Interrogazione: Infiltrazioni mafiose

19 Giugno 2017

Il Ticino, in quanto Cantone di confine, è chiamato in modo particolare alle sollecitazioni in fatto di infiltrazioni di attività criminali.

In virtù della divisione dei poteri, la magistratura deve occuparsi di diritto penale mentre l’amministrazione ha il dovere di occuparsi di tutto ciò che viene prima del compimento di un atto criminale, ovvero della prevenzione e della sorveglianza. Già resi attenti al tema, dopo la messa in onda dell’approfondimento di Falò sul caso Pulice (http://www.rsi.ch/la1/programmi/informazione/falo/tutti-i-servizi/Un-killer-a-Viganello-9206104.html) ci siamo persuasi che questo tema meriti un approfondimento serio da parte del Governo. È oramai innegabile l’interesse delle cosche mafiose ad infiltrarsi nel nostro territorio in virtù dell’attrattività del nostro mercato liberale, il quale rende difficoltoso il monitoraggio di transazioni illecite ed aiuta di fatto la prolificazione di atti criminosi in ambito di riciclaggio e il conseguente finanziamento della malavita.

Dopo la vicenda dei permessi di lavoro fasulli che ha portato alla luce dell’opinione pubblica come il problema della corruzione all’interno del Dipartimento delle Istituzioni sia un tema attuale che va risolto con misure più chiare ed efficaci per impedire il proseguo di questa situazione pericolosa per i cittadini ed inaccettabile dal punto di vista morale e da quello della sicurezza pubblica. Sussiste dunque una necessità di adeguare le leggi di diritto amministrativo, poiché il diritto penale subentra solamente quando un reato è stato compiuto, e non può dunque aiutare in ambito preventivo. La vicenda dei permessi di lavoro fasulli ha portato alla luce dell’opinione pubblica il problema della corruzione all’interno del Dipartimento delle Istituzioni.  Un problema che va risolto con misure più chiare ed efficaci per impedire il ripetersi di situazioni analoghe non solo all’interno dell’amministrazione pubblica, ma nell’insieme di tutta la società. Sussiste una reale necessità di adeguare e rafforzare gli strumenti di indagine e prevenzione, poiché il diritto penale subentra solamente quando un reato è già stato compiuto, e non può dunque aiutare in ambito preventivo.

Chiediamo dunque:

1. Sulla base del caso di Gennaro Pulice, come intende il Governo
intervenire per evitare il ripetersi di una situazione simile?

2. Quali sono i controlli sulle società di gestione dei capitali?

3. Quali sono le verifiche sottese alla concessione dei permessi di
soggiorno e di dimora concessi a stranieri benestanti?

4. Quali sono gli strumenti che il Governo intende mettere in atto o
rafforzare per la sorveglianza dei movimenti sospetti di capitali?

5. Riguardo alle misure preventive: ha intenzione il Dipartimento delle Istituzioni di creare un gruppo di lavoro di esperti che si occupi di approfondire la questione per trovare soluzioni ad hoc e riuscire ad impedire in maniera efficace il verificarsi di simili situazioni?

6. Il Governo intende adeguare le leggi di diritto amministrativo al fine di poter intervenire a monte della questione, senza dover aspettare il compimento di un reato per il quale possa finalmente intervenire il diritto penale?

7. Ha intenzione il Governo di ideare una campagna preventiva atta a mettere in guardia la popolazione ticinese, invitandola ad eseguire maggiori controlli (affidandosi ad un motore di ricerca online) per l’affitto di spazi locativi, o altro?

Ringraziando per le risposte, porgiamo i nostri più distinti saluti. Per il Gruppo dei Verdi,

Claudia Crivelli Barella, Michela Delcò Petralli, Francesco Maggi

Questo rally non s’ha da fare!

14 Giugno 2017

Questa mia lettera è comparsa sul Corriere del Ticino del 14 giugno 2017, in concomitanza con l’inoltro del ricorso contro il rally del Mendrisiotto.

Tutti conosciamo le pessime condizioni dell’aria del Mendrisiotto: tutti a parte, sembrerebbe, il Governo del Canton Ticino che, nonostante le proteste e le interrogazioni, ha dato il permesso ad una rumorosa e inquinante gara di macchine. Governo che agisce in modo schizofrenico, in quanto da una parte permette il rally e dall’altra si riempie la bocca con proclami atti a diminuire l’inquinamento. Vediamone qualche esempio. Il “Piano cantonale di risanamento dell’aria” afferma che è indispensabile limitare il traffico motorizzato in quanto «le concentrazioni di diossido d’azoto e di ozono sono ancora nettamente superiori ai limiti fissati dall’Ordinanza contro l’inquinamento atmosferico e lontani dagli obiettivi indicati dal Consiglio federale”. Alcune delle misure indicate per il risanamento dell’aria sono: “Attuare le misure di moderazione e contenimento del traffico, la cui concretizzazione richiede anche un cambiamento di tipo comportamentale da parte di ogni cittadino”. Da una parte quindi il Governo ci chiede di fare delle rinunce, di mutare i nostri comportamenti in modo virtuoso, e dall’altra permette eccezioni inquinanti come quella del rally, che di educativo non ha proprio nulla.

Altro esempio: “Lo scrivente Consiglio di Stato è preoccupato per il carico inquinante rilevato in particolare nel Mendrisiotto. La necessità di ulteriori progressi è evidente ed è per tale motivo che si prosegue nella strategia di risanamento dell’aria, sia a livello cantonale che federale. […]. In conclusione, il Consiglio di Stato ritiene che, dal profilo ambientale, vi sia ancora molto da fare.” (risposta del Governo all’interrogazione Bang, 2016). Parole, parole, parole… ma la coerenza dei fatti?

Un’autorità che emana simili indicazioni a tutela della salute dei cittadini e che parallelamente approva manifestazioni come il rally fa perdere qualsiasi autorevolezza alle sue politiche ambientali, sanitarie, e di mobilità, oltre a infrangere Costituzione e leggi che pongono la salvaguardia della salute dei cittadini come uno dei compiti essenziali dello Stato, come stabilito dalla legge sanitaria all’art. 2: «Lo Stato promuove e salvaguarda la salute della popolazione quale bene fondamentale dell’individuo e interesse della collettività».

Abbiamo inoltrato il ricorso contro il rally in quando riteniamo che sia tempo di smettere di sottovalutare un problema grave per la salute della cittadinanza del nostro Cantone. In un periodo nel quale la qualità e lo stato dell’aria hanno evidenziato la loro fragilità e la preoccupazione mostrata da tutti i cittadini e le cittadine, i medici e le autorità cantonali, ci siamo detti, in modo manzoniano che “questo rally non s’ha da fare”.

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