INTERROGAZIONE – PCAI-Mendrisiotto e acquedotto a lago

28 Marzo 2018

Interrogazione al Consiglio di Stato ticinese, forse un po’ tecnica alla lettura,  ma che pone quesiti essenziali sull’acquedotto a lago. (NOTA DEL 1. GIUGNO 2018: ECCO LA RISPOSTA DEL CONSIGLIO DI STATO: Int. 47.18 – RG 2442 del 30.05.2018)

Nella risposta dell’11 ottobre 2017 alla nostra interpellanza dell’11 settembre il Consiglio di Stato ha confermato la necessità impellente di realizzare l’acquedotto a lago. Mancano però dati precisi riferiti ai Comuni membri del Consorzio ARM per sostanziare questa affermazione e conseguentemente in chi legge sorgono nuove domande, non solo sul PCAI del Mendrisiotto, ma in generale sulla politica in materia di approvvigionamento di acqua, anche alla luce della risposta del febbraio 2017 all’interpellanza “Pozzo Polenta e pianificazione del territorio”.

Di conseguenza poniamo le seguenti domande, partendo da alcune vostre affermazioni:

  1. Nella vostra Risposta motivate la necessità di costruire l’acquedotto a lago con la volontà di “garantire la continuità di un servizio pubblico indispensabile” poiché emergenze idriche in diversi comuni ticinesi hanno dimostrato l’importanza ma anche la vulnerabilità delle fonti di approvvigionamento. (pagina 1). In seguito fate riferimento alla dismissione dei pozzi Pra Tiro e di San Martino che porteranno a un ammanco di acqua (pagina 2). Infine nella lettera del 22 giugno 2017 (pagina 2), allegata alla Risposta, affermate che la tappa a lago deve essere anticipata perché altrimenti le infrastrutture già realizzate per il PCAI-VM rischierebbero danni significativi e perché il Laboratorio Cantonale impone il risanamento di alcune infrastrutture per le quali si prevede la dismissione.

1.a La ragione della necessità di realizzare subito la tappa a lago risiede prioritariamente in una tra le spiegazioni sopracitate o nella concomitanza di tutte queste cause?

1.b Perché quando si sono allestiti i PCAI-M 2005, variante 2014 e PCAI-VM non ci si è resi conto subito di questa necessità?

1.c Comporta qualcosa per il Consorzio ARM e i comuni consorziati la fusione della tappa 0 (messa in rete) e della tappa 1 (acquedotto a lago) a livello di statuti e di operatività?

1.d Potete spiegare cosa lega il PCAI-M al PCAI-VM?

1.e Quali sono i pozzi, le sorgenti e altre fonti di approvvigionamento che saranno dismessi secondo il PCAI-M? Chiediamo un elenco delle fonti con i relativi dati tecnici e le motivazioni della loro dismissione; nonché, se esistenti, le loro future destinazioni.

1.f Ci sono giunte più voci – purtroppo comprovate dalla pianificazione in corso sui terreni del Pozzo Polenta – sul fatto che in merito ai terreni un tempo soggetti alle zone di protezione (che ne impedivano l’edificabilità) vi siano progetti riconducibili alla speculazione edilizia favorita dai Municipi della regione; 1.f.1 il Cantone non ha alcuna possibilità di imporre il mantenimento delle fonti che saranno dismesse per riconvertirle all’uso industriale e agricolo o altro? 1.f.2 Il progetto di legge sulla gestione delle acque prevede una maggiore possibilità di intervento in termini di protezione del Cantone rispetto ad oggi in materia di pianificazione del territorio in conflitto con le fonti di approvvigionamento ?

  1. Il valore massimo del limite riconosciuto per il sussidiamento di opere di PCAI è stato ridotto da 500 l/g/AE a 450 l/g/AE “conformemente alla tendenza svizzera in atto”. “Per alcuni comprensori, sulla base dei consumi storicamente rilevati, tale fabbisogno è stato calcolato in 400 l/g/AE”. Il valore di 450 è davvero pari (o molto vicino) al valore svizzero/del resto della Svizzera? Qual è la soglia “svizzera”?

2.a quali sono i comprensori per i quali valgono 400 l/g/AE?

2.b quali sono i comprensori per i quali vale il valore di 450 l/g/AE?

2.c come si situa il Mendrisiotto in questa graduatoria dei fabbisogni?

2.d ritenete corretto da un punto di vista scientifico e legale (art. 2c LApp) fondare sui “consumi storicamente rilevati” il fabbisogno che determina il valore massimo? Infatti, a parere degli scriventi in una tipologia “storica” del genere rientrano comuni che hanno lasciato sprecare acqua senza controllo (come avvenuto per decenni) o che hanno destinato acqua potabile ad uso industriale …

2.e Invitiamo ad allegare una tabella con i consumi annuali degli ultimi 9 anni (2009-2017) per i singoli comuni aderenti al Consorzio ARM. Si chiede anche la produzione della “verifica sui consumi di punta” citata a pag. 2 della vostra risposta.

