Nessun trionfo, ma un compromesso sofferto che mette fine a 5 anni di indecente tira e molla

3 Dicembre 2019

In base al compromesso raggiunto in Commissione della Gestione del Gran Consiglio e firmato dai Verdi del Ticino, dal Partito Socialista, dalla Lega e dal PPD, i lavoratori avranno un salario orario minimo di 1 franco più elevato di quanto proposto dal Consiglio di Stato, ma occorrerà ben altro per risolvere i problemi del mercato del lavoro ticinese

Il 14 giugno 2015 il 54.7% dell’elettorato del nostro cantone ha detto un SI convinto all’iniziativa dei Verdi ticinesi denominata “Salviamo il lavoro in Ticino”. L’iniziativa ha inserito nell’articolo 13 della costituzione cantonale il seguente capoverso: “Ogni persona ha diritto ad un salario minimo che gli assicuri un tenore di vita dignitoso. Se un salario minimo non è garantito da un contratto collettivo di lavoro (d’obbligatorietà generale e con un salario minimo obbligatorio) esso è stabilito dal Consiglio di Stato e corrisponde a una percentuale del salario mediano per mansione e settore economico.” La grande disponibilità di personale frontaliero a buon mercato ha infatti provocato nell’ultimo decennio in Ticino a una forte pressione al ribasso sui salari in Ticino. Con l’iniziativa del 2015 sul salario minimo, i Verdi del Ticino hanno voluto porre un freno al crollo dei salari nel nostro cantone e frenare il dumping salariale dei frontalieri, permettendo così di salvaguardare il lavoro a condizioni decorose dei residenti.

Cinque lunghi anni di attesa

Come per ogni articolo costituzionale, la sua attuazione dipende dalla relativa legge d’applicazione, sulla quale finora non si era riusciti finora a trovare alcun accordo. Dopo 5 anni di tira e molla nella Commissione di Gestione del Gran Consiglio si è ora finalmente riusciti raggiungere un compromesso, che ovviamente, come ogni compromesso, non può soddisfare completamente ogni contraente. Noi Verdi avremmo voluto un salario minimo di 21,50 franchi, ma realisticamente, con 6 deputati su 90, non avevamo alcuna possibilità di fare passare la nostra posizione in Gran Consiglio, neppure col sostegno compatto del Partito Socialista e della Sinistra alternativa. D’altro canto irrigidirsi su una posizione massimalista non avrebbe certamente giovato a tutti quei lavoratori, e sono migliaia, i quali un aumento di salario, anche se limitato, se lo sognano da anni. Anche se in quest’ambito i Verdi del Ticino non non sono riusciti a raggiunger tutti gli obiettivi che si erano prefissati, con il compromesso raggiunto in Commissione della Gestione due cose molto positive le hanno ottenute: il salario orario minimo sarà a termine di 1 franco superiore a quello che aveva proposto il Consiglio di Stato e il governo sarà costretto ad adeguare le norme in materia di prestazioni sociali in modo che dall’introduzione del salario minimo non derivi alcun danno per le lavoratrici e i lavoratori. Si, perché senza quest’ultima disposizione, l’introduzione del salario minimo avrebbe potuto avere l’effetto perverso di escludere numerosi lavoratori a basso reddito dal beneficio delle prestazioni sociali, i quali avrebbero così arrischiato di ritrovarsi con meno soldi in tasca di prima. Il Verdi del Ticino auspicano che tutte le forze politiche che hanno firmato questo rapporto manterranno le promesse fatte e approveranno quindi anche la forchetta finale del salario minimo prevista alla fine del quarto anno, vale a dire 19.75 – 20.25.

Occorrono altre iniziative

È chiaro che l’introduzione del salario minimo non è un rimedio universale a tutti i mali che affliggono il mondo di lavoro in Ticino. Ecco perché 8 deputati dei Verdi del Ticino e del Partito Comunista hanno presentato lo scorso agosto un’iniziativa parlamentare in cui si chiede al Gran Consiglio di intervenire a Berna affinché il Ticino sia riconosciuto come “Cantone a statuto speciale”, in modo da poter prendere nel nostro cantone dei provvedimenti a tutela dei lavoratori più incisivi di quelli che sono in vigore nel resto della Svizzera. Una richiesta analoga per il Ticino era già stata fatta dai Verdi nel 2009 e fu allora approvata dal Gran Consiglio, ma purtroppo bocciata dall’assemblea federale nel 2015. Visto l’ulteriore peggioramento del mercato del lavoro in questi 10 anni, è però più che mai necessaria e va quindi riproposta. Altre iniziative potranno essere prese a livello nazionale, ora che i Verdi del Ticino sono rappresentati in Consiglio Nazionale da Greta Gysin. Fra queste la richiesta di un incontro urgente con la direzione della Segreteria di Stato dell’economia SECO, per discutere della grave situazione in cui si trova il mercato del lavoro ticinese. A livello federale si farà inoltre il possibile per riproporre un salario minimo economico di 4000 franchi mensili, eliminando così tutte le restrizioni legate al salario minimo sociale, l’unico attualmente legalmente possibile.

