Interrogazione: Soffiatori e migliore qualità di vita

24 Ottobre 2017

Autunno. Cadono le foglie, l’aria è satura dell’odore … più che di caldarroste e funghi, di quello dei soffiatori; oltre aduna fine miscela di polveri nocive che rimane in sospensione per ore. Studi suggeriscono che l’aria in tal modo attivata sia veicolo persino di numerose patologie influenzali e di malattie tropicali che, in tal modo sollecitate, viaggiano con più agio.

La motivazione? Come sempre, l’intenzione è buona. Pare che un operatore munito di soffiatore “pulisca” quanto quattro operatori con scope e rastrelli. Forse è vero se si guarda unicamente alla quantità di materiale raccolto. Ma quello che si guadagna in tempo, lo si perde altrove, e moltiplicato.

Salute.

  • degli operatori, che portano i paraorecchie, ma respirano le emissioni dei motori, oltre che il pulviscolo che alzano. Infatti il soffiatore solleva in aria un “aerosol” (è il termine tecnico) di cacche di cane, sputi, cicche, microbi, batteri … e peggio. Un aerosol che rimane in sospensione per delle ore, perché la potente azione meccanica del soffiatore sminuzza il materiale, e questo pulviscolo minuto si deposita molto più lentamente che la polvere sollevata in aria dall’azione di scope, rastrelli … o vento.
  • delle persone nelle vicinanze, abitanti o passanti, allievi delle scuole, che subiscono l’inquinamento chimico, fisico e fonico (non avendo i paraorecchie). Ora, assistiamo all’esasperazione (altro motivo di malessere) di persone che vorrebbero un po’ di pace e si ritrovano i soffiatori all’opera nei pressi della propria abitazione o del luogo di lavoro. Senza parlare degli animali (cani, gatti, uccelli, rettili e anche volpi e altri abitanti dei boschi limitrofi) che soffrono molto per il rumore, al quale sono ancora più sensibili di noi umani. L’inquinamento fonico è riconosciuto come elemento che conduce allo stress, fonte di molte patologie fisiche e psichiche.

Società.

  • Rinunciare a scope e rastrelli è un’occasione persa per dare lavoro a persone difficilmente occupabili, che siano tali per la precarietà della loro permanenza (asilanti) o per le caratteristiche personali (scelta individuale o limitatezza di alternative, per mancanza di qualifiche professionali o problemi di salute, psichica o fisica, dipendenze, altri motivi per una disoccupazione temporanea o duratura).
  • Non c’è persona, a meno che sia gravemente invalida, che non sia in grado di tenere in mano una scopa. Magari lentamente, ma anche se in una giornata tira su solo quattro foglie, è meglio occupato che non a vagare spaesato per le strade o isolarsi in qualche angolo. Con un po’ di creatività, una buona occupazione anche per i giovani, magari persino più allettante di tante proposte al chiuso del Centro giovani, e in grado di attirare più seguito!
  • L’essere umano ha bisogno di un’occupazione sensata e utile, di interazione con altri, di riconoscimento di aver fatto quello che può, di non essere un peso. Giovani compresi.
  • Ci rendiamo conto che la conduzione di squadre di questo tipo è difficile, ma è uno sforzo che al comune conviene affrontare. Per la società è meno oneroso investire pazienza e tempo per occupare le persone, come misura di prevenzione di danni ben più pesanti, come vandalismo, malattie, criminalità.

Sicurezza.

  • Non vogliamo dire che furti, vandalismi e altri crimini siano conseguenza della minore presenza di spazzini sulle strade. Ma sta di fatto che in passato c’era dappertutto la presenza di un silenzioso e attento operatore comunale, a fare da deterrente ai malviventi. Il passaggio della vettura scopatrice-aspiratrice o spargisale o dell’uomo con soffiatore, non solo non ha utilità per la sorveglianza e vigilanza, ma al contrario, sotto la copertura del rumore assordante un ladro può tranquillamente trapanare serrature e infrangere vetri. Oltre che la pazienza di chi desidera un momento di tranquillità! Nel rumore, il senso di solitudine aumenta.

