No al voto per corrispondenza nelle elezioni cantonali e comunali

10 Maggio 2013

Il Gran Consiglio ha approvato con 43 voti favorevoli e 32 contrari l’Iniziativa parlamentare  del 4 giugno 2012 presentata nella forma elaborata da Angelo Paparelli per la modifica degli art. 32 e 32a della legge sull’esercizio dei diritti politici del 7 ottobre 1998 (estensione del voto per corrispondenza generalizzato alle elezioni cantonali e comunali). Contro questa decisione abbiamo lanciato un referendum per la difesa della democrazia.

Nel fine settimana di elezioni nella sola Mendrisio abbiamo raccolto fuori dai seggi 1200 firme a favore dell’iniziativa per i salari minimi promossa dai Verdi: una cifra irraggiungibile in così poco tempo in qualsiasi altro momento dell’anno! Sono stati tre giorni ricchi di incontri, di confronti, anche di scontri. In una società che si incontra ormai più elettronicamente che di persona in grandi gruppi eterogenei, un’anomalia. Infatti, in genere ci incontriamo tra simili: aderenti a qualche gruppo sportivo, frequentatori di serate culturali, amanti della musica, sempre divisi tra generi diversi: appassionati di lirica con melomani, rockettari con rockettari, amanti del folk irlandese tra birra e consimili. Altrimenti, ci incrociamo sui treni, per strada, nei negozi in quelle cattedrali del mondo moderno che sono i centri commerciali. Ma, come società, tendiamo a non parlare: comunichiamo via sms, mail o social network, tanto che alcuni studi indagano sulla ridotta capacità dell’essere umano di comunicare attraverso la voce, il contatto visivo e la comunicazione corporea. Votare per corrispondenza sarebbe comodo, pratico, veloce. Ma la via semplice è spesso la via sbagliata e più impoverente. Recarsi ai seggi, segnare la data nell’agenda, prendersi il tempo per poter esprimere anche fisicamente la propria appartenenza ad una comunità civile è, io credo, un rito aggregativo e una possibilità di scambio democratico accessibile a tutti e da non sottovalutare.

Affermare che un numero più grande di persone sia indotta a votare attraverso il voto elettronico mi sembra una forzatura: esiste già la possibilità di chiedere il voto anticipato per particolari esigenze, e favorire l’interesse per la politica attraverso una minimizzazione della ritualità e della naturale tendenza aggregativa delle persone, oggi già fortemente mutilata, sarebbe semmai un impoverimento della vita politica. Per queste e altre ragioni, vi invito a firmare il referendum per la difesa della democrazia.

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