericolose e il raddoppio: risposta a Renato Gazzola del TCS

4 Dic 2014

downloadHo spedito questa lettera ai giornali dopo la risposta di Renato Gazzola (eccola per vostra informazione: 141120 CdT Lettera Gazzola), al mio precedente intervento sulla questione del trasporto di merci pericolose e il raddoppio del Gottardo.

Spiace vedere Renato Gazzola, rappresentante del TCS, che reputo un’associazione seria e ponderata, mettersi a sparare contro le persone invece che sugli argomenti, che tanto dovrebbe conoscere bene vista la sua professione. Mettiamo i puntini sulle i su quanto Gazzola ha affermato commentando un mio scritto sul trasporto di merci pericolose in caso di raddoppio.

Le merci pericolose attualmente passano sotto al San Gottardo caricate su treni che scendono la Leventina, passano da Bellinzona e escono in Italia da Luino. Il loro transito è risparmiato al Sottoceneri, densamente popolato proprio per via della pericolosità delle sostanze tossiche trasportate. Il Signor Gazzola cita il comunicato stampa del Consiglio federale del 29 ottobre, ma evidentemente ne ha letto solo un pezzo. Nel suo comunicato il Consiglio federale sottolinea sì che al Gottardo il trasporto delle merci pericolose resterà limitato anche qualora si realizzasse una seconda galleria stradale. Ma Gazzola dimentica di dire che visto che questa limitazione è fissata solo in un’ordinanza, il Consiglio federale può cambiarla in qualsiasi momento senza una votazione popolare. Inoltre, con due canne di galleria, sarà più difficile motivare il mantenimento delle restrizioni per le merci pericolose per questioni di sicurezza, come affermato dal Consiglio federale stesso in risposta a una precisa domanda di un parlamentare. Il Consiglio federale ha appena tolto tutte queste restrizioni nella galleria a due tubi del Seelisberg. E a differenza del Seelisberg, se si raddoppia la galleria stradale del Gottardo, il tunnel avrà sia una corsia di sicurezza sia un cunicolo di salvataggio separato. Tecnicamente il Gottardo sarà più sicuro del Seelisberg. Conseguenza logica: col raddoppio la Svizzera rischia che il Gottardo diventi l’asse di transito europeo per le merci pericolose, e questo da Chiasso a Basilea e non solo nella galleria stessa.

Un ultimo dettaglio: gli asili non sono costruiti sull’autostrada, dice Gazzola. Vero, però sono molto vicini. La nostra autostrada attraversa spesso i centri urbani: per fare un esempio a Chiasso tutto il complesso scolastico (asilo, elementari, medie e commerciali) è a 50 metri dall’autostrada, e per fare un altro esempio, a Pambio Noranco c’è un asilo a pochi passi dallo svincolo di Lugano sud. Ma anche a Mendrisio l’asilo sud è a poche centinaia di metri in linea d’aria dall’autostrada. E chissà quanti altri asili, case per anziani, scuole. Ognuno faccia un rapido esame della situazione nel suo comune. In caso di un incidente con merci tossiche queste si spanderebbero in aria e andrebbero a colpire moltissime persone.

Chiudere gli occhi sui fatti come stanno, caro Signor Gazzola, non ci preserva dai pericoli che questi comportano. Far finta che camion pieni di veleni transitino sulle nostre strade dicendo che sono innocui non ci proteggerà in caso di incidente. Un secondo tubo peggiorerà la sicurezza di tutti i ticinesi che abitano nel raggio di qualche chilometro dall’autostrada. I camion pieni di materiale pericoloso sfrecceranno di fianco alle nostre case, che le piaccia o no. Altro che sicurezza aumentata.

Il referendum procede spedito, vi invito a rispedire le cartoline firmate al più presto.

