Salviamo il Ticino

12 Agosto 2013

Gli uomini, più sono intelligenti e charmant e più ci danno problemi…Non ci credo, a quello che scrive Michele Fazioli sulla sua rubrica del lunedì sul Corriere del Ticino, e cioè che non capisce come si faccia ad essere contrari ad un raddoppio del tunnel del San Gottardo. Per prima cosa lo può chiedere alla maggioranza degli Svizzeri e dei Ticinesi, che da sempre sono contrari al raddoppio (come hanno confermato a più riprese le urne). Le motivazioni poi, sono sagge e razionali, ripetute dall’Iniziativa delle Alpi e da numerose personalità politiche e non: non starò a ripeterle. Ma trovo moralmente scorretto utilizzare la propria influenza per propugnare la lobby del cemento e della mobilità su strada che sta soffocando il Ticino tutto.

Nuove strade corrispondono sempre a nuovo traffico, e il problema della sicurezza tirato in ballo è un mito da valutare con attenzione: la strada è pericolosa sempre, e molto più pericolosa a causa dei troppi camion che circolano sulle nostre autostrade. Non servono nuove corsie (inoltre, senza aumentare la capacità di transito, le code resterebbero le stesse: dettaglio scomodo da affrontare…), bensì un’autentica e convinta politica di trasferimento del traffico su ferrovia, perché la strada sia più sicura dentro e fuori dalle gallerie. Il Seelisberg, citato da Fazioli, tunnel a ben quattro corsie, è stato teatro di un pauroso incidente poco tempo fa. Le cifre parlano chiaro, e sono contro un raddoppio miliardario. Le argomentazioni trite dei promotori del raddoppio fanno pensare al famoso stolto che guarda il dito quando gli si indica la luna: il nostro problema non è la mancanza di strade, ma più drammaticamente una mobilità insostenibile che ci sta soffocando in una morsa che causa costi altissimi in termini di salute pubblica e di qualità della vita. Il Ticino, stimato Fazioli, non ha bisogno di un raddoppio: siamo in tanti a pensarla così (il falò di sabato 10 agosto a Melano è stata una grande, riuscita e significativa festa!), e non racconti la favola che non riesce a capire le motivazioni delle persone che vogliono il bene della nostra terra, e non un’utopica scorrevolezza stradale che ritroviamo solo nei miti americani di un secolo fa. Una maggiore sicurezza la otterremo con una diminuzione del traffico, con il telelavoro, con delle vacanze intelligenti e locali, con una mobilità sostenibile, con la creatività di chi non si arrende a soffocare e a morire nelle polveri sottili.

Di primi e secondi tubi, di uomini e di donne

28 Gennaio 2013

Una premessa: ho un’ammirazione che sfiora l’idolatria (per la quale vengo bonariamente canzonata da marito e amici) per Michele Fazioli, e leggo sempre con piacere le sue riflessioni sul Corriere del Ticino. Ma lunedì mi sono imbattuta in un sottile stereotipo di genere: l’applauso ad una miss intelligente quanto bella che ha “osato” esprimere la propria opinione, ed un’altrettanto bella e intelligente deputata che l’avrebbe perciò attaccata. Ecco il vecchio cliché delle donne che si fanno la guerra tra di loro, e l’applauso da parte di un uomo di riconosciuta intelligenza per una bella donna che avrebbe anche qualcosa da dire. Non si cita però una parola spesso negletta: il termine “responsabilità”. Ognuno di noi dovrebbe ricordarsene, e metterla nell’elenco delle cartine tornasole di quell’atto (che so, da altri scritti, caro a Fazioli) che è l’esame serale di coscienza. A seconda della propria posizione sociale, ognuno di noi ha un diverso grado di responsabilità verso gli altri di cui deve ricordarsi, aldilà dei propri interessi e pensieri. Chi riveste un ruolo pubblico ha un dovere morale verso le persone che rappresenta. Certo, una presentatrice non è un politico, e proprio in virtù di tale differenziazione dovrebbe astenersi dall’entrare in temi caldi del dibattito politico, soprattutto quando si trova in veste di rappresentante del Ticino verso il resto della Svizzera. Avrei colto come uno scivolone irresponsabile se Matteo Pelli, per citare un bravo presentatore nostrano, se ne fosse uscito durante una trasmissione dichiarando che un secondo tubo della galleria autostradale del San Gottardo non è necessario perché lui, come molti, viaggia intelligentemente e agevolmente in treno. Stimato Fazioli, le belle donne fanno girare la testa (anche i begli uomini, lo ammetto!), ma restiamo seri, non mettiamo le donne le une contro le altre: Greta Gysin e Christa Rigozzi sono due belle e intelligenti giovani donne, diverse e meravigliose, e non è necessario immaginarle in lotta: è possibile pensarla in modo diverso, e rispettarsi, e scambiarsi arguti motti ironici via social network. In ambito professionale, però: rigore, simpatia non disgiunta dal senso di responsabilità, e serietà. Qualità che non ha mostrato Christa Rigozzi, ma le perdoniamo uno scivolone (suvvia: un milione per una galleria stradale, che senso della realtà!), e le auguriamo futuri viaggi sereni…in treno!

 

    Cerca nel sito
    Archivio