INTERROGAZIONE TicinoCoin, identità digitale e patrocinio del Cantone Ticino

18 Marzo 2019

Scarica l’interrogazione completa in pdf (contiene alcune immagini che qua sotto non ci sono): TicinoCoin, identità digitale e patrocinio del Cantone Ticino

 

  1. Oggetto dell’interrogazione

La presente interrogazione intende chiedere al lodevole Consiglio di Stato se vi sia un possibile interesse strategico nel sostenere l’attuazione e la diffusione del TicinoCoin (TIC) quale moneta locale complementare basata sulla tecnologia blockchain. In caso di fondamentale interesse all’idea, si chiede se per il lodevole Consiglio di Stato possa di principio entrare in considerazione il coinvolgimento di BancaStato, quale istituto bancario di proprietà del e controllato dal Cantone. Inoltre, per garantire un corretto uso di tale moneta nel rispetto degli obblighi di diligenza nella lotta al riciclaggio di denaro, oltre che per digitalizzare ulteriormente i processi amministrativi, si chiede se non vi sia interesse a lanciare un programma per l’adozione dell’identità digitale sulla blockchain.

Prima di porgere le domande, l’interrogazione fornisce alcune informazioni sul contesto delle monete locali complementari e dello sviluppo del settore blockchain e FinTech.

  1. Le monete locali complementari in Svizzera

Attualmente si contano varie monete locali complementari in Svizzera, come raffigurato nella seguente immagine.

Fonte: http://lagrue-mlc.ch/index.php/liens/, consultato il 24 febbraio 2019.

Le monete prendono i seguenti nomi:

  1. il Léman, nell’Arco lemanico, http://monnaie-leman.org/;
  2. il Farinet, in Vallese, http://www.lefarinet.ch/;
  3. l’Épi, nel Gros-de-Vaud e ai piedi del Giura vodese, http://epi-vd.ch/;
  4. la Grue, nella Gruyère
  5. il Dragon, nella città di Friborgo e periferia, https://mlc-fribourg.ch/;
  6. la Perle, a Rolle e in periferia, https://www.monnaie-perle.ch/;
  7. il Chablais, nel Chablaisvodese
  8. il Netzbon, nella regione di Basilea, http://www.netzbon.ch/;
  9. l’Eulachtaler, nella regione di Winterthur, http://eulachtaler.ch/;
  10. il TicinoCoin, oggetto della presente interrogazione, https://www.facebook.com/TicinoCoin
  11. il Vorwärts Beo, nell’Oberland bernese.

Lo scopo delle monete locali complementari consiste nella promozione dell’economia locale, favorendo gli acquisti presso i produttori locali e stimolando pertanto gli scambi locali.

  1. L’idea TicinoCoin

Michele Fiscalini di Muralto, ideatore del progetto, con gli sviluppatori informatici Claudio Rossini di Faido e Adriano Meyer di Ponte Capriasca, sono stati responsabili del lancio di una criptovaluta tutta ticinese che vuole porsi come moneta complementare circolando parallelamente al franco svizzero. Il TicinoCoin (TIC) vuole sostenere l’economia locale che opera in maniera socialmente responsabile e rispettosa dell’ambiente. Potrebbe eventualmente fungere anche da “marchio di garanzia”. Chi accetta il TIC, infatti, dovrà sottoscrivere e quindi impegnarsi a rispettare i principi elencati sulla carta dei valori e del codice etico dell’associazione. Mantenendo la ricchezza là dove è creata, si favorisce la crescita dell’economia reale, disincentivando la speculazione ed abbracciando l’economia locale in tutti e tre i settori promuovendo condizioni dignitose di lavoro e appaganti. L’idea era già nata nell’autunno del 2014, anno in cui i primi TIC venivano inviati con successo da Faido a Muralto su una blockchain test. È poi nel corso della primavera 2017 che attorno ai tre promotori si è rapidamente costituito un gruppo di cinque persone che hanno dato vita all’Associazione TicinoCoin.

Alle 11:11 del 21 giugno 2017, sono stati minati 21’062’017 TicinoCoin, che nelle intenzioni dei promotori dovrebbero essere sempre cambiati in parità con il franco svizzero (i coin che rappresentano una valuta reale sono in gergo chiamati stablecoin, si veda la sezione 4 sotto), per facilitare la comprensione e l’adozione da parte del vasto pubblico nonché evitare operazioni speculative. Il progetto è in fase di più precisa definizione e, non da ultimo a seconda dei riscontri risultanti dalla presente interrogazione, è possibile che si opti per altri protocolli, rispettivamente che la quantità di token non sia necessariamente limitata.