Economia e ecologia.

  • L’inverno sta arrivando, speriamo con molta neve (speranza personale, e condivisa, per motivi romantici e per il senso di pulizia e di ordine che regala la coltre bianca, coprendo per qualche momento le brutture umane e gli effetti del traffico e dell’urbanizzazione). Il sale costa, danneggia l’ambiente e fa arrugginire il metallo. Negli anni passati ne abbiamo visto un uso massiccio. Spesso viene sparso sulle strade asciutte, in previsione di gelo, in quantità tali da sembrare che abbia nevicato. Dopo le nevicate, si vede il sale sparso sulla coltre di neve. Situazioni dove due colpi di pala rendono inutile il sale, o bastano quattro granelli invece di mezzo chilo.

Chiediamo in merito al Municipio:

  1. Qual è la posizione del Comune di Mendrisio in merito ai soffiatori?
  2. Il Municipio è disposto ad affrontare l’onere di impiegare un numero significativo di persone difficilmente occupabili, per la pulizia delle strade? Eventualmente affidando al personale stabile, quello con la professionalità e esperienza che conosciamo e apprezziamo (un grazie al lavoro dell’impiegati dell’Ufficio tecnico!), il compito supplementare di assistere e condurre il personale ausiliario, oppure incaricando persone con una preparazione specifica?
  3. L’inverno sta arrivando: stiamo andando incontro alla stagione della neve. Possiamo sperare di vedere folte schiere di uomini e donne munite di pale, per risolvere le difficoltà puntuali, irrisolvibili con i macchinari? (Per esempio i muretti di neve davanti alle fermate dell’autobus, ai passaggi pedonali e in molti altri punti.)
  4. Qual è la posizione del Comune in merito al sale?

Il gruppo dei Verdi in Consiglio comunale,

Claudia Crivelli Barella, Tiziano Fontana, Andrea Stephani, Daniela Carrara

Risposta sull’Acquedotto a lago

23 Ottobre 2017

In merito alla risposta del Consiglio di Stato alla mia Interrogazione sull’Acquedotto a lago dell’11 settembre 2017, sono preoccupata. Preoccupata per il cambiamento di programma che disattende quanto deciso dai Comuni con l’adozione della variante PCAI-M 2014, che prevede una realizzazione dell’acquedotto in due fasi ben distinte: dapprima la messa in rete delle fonti locali e solo in un secondo tempo il collegamento a lago, a titolo sussidiario. La tappa zero, se accompagnata da opportune misure di risparmio idrico e dalla messa in sicurezza delle captazioni e delle zone di protezione, potrebbe rendere superfluo l’oneroso collegamento a lago, mentre si parla subito di captazione a lago come di unica e indispensabile misura per garantire l’approvvigionamento idrico nei prossimi anni. L’Ufficio delle acque e dell’approvvigionamento idrico e la Delegazione consortile continuano a prevedere per il Mendrisiotto un aumento dei consumi d’acqua, in controtendenza con quanto accade nel resto della Svizzera (i dati della Confederazione testimoniano un consumo in costante calo da decenni). Ignorando modelli virtuosi (vedi Comune di Gordola), preferiscono optare subito per la captazione a lago, con il rischio di un probabile e costoso sovradimensionamento, invece di sostenere i Comuni nel risanamento e nella protezione delle fonti locali, ciò con il chiaro fine di liberare da vincoli edificatori gli ultimi terreni del Mendrisiotto in cui è possibile attingere acqua di falda. Trovo preoccupante che già si parli di accordi fra USTRA e Consorzio che andranno a sicuro discapito delle zone di protezione in conflitto con l’autostrada dei Pozzi San Martino di Mendrisio, dei Pozzi di Coldrerio e del Pozzo Polenta di Morbio Inferiore. Per ogni zona di protezione delle acque stralciata, USTRA ha infatti promesso di riversare al Consorzio 500’000-1’000’000 di franchi, i quali invece di essere investiti negli importanti risanamenti serviranno a contenere i costi della captazione a lago: una palese pressione su quei Comuni che saranno presto chiamati a decidere se mantenere o stralciare queste zone di protezione. A ciò aggiungo la preoccupazione per la captazione a lago: l’acqua di lago non è completamente pura come l’acqua di fonte, continua a mantenere, anche quando depurata, tracce di ormoni e di nanoparticcelle di plastica che a lungo andare potrebbero costituire un serio problema per la popolazione del mendrisiotto, già intossicata dall’aria che respiriamo. Inoltre, le catastrofi naturali paventate dal Cantone che potrebbero attenderci non risparmieranno di certo l’acqua lacustre, con conseguenze non facilmente prevedibili. Tutto nell’ottica predatoria che contraddistingue questo Ticino cresciuto con l’illusione della crescita continua e indolore: finché ce n’è, allunghiamo le mani e prendiamo, del futur non c’è certezza