Ed infine un’ultima considerazione. Nel corso dell’ultima campagna per le elezioni federali i Verdi sono stati spesso accusati di essere un partito massimalista, un partito incapace di scendere a compromessi, un partito non maturo per entrare nella stanza dei bottoni. Il compromesso raggiunto in Commissione della Gestione in merito al salario minimo dimostra l’esatto contrario. In politica quel che conta sono i risultati, tutto il resto è tempo perso.

Si dichiari lo stato di emergenza climatica in Ticino

27 Maggio 2019

I cambiamenti climatici non sono una moda, come dichiarato dal massimo esponente UDC Christoph Blocher. Il gruppo dei Verdi del Ticino ed alcuni esponenti di altri movimenti e partiti, hanno inoltrato oggi una mozione per chiedere lo stato di emergenza climatica anche in Ticino. Si chiede nello specifico che anche il nostro cantone si approcci al problema con lungimiranza e tempestività sottoponendo ogni decisione presa in parlamento e in governo a criteri di sostenibilità ecologica minimizzando finalmente il anche nostro impatto sull’ambiente.

Le conseguenze di questo fenomeno di comprovata origine antropogenica si cominciano a vivere intensamente anche alle nostre latitudini. Forti sbalzi di temperatura, siccità, ondate di caldo, fenomeni climatici estremi sono i principali campanelli d’allarme che concretizzano sotto i nostri occhi i proclami di scienziati e attivisti. Le conseguenze nel settore agricolo indigeno, e conseguentemente sull’approvvigionamento alimentare, sono già ingenti e fonte di preoccupazione. Ecosistemi, biodiversità e vita sono a forte rischio.

Non solo. Anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, a suo tempo, aveva considerato il problema del surriscaldamento climatico come d’importanza di sicurezza nazionale. la Banca Mondiale stima infatti che nei prossimi 30 anni il numero dei rifugiati climatici aumenterà a oltre 140 milioni. Una zona privilegiata come la nostra deve, non solo contribuire ad arginare il fenomeno dei cambiamenti climatici, ma anche valutare con tempestività le conseguenze per poter cominciare ad elaborare soluzioni che non ci facciano cogliere impreparati.

Il Ticino, facente parte del pianeta terra, non può sottrarsi agli avvenimenti che contraddistingueranno i prossimi decenni. Oggi può decidere se approcciarsi con innovazione portando del valore aggiunto alla sfida del secolo ed essere parte nella soluzione o se subirne passivamente gli effetti continuando ad alimentare il problema.

SCARICA LA MOZIONE: 23.05.2019_emergenza_climatica

Accelerare il trasferimento di traffico merci su rotaia: per più sicurezza su tutto l’asse autostradale e meno emissioni

3 Maggio 2019

Con questa prima mozione  (vedi sotto per scaricare il testo) inoltrata ufficialmente ieri dal gruppo parlamentare dei Verdi del Ticino, si vuole far in modo che il governo ticinese aumenti in maniera sostanziale la pressione sul governo federale per lo spostamento del traffico merci su rotaia rispettando i termini di legge, al fine di rispondere ai bisogni di sicurezza e di diminuzione delle emissioni dovute al traffico pesante.

Sicurezza
Solo due settimane fa la notizia dell’ennesimo grave incidente all’interno della galleria del San Gottardo causato da un mezzo pesante. Nessuno stupore se pensiamo che La pressione della concorrenza spinge gli autotrasportatori di tutt’Europa a commettere gravi infrazioni. Secondo una recente statistica pubblicata dall’USTRA, un terzo dei veicoli pesanti controllati a partire dal 2015 non rispettavano le norme legali per quanto riguarda lo stato del veicolo o del conducente, mentre più di un camion su dieci è stato fermato in quanto giudicato inadatto al proseguimento del viaggio.
Il governo ticinese non può aspettare il completamento del secondo tubo per rispondere all’esigenza di mantenere sicura la galleria del San Gottardo, ma deve aumentare il suo impegno concreto per far applicare e rispettare l’iniziativa delle Alpi votata dal popolo svizzero nel 1994 ed aumentare i controlli dei mezzi pesanti sulle nostre strade.

Emissioni
Il periodo storico in cui ci troviamo chiede da parte della politica uno sforzo maggiore per controllare le emissioni di CO2. Inaccettabile dunque che il governo ticinese aspetti ancora che siano gli altri ad agire e non si adoperi in maniera forte e decisa per diminuire il numero di veicoli pesanti che transitano attraverso il nostro cantone per raggiungere il nord delle Alpi. La salute pubblica e del nostro pianeta merita più attenzione ed impegno da parte dei nostri rappresentanti in consiglio di Stato.

