La prostituzione non è un lavoro

26 Gennaio 2018

Ho votato contro la nuova legge sulla prostituzione, perché moralmente, eticamente e filosoficamente non posso accettare una legge che avalli la prostituzione come un lavoro qualsiasi, in piena offesa della dignità di ogni donna e della sacralità del corpo umano. Giusto combattere la tratta degli esseri umani, sulla quale il business della prostituzione pone le proprie fondamenta, ma questo è possibile anche senza l’ipocrisia di fingere che esistano donne libere disposte a prostituirsi. Numerosi studi mostrano come anche le donne che credono di scegliere liberamente il meretricio, siano in realtà vittime di abusi infantili o di un senso di inadeguatezza dovuto alla propria storia di vita che è possibile curare attraverso un percorso terapeutico, piuttosto di accettarlo per ipocrita e vile convenienza, in pura mentalità patriarcale, e per una manciata di soldi in più nelle tasse. Immaginate un istante se la prostituzione fosse esercitata al 99% da uomini: assisteremmo, giustamente, ad un insorgere contro i diritti umani fondamentali! In realtà, ciò sarebbe impossibile perché noi donne sappiamo che tutti gli esseri umani sono anime incarnate in un corpo, e siamo tutte (religiose e non) consapevoli della sacralità del corpo umano. Non è possibile pensare di poter sottomettere attraverso il denaro un corpo, e sfruttare le diseguaglianze sociali, pena il misconoscimento della sua sacralità. E questo aldilà e a prescindere da discorsi moraleggianti: la sessualità è un valore e una forza potentissima, che occorre celebrare e difendere. E smettiamola di dire che la prostituzione sarebbe il mestiere più antico del mondo e che bisogna accettarla, insultando le donne e gli uomini allo stesso tempo. Il furto è un modo ben più antico di procurarsi di che vivere, ma non per questo fondiamo un sindacato dei ladri e avalliamo il suo esercizio! Ponendo il corpo umano e il sesso nel regno del mercato, il sistema della prostituzione rafforza l’oggettivazione di tutte le donne e dei loro corpi. Si tratta di una violazione diretta dell’integrità fisica e morale delle persone prostituite. La Convenzione ONU del 2 dicembre 1949, adottata dall’Assemblea Generale e ratificata da 17 Stati membri dell’Unione Europea, afferma nel suo preambolo che «la prostituzione e il male che l’accompagna, vale a dire la tratta degli esseri umani ai fini della prostituzione, sono incompatibili con la dignità ed il valore della persona umana». La prostituzione è incompatibile con gli art. 3 e 5 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo, che affermano che «ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona» e che «nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti». Molto meglio il modello svedese della criminalizzazione del cliente: la prostituzione non è un mestiere, bensì un crimine contro la dignità dell’essere umano. Ma da un Cantone disposto a svendere il proprio territorio e a guadagnare dai bordelli non ci si poteva aspettare di meglio.

A proposito di legge sulla prostituzione

10 Aprile 2014

prostituzioneIn quanto donna, madre e moglie, non voterò in Gran Consiglio una legge sulla prostituzione, quale che sia la posizione del mio partito: la prostituzione degrada e uccide la sacralità che ogni essere umano, e soprattutto ogni donna, porta in sé. Naturalmente, non sarà possibile abolire l’attività di meretricio, così come non è possibile abolire dal vivere la pedofilia e l’omicidio, e altre manifestazioni della parte oscura dell’umano. Non per questo la società è esentata dal dovere di imbrigliare e vietare ogni atto che ci porta vicini alla barbarie. Sgombriamo subito il campo: la prostituzione non è affatto “il mestiere più antico del mondo”: prima di tutto ci sono state le società di cacciatori e raccoglitori; e le prostitute sacre dell’antica Grecia, che operavano nei templi con il preciso dovere di innalzare lo spirito maschile.

La prostituzione, al contrario, degrada e avvilisce chi la esercita e chi ne usufruisce, limitandosi ad una dispersione del seme senza alcun coinvolgimento pienamente umano: le prostitute esercitano per brevi periodi in località diverse, non potendo quindi instaurare alcuna relazione (e l’essere umano si costruisce attorno alla relazione), già peraltro compromessa dagli assunti di partenza: offrire il proprio corpo per denaro. Lo Stato ha il dovere di innalzare il livello etico, morale e umano di qualsiasi scambio, e dovrebbe intervenire massicciamente per distogliere le ragazze da questo tipo di commercio. Invece, avanti di questo passo, e troveremo degli “apprendistati di prostituzione” per le nostre ragazze che non trovano lavoro! Orribile poi che questa attività sia sempre in mano maschile: non esistono, a mia conoscenza, postriboli gestiti da donne: una chiara manifestazione dello spirito tardo-patriarcale e maschilista di questa forma di schiavismo. Triste che delle deputate donne possano sostenere questa legge, barcamenandosi senza orgoglio femminile tra i poco coraggiosi “è il meno peggio, è per il bene delle ragazze”…Per proteggere le donne e costruire un Paese solido, osteggiamo piuttosto con ogni mezzo la prostituzione, puniamo i clienti, ostacoliamo la creazione di postriboli, cerchiamo con ogni mezzo di togliere le ragazze da questa forma odiosa di schiavitù, non importa quanto liberamente scelta! Non voglio un Cantone che investa soldi per favorire questa attività, e tantomeno voglio, in quanto cittadina, beneficiare dei proventi di questa odiosa forma di degrado dell’essere umano. Non per bieco moralismo…la sessualità è un grande dono, molto più potente di quanto ci facciano credere i fautori della prostituzione: per questo ogni religione e ogni pensiero filosofico ne vieta qualsiasi abuso. La prostituzione non è una professione come un’altra: è una tratta di schiavi, e come tale va affrontata.

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