 

SERATA CON TELMO PIEVANI

18 Ottobre 2017

Un interessante serata! Per leggere il dépliant completo, cliccate sull’immagine qua a fianco. Ci vediamo all’USI a Mendrisio! Claudia

L’Associazione “Athena” (www.athenaticino.ch), dopo un primo anno di attività si appresta ad una nuova stagione di interessanti conferenze. La prima delle tre già previste per questo 2017, avrà luogo il 20 ottobre 2017, alle ore 20.30, all’AULA MAGNA DELL’ACCADEMIA DI ARCHITETTURA di Mendrisio

 L’ingresso è libero e aperto al pubblico.

L’ ospite d’ onore della serata sarà il professor: TELMO PIEVANI, evoluzionista e filosofo della scienza, che ci parlerà di: MIGRAZIONIE CLIMATICA E POLITICA, tema da lui affrontato anche in un libro “Libertà di migrare” edito da Einaudi nel 2016, scritto a quattro mani con Valerio Calzolaio, nel quale si fa il punto circa lo stato delle conoscenze sull’evoluzione della nostra specie illustrando le varie grandi migrazioni dalle origini ad oggi.  Infatti in questo periodo storico nel quale viviamo – laddove il presente ci occupa più del nostro passato e del nostro futuro – e sembra che i fenomeni migratori siano solo quelli di cui ci parlano i quotidiani, appare utile uno sguardo oggettivo e storico-scientifico per comprendere o ricordare che le popolazioni umane migrano da almeno 2 milioni di anni, per necessità o per scelta: lo hanno fatto prima in Africa, poi ovunque e il risultato è che il quadro delle popolazioni umane si è arricchito: fughe, ondate, convivenze, selezione naturale, sovrapposizione tra flussi successivi, forse conflitti tra diverse specie umane, fino a Homo Sapiens. Il cervello è cresciuto e con esso la flessibilità adattativa e la capacità migratoria.

Gli esseri umani sono evoluti anche grazie alle migrazioni: questa è una delle ragioni per cui garantire la libertà di migrare, soprattutto nel momento in cui i cambiamenti climatici, oltre che le emergenze politiche, sociali ed economiche, provocano flussi forzati. Il che significa pure, ovviamente, che va tutelato il diritto di restare nel proprio Paese.

I muri, le barriere potranno fermare questi fenomeni epocali, non solo di origine bellica o economica, ma anche climatici?

Telmo Pievani: Dal 2012 insegna Filosofia delle Scienze Biologiche all’Università di Padova. Grande comunicatore scientifico, fa parte del Comitato Scientifico di BergamoScienza, è stato direttore scientifico del Festival delle Scienze di Roma. Ha curato molte mostre divulgative: ricordiamo la recente mostra al MUDEC di Milano «Homo sapiens: la grande storia della diversità umana» con Luigi Cavalli Sforza e il «Darwin Day».

A Mendrisio ogni bimbo avrà un albero!

13 Ottobre 2017

Lunedì scorso in Consigio comunale si è votato sulla Mozione dei Verdi ALBERI DELLA VITA. La Mozione è stata accolta! Ecco l’intervento di Andrea Stephani. Grandi Verdi! 

