Iniziativa parlamentare sull’abolizione dei livelli di scuola media

14 Aprile 2014

medieEcco il mio intervento in Parlamento riguardo il tema dell’abolizione dei livelli alla scuola media.

“Cari colleghi, nel maggio 2012 abbiamo presentato l’iniziativa concernente l’abolizione dei livelli, o meglio corsi Attitudinale e Base, a nostro modo di vedere giusto punto di inizio per ripensare la scuola media, ultimo grado di scolarità obbligatoria e dunque importante tassello non solo e non soprattutto per la preparazione alla vita lavorativa, ma primariamente luogo di formazione al divenire cittadine e cittadini, esseri umani completi e il più possibile uguali, fratelli e aperti ad un mondo in rapido divenire.

Ci è stato chiesto di attendere la riforma 4 della scuola media e noi, pazientemente, per oltre due anni abbiamo atteso. Scaduti i termini di discussione dell’iniziativa, ed essendo parimenti convinti della fondatezza di questa proposta, abbiamo chiesto di portarla avanti, nel pieno rispetto del lavoro del Consiglio di stato e del gruppo di lavoro sulla riforma scolastica, e altrettanto nel ruolo di aiuto che come parlamentari abbiamo il dovere di portare alla riflessione. Ci è stato detto di tacere, di ritirarci, di lasciar fare… ma questo sarebbe irrispettoso per tutte le persone convinte , come noi, nella bontà di questo suggerimento, che non va a sovrapporsi al lavoro degli esperti, ma che vuole essere un suggerimento, un auspicio, un aiuto per passare dall’era competitiva all’era collaborativa, un elemento basilare dell’etica verde, per aiutare le ragazze e i ragazzi a sentirsi partecipi, coinvolti, uniti. La differenziazione, i saperi scientifici arriveranno più tardi: la scuola media costituisce l’ultimo livello di scolarità obbligatorio nel quale abbiamo la possibilità di formare ed educare dei cittadini.

Il sistema scolastico attuale – ampia fascia dell’obbligo e divaricazione tra studi superiori e formazione professionale – è un prodotto della storia, non un modello assoluto. In futuro l’insegnamento, ossia la trasmissione delle esperienze e dei saperi tra le generazioni, potrà e dovrà trovare altre forme. Nel presente è tuttavia necessario difendere una scuola pubblica che non sia a esclusivo servizio dell’economia, e valorizzarne meglio la dimensione culturale.

A metà degli anni ottanta il Ticino poté contare su una struttura che avesse per obiettivo quello di “assicurare, soprattutto ai ceti meno privilegiati, una formazione culturale più ampia e un corredo di conoscenze più ricco di quello dato alla scuola maggiore; posticipare le scelte d’orientamento a un’età più avanzata; favorire le scelte d’orientamento in funzione delle reali attitudini, senza discriminazioni d’origine sociale o ambientale” (dal Messaggio del Consiglio di Stato del 2 luglio 1985 concernente la modificazione della Legge sulla scuola media del 21 ottobre 1974).

Ma la scuola media unica non era poi tanto unica: essa era divisa da due cicli biennali. Il primo ciclo sarebbe stato a classi eterogenee, il secondo con due sezioni A e B intercambiabili.

Basta dare un rapido sguardo ad i dati forniti dal Cantone (“La scuola in cifre 2010″) per osservare che dopo la seconda media solo il 30% degli allievi delle classi sociali più svantaggiate frequenta due corsi A, contro il 56% delle classi medie ed l’83% delle classe più benestanti; oppure i tassi di accesso alle scuole medie superiori: il 16% per i più poveri, il 37% per la classe media ed il 70% per i più ricchi.

Senza con-tare che il tasso di popolazione straniera è superiore proprio tra i ceti meno abbienti e che appunto questi allievi non di rado non hanno quale lingua madre l’italiano (e dunque gran parte delle loro difficoltà d’apprendimento dipendono dal filtro linguistico). Essi hanno maggiore probabilità di finire nei corsi B e qui arenarsi creando all’interno della scuola stessa una ghettizzazione di fatto. Inoltre i corsi B hanno un programma meno intenso ed approfondito dei corsi A.

