Stop alle barbarie di massa

6 Settembre 2011

In ognuno di noi alberga un anarchico sprayer, ci aggiriamo per le strade con i cappucci delle nostre immaginarie felpe calati sugli occhi, e nella fantasia correggiamo la realtà dei cartelloni pubblicitari o elettorali che non condividiamo. A me capita in certe giornate autunnali di rivestire con la fantasia giovani troppo scosciate (e di svestire manager incravattati!), di disegnare baffi e occhiali a grandi volti noti, di aggiungere frasi che snaturano il senso commerciale di certi proclami (non farò esempi neppure sotto tortura!). Però, nel farlo (sempre e soltanto nell’immaginazione!), applico quel principio di autocensura, di limite, di osservanza della legge che dovrebbe sempre guidare le nostre azioni. Per quanto nobili le nostre intenzioni, se non osserviamo la legge, facciamo un passo nella direzione della barbarie, e la barbarie, per quanto affascinante e liberatoria, suscita sempre reazioni a catena. Imbrattando un manifesto, si viola il principio della libertà di espressione e, per quanto difficile e complicata, la nostra società si basa sulla libertà. A noi il trovare mezzi e modi per contrastare opinioni che non condividiamo o che, peggio, mettono a rischio quella libertà che a noi appare scontata, e per la quale in altri paesi ancora si muore.

Per questo non ho firmato l’iniziativa contro la campagna dell’UDC “Stop all’immigrazione di massa” che sostiene gli sprayer che hanno modificato la scritta sui cartelloni del mendrisiotto, terra di frontiera, con l’ironica scritta “stop all’ignoranza di massa”. I Verdi non amano l’ignoranza, e sono forse un po’ selvatici, ma certamente non amano la barbarie e la prevaricazione, né nei fatti, né scritta sui muri.

Riflessioni sul parlamento comunale dei giovani

4 Settembre 2011

In una società non molto interessata alla politica (le percentuali di votanti parlano da sole), è buona cosa fare in modo che un maggior numero di giovani si interessi alla cosa pubblica, e che venga loro offerta la possibilità di diventare protagonisti del dibattito politico, e magari di trovare, perché no?, una passione che li porterà a scelte consapevolmente dirette verso il mondo della politica nell’intraprendere un percorso di studi.

Ciò detto, occorre operare una riflessione su un Parlamento comunale per giovani dai quattordici ai diciassette anni in una realtà cittadina come quella di Mendrisio. Un anno fa, questo Consiglio comunale ha approvato la creazione di un centro giovanile comunale (per un costo ragguardevole, a cui vanno aggiunti gli stipendi di due operatori e le normali opere di manutenzione). Centro che non sta dando, per il momento, i risultati sperati in fatto di frequentazione: tra le altre cose, occorre considerare che resta aperto due giorni alla settimana, e che durante le vacanze estive, periodo eminentemente fatto per i rapporti sociali, è restato chiuso due mesi (che differenza rispetto ad altri centri, autogestiti e che dimostrano una maggior “linfa vitale”!). Ora, mi domando se questo Centro giovanile non potrebbe svolgere una funzione di ascolto e di dibattito, magari invitando persone attive nel mondo della politica comunale e cantonale che ben volentieri si presterebbero anche a titolo gratuito per dei momenti di  riflessione tematica e di discussione con i giovani.

Inoltre, in un parlamento giovanile, quali sono i giovani che popolano i  dibattiti? Possiamo prendere l’esempio della Conferenza cantonale dei giovani, la cui partecipazione è spaventosamente bassa (60 giovani nel 2008): inoltre, i giovani che vi prendono parte provengono quasi tutti da realtà familiari in cui la politica è un argomento quotidiano di riflessione. Se abbiamo bisogno di “vivai per i partiti”, posso affermare che ogni partito qui rappresentato possiede una propria sezione giovanile, in cui i giovani possono trovare ascolto e occasione di partecipazione attiva. Non dimentichiamo che nell’età indicata, prima dei diciassette anni, la formazione e l’educazione svolgono un ruolo predominante, e la scuola ha un ruolo essenziale nel formare le giovani cittadine e i giovani cittadini, ruolo che la famiglia non sempre è in grado di assolvere.

Dunque: famiglia, scuola, educatori, centro giovani, conferenza cantonale, sezioni giovanili dei partiti: gli attori sulla scena sono molti, e ritengo che i costi per istituire un parlamento giovanile cittadino sarebbero sproporzionati per le cifre in gioco, e che questo rischierebbe di indebolire le altre realtà presenti.

Resta inoltre la questione, direi filosofica, della ripartizione innaturale tra classi di cittadine e cittadine: la politica riguarda tutti, e se è normale che ci si riunisca tra categorie con interessi e modi di sentire simili (i partiti, le associazioni apartitiche con un interesse in comune,…), non è umanamente corretto ghettizzare delle fasce di popolazione facendone in misura artificiale degli “attori separati”: come reagiremmo alla proposta di un parlamento dei bambini (sul modello di alcune realtà francesi e di stampo anarchico), o di anziani, o magari di donne (vista la bassa percentuale di presenza femminile nell’arena politica)?!

