Sì al reddito di base incondizionato

25 Aprile 2016

equalsIl 5 giugno avremo l’opportunità di cogliere un’idea che circola nel mondo dai tempi dell’umanesimo rinascimentale e ancor prima, da Tommaso Campanella a Tommaso Moro, da Thomas Paine a Milton Friedman. Un’idea di uguaglianza e fratellanza tra gli esseri umani in grado di far compiere un balzo in avanti al nostro Paese dall’era dell’assistenzialismo a quella della collaborazione e della responsabilità individuale; di creare un nuovo diritto civico che superi la cassa pensioni e l’assicurazione invalidità e che apra la strada ad una società basata sui principi della fratellanza (che non è l’aiuto dal più forte al più debole, ma il riconoscere la forza di ciascun membro di una collettività), del dono, della decrescita e di un modello evoluto di economia, non più predatorio, bensì responsabile.

Quest’iniziativa (offrire ad ognuno il minimo indispensabile per la sussistenza economica affinché possa essere un membro attivo della società) ci offre l’occasione per riflettere su una possibile uscita dall’era dell’avere per entrare in una logica fondata sull’essere. Un suo largo consenso (immaginare una sua accettazione, in questo momento politico, è razionalmente impensabile) aumenterebbe la sensibilità sociale, l’attenzione all’altro, il valore del lavoro. Ciò che frena le persone di fronte a quest’idea è la paura del cambiamento, ma il cambiamento, in natura come in politica, è inevitabile; e la resistenza al cambiamento rende ogni processo più doloroso: già ora il nostro sistema di previdenza non è sostenibile sul lungo periodo, e decidere di cambiare paradigma in tempi ancora relativamente stabili offrirebbe un innegabile vantaggio nel permettere a tutti di condurre una vita degna e politicamente attiva.

Siamo chiamati a votare un’idea, una grande idea, lontana dai passi di piccolo cabotaggio di una politica sempre in risposta, in reazione affannosa agli stimoli esterni ma priva di una visione sul tipo di società che vogliamo offrire alle prossime generazioni. Citando José Mujica, ex presidente dell’Uruguay: “Non veniamo al mondo per lavorare o per accumulare ricchezza, ma per vivere. E di vita ne abbiamo una sola”. Teniamo con noi Seneca, mentre riflettiamo su questo tema: “Non è povero chi ha poco, ma chi desidera molto”. E con lui Epicuro: “L’uomo che non è contento di poco, non è contento di nulla”: il reddito di base ci porta lontano dalle nostre vite in affanno, a contatto con i grandi temi del vivere.

Claudia

Un nuovo blog!

3 Novembre 2013

DSC_6122Mai avere troppe certezze tecnologiche… anzi, come suggeriva Ivan Illich (e prima di lui il Mahatma Gandhi) praticare il tecnodigiuno è una pratica benefica, ma non significa rinunciare alla tecnologia, e attraverso un blog è possibile comunicare, come attraverso le mail del resto, quindi da oggi mi permetto un secondo blog, politico però, siccome nella Stanza di Claudia evito da anni accuratamente, a volte con fatica e rincrescimento, ogni riferimento politica. La politica, nel senso di pensiero attorno al vivere comune, è una delle mie passioni, e tra quelle più sociali e passibili di comunicazione. Secondo Epicuro, “l’uomo che non è contento di poco non è contento di nulla”. E Lucrezio, suo discepolo: “Ma se tu desideri sempre quello che non hai, e disprezzi quello che hai, la tua vita trascorre senza pienezza e senza gioia; e poi, d’improvviso, la morte viene al tuo capezzale prima che tu possa sentirti pronto ad andartene contento e appagato”. Questo è, per me, fare politica: vivere il qui e ora, lasciar scorrere le fantasie e i desideri, ma poi concentrarsi sul presente e sulla situazione che stiamo vivendo per cercare di attualizzare dei sogni, e per portare avanti la scintilla dell’utopia che da sempre fa da guida all’umanità. Far politica non significa diventare dei politici, uniformarsi ai clichés, ma piuttosto tener presente la propria individualità, e il suo inserimento nell’umanità tutta: tutti siamo collegati, tutto ci riguarda. Possiamo dare il nostro piccolo contributo, e questi anni mi hanno mostrato come l’arte della persuasione dolce riesca ad ottenere più risultati di tanto alzar la voce e “giocare a fare le persone che sanno come funzionano le cose”. Da qui il nome di questo blog: “se mio nonno fosse stato un merlo, io sarei sulla pianta a cantare” è un celebre proverbio, che mi ricorda di non perdermi nelle fantasie: avrei potuto avere mille vite, ma l’unica davvero importante è quella che ho, che abbiamo, e dobbiamo cercarne di viverla il più pienamente possibile. La ricerca infinita porta, secondo Hans Jonas, al “fallimento infinito”. Io non ricerco: sto, ascolto, faccio da tramite. Sono qui, per le vostre richieste e i vostri suggerimenti. Testarda, ostinatamente leggera e affidabile, sempre un po’ autoironica (l’ironia mi consola dalle durezze della vita), un po’ saggia ma soprattutto, profondamente umana. Da qui in poi, nuova avventura, nel solco di quella iniziata in Consiglio comunale e proseguita in Gran consiglio, di cui trovate tracce nei post precedenti. Benvenuti!

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