Venerdì Santo per gli alberi del cimitero

31 Marzo 2013

I Verdi Mendrisio sono venuti a conoscenza venerdì santo, attraverso un articolo dell’Informatore, del previsto abbattimento mercoledì 3 aprile dell’imponente e bellissimo cedro (Cedrus deodara o cedro dell’Himalya) e di tre abeti rossi (Picea abies) del cimitero della Città che, secondo il responsabile della squadra del verde pubblico, sarebbero pericolosi per la linea ferroviaria e per la strada cantonale, e che verranno sostituiti da giovani piante.

“Gli alberi sono cittadini silenziosi, preziosi e significativi della nostra città: mutano con il mutare dell’urbanizzazione e crescono con noi, ricordandoci il trascorrere delle stagioni.” Così iniziava un’interrogazione del 14 novembre 2012 nella quale chiedevamo un censimento degli alberi della Città, proprio per evitare di leggere sentenze definitive e annunci di drastici tagli in tempo reale, senza avere la possibilità di chiedere un secondo parere o di poter intervenire in qualche modo. Invece, ancora una volta ci troviamo confrontati con decisioni prese sopra le nostre teste, senza la possibilità di un confronto democratico, e diversi cittadini ci interpellano, sbigottiti e increduli per l’annuncio di un’altra anima vegetale che se ne va.

I Verdi esprimono il loro dissenso per un tale modo di agire, e deplorano la scarsità di trasparenza e di rispetto verso questi cittadini silenziosi e sempre più rari della nostra Mendrisio, nella quale un albero sembra essere più pericoloso dell’inquinamento e del caos crescenti con i quali siamo obbligati a convivere.

Chiediamo quindi se sono state valutate tutte le possibilità di messa in sicurezza, o presa in considerazione solo la via più semplice del taglio radicale. Chiediamo che sia sospeso il taglio per valutare tutte le possibilità con una maggiore chiarezza e trasparenza.

Il Fox Town e l’etica

14 Marzo 2013

Alcuni si sono meravigliati perché ho paragonato il centro degli affari che accoglie chi arriva a Mendrisio in automobile a un negozio erotico che non ha avuto il permesso di aprire i battenti nell’allora borgo alcuni anni orsono a causa di una levata di scudi e di sdegno. Il paragone non è peregrino: ognuno ha i tabù e i precetti morali dettati dai propri modelli di riferimento, dalle proprie convinzioni e dai propri ideali. Più approfondisco le tematiche ambientali, e più mi pare scandaloso non tener conto della provenienza e della qualità delle merci che acquistiamo: una parte importante della politica, tutto sommato, la facciamo ogni giorno con le nostre scelte quotidiane, anche con ciò che decidiamo di comperare o di lasciare sui banconi del supermercato o dell’offerta commerciale in generale. Ad esempio, posso decidere di scegliere del miele ticinese invece di un più conveniente miele industriale proveniente da qualche paese lontano, spendendo diversi franchi in più ma sentendomi ricca perché in tal modo contribuisco all’economia del mio paese e alla biodiversità che l’esistenza stessa delle api garantisce. Potrei risparmiare un po’ di denaro, e mangiare più miele, ma la consapevolezza e l’orgoglio di nutrirmi in modo etico oltre che sano non mi permette di tornare a comprare miele di dubbia provenienza.