Per quanto riguarda i Verdi, noi ci auguriamo che i giovani Verdi, le forze di domani, non si rinchiudano in ghetti pensati per loro dagli adulti, ma che dagli adulti possano prendere quel tanto di educazione che possono fornire loro (attraverso la scuola, ma anche i campi natura, i corsi del WWF, di pro natura e di altre organizzazioni ambientaliste, le organizzazioni scout e altro) e che per il resto trovino il proprio modo di camminare nel mondo e di far sentire la propria voce, senza artifici, con più alpeggi e vita nei boschi e meno aule piene di sedie e di regole già scritte.

Perciò, voteremo un no in omaggio alla speranza che riponiamo nei giovani a questa proposta di un parlamento giovanile, e ricordiamo ai giovani che tra i Verdi abbiamo molto lavoro per loro!

Sul Parco di Villa Argentina

2 Settembre 2011

Signore e Signori,

che cos’è un parco? Un parco è l’espressione più alta che l’uomo possa lasciare sul paesaggio, è l’impronta della civiltà che si impone sulla natura. A differenza degli edifici abitativi, ecclesiastici, scolastici o logistici, muta con il mutare delle stagioni e degli anni, con il crescere degli alberi e con le diverse fioriture. Un parco, con la sua presenza, richiama l’uomo alla mutevolezza del tempo, e lo incita alla contemplazione, offrendogli ristoro e ispirazione.

Nulla a che vedere con il bosco, luogo del selvatico, popolato da cinghiali e da volpi: il parco è uno spazio altamente antropocentrico, pensato dall’essere umano per distinguere la civiltà dalla natura, utilizzando proprio i canali della natura ma imbrigliata, educata, sottomessa in parte alla volontà e all’ingegno umani.

Un parco è un’opera d’arte, e un segno chiaro della presenza di una città: un paesello di campagna può farne a meno, richiamandosi ai giardini privati per cercare la bellezza strutturata. Una città senza un parco non esiste: sarà un’accozzaglia di edifici, ma non avrà mai la dignità di un centro urbano (persino Venezia, città d’acqua, ha alcuni parchi, seppur forzatamente piccoli, e il mare funge da grande parco acquatico).

Diceva Cicerone: “e se accanto alla biblioteca vi sarà un parco, nulla potrà mancare”, illustrando in tal modo un ideale di vita per l’essere umano. Mendrisio, città slow, ha operato scelte oculate e lungimiranti, ad esempio portando una biblioteca di nuova concezione, un vero e proprio centro culturale, in pieno spazio cittadino, una struttura che ci sarà invidiata e ammirata e che porterà nuova linfa vitale nel centro urbano. Le persone accorreranno per seguire le varie attività proposte dalla biblioteca-centro culturale, sosteranno per le vie, si fermeranno nei bar e nei negozi. Ma se mancherà un parco, un’area verde in cui sostare e ritemprarsi, lo sforzo necessario per richiamare i cittadini sarà in parte vanificato.

Un parco è un luogo di socializzazione, di organizzazione di eventi, di infinite e allettanti proposte: possiamo pensare ad un chiosco, un carretto con i gelati d’estate e di marroni nella stagione fredda, delle chaise-longues con coperte di lana per l’inverno noleggiabili con possibilità di lettura di quotidiani, la visione di un film tra le fronde, il semplice contemplare le diverse fioriture e il mutevole colore delle foglie. Tutto questo sarà impossibile se immaginiamo sulle balze del prezioso parco di villa argentina delle palazzine, le ennesime e anonime palazzine di lusso che contribuirebbero ad una bolla immobiliare ormai vicina.

Un parco può contenere delle costruzioni, se misurate: un’orangérie, una serra, un piccolo caffè. Non, certamente, degli edifici troppo ingombranti come, ad esempio, delle scuole.

Il parco è dei mendrisiensi, un po’ sbalestrati dal divenire città del loro bel borgo e che a più riprese ne hanno chiesto la tutela. I mendrisiensi di ieri meritano il nostro rispetto e il nostro ricordo. I momò di oggi e di domani hanno bisogno di innamorarsi ancora della propria città, e il parco di villa argentina è il segno tangibile e nobile di questo amore.

I Verdi, che fin dal principio hanno creduto e difeso il Parco, accolgono con soddisfazione la presa di posizione maturata nel tempo dal Municipio, e continueranno a raccogliere la volontà di quei cittadini che hanno creduto e ancora credono nella possibilità di una Mendrisio più vivibile e più bella, di cui il Parco rappresenta un tangibile segno.

 

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