Mozione interpartitica: un Centro Diurno Socio-assistenziale anche a Mendrisio

18 Aprile 2018

Durante la seduta del Consiglio Comunale del 31 maggio 2010 i consiglieri comunali Luca Maghetti e Giovanni Poloni presentarono una mozione per chiedere al Municipio l’ istituzione di un Centro sociale diurno per la città di Mendrisio. La commissione ad hoc istituita per esaminare la problematica, dopo un attento e approfondito esame, scrive nel proprio rapporto: “La commissione, all’unanimità, invita dunque i colleghi Consiglieri Comunali ad approvare la mozione (…)” e anche il Municipio, nel MM 95/2011 Risposta alla mozione del marzo 2010 richiedente l’istituzione di un Centro sociale diurno per la Città di Mendrisio , nel dispositivo finale invitava il consiglieri comunali a risolvere: È approvata la mozione…(…). La stessa è poi stata approvata dal Consiglio Comunale ma, fino ad oggi, nessun Centro sociale diurno è stato creato a Mendrisio. Nel frattempo i Centri sociali diurni sono stati sostituiti dai Centri Diurni Socioassistenziali.

Uno degli obiettivi strategici citati al numero 10 dei Punti chiave delle Strategie Mendrisio 2030, Favorire l’integrazione sociale e la salute pubblica, dice che Mendrisio sostiene lo sviluppo (…) dei servizi di appoggio sanitari rivolti alla popolazione.

Sullo stesso documento possiamo anche leggere che un abitante su quattro, a Mendrisio, è anziano, motivo per il quale la Città è particolarmente attenta e sensibile alla tematica della popolazione senile.

I Centri diurni socio-assistenziali fanno parte della rete dei servizi d’appoggio riconosciuti ai sensi della Legge sull’assistenza e cura a domicilio. Sono centri diurni di proprietà di comuni, fondazioni o associazioni che offrono attività di animazione, di socializzazione e di prevenzione sia per persone autosufficienti che per persone con bisogno di assistenza per le attività di base della vita quotidiana. Per queste ultime viene offerta una presa in carico sia individuale che di gruppo con l’obiettivo di favorirne il mantenimento a domicilio.

Dei 14 centri esistenti attualmente in Ticino, tre si trovano nel Mendrisiotto e tutti e tre sono di proprietà del comune sede: Chiasso, Vacallo e Riva San Vitale. Grazie a questo semplice dato si può senz’altro notare uno squilibrio tra l’offerta del Basso Mendrisiotto, con due Centri per una popolazione di circa 21’000 persone, ed il resto del comprensorio che ha, invece, a disposizione un solo Centro per circa 32’000 abitanti. La popolazione di Mendrisio deve rivolgersi alla struttura di Riva San Vitale.

Le finalità di queste strutture sono molteplici e si possono così riassumere:
• Prevenzione dell’isolamento sociale
• Mantenimento e attivazione delle risorse personali e dell’autonomia della persona anziana
• Mantenimento al domicilio
• Diminuzione del carico psico-fisico del familiare curante
• Miglioramento della qualità di vita
• Promozione della salute

L’accesso ai centri diurni è libero per le persone autosufficienti e pianificato per le persone con bisogno di assistenza. La frequenza al centro è gratuita, si richiede unicamente un contributo per i pasti, le gite, i materiali per le attività, ecc.

Per implementare la già importante offerta di servizi che Mendrisio offre ai propri cittadini (anziani e non), crediamo che l’apertura di un Centro Diurno Socio-assistenziale (CDSA) debba essere presa seriamente in considerazione. La città non dovrà forzatamente gestire direttamente la struttura ma potrà essere il “motore istituzionale” per dare avvio ad uno studio di fattibilità in collaborazione, per esempio, con ATTE, che già gestisce dei CDSA a Lugano e Biasca, o Prosenectute, che ha Centri a Massagno, Lamone, Faido e Bellinzona o con qualsiasi altro interlocutore che si ritenesse interessato (ECAM, SACD, Generazione Più, che ha un CDSA a Lugano, ecc…).