Se per quanto riguarda i generi alimentari la popolazione diventa sempre più consapevole, tanto che tutti i grandi distributori si orientano sempre più su cibi biologici e locali, il processo di consapevolezza è più lento per quanto riguarda beni come il vestiario e i prodotti di lusso. Eppure, dovremmo, anche quando si tratta di acquistare una maglietta o un paio di scarpe, chiederci: da dove vengono le materie prime che compongono queste merci? Chi le ha lavorate? Dove? In quali condizioni?…spesso, un capo di lusso perde molta della sua allure se si riflette sulla sua provenienza, e il mercato si sta sempre più orientando verso prodotti biologici, con materiali organici e addirittura riciclati e prodotti in modo socialmente accettabile anche in campo tessile. Molte grandi firme stanno sviluppando una sensibilità su prodotti ecologicamente corretti, ma al Fox town non ne ho scorto l’ombra. Del resto, non si può aspettarsi molto di più da un grande magazzino di svendite. Gli outlet sono in declino in tutto il mondo, perché la furia consumistica che ci ha accompagnati dagli anni Ottanta via si sta esaurendo, e il futuro saranno i piccoli negozi di quartiere, i negozi con una base etica, una qualità aggiunta alta, e quello che sogno per Mendrisio è una sorta di via della Spiga o di via Montenapoleone di prodotti di alta qualità nelle vie cittadine, e non un magazzino di svendite per poveri ricchi che intasi l’ingresso alla città e gli armadi con prodotti che hanno girato il mondo prima di arrivare alla nostra città slow.

Intervento sul Rapporto “Evitiamo l’estinzione delle api”

12 Marzo 2013

Le api stanno scomparendo misteriosamente in tutto il pianeta. Non solo muoiono, ma spesso abbandonano di colpo le arnie e scompaiono. Noto col nome di Sindrome dello spopolamento degli alveari, il fenomeno sta avendo proporzioni devastanti con danni incalcolabili all’agricoltura. I primi sintomi sono stati riscontrati in Nord America nel 2006 e nel frattempo il fenomeno si è sparso in Europa e Asia. In Cina, appositi operai spolverano le piante, svolgendo così il lavoro che un tempo era delle api, in modo da consentire l’impollinazione…

Si fanno molte supposizioni sulle cause che vanno dalla malnutrizione, ai cambiamenti climatici, passando da vari patogeni, acariosi, pesticidi,  radiazioni da telefoni cellulari o altri dispositivi creati dall’uomo, l’industrializzazione dell’apicoltura che ha impoverito la varietà genetica delle api, e colture geneticamente modificate come il mais transgenico.

L’ apicoltore statunitense Kim Flottum ha elencato ben sette cause principali che, accumulandosi creano una situazione di stress per le api che riduce la loro aspettativa di vita del 10-15% (le api vivono mediamente d’estate per circa 45 giorni). In tal modo si è totalmente modificato il complesso tessuto sociale dell’alveare e così col tempo vengono a mancare le api che lavorano.

Va però precisato che in passato ci sono stati fenomeni del genere, ma mai di queste proporzioni. Si calcola che ogni anno a partire dal 2006 si sono perse all’incirca il 30% delle colonie sull’anno precedente e pertanto non si può certo tollerare che tale situazione possa continuare ancora per molto. Se fosse vera la frase attribuita ad Albert Einstein: “Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”, abbiamo di che preoccuparci.

Le api condividono le sorti di migliaia di altre specie che l’uomo sta portando all’estinzione (spesso nell’indifferenza). In particolare gran parte delle popolazioni di anfibi a livello mondiale stanno collassando nell’incuranza dei più.

Idem per molti mammiferi, dalla lince pardina in Spagna alle grandi scimmie nel mondo.
I pipistrelli, così importanti ed efficaci antizanzara.
Nei mari tonni e altri pesci predatori, con conseguente proliferazione delle meduse. Se vogliamo salvare le api, occorre una maggiore coerenza, vale a dire una maggiore protezione della natura, dell’ agricoltura bio; meno strade e cemento,…

Con l’acquisto di miele indigeno sosteniamo l’apicoltura nel nostro paese, ma non solo: infatti l’ape riveste un ruolo di primaria importanza per l’impollinazione delle piante da frutta, delle foraggere e non da ultimo della flora spontanea, fornendo un importante contributo ecologico all’ambiente che non può essere fornito con l’acquisto di miele di provenienza estera.

La maggior parte dei 600 apicoltori ticinesi produce il miele che le api raccolgono nel raggio di 2-3 chilometri attorno agli apiari e ottengono cosi fino a due varietà di miele. Alcuni apicoltori più organizzati trasportano gli alveari in transumanza seguendo le fioriture fino alle più alte vallate alpine e possono così ottenere mieli diversi e specifici.

