Dei conti di AET, del carbone di Lünen e di perseverazioni diaboliche

26 Giugno 2014

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Intervento sul messaggio 10 luglio 2013 concernente l’approvazione del rapporto di gestione e del conto annuale per l’esercizio 2012 dell’Azienda Elettrica Ticinese

Il gruppo dei Verdi sostiene il rapporto di minoranza sottoscritto da Francesco Maggi e per questo motivo voterà anche quest’anno contro l’approvazione dei conti di AET.

Ci sono però alcune novità che vorrei portare alla vostra attenzione. La prima è che il mondo energetico sta mutando molto in fretta. Riconosciamo che l’attuale CdA e la dirigenza AET da qualche anno ha completamente cambiato la strategia dell’azienda, che ora mira al 100% di energie rinnovabili entro il 2050 (anche se ci potremmo già arrivare nel 2035!) e fornisce corrente certificata 90% rinnovabile a tutti i ticinesi mentre prima era un 99% di mix energetico sporco. Tuttavia, il restare in qualche misura ancorati al passato, vendendoci la decisione di non liberarsi di questi investimenti sbagliati come se fosse una scelta ponderata e tecnologicamente all’avanguardia, ci costa nei conti 2012 una ventina di milioni. I successi sono letti come merito della dirigenza, gli errori macroscopici sono colpa delle mutate condizioni del mercato dell’energia, che non si potevano prevedere, oppure della sfortuna e del mancato tempismo.

Il continuo giustificare e riportare da un anno all’altro le partecipazioni fallimentari giustificandole con una verniciatura di buon senso che va sotto il nome di “diversificazione degli investimenti e delle fonti di approvvigionamento dell’energia” è qualcosa che non piace a noi Verdi.

La centrale a carbone di Lünen è la quintessenza di questa politica di illusorio buon senso patinato che la dirigenza AET ci propina nei suoi conti. Nei conti 2012 il valore dell’investimento continua a essere riportato a 38 milioni, quando ci si dice che se anche volessimo vendere la nostra partecipazione nessuno la vorrebbe; infatti vi ricordo che nel 2013 Lünen ci costerà 21 milioni di franchi di svalutazione: ovvero, una centrale a carbone nuova fiammante appena entrata in funzione ci costa 21 mio di perdite! Ma le vere perdite devono ancora arrivare, quando AET sarà obbligata ad acquistare l’energia prodotta a Lünen. E la colpa, anche in questo caso, non è di nessuno… è delle mutate condizioni del mercato dell’energia europea, che ahimè non si potevano prevedere, ci dice AET. Non per ritirar fuori argomenti triti e ritriti, ma noi Verdi avevamo indicato i rischi dell’investimento nel carbone, ma… diversi politici continuano a sostenere che la situazione attuale non si poteva prevedere… Se AET avesse fatto anche la seconda partecipazione di 54 milioni a Uerdingen, oggi avremmo dovuto annunciare altri 30 milioni di perdite. Quindi l’iniziativa dei Verdi ha fatto risparmiare solo nel 2013 ad AET ben 30 milioni.

In Svizzera e in Europa purtroppo si punta ancora in investimenti nel nucleare e nel carbone. E mentre noi buttiamo i nostri soldi nel carbone, la Cina lo scorso anno ha installato il 68% della sua nuova potenza tramite nuovi impianti a energia rinnovabile e ha promesso che entro il 2020 ridurrà del 40% l’emissione di co2. E noi siamo qua a dirci che dobbiamo ponderare bene il mix di produzione energetica e non ci precludiamo nulla, né il nucleare, né il gas, né l’olio di palma! L’impressione, lasciatemelo dire con un’immagine un po’ forte, è che i dirigenti AET amino sentirsi importanti e giochino a fare gli attori nel mondo energetico internazionale in una sorta di monopoly del mercato elettrico, con viaggi e strette di mano ad alto livello.

Che AET smetta di giocare sullo scacchiere energetico europeo e si concentri sul nostro Cantone e sulle sue risorse energetiche rinnovabili, vale a dire principalmente l’acqua e il sole! Fino a che questa non sarà più marcatamente e decisamente la politica di AET i Verdi continueranno a dire di no ai conti presentati. Le nostre richieste sono chiare e semplici, e si inseriscono perfettamente in quanto impongono sia la politica energetica federale sia quella cantonale, e le riassumo qua:

  • Vogliamo una politica energetica di alto profilo ambientale e di ampia produzione locale.
  • Nessuna energia nucleare, nessuna energia da carbone, nessuna energia da olio di palma.
  • Immediata riduzione e rapida eliminazione delle partecipazioni estere.
  • Maggiore autonomia energetica del Cantone grazie alle riversioni e alla produzione decentralizzata solare.
  • Puntare maggiormente al risparmio energetico e allo stoccaggio innovativo di energia elettrica.