Al contrario della maggior parte delle monete locali complementari esposte alla sezione precedente, che sono basate su soluzioni cartacee, TicinoCoin come moneta che nasce in forma elettronica presenta il vantaggio della facile fruibilità e di sensibilizzare gli utenti al mondo delle criptovalute. Tra le altre monete locali complementari, solo il Léman utilizza la tecnologia blockchain.

  1. Gli stablecoins e le monete digitali ufficiali

L’uso della tecnologia blockchain per l’emissione di monete a corso legale è attualmente allo studio da diverse banche centrali. La Banca dei regolamenti internazionali a Basilea (ossia la Bank of International Settlements, essenzialmente la banca centrale delle banche centrali) ha recentemente rilasciato un rapporto sul tema[1]. La banca centrale di Svezia è quella che si trova allo stadio più avanzato del processo e potrebbe rilasciare la crypto corona nei prossimi anni.

In attesa dell’arrivo delle criptovalute ufficiali, il mercato ha iniziato a creare gli stablecoin, ossia criptovalute che sono garantite da valute ufficiali depositate su un conto bancario a garanzia del valore del coin. Secondo un recente studio[2], attualmente nel mondo ci sono 54 progetti di stablecoin che hanno una valenza globale. La capitalizzazione totale di queste valute è di circa USD 3 miliardi.

Diversi altri progetti di stablecoin sono attualmente in fase avanzata di implementazione. Facebook ne sta sviluppando uno per la sua applicazione WhatsApp, mentre la banca d’investimento J.P. Morgan ha lanciato il proprio JPM Coin per l’esecuzione di transazioni inter bancarie.

  1. Perché uno stablecoin in Ticino?

Nelle intenzioni dei promotori, il TicinoCoin dovrebbe in primo luogo essere uno strumento per favorire il commercio locale (seguendo gli esempi degli cheques Reka), dove i negozianti locali potrebbero per esempio concedere degli sconti agli acquirenti che decidessero di saldare in TicinoCoin. Al contempo, l’incasso di TicinoCoin causerebbe al negoziante minori costi di transazione (se non praticamente nulli, a seconda della tecnologia finale) rispetto ad altre comuni forme di pagamento elettronico quali carte di debito o di credito.

Il fatto che per costruzione il TicinoCoin venga legato con cambio 1:1 al franco svizzero è, nelle intenzioni dei promotori, un’ulteriore fonte di semplificazione e chiarezza a vantaggio di chi deciderà di adottarlo. Idealmente, se al momento della messa in circolazione di un TicinoCoin viene corrisposto un controvalore pari a un franco svizzero, il “gettone” elettronico (che prende il nome di token) o le sue frazioni risulterebbero coperti da un equivalente controvalore in valuta nazionale. Su richiesta del portatore, per esempio il negoziante che ha incassato TicinoCoin, sarebbe in tal modo possibile ritirare dalla circolazione i token e consegnare all’ultimo detentore il corrispettivo valore in franchi svizzeri, o una sua frazione allo scopo di disincentivare la liquidazione di TicinoCoin e mantenerne la circolazione nella società, continuando a beneficiare l’economia locale.

Il progetto TicinoCoin ha trovato adesioni attraverso l’intero spettro politico ticinese. Al momento, sotto la guida di Sinue Bernasconi (PLRT), un gruppo composto dalle seguenti persone sta definendo il modo di aumentare nella società civile e nelle istituzioni politiche il sostegno all’adozione della moneta locale complementare ticinese: Usman Baig (Verdi), Alessandro Lucchini e Alberto Togni (Partito comunista), Paolo Pamini (UDC), Marco Righetti (PPD) e Stefano Tonini (Lega). Tale gruppo è affiancato, per gli aspetti più tecnici di natura economica, regolatoria e tecnologica, da Michele Fiscalini (ideatore del progetto), Paolo Pamini (economista presso il Politecnico federale di Zurigo e consulente fiscale presso una società internazionale di consulenza e revisione in Lugano) e Lars Schlichting (avvocato specializzato in ambito FinTech e regolatorio finanziario nonché presidente del gruppo Poseidon-Eidoo basato a Zugo e in Ticino attivo in innovativi progetti in ambito blockchain). Sono pure attivamente coinvolti alla definizione e alla promozione del progetto TicinoCoin Athos Cereghetti (vicepresidente dell’associazione CryptoPolis, la quale promuove in Ticino l’ecosistema FinTech che ruota attorno alla tecnologia blockchain) nonché Michele Ficara Manganelli (editore del portale di informazione #assodigitale.it e consulente in ambito FinTech in Lugano). Infine, vi sono già stati nel passato dei contatti di natura informativa anche con il Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta e con il Direttore Divisione dell’economia Stefano Rizzi.

