Polansky rinuncia a venire al Festival di Locarno. Miei pensieri su tutta la vicenda

13 Agosto 2014

downloadPare la trama di un film: un anziano regista sta per partire e ricevere un premio alla carriera, ma deve rinunciare a causa delle polemiche causate da fatti accaduti molti anni fa… Umanamente, spiace: come sempre di fronte a casi simili. Tutte le religioni e le filosofie parlano delle conseguenze a medio e a lungo termine delle nostre azioni: virtù per i filosofi epicurei, ricerca del bene per i greci antichi, Karma per gli induisti, libero arbitrio per il cristianesimo…

Se mi metto al volante dopo aver bevuto, per leggerezza, può succedere che debba portare per tutta la vita le conseguenze delle mie azioni. Ognuno di noi ha la possibilità di declinare in modo personale queste leggi quasi fisiche di cause ed effetti. Invece di scivolare nel moralismo a doppia mandata, giudicandoci tra favorevoli e contrari all’invito festivaliero al regista, ognuno di noi farebbe bene a pensare alla propria vita, e al proprio agire, nonché alle conseguenze sul lungo periodo di ogni nostra decisione. Impegnativa per tutti, con conseguenze anche a lungo termine, anche per noi politici che facciamo scelte che riguardano il vivere collettivo: e il Ticino è qui a mostrarci i risultati di scelte passate, e a chiederci responsabilità e acume per quelle future.

D’altra parte, se mi metto nei panni di una ragazza abusata (non è difficile immaginarlo dato i numeri delle violenze: ognuno di noi ne conosce almeno una nella propria cerchia ristretta), mi rasserena la rinuncia del regista. Il messaggio che passa è chiaro: la violenza è un male, anche dopo anni, fa soffrire, e crea deserti.

Claudia

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