La presa della Bastiglia e i diritti civici a Mendrisio

12 Giugno 2011

Il previsto consiglio comunale di Mendrisio del 20 giugno è stato rinviato al 14 luglio, un giovedì (nonostante la LOC, Legge Organica Comunale, preveda il lunedì quale giorno preferenziale) di un periodo per molti destinato alle (meritate) vacanze. Chiedo scusa agli elettori dei Verdi, perché entrambi non potremo esercitare i nostri diritti civici in seno al legislativo comunale. Ho pensato di rinviare le vacanze, anche perché non prevedono grandi spostamenti in aereo, ma non sarebbe corretto nei confronti della mia famiglia, e mi spiace dovermi sentire in colpa di fronte alle persone che ci hanno eletti a casa di uno spostamento di data che a molti pare inopportuno.

L’anno prossimo dovremo rinunciare alla vigilia di Natale, o essere presenti il primo d’agosto?… Mi consolo pensando che nessuno è essenziale (anche se in alcune votazioni pochi voti in più fanno la differenza), ma segnalo la situazione perché mi pare che tagliare fuori un’intera fetta di popolazione (in questo caso, i Verdi), per quanto piccola, sia un pericoloso segno di assenza di democrazia. Le minoranze non hanno voce in capitolo? No, non è questo lo spirito della politica, e di certo non lo spirito di chi crede nel rispetto reciproco. Per questo, spero che la data del consiglio comunale resti quella del previsto 20 giugno se le decisioni da prendere sono urgenti, oppure che venga rinviata a dopo il periodo estivo.

I centri rifugiati

7 Giugno 2011

A Chiasso, cittadini e politici concordano con l’idea di spostare lontano dall’abitato il centro rifugiati. Atti di vandalismo, aggressioni, disturbo alla quiete pubblica sono argomenti pesanti, e si capisce il desiderio di ritrovare la pace nella cittadina di confine. Ma, ma…le soluzioni razionali non sono sempre le più lungimiranti, o le più umane, e spesso gli interventi effettuati sotto a spinta dell’ansia e della paura risultano essere efficaci e rasserenanti sul breve periodo, ma pessime sul lungo. Per fare un paragone, prendiamo le centrali nucleari: nessuno ne vorrebbe una sotto casa, a parte l’estetica, un po’ di paura fanno anche ai convinti nuclearisti, e così le si è edificate lontano dai centri, dimenticandosi quasi della loro esistenza: errore fatale, come i fatti giapponesi ci hanno mostrato. Gli esseri umani non sono sostanze radioattive, ma le reazioni che l’isolamento e l’allontanamento portano con sé non sono meno devastanti.

Altro esempio: un buon consiglio che si può dare ad una donna che sospetta un tradimento, è di tenersi vicina alla presunta rivale in amore: solo ciò che lontano, oscuro, inaccessibile e invisibile contiene i germi pericolosi della minaccia. Ciò che si conosce, si impara a capire, ad integrare nell’esperienza quotidiana e psichica. Per i nostri figli, crescere senza incontrare ogni giorno le facce diverse e strane (straniere) dei rifugiati sarebbe più facile, e nel contempo davvero pericoloso per la loro crescita: lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Via, fingendo che la questioni non si ponga, che il mondo sia quello di cinquant’anni fa, che i grandi fenomeni migratori non siano la logica conseguenza delle scelte dell’ultimo secolo.

E allora, cosa fare? Chiasso ha imboccato la via giusta, integrando i rifugiati in lavori di pubblica utilità, dando loro possibilità di ascolto e di utilizzo del tempo che non sia alienante, anche con visite civiche che consentano a chi se ne andrà di partire arricchito, di portare con sé un po’ della nostra cultura, semi che partono per il mondo e che contribuiscono alla biodiversità, e a chi resterà di iniziare a conoscere il territorio, non relegando i rifugiati nello spazio del totalmente diverso, inconoscibile, inavvicinabile, pauroso per sé e per gli altri. Una via difficile, ma come spesso nella vita, la più impegnativa è la via migliore.

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