  1. I riscontri nella società civile e nelle istituzioni politiche locali ticinesi

Nel corso dei mesi passati e in occasione dell’allestimento della presente interrogazione, le suddette persone nonché i firmatari del presente atto hanno raccolto parecchie adesioni da parte di associazioni della società civile, Comuni e imprese del territorio ticinese che si sono informalmente dichiarati aperti all’approfondimento della possibilità di sviluppare il TicinoCoin.

Per quanto riguarda Comuni ed emanazioni della società civile vanno menzionati la Città di Chiasso, per voce del proprio sindaco Bruno Arrigoni, il FC Chiasso, per voce del presidente Maurizio Cattaneo, l’Associazione CryptoPolis di Chiasso (http://cryptopolis.swiss, già menzionata sopra, la quale si occupa di promuovere in Ticino l’ecosistema in ambito blockchain), Campione 4 Innovation di Campione d’Italia (http://www.campione4innovation.it, l’organizzazione che promuove Campione d’Italia quale polo innovativo che raggruppi start-up e aziende del settore blockchain e FinTech) nonché l’Associazione NetComm Suisse (http://netcommsuisse.ch, l’associazione svizzera con sede in Ticino dedita all’ambito digitale e dell’e-commerce).

Le seguenti 11 aziende attive nell’ambito FinTech e che sono alla base della crescente comunità FinTech ticinese hanno già sin d’ora dichiarato il loro interesse e l’utilità a disporre di una valuta con le caratteristiche del TicinoCoin, che si potrebbe integrare nella loro attività: Aave Sagl di Chiasso, BitIncubator & Venture SA di Lugano, Digital Rock SA di Lugano, Eidoo Sagl di Chiasso e Lugano, Icobooster SA di Lugano, Luxochain SA di Lugano, Noku SA di Zugo e Lugano, ORS SA di Lugano, Sana SA di Zugo, Sgame SA di Lugano e Swiss Crowd SA di Lugano. Di queste, si consideri che Aave Sagl e Eidoo Sagl rientrano tra le principali 50 imprese presenti nella Crypto Valley di Zugo, come menzionato alla sezione 8 sotto.

Oltre alle imprese specializzate negli ambiti blockchain e FinTech, ulteriori 20 adesioni sono pervenute da Agere Enermine SA di Chiasso, Associazione DMC Studio di Lugano, Alsolis SA di Mendrisio, BDN Business Development Network SA di Lugano, Bodhi Sagl di Mendrisio, Comedil SA di Lugano, DigitalEvolution Sagl di Bodio, Dismart Sagl di Lugano, Farmacia Biomedica di Pambio, Farmacia Loreto di Lugano, Il giardino delle Idee Sagl di Bodio, Marcionetti Sagl di Bellinzona, Philippe Kämpf, cuoco a domicilio con prodotti locali e laurea in scienze gastronomiche, Lazebiosas SA di Lugano, Shanti Maffioli, terapista complementare in medicina cinese di Losone, Millenovecentottantacinque di Christian Giordi a Lodrino, Network & Business SA di Lugano, Novaretis Sagl di Lugano, Tecnofluid Swiss SA di Grancia, Tecnoinfo di Claudio Rossini a Faido.

Infine e coerentemente l’obiettivo all’origine di TicinoCoin, ha aderito alla presente manifestazione di interesse affinché la moneta locale complementare ticinese basata sulla blockchain venga ulteriormente sviluppata Loonity (https://www.loonity.com/it/), la piattaforma e-commerce che promuove il commercio locale in maniera equa e solidale, al cui circuito aderiscono 80 produttori e più di 1’000 famiglie ticinesi, operato dalla società Addvalyou SA di Morbio Inferiore.

  1. Commercio sociale e blockchain

Al di fuori dei confini nazionali, grazie alla generale digitalizzazione e alle tecnologie blockchain si sta viepiù facendo strada il commercio sociale (social commerce), ossia la tendenza a creare delle comunità all’interno delle quali determinati scambi vengano favoriti.

A titolo di esempio, il progetto Coinshare (https://coinshare.network) intende mettere a disposizione un ecosistema con lo scopo di aumentare il potere d’acquisto degli acquirenti e la base clienti dei venditori. Il meccanismo, basato sulla tecnologia blockchain e promosso da un gruppo di ideatori molto attivo in Europa, offre un sistema di reddito collettivo e di condivisione delle basi clienti. Detto in altre parole, si intende consorziare migliaia di commercianti, dei quali molti già attivi nel circuito cashback tradizionale.

Sempre a livello europeo e concorrente di Coinshare, esiste il Gruppo Lyoness/Cashback world che con già decine di migliaia di esercizi convenzionati nella loro applicazione di cashback sta per introdurre la crypto valuta di pagamento “e-credits” (https://ecredits.com/).

 

Alla luce delle nuove tecnologie, non si pone la domanda se si faranno strada valute complementari, bensì quando e se quest’ultime si svilupperanno con l’intento di promuovere l’economia di una determinata regione.