Le merci pericolose e il raddoppio: un’altra picconata alla nostra sicurezza

11 Nov 2014

Claudia Crivelli Barella merci pericoloseNel gennaio di quest’anno, assieme ad altri deputati ho inoltrato un’interrogazione riguardante il trasporto di merci pericolose sulle strade ticinesi in generale e sotto la galleria autostradale del Gottardo in particolare, chiedendo cosa potrebbe succedere se la galleria venisse raddoppiata. La risposta del Consiglio di Stato è stata la seguente. Primo: il CdS ticinese sostiene a spada tratta il raddoppio, prima ancora di rispondere alle domande dell’interrogazione. Secondo: visto che l’ipotetico raddoppio non aumenterà la capacità di transito, i camion con merci pericolose non potranno passare. Bizzarra conclusione, e lascio cercare a voi lettori il senso logico della risposta, perché io e insigni giuristi non l’abbiamo trovato.

Purtroppo per i fautori del raddoppio e per la nostra salute, però nei giorni scorsi il Consiglio federale ha rivisto le limitazioni al transito di merci pericolose nelle gallerie stradali svizzere. In particolare, le restrizioni decadono per sette tunnel delle strade nazionali, tra le quali il Seelisberg, che è la penultima galleria che ci proteggeva dal veder sfrecciare sulle nostre autostrade autentiche bombe a orologeria cariche di veleni e merci esplosive. L’ultimo baluardo che fa sì che le merci debbano andare sul treno è il Gottardo. Il Consiglio Federale giustifica la decisione di aver dato il via libera in questa gallerie anche per gli elevati investimenti eseguiti a favore della sicurezza. Ora lo sappiamo, investono soldi nei tunnel stradali e così giustificano la soppressione del divieto di transito per merci pericolose.

A una precisa domanda fatta a Berna il Consiglio federale ha risposto che non può garantire che, una volta costruito un secondo tubo al Gottardo, le merci pericolose non potranno passare. E nel Canton Uri un’interpellanza simile alla nostra ha ricevuto dall’esecutivo la risposta che sì, il Governo Urano teme che un raddoppio potrebbe far allentare le misure restrittive nell’ambito del trasporto di merci pericolose. In Ticino no, si veleggia tranquilli e sorridenti verso il disastro. O si fa finta di non vedere i pericoli per la popolazione, mettendoli in secondo piano nei confronti dei vantaggi finanziari dei pochi che approfitteranno della costruzione del secondo tubo. Alla faccia di chi dice che il secondo tubo aumenterebbe la sicurezza. Un’autostrada piena di mine vaganti da Airolo a Chiasso vi sembra sicura? E poi, i fautori del raddoppio hanno addirittura la faccia tosta di affermare di volere il secondo tubo per una questione di sicurezza!

Se non ci svegliamo in fretta noi cittadini comuni rischieremo la vita ogni qualvolta uno di questi camion transiterà, carico di veleni e esplosivi, di fianco ai nostri asili, alle nostre case per anziani, alle nostre sorgenti.  Vi invito a firmare il referendum contro questo ennesimo assalto alla qualità di vita di tutti noi. Scaricate i formulari a questo indirizzo www.noalraddoppio.ch  O venite a trovarci nelle piazze di Chiasso, Mendrisio, Lugano, Bellinzona, Locarno, Biasca e Faido al sabato mattina!

Il trasporto di merci pericolose è sottovalutato dal Consiglio di Stato

6 Giu 2014

downloadI documenti citati nel testo (comparso sul Corriere del Ticino il 6 giugno) sono i seguenti. L’interrogazione del 28 gennaio 2014: Transito di merci pericolose sotto al Gottardo, quali rischi con un raddoppio e la risposta del Consiglio di Stato del 29 aprile 2014: Risposta del CdS inter. merci pericolose

Il poeta tedesco Christian Morgenstern scriveva: “Quello che non deve essere, non può esistere”. La frase mi è venuta in mente leggendo la risposta del Consiglio di Stato all’Interrogazione riguardante il trasporto di merci pericolose che ho inoltrato in gennaio assieme ad altri colleghi deputati (tutti i documenti li trovate qua sopra). I fatti sono i seguenti: se la galleria autostradale del Gottardo fosse raddoppiata, vi è la certezza, confermata dal Consiglio federale, che le misure restrittive in materia di transito di merci pericolose nella galleria, e di conseguenza sull’intero tratto autostradale ticinese, sia allentato e che il traporto di tali merci, che mettono in pericolo la nostra sicurezza, divenga prassi comune. Attualmente questo tipo di merci è obbligato ad andare sul treno, oppure a transitare attraverso le nazioni circostanti.