Lasciatemi qui ricordare che Pro Natura ha eletto l’ape longicorne animale dell’anno 2010. Questo villoso «trasportatore di polline» fa parte delle circa 580 specie di api selvatiche presenti in Svizzera .La scelta dell’animale dell’anno 2010 richiama l’attenzione sui milioni di insetti «invisibili» che conservano la nostra base vitale: la biodiversità.

Se queste operose ronzatrici dovessero sparire, la varietà delle piante ne risulterebbe gravemente impoverita e con essa la base alimentare per l’uomo e gli animali.

Le api selvatiche necessitano di biotopi adeguati per la ricerca del cibo e la riproduzione: questi insetti vivono in prati e pascoli secchi, maggesi, cave di ghiaia e frutteti. Di particolare importanza per la sopravvivenza delle api selvatiche in Svizzera sono i biotopi a vegetazione rada. Infatti, circa metà delle specie costruisce i propri nidi nel suolo. Questi biotopi rischiano però di sparire nel nostro paesaggio addomesticato ed edificato. La protezione delle api selvatiche consiste quindi in primo luogo nella protezione dei biotopi, ma anche nella protezione paesaggistica.

La biodiversità è la varietà della vita in tutte le sue forme: la varietà delle specie animali e vegetali, la diversità dei biotopi ed ecosistemi e la diversità genetica. Con la protezione delle specie e degli ecosistemi e la tutela della ricchezza genetica proteggiamo le nostre stesse basi vitali.

Preoccuparci per le api significa anche frenare l’urbanizzazione, ridurre i pesticidi ( quindi puntare maggiormente sull’agricoltura bio), non ampliare la rete stradale (pensiamo solo che saranno migliaia in Svizzera le api spiattellate sui tergicristalli!), etc.

Invitiamo quindi questo parlamento a dimostrare altrettanta sensibilità non solo verso le api ma verso la natura, il paesaggio e l’agricoltura bio. In passato non è sempre stato così, ma speriamo in una maggiore attenzione nel presente e nel futuro. Fatte queste precisazioni, portiamo l’adesione dei Verdi al rapporto.

Il fondovalle e il limite

11 Marzo 2013

I capannoni sono cresciuti in modo amorfo e casuale davanti al nucleo di Mendrisio, i posteggi disposti senza alcun criterio: l’immagine paesaggistica del borgo è oggi notevolmente sminuita dall’antistante piana. Soltanto tra il 1985 e il 1997 sono scomparsi 140 acri di territorio agricolo, mentre le superfici di insediamento sono aumentate di oltre due metri quadri ogni dieci minuti…Occorre ritrovare il senso del limite, e riflettere sul senso di gratitudine che dovrebbe venire spontaneo quando siamo ospitati da un luogo. Il papa bacia la terra quando arriva in un nuovo paese, e conosco persone che piantano dei semi quando levano le tende in cui hanno dormito in altura per ringraziare simbolicamente il prato che ha dato loro ospitalità. Anche sulla piana esistono ditte che mettono pannelli solari (la Argor), o incentivano il trasporto aziendale (La Farone di Stabio). Altre ditte sono meno consapevoli da questo punto di vista, e non hanno piantato un solo albero, dato un contributo al benessere o a qualche società del luogo: nulla. Certo, pagano le tasse…e ci mancherebbe altro! Il rapporto del giugno 2010 Strategia di crescita per la piazza turistica svizzera precisa che uno dei quattro obiettivi del Consiglio federale è il rispetto dei principi dello sviluppo sostenibile: la piazza turistica svizzera necessita di una strategia a lungo termine improntata allo sviluppo sostenibile. Oltre all’efficienza economica la politica del turismo deve quindi tener conto anche delle dimensioni della responsabilità ambientale (efficienza energetica e impiego di energie rinnovabili, riduzione delle conseguenze negative sulle risorse naturali quali natura e paesaggio, aria, acqua e suolo; e della solidarietà sociale (ad esempio, salute, qualità della vita, formazione, partecipazione).