 

  1. Ecosistema blockchain in Svizzera e in Ticino

La Svizzera è notoriamente una delle più importanti giurisdizioni internazionali in ambito blockchain. Vi sono vari motivi a monte di tale dinamica, tra i quali la stabilità politica e normativa, l’atteggiamento severo ma aperto in materia finanziaria da parte delle autorità, la posizione geografica al centro dell’Europa con buone connessioni di trasporto internazionali, o la disponibilità di manodopera qualificata con buone conoscenze linguistiche. Giocano inoltre sicuramente un ruolo importante i preesistenti ecosistemi bancario e finanziario, in presenza di molti istituti finanziari leader sul piano internazionale, nonché delle moderne tecnologie e della ricerca di punta stimolata non da ultimo dai due politecnici federali e dalle scuole universitarie professionali.

 

Fonte: https://cvvc.com/application/files/6015/4828/5085/CVVC_Insights-TOP50-Q119-CH-CantonMap.pdf, consultato il 24 febbraio 2019.

 

Sa da una parte in ambito blockchain è noto l’ecosistema della Crypto Valley, che si estende tra Zugo e Zurigo, anche il territorio ticinese ha visto nascere parecchie imprese innovative in tale settore, in particolare nel Mendrisiotto e nel Luganese. La realtà ticinese si è associata nella suddetta Associazione CryptoPolis, con sede a Chiasso. Verso la fine del 2018 la CV VC AG, una società specializzata nel venture capital di imprese vicine alla Cripto Valley, ha pubblicato uno studio con la collaborazione di PricewaterhouseCoopers e di Strategy& che ha messo in evidenza la densità di imprese blockchain anche in Ticino, oltre che nell’area tra Zugo e Zurigo nonché all’Arco lemanico. L’illustrazione precedente mostra il numero di imprese attive in ambito blockchain nei Cantoni svizzeri.

La Crypto Valley conta all’incirca 750 imprese attive nel settore blockchain, di cui le 50 maggiori hanno una capitalizzazione che si aggira intorno ai USD 20 miliardi. Si noti tra queste la presenza di 4 cosiddetti unicorni (Ethereum, Dfinity, Bitmain e Cardano), ossia imprese dal valore superiore al miliardo di dollari.

La portata delle società attive in ambito blockchain va oltre il semplice settore finanziario, come la seguente figura mette in evidenza. Si osservi che, benché la figura si riferisca alla Crypto Valley, società come Eidoo (spicchio “Vallet and Vault”) sono domiciliate in Ticino, dove hanno i propri uffici e le proprie attività commerciali.

Fonte: https://cvvc.com/application/files/8415/3918/0658/CVVC_Insights_TOP50.pdf, consultato il 24 febbraio 2019.

 

  1. I vantaggi di una criptovaluta locale per il Ticino

Se il Canton Ticino vuole continuare a presentarsi come business location favorevole e vicina alle nuove start-up in ambito blockchain e FinTech, con tutti i vantaggi che ciò comporta in termini d’indotto fiscale e di posti di lavoro ad alto valore aggiunto, deve dimostrare di essere una realtà attiva e aperta verso la tecnologia blockchain e le criptovalute. Un chiaro segnale in tal senso è rappresentato dalla recente adesione del Canton Ticino alla Greater Zurich Area (GZA) e dal ruolo di primo piano nella creazione della Swiss Blockchain Federation.[3] Non da ultimo, la nascita di una valuta locale supportata dal Cantone susciterebbe echi mediatici tali da far conoscere il nostro Cantone in tutta la comunità internazionale blockchain. Si pensi solo all’effetto avuto dal Comune di Chiasso quando annunciò di accettare il pagamento di fino a CHF 250 in bitcoin, una proposta poi ripresa sul piano cantonale dai deputati Paolo Pamini, Boris Bignasca, Marcello Censi, Gianmaria Frapolli, Tiziano Galezzi, Andrea Giudici, Sergio Morisoli, Marco Passalia e Gabriele Pinoja il 16 ottobre 2017 con la Mozione 1263[4], verso la quale il 10 aprile 2018 Consiglio di Stato ha dato un chiaro segnale d’apertura con il Messaggio 7522[5] che propone un progetto pilota che permetta pagamenti in criptovaluta per alcuni servizi del Cantone. Il messaggio è attualmente al vaglio commissionale. Esattamente come accadde allo stesso TicinoCoin quando fu annunciata la sua emissione, questi eventi hanno avuto un’eco mediatica su scala planetaria, con notizie apparse anche sui media asiatici. Pertanto, l’effettiva messa in funzione del TicinoCoin potrebbe essere l’arma vincente per ritagliarsi un posto di prim’ordine tra la Crypto Valley di Zugo e i grandi centri d’innovazione lombardi, portando sul territorio cantonale aziende e know-how che sa di futuro.

