Richiesta di un contributo massimo di 16 milioni di franchi per l’ampliamento del Campus dell’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana a Mendrisio

26 Novembre 2018

Il mio intervento in Parlamento riguardo la richiesta di un contributo massimo di 16 milioni di franchi per l’ampliamento del Campus dell’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana a Mendrisio. 

Il partito dei Verdi ha sempre sostenuto tanto l’Università della Svizzera italiana (USI) quanto la Scuola universitaria professionale (SUPSI) quali istituzioni dedite alla crescita culturale dei cittadini del nostro Cantone, con anche ricadute economiche positive.

Il messaggio in discussione riguarda una facoltà dell’USI, l’Accademia di architettura, che ha trovato ospitalità a Mendrisio in uno dei quartieri ottocenteschi tra i più significativi del Cantone Ticino, stando alle valutazioni degli esperti della Confederazione che hanno elaborato l’Inventario federale degli insediamenti da proteggere, l’ISOS.

In questi anni Mendrisio è cambiata anche grazie alla presenza dell’Accademia di architettura, realtà che ci rende orgogliosi e fieri del nostro Comune. Questo sentimento però non ci esime dal valutare attentamente e criticamente lo sviluppo del Campus universitario.

Nel merito del Messaggio in questione sorgono diverse domande alle quali gli approfondimenti in Commissione non hanno fornito una risposta convincente:

l’ex Ospedale della Beata Vergine, oggi definito “Palazzo Turconi”, nel quale si vuole inserire al primo piano la Biblioteca è un edificio tutelato a livello cantonale e menzionato anche dall’ISOS e per il quale si impone il massimo rispetto;

una prima domanda di costruzione presentata dall’Accademia nel 2013 fu respinta dal Dipartimento del territorio perché avrebbe cancellato l’essenza della sostanza storica di quest’edificio neoclassico; una seconda domanda di costruzione, ridimensionata rispetto alla prima, è stata presentata nel 2017 ottenendo la licenza quest’anno. Malgrado le spiegazioni ottenute in Commissione non ci convince l’inserimento della Biblioteca al primo piano, visto che questa scelta comporta la necessità di ristrutturare il primo piano con “rinforzo strutturale per sopportare il peso degli scaffali e relativi libri“, come si legge nei documenti ufficiali, una scelta che genera ulteriori costi che si potrebbero evitare.

Il secondo credito riguarda la costruzione “Turconi 2” destinata agli atelier per 16’500’000 fr.; il fondo su cui sarà costruito l’edificio si trova nell’Inventario ISOS ed è indicato con l’obiettivo di salvaguardia A (ovvero, secondo gli esperti della Confederazione dovrebbe rimanere area verde): l’ISOS vincola le autorità, non i privati: il Cantone può finanziare (con il 66.7%) un intervento che non rispetta le indicazioni dell’ISOS? Ricordo anche che su questo fondo vi erano due cedri secolari, tagliati per installare il cantiere del Teatro dell’architettura, e diversi altri alberi che erano ammirati dai pazienti dell’Ospedale, che trovavano pace e armonia guardandoli. Oggi le persone degenti all’OBV non hanno più la possibilità di ammirare alberi e chiesa di San Francesco, scomparsi dietro all’edificio del Teatro.

Inoltre, l’area attorno all’ex Ospedale della Beata Vergine ora “Palazzo Turconi” è indicata dall’ISOS quale area avente un obiettivo di salvaguardia A; per quale motivo l’USI/Accademia, il Municipio e il Cantone non hanno valutato l’area dove sorge il Liceo, le Scuole Medie e la SPAI per l’espansione del Campus universitario, un’area che darebbe anche stimoli interessanti per gli studenti universitari?

Come Verdi di Mendrisio abbiamo sempre rivendicato la necessità di pianificare il territorio comunale introducendo nel Piano regolatore gli “obiettivi di salvaguardia” contenuti nell’ISOS – inventario federale degli insediamenti da proteggere – così da evitare di banalizzare e imbruttire ulteriormente il tessuto urbano: se votassimo a favore del credito – in particolare quello per gli atelier – sarebbe andare contro la politica territoriale e pianificatoria proposta come Verdi di Mendrisio.

In conclusione, non troviamo corretto che la Confederazione sostenga finanziariamente l’allestimento degli inventari federali – in questo caso l’ISOS – da parte di esperti (indipendenti) che permetterebbero di pianificare il territorio rispettando quanto abbiamo di più significativo e bello, mentre dall’altra si stanziano crediti che permettono di costruire laddove gli esperti federali hanno indicato che non si dovrebbe costruire. Non concretizzare gli obiettivi dell’ISOS nei piani regolatori significa permettere di proseguire nella banalizzazione e distruzione territoriale.

Per i suddetti motivi, ci asterremo dal votare questo credito.

Inventario degli alberi meritevoli di protezione

24 Febbraio 2015

downloadIl mio intervento in Consiglio Comunale del 23 febbraio 2015. Un intervento amareggiato dall’atteggiamento del Municipio di non istituire un catalogo degli alberi monumentali nel Comune… o di continuamente procrastinarlo fino a a quando di alberi da proteggere non ve ne saranno più. Ultimo scandaloso esempio in ordine di tempo: i due monumentali e bellissimi cedri dietro all’ex-Ospedale della Beata Vergine. 