Non si tratta delle classi differenziali cui alludeva don Milani, ovvero alla creazione di corsi specifici per i più “deboli”, con un numero di allievi inferiore e un rapporto pedagogico più diretto, che portassero comunque ad un risultato comune, bensì siamo di fronte a una discriminazione sociale, tant’è vero che lo stesso ufficio statistico del Dipartimento dell’Educazione del Canton Ticino, in una ricerca di Mario Donati (1999) ammette come la scelta dei livelli e, di conseguenza, dopo l’obbligo, degli studi superiori o dell’apprendistato, sia influenzata in modo evidentissimo dalle condizioni socioeconomiche familiari.

Il Consiglio di Stato aveva ad inizio legislatura saggiamente imboccato la strada di una diminuzione degli allievi per classe, purtroppo senza la collaborazione del Parlamento.

Una scuola equa ed eccellente non è un’utopia, come dimostrano paesi quali la Finlandia (ma non solo): è una conquista democratica reale.

Fatte queste considerazioni, l’Iniziativa chiede la modifica dell’articolo 7 della Legge sulla scuola media in modo che il sistema di livelli A e B venga abolito a favore di una scolarità unica e differenziata per allievo e non per scelte spesso dettate all’appartenenza sociale.

Ringrazio il relatore di minoranza Michele Guerra e vi invito a votare il suo rapporto.”

Claudia Crivelli Barella

 

I livelli A e B come preparazione al liceo o alle scuole professionali?

15 Dicembre 2012

C’è molta ipocrisia, e poco desiderio di confrontarsi apertamente, in diverse discussioni attorno alla scuola media. All’interno della Commissione scolastica nessuna iniziativa parlamentare ha prodotto in questi mesi una mole consistente di audizioni come quella dei Verdi a proposito dell’abolizione dei livelli A e B: ne sono lieta, e ascolto con attenzione i pareri contrari o favorevoli a tale misura. Sento anche affermazioni che mi fanno accapponare la pelle, come quando si proclama che esistono persone votate alle professioni pratiche, per le quali studiare e ricevere una formazione intellettuale (non pratica) sarebbe uno spreco di soldi e di energie…Non sono per nulla d’accordo: studiare, riflettere, formare la mente, abituarsi a pensare, a nutrire l’intelletto anche con informazioni e saperi che non siano immediatamente e praticamente utili è un esercizio necessario all’essere umano, a qualsiasi essere umano, al contadino come all’avvocato! Una simile visione dell’umanità è paragonabile a quella che divideva il mondo in schiavi e padroni, o equivale a dire che le persone di scienza non possiedano una vita emotiva. L’errore fondamentale è intendere la scuola come un’eterna preparazione: al livello successivo di scolarità, al posto di lavoro, all’inserimento nel mondo produttivo. Qualcuno ha detto: “la vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti”…la vita sempre un po’ più in là, purtroppo spesso immaginata come piena espansione quando si riesce a produrre esseri economici, capaci di guadagnare e di spendere.