  1. L’ipotesi di un TicinoCoin patrocinato dal Cantone Ticino

Come tutti i 26 Cantoni, anche il Ticino è uno Stato e non una semplice suddivisione amministrativa della Confederazione. In particolare, la sovranità della Repubblica e Cantone Ticino è illimitata all’infuori dei disposti della Costituzione federale svizzera e dei trattati internazionali da lei sottoscritti. Inoltre, il Cantone Ticino è proprietario di BancaStato, un istituto di diritto pubblico che dispone dell’autorizzazione federale per attività bancaria perché accetta depositi del pubblico a titolo professionale e/o effettua appelli al pubblico in tal senso. Queste premesse sono importanti per comprendere il margine d’azione diretto ed indiretto del Cantone e la portata che un eventuale patrocinio cantonale del progetto TicinoCoin potrebbe avere su scala internazionale.

In primo luogo, se si concorda con l’idea che TicinoCoin debba essere una cosiddetta stablecoin, ossia una valuta non liberamente fluttuante contro tutte le altre bensì con un legame fisso ad un controvalore, in casu il franco svizzero, il coinvolgimento dell’istituto bancario cantonale potrebbe facilitare la custodia dei franchi svizzeri corrisposti in controvalore dei TicinoCoin messi in libera circolazione. Il fatto che il controvalore in franchi svizzeri sia al sicuro presso la banca di proprietà e controllata dal Cantone dovrebbe verosimilmente aumentare la fiducia dei cittadini e dei commercianti nella valuta locale complementare. Inoltre, attraverso il proprio istituto bancario il Cantone avrebbe il controllo sulle attività di emissione e rimborso di TicinoCoin, osservando pertanto in ogni istante quale sia la massa di token in libera circolazione e potendo così monitorare la portata dell’iniziativa.

In secondo luogo, il fatto che TicinoCoin sia una valuta pensata e nata per funzionare attraverso la blockchain permette un legame diretto con il settore ticinese del FinTech. Come si è visto alla sezione precedente, oltre che essere particolarmente sviluppato nel confronto intercantonale, il FinTech ticinese sta negli ultimi anni assurgendo a una delle nuove forme di evoluzione e sviluppo della piazza finanziaria locale. La presenza in Ticino della decennale esperienza bancaria nonché di industria e istituti di formazione di punta in ambito informatico e tecnologico dovrebbero porre le buone premesse per un continuo sviluppo del settore.

Il Cantone Ticino potrebbe dare il proprio appoggio al progetto TicinoCoin in tanti modi. Al di là di un semplice patrocinio, il Cantone potrebbe per esempio accettare la spendibilità della moneta locale complementare presso gli sportelli cantonali, oppure aprire la possibilità per il pagamento di imposte, tasse e multe in TicinoCoin. Parallelamente, il Cantone potrebbe contribuire alla diffusione del TicinoCoin pagando parte delle commesse e dei salari pubblici – a titolo di esempio il 5% – in questa valuta locale complementare. Si genererebbe in tal modo una sufficiente liquidità di TicinoCoin che dovrebbe rendere facile la circolazione in Ticino della moneta, giacché le controparti la accetterebbero con minor paura di non potersene più liberare. Il tutto non comporterebbe alcun rischio per il Cantone, in particolare qualora la banca depositaria fosse il proprio istituto cantonale.

Internazionalmente, uno Stato (quale il Cantone Ticino) che decidesse di promuovere una criptovaluta e di accettarla per i propri incassi sarebbe sicuramente una notizia con un’eco di vastissima portata, la quale segnalerebbe alla comunità internazionale in maniera chiara e credibile l’apertura delle autorità ticinesi verso le nuove tecnologie in ambito blockchain e più in generale FinTech. È pertanto verosimile credere che si promuoverebbero tali settori innovativi senza che il Cantone debba spendere ingenti importi e senza che debba assumersi particolari rischi.

Nello scenario appena descritto, un’ipotesi operativa potrebbe vedere un’associazione o una fondazione TicinoCoin responsabile della promozione e della gestione della valuta, la quale si appoggerebbe su BancaStato quale banca depositaria. La messa in circolazione di nuovi TicinoCoin avverrebbe ad opera di tale associazione o fondazione, la quale da un punto di vista regolatorio sarebbe responsabile dell’identificazione del sottoscrittore, in caso di superamento delle soglie regolatorie (procedura di KYC – Know Your Client – in materia di antiriciclaggio AML – Anti Money Laundering). Il Cantone, così come eventualmente alcuni Comuni o manifestazioni dell’economia e della società civile ticinesi, avrebbero i propri rappresentanti negli organi dell’associazione o della fondazione a capo di TicinoCoin.