Il 29 settembre 2013 con una mozione avevamo richiesto di istituire un catalogo degli alberi presenti sul territorio di Mendrisio meritevoli di protezione.

Il Ticino vanta alberi molto vecchi. Il naturalista Luigi Lavizzari nelle sue escursioni pubblicate nel 1859 ne descrisse a decine annotando anche le misure delle circonferenze. Ma non sempre la grandezza del tronco è sinonimo di vecchiaia, anche se spesso più un albero è grosso maggiori saranno le probabilità che oltrepassi il secolo.

Il fotografo Ely Riva che li ha fotografati in diversi suoi libri così ne parla: «Con gli alberi sento di avere una grande familiarità. Li percepisco come presenze vive. Andando molto spesso in montagna da solo, quando mi capita di rivedere esemplari che conosco, li saluto come amici e ci parlo. È difficile dire quanto sia vecchia una pianta, per poche si va sul sicuro. Il passato è scritto nel legno, l’albero è l’unico vero Signore degli anelli. L’uomo ha poco rispetto per le piante e per quelle secolari, soprattutto nei centri urbani, ma non solo». Uno dei tigli della Cascina d’Armirone sul Generoso è stato abbattuto perché le sue radici si sono infilate sotto il pavimento della chiesetta. il Faggio delle parole sul Generoso, con le incisioni di finanzieri e contrabbandieri, è stato abbattuto per un dispetto una cinquantina di anni fa.

Altre culture, diverse dalla nostra, riconoscono la nobiltà dell’albero e lo ringraziano per il solo fatto di esistere. Simbolo della vita e dell’elevazione spirituale, esprime una capacità di resistenza e di rigenerazione senza limiti nel tempo. In Giappone i canfori millenari che si vedono nelle vicinanze dei santuari shintoisti sono particolarmente rispettati anche perché una credenza dice che girandoci attorno si prolunga la vita di un anno per ogni circonferenza che si percorre.

La Commissione delle opere pubbliche non valuta importante istituire tale catalogo sostenendo che questo compito verrà già svolto dal Piano Direttore comunale, ma il Piano Direttore ha una valenza unicamente di linee direttive, non è lo strumento adatto per la tutela del patrimonio arboreo. Città come Locarno si sono pertanto dotate già da anni di un inventario degli alberi protetti, per evitare gli scempi a cui andiamo incontro con triste regolarità noi a Mendrisio.

Siamo seriamente preoccupati per molti alberi, ad esempio il magnifico cedro che sorge sul sedime dell’ex maternità e che temiamo possa fare la stessa fine dei suoi due fratelli dietro al palazzo Turconi. Siamo preoccupati per le sorti di ogni testimone vegetale del nostro tempo, e sappiamo che per alcuni queste sono preoccupazioni di lana caprina di fronte ai grandi temi che fanno girare l’economia, ma chiediamo la considerazione per quelle cittadine e quei cittadini che tengono al patrimonio arboreo della nostra Città e ne chiedono la tutela. Senza polemica, ma con profondo rammarico, vi invito a un momento di silenzio ricordando i due cedri abbattuti dietro a palazzo Turconi, pensando alla bellezza che Mendrisio ha inesorabilmente perduto.

Claudia Crivelli Barella, I Verdi di Mendrisio

Salviamo la storia

10 Settembre 2014

downloadDall’Accademia di architettura, si rimprovera di non guardare avanti, al “futuro delle nuove generazioni”, in merito al legittimo tentativo di molti cittadini di salvare le poche aree di pregio rimaste sul nostro martoriato territorio: il Parco di Villa Argentina, unico spazio verde a disposizione di cittadini e studenti in quel deserto di cemento popolato da migliaia di automobili che è diventato il ridente borgo di Mendrisio. E lo storico palazzo Turconi, che si vuole proteggere dal medesimo stupro che hanno subito gli altri edifici storici della città, che ormai soltanto chi ha una certa età ricorda ancora.

Vorrei rammentare ai vari presidenti e direttori, che abbiamo guardato fin troppo dritti in faccia al futuro, qui nel Mendrisiotto, e nel Ticino tutto… il risultato lo sperimentiamo ogni giorno, e non ne siamo particolarmente entusiasti. In altre regioni della Svizzera, molto meglio si è saputo fare per la tutela del paesaggio e degli edifici storici, ed è da questi modelli che dobbiamo ispirarci, non dalle metropoli care alle star.

Persino l’università se ne rende conto, e nel dibattito sulla creazione di un master in medicina ticinese si preoccupa per il traffico e i tempi di percorrenza che dovranno impiegare gli studenti per spostarsi. L’accusa piuttosto altezzosa di un Ticino retrogrado e non al passo con i tempi suona piuttosto stonata, provenendo da un ateneo che ha più volte sbandierato la propria missione di integrazione e di incivilimento dei ticinesi! A chi non fosse ancora chiaro, queste prese di posizione mostrano i rapporti di forza e la miopia dei predatori di territorio che a parole avrebbero migliorato il vivere di Mendrisio. I Verdi non ci stanno, e continueranno a lottare, più convinti che mai della necessità di un’opposizione della società civile a questi soprusi accademici calati dall’alto.

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