Sono realtà condivise dai più, e AET dovrebbe attuarle con maggiore convinzione e con maggiore rapidità. E soprattutto la politica e il Parlamento dovrebbe sostenere con forza queste decisioni che abbiamo già preso e che sono contenute nel PEC e nella strategia energia 2050.

Prima di concludere rivolgo un invito a tutti quei colleghi, che a parole sostengono e condividono l’innovazione energetica e la produzione di energia pulita ma poi non utilizzano gli strumenti che abbiamo a disposizione qua in GC, vale a dire rimandare al mittente i conti e caricare sulle spalle del CdA di AET le responsabilità che hanno il compito e il dovere di prendersi, nonostante quei politici che remano contro. Dateci una mano a cambiare davvero la politica energetica ticinese. Invito tutte e tutti voi a votare no ai conti 2012 di AET.

Ancora sul Centro Culturale La Filanda

25 Giugno 2014

stgallen_siftsbibliothekNei villaggi di tutte le società, il centro è costituito da un edificio in cui ci si riunisce per celebrare il proprio essere collettività. Un tempo, questo centro era costituito dalle chiese… da qui difatti l’espressione “mettere il campanile al centro del paese”. Oggi, i centri dei villaggi sono i centri commerciali: per molti di noi, è più facile incontrarsi al Serfontana che nelle vie desertificate nelle quali abitiamo. Siamo diventati un villaggio globale, e i nostri “concittadini” sono i giapponesi e i milanesi che vanno al Fox town a comprare e i frontalieri che vi lavorano.

Per questo voglio credere a questo grande progetto che mette al centro di Mendrisio un edificio legato alla cultura, al sapere, all’incontrarsi. Cultura intesa come cultura per tutti, incontrarsi come incontrarsi di tutti, e centro come centro di Mendrisio tutta, e non a beneficio di un unico quartiere. La posizione centrale, vicina alla stazione e a alla fermata della posta, è in prossimità dell’Accademia di architettura: ciò permetterebbe di unire la biblioteca dell’Accademia con quella regionale, in modo che i costi siano distribuiti, e che si creino buone sinergie tra l’Accademia e la popolazione. Inoltre, l’Accademia libererebbe degli ottimi spazi in prossimità dell’ateneo, da utilizzare come laboratori e aule di cui ha una gran fame, senza andare ad intaccare lo splendido sedime del Parco di Villa argentina. So bene che questa prospettiva è invisa dalle attuali forze che governano l’Accademia, ma un’idea che viene scartata in anni di vacche grasse, si rivela l’uovo di colombo in anni più magri: una win-win situation sia per la Città che per l’Accademia.

Un argomento che viene portato a sfavore è la distanza per gli studenti liceali, ma il problema non si pone, perché al liceo rimarrà comunque la biblioteca scolastica. La questione del volontariato mi pare venga accantonata con troppa facilità: se è vero che non è possibile pretendere che i servizi altamente professionalizzati di un bibliotecario siano conosciuti e svolti con la medesima competenza dai volontari, è pur vero che l’aiuto del volontariato potrà entrare in conto per numerosi ed essenziali servizi, come l’organizzazione di eventi e la gestione della caffetteria.

Il trasporto di merci pericolose è sottovalutato dal Consiglio di Stato

6 Giugno 2014

downloadI documenti citati nel testo (comparso sul Corriere del Ticino il 6 giugno) sono i seguenti. L’interrogazione del 28 gennaio 2014: Transito di merci pericolose sotto al Gottardo, quali rischi con un raddoppio e la risposta del Consiglio di Stato del 29 aprile 2014: Risposta del CdS inter. merci pericolose

Il poeta tedesco Christian Morgenstern scriveva: “Quello che non deve essere, non può esistere”. La frase mi è venuta in mente leggendo la risposta del Consiglio di Stato all’Interrogazione riguardante il trasporto di merci pericolose che ho inoltrato in gennaio assieme ad altri colleghi deputati (tutti i documenti li trovate qua sopra). I fatti sono i seguenti: se la galleria autostradale del Gottardo fosse raddoppiata, vi è la certezza, confermata dal Consiglio federale, che le misure restrittive in materia di transito di merci pericolose nella galleria, e di conseguenza sull’intero tratto autostradale ticinese, sia allentato e che il traporto di tali merci, che mettono in pericolo la nostra sicurezza, divenga prassi comune. Attualmente questo tipo di merci è obbligato ad andare sul treno, oppure a transitare attraverso le nazioni circostanti.