Un ulteriore passo che il Cantone potrebbe valutare nella promozione di TicinoCoin e dell’ecosistema FinTech ticinese potrebbe invece addirittura prevedere BancaStato quale diretto emittente di TicinoCoin. In presenza della licenza bancaria, non dovrebbero di principio essere necessarie ulteriori autorizzazioni. La Banca potrebbe per esempio chiedere al sottoscrittore di TicinoCoin l’apertura di un normale conto, così da fare rientrare le verifiche antiriciclaggio all’interno dell’ordinaria procedura di accettazione cliente dell’istituto. Tale scenario, che metterebbe nelle mani di BancaStato la gestione della moneta locale complementare e toglierebbe spazio al possibile coinvolgimento formale della società civile e della politica locale ticinese, avrebbe sul piano internazionale un impatto ancor più pronunciato. Infatti, sarebbe la prima volta che uno Stato sovrano, per di più attraverso il proprio istituto bancario, emettesse una criptovaluta con un controvalore fisso e garantito in una delle principali valute internazionali, il franco svizzero. Poiché i TicinoCoin verrebbero verosimilmente negoziati sugli exchanger internazionali di criptovaluta, di fatto il Cantone offrirebbe la possibilità di disporre di una criptovaluta equivalente al franco svizzero. Internazionalmente vi è molta richiesta per questo genere di stablecoin, che migliorano la liquidità dei mercati di criptovalute senza la necessità di convertire continuamente moneta fiat in criptovaluta e viceversa. Per questi motivi, è lecito pensare che BancaStato raccoglierebbe sottoscrizioni nell’ordine di svariate decine di milioni di franchi svizzeri. La diffusione di TicinoCoin sugli exchanger di criptovaluta renderebbe più facile la spendibilità locale, giacché il negoziante ticinese che abbia accettato un pagamento in TicinoCoin potrebbe più facilmente trovare qualcuno a cui trasferirlo, sia questi anche solo un investitore criptovalutario con necessità di mettere una propria parte di patrimonio in una stablecoin basata in franchi svizzeri. Inoltre, la presenza del TicinoCoin sugli exchanger darebbe enorme visibilità al nostro Cantone, che potrebbe diventare una valida alternativa a Zugo per l’instaurazione di società FinTech. Qualora vi fosse l’intenzione di muoversi verso l’emissione di TicinoCoin da parte di BancaStato, andrebbe valutato se fissare contrattualmente nelle condizioni di emissione del token la destinazione dei franchi svizzeri raccolti in controvalore, che potrebbero per esempio servire in parte a finanziare un fondo di promozione del FinTech o più in generale dell’economia locale ticinese.

  1. La creazione di un’identità digitale sulla blockchain

Oltre al sostegno al TicinoCoin, un’ulteriore misura che il Cantone potrebbe adottare per attrarre società attive nell’ambito FinTech e dimostrare di essere un territorio all’avanguardia in ambito digitale è quella di sostenere l’uso dell’identità digitale sulla blockchain.

Già oggi i Cantoni di Zugo[6] e di Sciaffusa[7] hanno creato la loro identità digitale. Il Cantone Ticino sta attualmente lavorando con partner terzi per l’implementazione di una tale soluzione. Tuttavia, nessuno ha ancora integrato la tecnologia blockchain per creare un’identità digitale, benché questa comporti diversi vantaggi. In particolare essa è praticamente impossibile da hackerare, si fonda su uno standard open source, ossia utilizzabile da tutti, e lascia al suo possessore garanzia di uso corretto dei dati. La stessa Facebook, confrontata con gli scandali degli ultimi mesi, sta seriamente pensando di introdurre una identità digitale per garantire ai suoi utenti un uso corretto dei loro dati (https://www.investinblockchain.com/zuckerberg-fb-could-build-blockchain-identity-system/). Le Ferrovie federali svizzere (FFS) hanno implementato questa tecnologia (UPort, App su Ethereum) per il proprio personale.

In Ticino esiste già una società locale, la Eidoo Sagl, pure riportata tra le 50 prominenti società attive in ambito blockchain nella Crypto Valley raffigurate nel diagramma sopra, che ha sviluppato questa tecnologia (https://eidoo.io/eidooid/). Il Ticino pertanto dispone già sul suo territorio delle risorse e delle competenze necessarie per attivare l’identità digitale sulla blockchain. Questa non soltanto sarebbe complementare all’uso del TicinoCoin, in quanto permetterebbe di identificare gli utenti del TicinoCoin nel pieno rispetto delle normative sul riciclaggio di denaro, ma potrebbe essere facilmente – trattandosi di uno standard – utilizzata anche dall’Amministrazione cantonale per ridurre costi e burocrazia, ad esempio digitalizzando e semplificando le procedure amministrative.