Egregio signor Presidente, onorevole Sindaco, egregi Municipali,

colleghe e colleghi,

vorrei iniziare questo intervento ringraziando le colleghe ed i colleghi consiglieri comunali, di tutti i gruppi politici, che hanno sottoscritto questa proposta. Ringrazio inoltre i commissari che hanno mediato una soluzione di compromesso, condivisa dal Municipio, che tramite il MM n. 39/2017 invita questo lodevole Consiglio comunale ad adottare una misura meno vincolante rispetto a quella contenuta nella mozione, per un periodo di prova di due anni durante i quali si potrà verificare la sostenibilità dell’iniziativa, valutare le criticità rilevate in sede di analisi commissionale e preavviso municipale ed apportare i dovuti correttivi. Comunque vada la votazione che si svolgerà nei prossimi minuti, i miei ringraziamenti vanno a coloro che hanno condiviso un approccio alternativo alle proposte abituali al fine di cercare una soluzione sul lungo termine alle problematiche dell’inquinamento atmosferico e della pessima qualità dell’aria con le quali siamo quotidianamente confrontati.

Perché fondamentalmente è questo lo scopo della mozione in esame: intervenire con una misura di compensazione ecologica minima (ovvero piantare un albero per ogni nascita o adozione registrata nel Comune) per controbilanciare le attività antropiche che sottraggono porzioni di terreno e di vegetazione necessarie per mantenere l’equilibrio del nostro ecosistema. Nello specifico, stiamo parlando di due funzioni chiave svolte dalle piante: la conversione dell’anidride carbonica in ossigeno e la filtrazione dell’aria che permette, tra le altre cose, di ritenere una percentuale non indifferente del particolato prodotto dalla combustione delle energie fossili.

Intervenendo prima sul MM n. 30 / 2017, riguardo al comparto di Valera, ho citato la creazione di un polmone verde regionale come risposta lungimirante e consapevole agli allarmi smog che vengo registrati, sempre più spesso, alle nostre latitudini. In un contesto in cui, ogni giorno, uomini, donne, anziani e bambini respirano l’aria peggiore di tutto il centro Europa, in una regione in cui basta un mese secco per far schizzare tutti gli indicatori oltre i livelli di guardia, in un momento storico in cui medici seri ed autorevoli come il dottor Giorgio Noseda, dati alla mano, ci hanno più volte messo in guardia sulla correlazione tra inquinamento atmosferico e maggiore probabilità di contrarre patologie dell’apparato respiratorio, tumori compresi, non possiamo più permetterci né di sottovalutare la questione ambientale, né di minimizzare le conseguenze inevitabili dell’esposizione continua a tutti i veleni presenti nell’aria che respiriamo.

Di transenna, mi si passi un’ultima, brevissima considerazione di ordine finanziario. Sommando la seduta di lunedì scorso a quella di stasera, abbiamo discusso e condiviso un Piano finanziario plurimilionario e concesso crediti per circa 10 milioni di franchi di investimenti. Per favore, non venitemi a dire che piantare degli alberi “costa troppo”, senza spiegarmi rispetto a cosa costerebbe troppo. Rispetto alla possibilità di respirare? E qui chiudo questo breve excursus mirato.

Approfitto inoltre dell’occasione per farmi latore di una proposta, proveniente da una comune cittadina, una giovane mamma, che, saputo della mozione, ci ha contattati negli scorsi giorni, indicando quale luogo di piantumazione in occasione di nascite ed adozioni le pendici del San Giorgio o del Monte Generoso, al preciso scopo di rinfoltire le selve castanili che, aggiungiamo noi, nel corso degli ultimi anni, hanno subito i danni causati dal cinipede del castagno, la cui invasione ha praticamente cancellato la produzione di castagne dei nostri boschi. Ora che questo parassita è stato praticamente debellato dalla diffusione di un agente antagonista (il Torymus sinensis Kamijo), sarebbe opportuno intervenire piantando alberi sani che possano rinverdire la produttività delle nostre selve castanili, che sono anch’esse un importante biotopo tipico del nostro Distretto che in passato è stato fondamentale per il sostentamento della popolazione attraverso le attività sussidiarie dell’agricoltura.