2.f Quanto è il quantitativo complessivamente consumato di acqua potabile nei comuni aderenti al Consorzio ARM? Quale è il quantitativo di acqua potabile consumato da abitanti residenti? E quello utilizzato dalle industrie? Quale è la percentuale del settore industriale su quello complessivo e in quali comuni si concentra? Si chiede di avere tabelle coi dati specifici per comuni e per suddivisione di consumatori.

  1. Quali comuni del Consorzio ARM hanno adottato per le industrie esistenti sul loro comprensorio comunale un allacciamento (acqua riciclata o da fonti dismesse) diverso da quello dell’acqua potabile proveniente dagli acquedotti?
  2. Nella Risposta riferite che la maggior parte dei comuni consorziati è all’avanguardia nella ricerca delle perdite. Potete fornire i dati di quali comuni stanno provvedendo in questo senso e quanta acqua è stata risparmiata negli ultimi anni?
  3. Un dato che emerge anche dalla vostra risposta è che la forte urbanizzazione mette a rischio certe fonti di approvvigionamento primarie:

5.1 perché quando come Cantone dovete analizzare i Piani regolatori o varianti di PR oppure dovete analizzare domande di costruzione che potenzialmente possono risultare in contrasto con la sicurezza di queste fonti primarie non intervenite seriamente e responsabilmente imponendo restrizioni e protezioni assolute di queste fonti?

5.2 Non ritenete che debba essere data priorità assoluta alla sicurezza di queste fonti di approvvigionamento primarie invece che a interessi contingenti di urbanizzazione?

  1. La LApp risale al 1994 e malgrado le sollecitazioni fatte tramite atti parlamentari di Francesco Maggi e Bruno Storni non è mai stato elaborato il regolamento di applicazione (cfr. anche il M. 6766 del 27 marzo 2013, p. 7 che rispondeva alle mozioni Maggi e cofirmatari e Storni e cofirmatari). Negli ultimi anni la giustificazione alla mancanza di un regolamento è stata che era in elaborazione una nuova legge. In effetti, nel 2016 il Consiglio di Stato ha messo in consultazione la legge sulla gestione delle acque: a che punto si trova questo progetto di legge?
  2. Nella vostra Risposta (ris. gov. 440 dell’8 febbraio 2017) spiegate la procedura di abbandono delle zone di protezione nei seguenti termini: “Per parallelismo delle forme, per lo stralcio delle zone di protezione è necessario seguire analoga procedura. Il Consiglio comunale, su richiesta del Municipio, ratifica l’abbandono delle zone e il Consiglio di Stato decide lo stralcio e l’abrogazione delle restrizioni di diritto pubblico. Il Consiglio comunale può esprimersi sullo stralcio nell’ambito di un messaggio municipale ad hoc o per atti concludenti nell’ambito di messaggi inerenti la tematica, la cui approvazione comporta implicitamente la ratifica della decisione di abbandono di una captazione. Il riferimento va ad esempio a crediti per finanziare modalità di approvvigionamento idrico alternative, per finanziare appunto la dismissione di un pozzo ad uso potabile, oppure all’approvazione di pianificazioni comunali che collidono con le zone di protezione, quali ad esempio un piano regolatore (PR) o un piano generale dell’acquedotto (PGA). Nel caso specifico del Pozzo Polenta, il Consiglio comunale del Comune di Morbio Inferiore in data 22 aprile 2013 ha aderito al Piano Cantonale di Approvvigionamento Idrico del Mendrisiotto (PCAI-M) e al relativo consorzio ARM (Acquedotto regionale Mendrisiotto) che sarà chiamato a realizzare le opere. Queste adesioni fanno ritenere che il legislativo comunale si sia espresso, per lo meno indirettamente in merito all’abbandono del pozzo Polenta come fonte di approvvigionamento di acqua potabile, previsto appunto a PCAI.
    • In molti casi avviene un abbandono “implicito” o “indiretto” da parte dei Consigli comunali che spesso non approfondiscono i progetti assai complessi legati a questo tema. Non ritenete che per avere un vero processo democratico si debba obbligare i Municipi a sottoporre messaggi municipali ad hoc per l’abbandono di fonti di approvvigionamento?
  1. Nella recentissima interrogazione “Microplastiche” nei nostri laghi, c’è da preoccuparsi? del deputato Galeazzi e cofirmatari si solleva il problema dell’inquinamento causato da queste sostanze, così come l’interpellanza Beretta Piccoli – Quadranti sollevava nel 2016 il problema dei pesticidi. In merito al PCAI-M sulla stampa abbiamo letto in passato che la futura captazione a lago è sicura poiché sono sati fatti i monitoraggi che hanno stabilito la salubrità dell’acqua.
    • desideriamo che siano messi a disposizione i dati dei monitoraggi effettuati, con in particolare le indicazioni dei periodi del monitoraggio e di quali sostanze sono state oggetto di monitoraggio.
    • Oggetto di analisi sono state anche le microplastiche?
  1. Chiediamo la produzione dei documenti citati nella risposta:

– risoluzione di adozione del PCAI-M del 2005 + Relazione tecnica del 9 ottobre 2006 (citata nel M. 6766 del 27 marzo 2013);

– risoluzione di adozione del PCAI-M del 2014 e relativa Relazione tecnica;

– bilancio delle opere eseguite e proposta di piano di intervento allestito dal Consorzio ARM

  1. Pur apprezzando che si approfitti di lavori dell’USTRA per contenere i costi, gli scriventi lamentano che i crediti per queste opere vengano sottoposti al Gran Consiglio quando le opere sono già state eseguite, privando di scopo – di fatto – l’esame della questione da parte del Legislativo. Non reputa il Consiglio di Stato che il Gran Consiglio andrebbe interpellato non appena sorga l’opportunità di usufruire di lavori dell’USTRA (o casi analoghi) in modo da non svilire il suo ruolo? Se sì, come intende procedere per il futuro?

Con ossequio,

Claudia Crivelli Barella, Francesco Maggi, Tamara Merlo

Risposta sull’Acquedotto a lago

23 Ottobre 2017

In merito alla risposta del Consiglio di Stato alla mia Interrogazione sull’Acquedotto a lago dell’11 settembre 2017, sono preoccupata. Preoccupata per il cambiamento di programma che disattende quanto deciso dai Comuni con l’adozione della variante PCAI-M 2014, che prevede una realizzazione dell’acquedotto in due fasi ben distinte: dapprima la messa in rete delle fonti locali e solo in un secondo tempo il collegamento a lago, a titolo sussidiario. La tappa zero, se accompagnata da opportune misure di risparmio idrico e dalla messa in sicurezza delle captazioni e delle zone di protezione, potrebbe rendere superfluo l’oneroso collegamento a lago, mentre si parla subito di captazione a lago come di unica e indispensabile misura per garantire l’approvvigionamento idrico nei prossimi anni. L’Ufficio delle acque e dell’approvvigionamento idrico e la Delegazione consortile continuano a prevedere per il Mendrisiotto un aumento dei consumi d’acqua, in controtendenza con quanto accade nel resto della Svizzera (i dati della Confederazione testimoniano un consumo in costante calo da decenni). Ignorando modelli virtuosi (vedi Comune di Gordola), preferiscono optare subito per la captazione a lago, con il rischio di un probabile e costoso sovradimensionamento, invece di sostenere i Comuni nel risanamento e nella protezione delle fonti locali, ciò con il chiaro fine di liberare da vincoli edificatori gli ultimi terreni del Mendrisiotto in cui è possibile attingere acqua di falda. Trovo preoccupante che già si parli di accordi fra USTRA e Consorzio che andranno a sicuro discapito delle zone di protezione in conflitto con l’autostrada dei Pozzi San Martino di Mendrisio, dei Pozzi di Coldrerio e del Pozzo Polenta di Morbio Inferiore. Per ogni zona di protezione delle acque stralciata, USTRA ha infatti promesso di riversare al Consorzio 500’000-1’000’000 di franchi, i quali invece di essere investiti negli importanti risanamenti serviranno a contenere i costi della captazione a lago: una palese pressione su quei Comuni che saranno presto chiamati a decidere se mantenere o stralciare queste zone di protezione. A ciò aggiungo la preoccupazione per la captazione a lago: l’acqua di lago non è completamente pura come l’acqua di fonte, continua a mantenere, anche quando depurata, tracce di ormoni e di nanoparticcelle di plastica che a lungo andare potrebbero costituire un serio problema per la popolazione del mendrisiotto, già intossicata dall’aria che respiriamo. Inoltre, le catastrofi naturali paventate dal Cantone che potrebbero attenderci non risparmieranno di certo l’acqua lacustre, con conseguenze non facilmente prevedibili. Tutto nell’ottica predatoria che contraddistingue questo Ticino cresciuto con l’illusione della crescita continua e indolore: finché ce n’è, allunghiamo le mani e prendiamo, del futur non c’è certezza

 

INTERPELLANZA PCAI-Mendrisiotto, acquedotto a lago ed esempi virtuosi

11 Settembre 2017

I recenti articoli di giornale (“Acqua di lago in tempi più brevi”, La Regione del 1° settembre, di Daniela Carugati e “Acquedotto Opera completa entro il 2025”, Corriere del Ticino, di Leila Bakkers) dedicati all’Acquedotto regionale del Mendrisiotto destano stupore sotto più aspetti.