Infine, l’adozione dell’identità digitale sulla blockchain sarebbe una prima in Svizzera e porterebbe nuovamente visibilità al nostro Cantone, aiutando le imprese locali nella loro sfida alla rivoluzione digitale.

  1. Domande

Tutto ciò premesso, fermo restando che l’implementazione concreta del progetto TicinoCoin nonché dell’identità digitale sulla blockchain necessita di ulteriori approfondimenti così come della concertazione tra le parti dichiaratesi di principio interessate ad adottare la moneta locale complementare, ci pregiamo chiedere al lodevole Consiglio di Stato quanto segue.

  1. Ritiene il Consiglio di Stato che vi siano i presupposti per approfondire, con la collaborazione attiva della Repubblica e Cantone Ticino, la portata, l’architettura e il funzionamento di una moneta locale complementare, nel caso di specie il TicinoCoin, basata sulla tecnologia blockchain?
  2. Il Consiglio di Stato sarebbe disposto a chiedere a rami dell’Amministrazione e del parastato di considerare di partecipare al progetto TicinoCoin, accettandone l’uso, ai fini di promuovere i propri servizi e gli scambi all’interno dell’economia locale? A titolo di esempio si pensi al settore del turismo ticinese, il quale nel 2018 ha registrato un calo del 7.5% dei pernottamenti a fronte di un aumento del 3.8% nel resto della Svizzera.
  3. Qualora fosse data, come finora è stata l’intenzione dei promotori, la convertibilità del TicinoCoin in franchi svizzeri, sarebbe disposto il Consiglio di Stato a promuovere l’accettazione di TicinoCoin per il pagamento da parte del cittadino di servizi del Cantone, nonché per il pagamento di imposte e tasse?
  4. Concorda il Consiglio di Stato che un coinvolgimento di BancaStato nel progetto TicinoCoin sarebbe di principio coerente con lo scopo di favorire lo sviluppo economico del Cantone, così come stabilito dall’articolo 3 della Legge sulla Banca dello Stato del Cantone Ticino del 25 ottobre 1988 (RL 11.2.1.1)?
  5. Ritiene il Consiglio di Stato che sia di principio ipotizzabile il coinvolgimento di BancaStato nelle operazioni di emissione e rimborso di TicinoCoin, segnatamente con il ruolo di banca depositaria?
  6. Secondo il Consiglio di Stato sarebbe possibile un ancor maggior coinvolgimento di BancaStato nel progetto TicinoCoin, per esempio chiedendole di assumere in prima persona e a proprio nome le attività di emissione e di rimborso?
  7. Il Consiglio di Stato ritiene interessante essere il primo Cantone a sviluppare un’identità digitale basata sulla tecnologia blockchain?
  8. Il Consiglio di Stato sarebbe disposto a chiedere a rami dell’Amministrazione cantonale e del parastato di considerare il riconoscimento dell’uso dell’identità digitale sulla blockchain per velocizzare i loro servizi, evitando all’utente la necessità di presentarsi fisicamente agli sportelli?
  9. Come giudica il Consiglio di Stato il grado di sviluppo del FinTech in Ticino e quali misure sono già state intraprese, rispettivamente sono in fase di implementazione in tale settore?

Paolo Pamini, primo firmatario

Fabio Käppeli, Matteo Quadranti, Boris Bignasca, Marco Passalia, Claudia Crivelli Barella, Sergio Morisoli, Franco Denti

 

[1] https://www.bis.org/cpmi/publ/d174.htm

[2] https://media.consensys.net/stablecoins-in-2019-reliable-proliferating-liquid-and-global-6ec443586bf5?platform=hootsuite

 

[3] Si veda anche l’approvazione da parte del Consiglio di Stato (in data 21 giugno 2018) della modifica del Regolamento delle Legge tributaria che prevede delle agevolazioni fiscali per start-up innovative e chi vi investe. E ancora, il Messaggio 7557, approvato dal Gran Consiglio in data 19 novembre 2018, che prevede inter alia la possibilità per il Cantone Ticino di aderire e finanziare enti come Digital Switzerland, Greater Zurich Area e Switzerland Innovation.

[4] https://www4.ti.ch/index.php?id=83064&user_gcparlamento_pi8[attid]=94961&user_gcparlamento_pi8[tatid]=105&i=1&user_gcparlamento_pi8[ricerca]=7522

[5] https://www4.ti.ch/poteri/gc/messaggi-e-atti/ricerca/risultati/dettaglio/?user_gcparlamento_pi8%5Battid%5D=96697&user_gcparlamento_pi8[ricerca]=7522

[6] http://www.stadtzug.ch/de/bevoelkerung/dienste/digitaleid/

[7] https://www.netzwoche.ch/news/2018-06-06/schaffhausens-digitale-identitaet-ist-da

Mozione – Per la creazione di un indirizzo umanistico nei licei ticinesi

4 Settembre 2016

downloadIl 4 settembre 2016 ho spedito la seguente Mozione interpartitica, da me preparata per creare un indirizzo maggiormente umanistico nei licei ticinesi.