Signor Vice Sindaco, signori Municipali, con la presente mozione chiediamo di:
• avviare una consultazione con l’Ufficio Cantonale degli Anziani e delle Cure a
Domicilio (UACD) per valutare la necessità di avere, sul territorio di Mendrisio, un
Centro Diurno Socio-assistenziale
• coinvolgere nella consultazione Associazioni o Fondazioni già attive sul territorio e
che hanno già esperienza nella gestione di queste infrastrutture

Per Insieme a Sinistra: Daniele Stanga (primo firmatario),

Claudia Crivelli Barella (Verdi), Giovanni Poloni (PLR), Massimiliano Robbiani (Lega, UDC e
Indipendenti), Davina Fitas (PPD+GG)

Scarica la mozione in pdf: Mozione CDSA

Non cediamo ai ricatti del Governo

12 Aprile 2018

I ricatti al giorno d’oggi vengono chiamati dal Governo ticinese “riforme fiscali equilibrate”. In realtà di un vero e proprio ricatto si tratta: accettare gli sgravi fiscali ai milionari che, poverini, pagano già troppe tasse e potrebbero andarsene se non li sgraviamo ancora di più, e ricevere in contropartita alcune minime misure sociali. Attenzione: il 29 aprile voteremo solo la riforma fiscale, e non queste minime seppur doverose misure sociali. Bocciando gli sgravi sociali per i ricchi bloccheremo però anche la manovra che Governo e i partiti che in quel Governo ci siedono da tempo immemore stanno pian piano sdoganando, vale a dire un meccanismo che viene riproposto a intervalli regolari in nome di un miglioramento dell’economia cantonale: si comincia con sgravi a pioggia per aziende e multi milionari (52 milioni in questa tornata), poi a fronte di deficit strutturali si tagliano le prestazioni dello Stato, in particolare quelle sociali con la spiegazione che tutti devono contribuire a risanare le finanze dello Stato: negli ultimi anni ci sono stati 50 milioni di tagli agli aiuti dei ceti meno abbienti. Esattamente le cifra che ora si vorrebbe regalare ad imprese e ricchissimi. La novità di questa tornata di regali fiscali è appunto questa commistione tra gli sgravi, che tolgono soldi allo Stato, e degli aiuti sociali che sembrano più un’elemosina piuttosto che degli aiuti veri e propri. Una cosa non dipende dall’altra: non lasciamoci ingannare da chi negli ultimi venti anni ha riempito il Ticino di capannoni distruggendo il territorio e intasando le nostre strade ed i nostri polmoni. Se proprio dobbiamo parlare di sgravi fiscali è giunto il momento di pensare ed applicare una riforma fiscale che possa fungere da trampolino di lancio per la necessaria trasformazione ecologica e sociale dell’economia ticinese. Quindi, invece di sgravi a pioggia, si dovrebbero introdurre solo sgravi mirati per le aziende virtuose, quelle che assumono prevalentemente o solo residenti con buone condizioni di lavoro e a salari svizzeri, quelle che si dotano di piani di mobilità aziendale efficaci, quelle che utilizzano solo energia rinnovabile o compensano completamente le loro emissioni dannose per il clima, quelle che producono pochi rifiuti e riciclano. Per andare finalmente in questa direzione virtuosa bisogna iniziare da un convinto NO il 29 a regali fiscali per aziende e multimilionari.

Basta smantellare posti di lavoro FFS a Chiasso e nel Mendrisiotto!

10 Aprile 2018

Assieme ai colleghi granconsiglieri del Mendrisiotto abbiamo inoltrato il seguente atto parlamentare.