La domanda che abbiamo posto al Governo era: il CdS ha valutato la possibilità che un raddoppio della galleria autostradale del Gottardo comporterebbe un possibile allentamento delle misure restrittive nell’ambito del trasporto di merci pericolose su strada attraverso il Canton Ticino? E come concilia il Consiglio di Stato questo aumento dei rischi diretti per l’incolumità dei cittadini ticinesi a causa di un incidente dovuto al trasporto di materiali pericolosi sulla A2 con il sostegno al raddoppio della galleria autostradale del Gottardo? E in conclusione: quali conseguenze avrebbe per il nostro Cantone un eventuale allentamento del regime di trasporto di merci pericolose sul traffico merci transalpino e sulla politica di trasferimento del traffico in generale?

Pochi giorni fa è giunta la risposta dell’esecutivo che esordisce con la lapidaria sentenza: “In apertura il CdS ribadisce il proprio convinto sostegno al risanamento della galleria tramite la realizzazione di un secondo tubo.” Leggendo questo preambolo mi sono detta che probabilmente da lì in poi il contenuto sarebbe stato un negare il fatto che l’unico modo per tener lontani i camion zeppi di materiale potenzialmente esplosivo e dannoso per la salute sia NON costruire un secondo tubo. Il Ticino oggi come oggi è protetto da questo pericolo proprio dal fatto che le due gallerie del San Gottardo e del San Bernardino vietano tassativamente il passaggio di tali mezzi pesanti. Il CdS basa la sua risposta su un comunicato stampa dell’Ufficio federale delle strade (USTRA). “Un laconico comunicato stampa?”, mi sono detta, “Possibile che non esistano altri studi o documenti del Consiglio federale che ci possano rassicurare in questo ambito?” No, non ci sono, e la risposta dell’USTRA e del CdS fa accapponare la pelle per la pochezza dell’argomentazione e per la capacità di “schivare l’oliva”. In sostanza USTRA afferma che “una maggiore apertura al trasporto di merci pericolose andrebbe di fatto ad aumentare la capacità di transito della galleria, in evidente contrasto con la Legge federale concernente il transito stradale nella regione alpina.”

Il CdS si dice soddisfatto della risposta e conclude che la frase appena citata “dà garanzie sufficienti per escludere già sin d’ora l’eventualità che un raddoppio della galleria possa comportare un futuro allentamento delle attuali misure restrittive per il trasporto di merci pericolose”. Ho riletto la risposta perché non vedevo il nesso tra le due affermazioni. Visto che se le merci pericolose potranno transitare sotto il Gottardo, i camion aumenteranno, allora vuol dire che non si darà il permesso ai camion pericolosi di transitare sotto il Gottardo? Ma dove è la logica dell’affermazione? Chi vieterà concretamente ai camion pericolosi di arrivare? Nessuna legge lo potrà fare! E i tecnici che dovranno valutare l’idoneità del tunnel al trasporto di merci pericolose NON si baseranno sui numeri di transiti, perché è una questione che non gli competerà! Se i camion pericolosi possono passare o meno è una questione tecnica (numero di canne e loro larghezza), quanti camion possono passare è una questione politica.

Nel Canton Uri, un’interpellanza simile alla nostra ha ricevuto dall’esecutivo la risposta che sì, il Governo Urano teme che un raddoppio potrebbe far allentare le misure restrittive nell’ambito del trasporto di merci pericolose. In Ticino no, si veleggia tranquilli e sorridenti verso il disastro. O si fa finta di non vedere i pericoli per la popolazione, mettendoli in secondo piano nei confronti dei vantaggi finanziari dei pochi che approfitteranno della costruzione del secondo tubo. Alla faccia di chi dice che il secondo tubo aumenterebbe la sicurezza. Un’autostrada piena di mine vaganti da Airolo a Chiasso vi sembra sicura? Se non ci svegliamo in fretta noi cittadini comuni rischieremo la vita ogni qualvolta uno di questi camion transiterà, carico di veleni e esplosivi, di fianco ai nostri asili, alle nostre case per anziani, alle nostre sorgenti.

Claudia Crivelli Barella

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