Mozione – Per la creazione di un indirizzo umanistico nei licei ticinesi

Il liceo ticinese nasce storicamente come preparazione al Politecnico federale (fondato il 7 febbraio 1854), dunque giustamente con una forte impronta di stampo scientifico e una netta prevalenza delle scienze rispetto alle altre materie di studio.

Ora, a oltre un secolo e mezzo di distanza, questa impostazione è rimasta invariata e si riscontra in tutti gli orientamenti che compongono la preparazione alla maturità cantonale, con diverse sfumature a seconda del tipo di liceo scelto (scientifico, linguistico, economico, classico).

Nel frattempo, il mondo del lavoro e della ricerca è cambiato, e anche campi in cui la matematica è fondamentale hanno riscontrato negli studenti una carenza in campo umanistico che si cerca di colmare, come è il caso ad esempio dell’Accademia di Architettura.

Non solo: i nostri studenti che si confrontano con una facoltà di tipo umanistico (Lettere, Psicologia, Storia, eccetera) riscontrano una grande difficoltà nel mettersi in pari con allievi provenienti ad esempio dai licei italiani, e auspicherebbero una preparazione maggiormente approfondita di materie quali la letteratura, la storia e la mitologia classica; e rimpiangono le ore spese per lo studio di matematica, biologia, chimica e fisica: materie che non sono di grande utilità al loro percorso, seppur formative in termini generali e di crescita personale del tutto teorica, nel senso di mai dimostrata da alcuno studio.

Nell’Ordinanza del Consiglio federale/Regolamento della CDPE concernente il riconoscimento degli attestati di maturità liceale (RRM) del 16 gennaio/15 febbraio 1995 si legge:

Art. 5 Obiettivi degli studi

1 Lo scopo delle scuole che preparano alla maturità è quello di offrire alle proprie allieve e ai propri allievi, nella prospettiva di una formazione permanente, la possibilità di acquisire solide conoscenze di base, adatte al livello secondario, e favorire la formazione di uno spirito d’apertura e di un giudizio indipendente. Queste scuole non aspirano a conferire una formazione specialistica o professionale, bensì privilegiano una formazione ampia, equilibrata e coerente che dia alle allieve e agli allievi la maturità necessaria per intraprendere studi superiori e per svolgere nella società tutte quelle attività complesse che essa richiede. Esse sviluppano contemporaneamente l’intelligenza, la volontà, la sensibilità etica ed estetica come pure le attitudini fisiche delle loro allieve e dei loro allievi.

2 Le maturande e i maturandi devono essere capaci di acquisire un nuovo sapere, di sviluppare la curiosità, l’immaginazione, la facoltà di comunicazione, come pure di lavorare da soli e in gruppo. Essi esercitano il ragionamento logico e l’astrazione, ma anche il pensiero intuitivo, analogico e contestuale. Imparano così a familiarizzarsi con la metodologia scientifica.

3 Le maturande e i maturandi devono padroneggiare una lingua nazionale ed aver acquisito buone conoscenze di altre lingue nazionali o straniere. Essi devono essere capaci di esprimersi con chiarezza, precisione e sensibilità e imparare a scoprire le ricchezze e le particolarità delle culture di cui ogni lingua è il vettore.

4 Le maturande e i maturandi devono sapersi situare nel mondo naturale, tecnico, sociale e culturale nel quale vivono, nelle sue dimensioni svizzere e internazionali, attuali e storiche. Essi si preparano ad esercitarvi la loro responsabilità verso sé stessi, gli altri, la società e la natura.

 

Nell’Ordinanza federale si specifica che le materie scientifiche possono essere tra il 25% e il 35% della percentuale di studi. In Ticino sarebbe certamente possibile abbassarne un po’ la percentuale, operando delle distinzioni più marcate nei vari curricula.

Con la presente mozione si chiede dunque la creazione di un indirizzo umanistico nel percorso liceale che dia accesso preminente alle materie umanistiche; in cui le materie fisica, chimica e matematica siano presenti in limitata quantità e importanza (sia a livello di promozione che di titolo di maturità), abbassandosi fino al 25% della percentuale di studi come chiede l’Ordinanza federale, a tutto favore delle materie italiano, storia (e civica), geografia e filosofia.

 

Claudia Crivelli Barella

Michela Delcò Petralli

Francesco Maggi

Matteo Quadranti

Sara Beretta Piccoli

Paolo Pamini

Germano Mattei

Massimiliano Ay

Mauro Minotti

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