In questi ultimi anni il dibattito politico ticinese in merito alle politiche di risparmio messe in atto dalle FFS nel nostro Cantone ha scaldato gli animi. Non si può per esempio, non pensare alle Officine di Bellinzona, le quali hanno scongiurato la chiusura definitiva della loro attività anche grazie ad una insurrezione giustificata a tutela dell’occupazione locale.

Ma le Officine non sono l’unico luogo di risparmio individuato dai super manager delle FFS. La nostra regione, in particolare Chiasso, negli ultimi decenni ha visto drasticamente ridurre i posti di lavoro che venivano offerti dall’ex regia federale.

Già nel 2011 il Collega Luca Pagani con il sostegno dei Deputati del Mendrisiotto inoltrò al Consiglio di Stato un’interpellanza dal titolo “drastica riduzione di posti di lavoro alle Officine FFS Cargo di Chiasso: non perdere il treno!”. La risposta non fu rassicurante e quanto sta accedendo oggi sembrerebbe esser in linea con le preoccupazioni di allora, tutto questo nonostante nella risposta governativa del 2011 fu chiaramente scritto che “il mantenimento delle Officine di Chiasso è coerente con i notevoli investimenti decisi dalle FFS per rivalutare e potenziare l’importante funzione nazionale e internazionale della stazione di confine per il traffico passeggeri e per quello merci. Il fatto che recentemente FFS Cargo abbia deciso di riaprire in Ticino un ufficio vendita, con sede proprio a Chiasso, conferma che attorno all’infrastruttura ferrovia di confine vi è ancora un interessante potenziale di sviluppo, a maggior ragione se integrato nel concetto più globale di Centro di competenze in materia di trasporto e mobilità ferroviaria.”

Ad oggi ci troviamo ulteriormente confrontati con la cancellazione di numerosi posti di lavoro e nello specifico nei seguenti settori:

  • Funzionari dirigenti;
  • Servizio pulizia carrozze:
  • Servizio di manovra;
  • Officine;
  • Controllori veicoli;
  • Verificatori;
  • Servizio alla clientela;

Ricordiamo che a Chiasso erano impiegati oltre 1’000 dipendenti assunti dalle FFS e che ad oggi si può stimare una presenza che non supera i 500.

Calcolando lo sforzo e i sacrifici che Chiasso e il Mendrisiotto hanno dato a favore delle FFS (solo a Chiasso vi sono 110 chilometri di binari!!!) risulta incomprensibile come negli anni l’ex regia federale abbia potuto e voluto dismettere in modo così drastico alcuni servizi presenti nella Stazione Internazionale di Chiasso.

Negli ultimi mesi è poi stato annunciato in pompa magna dal CEO Andreas Meyer che a Chiasso verranno investiti 200 milioni di franchi a favore della stazione. Ma in verità, parlare di investimento sembra ancora una volta illusorio dal momento in cui questi soldi servirebbero per sistemare stabili ormai prossimi allo sfascio e a creare le infrastrutture necessarie per spostare e cancellare ulteriori posti di lavoro da Chiasso!

Alla luce di quanto sopra esposto chiediamo al Lodevole Consiglio di Stato:

  1. Una radiografia dei posti di lavoro FFS a Chiasso e nel Mendrisiotto a partire dal 1990 ad oggi;
  2. Se alla domanda 1 dovesse essere confermata l’emorragia di qui si parla nell’introduzione dell’atto parlamentare, chiediamo cosa intende e cosa può fare il Governo a salvaguardia degli ultimi posti di lavoro nella città di confine?
  3. Corrisponde al vero che una parte dei 200 milioni serviranno a far sì che vi saranno ulteriori cancellazioni di posti di lavoro a Chiasso?

Con distinti ossequi.

Giorgio Fonio, Maurizio Agustoni, Claudia Crivelli Barella, Lisa Bosia Mirra, Ivo Durisch, Sebastiano Gaffuri, Ivano Lurati, Daniele Caverzasio, Natalia Natalia Ferrara, Luca Pagani, Giovanni Pagani, Massimiliano Robbiani, Matteo Quadranti

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