Concludendo, sono consapevole del fatto che parlare di piantare alberi e raccogliere castagne (a cui si aggiunge l’accenno di prima alla riproduzione delle testuggini di fiume) durante una seduta di Consiglio comunale in cui si votano progetti del costo di milioni di franchi possa far sorridere più d’uno dei miei colleghi, ma personalmente sono convinto che anche un piccolo gesto come piantare oggi un albero, produttore d’ossigeno e filtro naturale per eccellenza, possa essere la causa presente di un effetto positivo di cui beneficeranno, spero, le generazioni future. Non lo dico solo io e non è neppure una novità. L’ha scritto Catone, più di duemila anni fa: “Serit arbores, quae alteri saeclo prosint”. Pianta alberi, che porteranno giovamento in un altro tempo.

Confidando che il Municipio saprà, in questi due anni di prova, promuovere ed attuare il principio contenuto nella mozione nel miglior modo possibile, annuncio la nostra adesione al MM 39 / 2017.

Inquinamento luminoso

12 Ottobre 2017

Il mio intervento nel Consiglio comunale del 9 ottobre riguardo l’inquinamento luminoso. 

Nell’approvare questa importante richiesta di credito, ci preme ricordare la tematica dell’inquinamento luminoso, già sollevata in più occasioni, tema che tende a venire dimenticato di fronte a ben più impellenti fonti inquinanti, ma con una sua importanza per il buon vivere di umani e animali, che si apprezza quando si tratta di guardare le stelle come gli amici della Filanda hanno proposto venerdì in una bella serata pubblica a Genestrerio con la guida del nostro collega Paolo Danielli.

Dal sito del Cantone, riprendo alcune raccomandazioni e buone pratiche da seguire:

  • Evitare di installare lampade superflue ed eliminare quelle non più funzionali.
  • Valutare l’impianto dal punto di vista dello scopo a cui è destinato, tenendo conto anche dell’eventuale disturbo che può arrecare alla natura, al paesaggio e ad altre attività umane.
  • Posizionare gli apparecchi di illuminazione e orientare i fasci di luce affinché sia illuminato solo l’oggetto di interesse e non l’area circostante.
  • Orientare i fasci di luce dall’alto verso il basso evitando emissioni al di sopra dell’orizzonte. Nel caso in cui non fosse possibile e per soggetti di comprovato valore architettonico mantenere i fasci di luce almeno un metro sotto al bordo superiore della superficie da illuminare e, comunque, entro il perimetro degli stessi provvedendo allo spegnimento parziale o totale, o alla diminuzione di potenza impiegata entro una determinata ora da definire.
  • Nei centri storici adottare apparecchi posizionati sotto gronda.
  • Tenere conto dell’illuminazione prodotta anche da altre sorgenti luminose già esistenti (ad es. insegne luminose, vetrine) in modo da ridurre al minimo la potenza installata.
  • Limitare l’illuminazione artificiale al solo periodo in cui essa è effettivamente necessaria. La scelta di spegnere l’impianto dopo una certa ora è sicuramente la soluzione che dà i risultati migliori. Si ottengono soluzioni efficaci anche utilizzando riduttori di flusso, temporizzatori e sensori a raggi infrarossi (o similari).
  • Evitare di istallare impianti di illuminazione in aree naturali e limitare al massimo la luce dispersa per salvaguardare l’ambiente naturale circostante.

In alcuni punti della nostra Città, come ad esempio all’imbocco autostradale, esistono in tal senso ampi margini di miglioramento: ditte come la Solis possiedono delle luci al neon eccessive e moleste, che mettono a rischio anche una guida sicura. Anche la stazione di San Martino appare eccessivamente luminosa, così come molte insegne e altri edifici industriali e commerciali, sui quali invitiamo il Municipio a chinarsi con una mappatura e un richiamo all’ordine e alle disposizioni di legge e di buonsenso.

 

    Cerca nel sito
    Archivio