Ma siamo seri: la vita è molto più complessa! La nostra società, estremamente sofisticata e in continua evoluzione, necessita di esseri umani con una formazione molto ampia, in grado di espandere le proprie possibilità e di far fronte a mutamenti continui nel mondo del lavoro e nella vita sociale. Chi, ormai,  svolge la stessa professione per tutto l’arco della vita? Chi ricorda ancora le nozioni di qualsiasi materia ricevute alle scuole medie dopo qualche anno? E chi non ricorda il gruppo-classe, l’ambiente che si era creato, il rapporto privilegiato con un docente e la Weltanschauung appresa negli anni della formazione?…ci sono tante domande che possiamo farci sui nostri anni di scuola, per iniziare a pensare alla scuola che desideriamo per i nostri figli. La scuola deve servire a formare, certo, ma a formare un carattere, degli ideali, la capacità di leggere il mondo. La scuola media non serve e non deve servire prioritariamente per prepararsi al mondo del lavoro. Non esistono allievi di serie A e allevi di serie B, non esistono livelli diversi di umanità, e in chi lo sostiene alberga una visione miope e unilaterale del mondo: un mondo che va cambiando, che ci richiede un’attenzione e una sensibilità che siamo in grado, volendo, di dare. Che richiede un cambiamento di mentalità, uno stare al passo con i tempi: la scuola di ieri andava bene per la società di ieri. La società di domani, già presente nell’oggi, sarà multietnica, complessa, a contatto con fenomeni ambientali e sociali non ancora del tutto prevedibili, inquietanti e, forse, con il nostro impegno, positivi per il progresso dell’umanità.

Livelli A e B

18 Giugno 2012

Che i giovani Ppd e i giovani Udc abbiano immediatamente reagito con uno spaventato no all’iniziativa sull’abolizione dei livelli nella scuola ticinese, passi: ci vuole tempo perché il nuovo si faccia strada, e non tutti sono pronti a capire le novità. Ma che i giovani liberali si arrocchino dietro la mancanza di considerazione per la sensatezza di questa proposta fa male al cuore. Sarà che termini quali libertà, differenza tra le persone, responsabilità individuale risuonano alti, sono per me quasi sacri, che sentirli usati in modo improprio fa venire i brividi. Intanto, il presidente dei Giovani liberali ticinesi Giovanni Poloni titola la sua lettera “Entriamo nel merito”: ma non è possibile entrare nel merito di una discussione con idee preconcette e senza una reale apertura al dialogo. Diciamo piuttosto: Ognuno si arrocchi dietro le proprie vecchie posizioni, e che nulla cambi (come diceva nipote del conte Salina ne Il Gattopardo: “bisogna che tutto cambi perché nulla cambi”…). Cari giovani liberali, nessuno intende usurpare i vostri privilegi da classe alta e da bonne enfance in classe A. Ma, magari non ve ne foste accorti, il mondo è cambiato, e un migliore andamento di tutta l’umanità è un elemento indispensabile anche per chi viaggia ai piani alti. Dividere gli allievi in categorie non ha portato grandi risultati, e stiamo pagando tutti le conseguenze di una visione dell’umanità in classi. Non siamo tutti uguali, anzi: ogni allievo è diverso, ma ciò non significa che ogni allievo non debba essere aiutato a dare il meglio che puo’, globalmente e come singola entità, e che il diploma di scuola media debba essere uguale per tutti, anche in virtù del fatto che le differenze tra gli esseri umani sono molteplici già al momento della nascita. I livelli A e B hanno dato buoni risultati in questi anni? Se riuscirete a dimostralo, abbandonerò il pensiero dei moderni pedagogisti, e sarò pronta a cambiare idea sull’obsolescenza di un sistema scolastico basato sui livelli, lasciando da parte le considerazioni filosofiche, etiche e spirituali (su quelle, mi perdonerete, non credo di essere disposta ad una modifica, semmai ad un ampliamento). Giovanni Poloni, giovani liberali, non fate così, dai: discutiamo davvero!

 

Ai giovani PPD sulla scuola media

25 Maggio 2012

Non me ne vogliano le giovani e i giovani PPD per il paragone, visto che sono una grande amica dei cani (nonché felice convivente con un anziano cane). La loro pronta reazione alla nostra iniziativa verde che chiede un sorpassamento dei livelli A e B nella scuola media mi fa pensare al famoso esperimento di Pavlov: lo psicologo russo dava da mangiare a dei cani introducendo uno stimolo sonoro ogni volta che porgeva loro la ciotola. Dopo qualche tempo, i cani iniziavano a salivare ogniqualvolta sentivano lo stimolo sonoro, anche in assenza del cibo. A volte, succede un po’ a tutti noi: avvertiamo il suono di una novità, e ci chiudiamo in un rifiuto non meditato.