I Verdi non condividono la scelta di costruire un acquedotto a lago voluta dal Cantone e dai Comuni prevista dal PCAI-Mendrisiotto, ritenendola frutto di una visione sorpassata della gestione delle acque, sotto più punti di vista.

I Comuni coinvolti dal PCAI, in primis Mendrisio, per anni se non decenni non si sono preoccupati di combattere gli sprechi (perdite nelle tubature, utilizzo inappropriato da parte di industrie e privati cittadini, etc.).

Leggendo i vari messaggi governativi e rapporti commissionali si constata l’evoluzione del progetto che è sfociato nel PCAI. Ma analizzando le scelte politiche avvenute nel medesimo periodo (limitiamoci a circa un ventennio) si constata che i vari Comuni hanno continuato a pianificare il territorio e a rilasciare licenze edilizie in contrasto con la protezione di pozzi di captazione (un esempio tra i molti è il Pozzo Polenta) e non hanno adottato le revisioni delle zone di protezione necessarie optando a favore dello “sviluppo” economico (come per esempio le due revisioni riguardanti il Pozzo Polenta del 1991 e del 2005).

Queste scelte scellerate pianificatorie degli enti locali hanno condotto alla situazione attuale. Il PCAI-Mendrisiotto prevede la dismissione di alcune fonti ritenute oggi non più sicure proprio a causa di queste scelte sconsiderate, contrarie all’interesse generale di tutelare un bene vitale quale l’acqua. Attorno alla dismissione di queste fonti e alla conseguente eliminazione delle zone di protezione già si muovono politici e operatori economici che vorrebbero trasformare queste aree non più protette in zone edificabili (Pozzo Polenta in primis).

In questo contesto gli articoli di giornale sopra citati hanno dato la notizia della lettera inviata dalla SPAAS ai Comuni consorziati che sembrerebbe favorire l’accelerazione della costruzione dell’acquedotto a lago poiché in caso di incidente e conseguente dismissione di pozzi la messa in rete degli acquedotti esistenti non sarebbe sufficiente.

In un’altra regione del Cantone, nel Comune di Gordola, si stanno adottando da anni misure ispirate a tutt’altra visione della gestione della “risorsa acqua”: invece di abbandonare sorgenti le si è risanate, non si è costruito un pozzo di captazione dai costi plurimilionari, si sono operate riparazioni della rete di distribuzione, si è migliorata l’informazione,…tanto da avere minori consumi di acqua rispetto al passato con un incremento di abitanti. Il tutto grazie al capodicastero (nonchè nostro collega in Parlamento) ing. Bruno Storni che ha permesso di ottenere al Comune di Gordola anche premi e riconoscimenti federali e internazionali. Un esempio virtuoso che dovrebbe essere preso come modello da tutti i Comuni e dal Cantone.

Fatte queste considerazioni desideriamo chiedere quanto segue.

  1. Cosa ha condotto la SPAAS a scrivere la lettera ai vari Comuni del Mendrisiotto? Cosa contiene questa missiva? Si chiede di poterne ricevere copia.
  2. I lavori di messa in rete di tutti gli acquedotti del Mendrisiotto a che punto sono arrivati? Vi è già un primo bilancio della messa in rete già eseguita?
  3. I consumi di acqua nei vari Comuni del Mendrisiotto che tendenza seguono in questi anni? Vi è una tendenza alla diminuzione come avviene in tutta la Svizzera (i dati dell’Ufficio federale di statistica (OFS) indicano un continuo calo dei consumi di acqua potabile, malgrado la crescita della popolazione e lo sviluppo economico. Tra il 1990 e il 2015 in Svizzera i consumi di acqua potabile sono diminuiti del 20%), oppure no?
  4. Prima di promuovere la costruzione dell’acquedotto a lago non sarebbe opportuno terminare i lavori di messa in rete degli acquedotti esistenti e adoperarsi seriamente per diminuire perdite e sprechi?
  5. Il Cantone intende farsi promotore su tutto il territorio e presso i Comuni coinvolti nel progetto dell’introduzione di misure volte alla diminuzione dei consumi, all’utilizzo di acqua meteoritica per il raffreddamento industriale e di altre misure volte alla salvaguardia dell’importantissima “risorsa acqua”?

 Per il Gruppo dei Verdi, Claudia Crivelli Barella

    Cerca nel sito
    Archivio