Una verifica dell’adempimento dei principi della sostenibilità ambientale in ambito di marketing del turismo e della promozione del settore alberghiero dovrebbe essere effettuata da Svizzera turismo nel corso del 2013, e il Fox town ad esempio è stato definito un grande generatore di traffico.

Mi chiedo come sia possibile che il Consiglio federale abbia dato un parere positivo alla mozione Abate e spero che venga ritrovato il senso del limite, e che il turismo non venga confuso con una prevaricazione dell’economia su ogni altro criterio, favorendo la diffusione di merci senza alcun rapporto con la sostenibilità ambientale e la giustizia sociale.

Quello che abbiamo da offrire

11 Marzo 2013

I Verdi a Mendrisio: quattro anni fa eravamo tre sulla lista per il consiglio comunale, e in due siamo stati eletti. Ci eravamo proposti di essere un “post-it” verde come memento per gli altri partiti su quelle che sono le tematiche ecologiche, e l’obiettivo mi sembra, senza tema di peccare d’immodestia, riuscito. Non sedendo nell’esecutivo, non abbiamo avuto la possibilità di entrare nel merito delle decisioni municipali, ma il nostro contributo l’abbiamo portato. Tanto che, come per incanto, tematiche “verdi” sono sbocciate un po’ ovunque nei programmi degli altri partiti, e questo ci fa piacere. Ora, quattro anni e parecchie rughe d’espressione e di vita vissuta più avanti, ci ritroviamo a presentare una lista quadruplicata per il consiglio comunale, e una rosa di cinque candidati al Municipio. Nel segno della decrescita felice, non proponiamo una campagna elettorale roboante, né promettiamo eclatanti e magici cambiamenti nella gestione della cosa pubblica: le nostre guide sono il buon senso, la ponderazione, l’ascolto e l’umiltà. I tempi della politica sono lunghi, ed occorre avere delle visioni su lungo periodo, e non disperdere energie in attività non essenziali. A volte, sentiamo ancora qualcuno dire che i Verdi sarebbero distruttivi e negativi: questa visione è dovuta ad un malinteso: chi dice di no a molte tematiche (no a nuove strade, a costruzioni gigantesche, ad opere faraoniche…) , lo fa non per puro spirito di contraddizione, ma perché conserva in sé una visione di una città più moderna e di un vivere sostenibile. Non vogliamo tornare indietro, all’epoca degli zoccoletti e delle mucche, come insinua qualche nostro detrattore (anche se le mucche ci piacciono e troveremmo bello vederne di più intorno): vogliamo andare avanti, ma vivi e in salute, e in armonia con il nostro prossimo e con il pianeta. Non fateci fare scontri elettorali: la lotta non appartiene al nostro dna (almeno, non a quello di chi scrive, di indole pacifica, ma non per questo debole e manovrabile: semmai, il contrario). I nostri argomenti (la difesa del territorio, la salute, la socialità) sono così forti che lasciamo la lotta a chi ha personalismi da portare avanti. Ci piace ascoltare, e siamo aperti alle suggestioni più moderne, ma siamo convinti che sia dalle nostre radici che troveremo la forza vitale per costruire una Mendrisio migliore. La politica deve tornare ad essere una guida per le persone, e noi siamo convinti che non si possa dare nulla per scontato. Troppo spesso si sente dire: “Non vado a votare, tanto non cambia mai niente”. Un nostro cartellone, che vedremo presto, risponde: “Bella lì, zio!”…un modo giovanile per indicare che c’è speranza, che nel corso della storia il bene ha sempre trovato il modo di andare avanti, fregandosene delle imposizioni e degli ingranaggi arrugginiti in cui sono incagliati tanti “professionisti della politica”. In questo senso, noi non siamo politici, ma persone che vivono in mezzo a delle persone, e che insieme vogliono trovare delle strade perché si possa vivere bene, con onestà e impegno, e anche con gusto.

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