Calma: un bel respiro, e riflettiamo.

L’idea di un insegnamento scolastico di tipo non gerarchizzato, bensì basato sulla collaborazione e il coinvolgimento di ogni ragazzo e di ogni ragazza in un progetto educativo unitario e individualizzato è l’indirizzo pedagogicamente più interessante, e la direzione che indicano gli esperti del settore. L’abolizione dei livelli è solo la logica conseguenza, nonché il punto di partenza, per ripensare ad una scuola media che possa dare dei risultati migliori degli attuali per tutti gli attori in campo: allievi e docenti.

Per non tediarvi con pubblicazioni scientifiche, potrei iniziare consigliandovi un testo divulgativo, ma che costituisce una buona introduzione per dei non addetti ai lavori pedagogici: “La terza rivoluzione industriale (come il potere laterale sta trasformando l’energia, l’economia e il mondo)” di Jeremy Rifkin (Mondadori, 2011).

Il tema è vasto e interessante: non chiudetevi nei preconcetti prima di aver approfondito la materia, sarebbe un peccato.

Ripensare la scuola media

24 Maggio 2012

Negli scorsi giorni a nome dei Verdi ho presentato un’iniziativa generica che chiede di abolire i livelli A e B nella scuola media. Questa proposta si inserisce in una visione ad ampio respiro della scuola, che nei quattro anni di medie costituisce l’ultima possibilità per molti ragazzi di ricevere un’istruzione scolastica, di stare in una classe insieme ad altri compagni. Anni preziosi per una preziosa gioventù: il nostro futuro. Senza essere catastrofisti, se posso riconoscere qualcosa di positivo alle sciagure climatiche e ambientali è il fatto di renderci attenti che siamo tutti collegati, che se succede qualcosa dall’altra parte del mondo, noi c’entriamo: non possiamo chiamarci fuori, dire che non ci importa. Ogni nostra scelta comporta delle conseguenze: l’avanzamento dei deserti, lo scioglimento dei ghiacciai, le catastrofi nucleari…tutto ci concerne. Internet ha cambiato il modo di approcciare il mondo, e da un’istruzione gerarchica e di tipo stimolo-risposta stiamo passando a un’era dove l’educazione deve diventare laterale, ovvero prendere coscienza che l’essere umano è altamente sociale ed empatico, e che l’umanità deve riconoscere la propria appartenenza al sistema terrestre, alla biosfera: di fronte ai grandi mutamenti che ci attendono, o ci uniamo e collaboriamo verso un bene comune, oppure scompariremo.

L’istruzione distribuita e collaborativa parte dall’idea che si ha una maggiore probabilità di ottenere il risultato desiderato se le persone ragionano insieme, mettendo in comune le esperienze personali, rispetto al caso in cui ciascuna ragiona separatamente dagli altri. Diamo per scontato che la modalità in cui viene impartito il sapere sia l’unica possibile per la trasmissione della conoscenza. Ma il mondo è cambiato: Adam Smith è superato, l’economia deve affrontare nuove sfide, un nuovo modo di affrontare il mondo (riflettiamo: i ragazzi immagazzinano più nozioni a scuola o attraverso i social network?). Soprattutto, il mondo sta cambiando: servono ragazze e ragazzi in grado di prendersi a cuore il destino della Terra, ragazze vicine alla natura e ragazzi che sappiano usare le mani non meno della testa. Ragazze e ragazzi pronti ad affrontare un mondo diverso da quello che abbiamo conosciuto noi, tanto affascinante quanto inquietante. Dividere i giovani in livelli A e livelli B è obsoleto, indice della nostra difficoltà a cambiare: bisogna pensare il cambiamento, essere pragmatici, concreti, e sentirsi coinvolti. Volenti o nolenti, lo siamo tutti.

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