La domanda che abbiamo posto al Governo era: il CdS ha valutato la possibilità che un raddoppio della galleria autostradale del Gottardo comporterebbe un possibile allentamento delle misure restrittive nell’ambito del trasporto di merci pericolose su strada attraverso il Canton Ticino? E come concilia il Consiglio di Stato questo aumento dei rischi diretti per l’incolumità dei cittadini ticinesi a causa di un incidente dovuto al trasporto di materiali pericolosi sulla A2 con il sostegno al raddoppio della galleria autostradale del Gottardo? E in conclusione: quali conseguenze avrebbe per il nostro Cantone un eventuale allentamento del regime di trasporto di merci pericolose sul traffico merci transalpino e sulla politica di trasferimento del traffico in generale?

Pochi giorni fa è giunta la risposta dell’esecutivo che esordisce con la lapidaria sentenza: “In apertura il CdS ribadisce il proprio convinto sostegno al risanamento della galleria tramite la realizzazione di un secondo tubo.” Leggendo questo preambolo mi sono detta che probabilmente da lì in poi il contenuto sarebbe stato un negare il fatto che l’unico modo per tener lontani i camion zeppi di materiale potenzialmente esplosivo e dannoso per la salute sia NON costruire un secondo tubo. Il Ticino oggi come oggi è protetto da questo pericolo proprio dal fatto che le due gallerie del San Gottardo e del San Bernardino vietano tassativamente il passaggio di tali mezzi pesanti. Il CdS basa la sua risposta su un comunicato stampa dell’Ufficio federale delle strade (USTRA). “Un laconico comunicato stampa?”, mi sono detta, “Possibile che non esistano altri studi o documenti del Consiglio federale che ci possano rassicurare in questo ambito?” No, non ci sono, e la risposta dell’USTRA e del CdS fa accapponare la pelle per la pochezza dell’argomentazione e per la capacità di “schivare l’oliva”. In sostanza USTRA afferma che “una maggiore apertura al trasporto di merci pericolose andrebbe di fatto ad aumentare la capacità di transito della galleria, in evidente contrasto con la Legge federale concernente il transito stradale nella regione alpina.”

Il CdS si dice soddisfatto della risposta e conclude che la frase appena citata “dà garanzie sufficienti per escludere già sin d’ora l’eventualità che un raddoppio della galleria possa comportare un futuro allentamento delle attuali misure restrittive per il trasporto di merci pericolose”. Ho riletto la risposta perché non vedevo il nesso tra le due affermazioni. Visto che se le merci pericolose potranno transitare sotto il Gottardo, i camion aumenteranno, allora vuol dire che non si darà il permesso ai camion pericolosi di transitare sotto il Gottardo? Ma dove è la logica dell’affermazione? Chi vieterà concretamente ai camion pericolosi di arrivare? Nessuna legge lo potrà fare! E i tecnici che dovranno valutare l’idoneità del tunnel al trasporto di merci pericolose NON si baseranno sui numeri di transiti, perché è una questione che non gli competerà! Se i camion pericolosi possono passare o meno è una questione tecnica (numero di canne e loro larghezza), quanti camion possono passare è una questione politica.

Nel Canton Uri, un’interpellanza simile alla nostra ha ricevuto dall’esecutivo la risposta che sì, il Governo Urano teme che un raddoppio potrebbe far allentare le misure restrittive nell’ambito del trasporto di merci pericolose. In Ticino no, si veleggia tranquilli e sorridenti verso il disastro. O si fa finta di non vedere i pericoli per la popolazione, mettendoli in secondo piano nei confronti dei vantaggi finanziari dei pochi che approfitteranno della costruzione del secondo tubo. Alla faccia di chi dice che il secondo tubo aumenterebbe la sicurezza. Un’autostrada piena di mine vaganti da Airolo a Chiasso vi sembra sicura? Se non ci svegliamo in fretta noi cittadini comuni rischieremo la vita ogni qualvolta uno di questi camion transiterà, carico di veleni e esplosivi, di fianco ai nostri asili, alle nostre case per anziani, alle nostre sorgenti.

Claudia Crivelli Barella

Interrogazione Argor: cosa esce da quei comignoli?

3 Giugno 2014

argorStimato Sindaco, onorevoli Municipali,

diversi cittadini segnalano di osservare con preoccupazione da diverse settimane dal comignolo della ditta Argor, soprattutto al mattino, una fuoriuscita di fumo bianco molto denso (cfr. fotografia allegata).

Si pone la domanda se si tratti di vapore acqueo o di che altro, domanda alla quale l’Ufficio tecnico, interpellato, non ha potuto fornire una risposta.

Chiedo quindi al lodevole Municipio di essere informati con la seguente domanda:

  • A cosa corrisponde il fumo bianco che fuoriesce dallo stabilimento Argor?

Porgo i più cordiali saluti a nome dei Verdi,

Claudia Crivelli Barella

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