SCARICA LA MOZIONE: Traffico_merci_rotaia

Dichiarazione d’intenti sulla tematica ambientale per la legislazione 2019-2023

17 Aprile 2019

Ho ricevuto la seguente lettera speditami dal Coordinamento Cantonale del Movimento Studentesco. HO SOTTOSCRITTO TUTTI I PUNTI. Complimenti al Coordinamento e al suo impegno! Scaricate qua sotto la lettera per vedere i miei impegni nei confronti della tematica ambientale stipulata dal CCMS. Naturalmente valgono anche gli impegni contenuti nel Programma dei Verdi, che trovate qua

Scarica la lettera: Dichiarazione d’intenti sulla tematica ambientale per la legislazione 2019-2023

L’intro della lettera: “Il coordinamento cantonale del movimento studentesco Sciopero per il clima, intenzionato ad
avviare uno stimolante dialogo con il Parlamento, reputa utile la stesura della presente dichiarazione
d’intenti col duplice scopo di condurre un preliminare sondaggio della sensibilità alla
tematica ambientale di candidati e candidate, e di confrontare in futuro questa dichiarazione
con gli effettivi impegni dei suddetti.
Invitiamo pertanto le candidate e i candidati al Gran Consiglio ad analizzare i punti della seguente
lista, e a sottoscrivere quelli che rispecchiano la loro sensibilità alla tematica, dichiarando
così il proprio impegno a sostenerli durante il mandato. Le dichiarazioni firmate dai singoli
candidati e dalle singole candidate saranno rese pubbliche.
Per ogni candidata/o, vale quindi la sottostante dichiarazione:
In quanto possibile futura/o deputata/o al Gran Consiglio, pienamente cosciente della gravità del
mio ruolo e del mio voto nelle tematiche di pubblico interesse, mossa/o dalla più onesta intenzione
di contribuire al bene e al benessere del Ticino e dei suoi abitanti, sottoscrivo liberamente secondo
la mia sensibilità i seguenti punti promossi dal Coordinamento cantonale Sciopero per il clima; con
la promessa di sostenere attivamente quanto sottoscritto.”

INTERROGAZIONE – Valutazione dei rischi della tecnologia 5G

15 Aprile 2019

La nostra prima interrogazione al Consiglio di Stato: il gruppo dei Verdi in Parlamento c’è e si sente! VIVA I VERDI DEL TICINO.

Lo scorso febbraio la ComCom ha attribuito le nuove frequenze per la telefonia mobile in vista dell’introduzione della tecnologia 5G e questo nonostante l’ufficio federale dell’ambiente (UFAM) non avesse ancora i risultati delle studio commissionato sugli effetti delle radiofrequenze sulla salute.

Da allora gli operatori che si sono aggiudicati le frequenze pubblicizzano con insistenza questa nuova tecnologia e c’è da aspettarsi un aumento delle domande di costruzione per la posa di nuove antenne che ovviamente rispetteranno i limiti fissati nell’Ordinanza sulla protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ORNI).

Ciononostante I Verdi condividono i timori dei diversi enti, tra cui l’OMS e la FMH, sugli effetti che le radiofrequenze potrebbero avere sulla salute (tumori, aumento delle persone elettrosensibili e eventuali altre patologie per ora non ancora note in relazione alle radiazioni elettromagnetiche), soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione (bambini e anziani) e che gli studi attuali non sono ancora in grado di escludere.

La comunicazione 5G, ulteriore sviluppo della tecnologia già utilizzata per il 4G, dovrebbe permettere il collegamento ultraveloce a internet e connessioni tra oggetti di uso comune (per intenderci l’”internet delle cose”, che servirà per esempio all’ulteriore sviluppo delle automobili a guida autonoma). Gli operatori di telefonia e comunicazione puntano a una forte diffusione di questa tecnologia, funzionale alla commercializzazione di molti prodotti elettronici. Ne risulterebbe una moltiplicazione delle antenne di telefonia e quindi un’esposizione della popolazione alle onde elettromagnetiche più importante dell’attuale, con i potenziali rischi per la salute che ne derivano. Quest’esposizione andrebbe a sommarsi a quella già continuamente crescente dei telefoni mobili, delle reti Wi-Fi domestiche o pubbliche e di numerosi dispositivi elettronici.

I Verdi del Ticino chiedono l’applicazione del principio di precauzione e ritengono quindi che occorra verificare seriamente i rischi di un’esposizione della cittadinanza a livelli di inquinamento elettromagnetico finora mai raggiunti.

Alla luce di questi fatti si chiede al Consiglio di Stato:

  • Ha valutato i rischi di una tale esposizione costante della popolazione?
  • È stata valutata una moratoria sulla posa di nuove antenne in attesa che i risultati dello studio commissionato dall’UFAM siano presentati?
  • È stato valutato che nell’ambito della digitalizzazione delle sedi scolastiche cantonali si formulino delle direttive per l’istallazione di reti cablate e non Wi-Fi?
  • È stato valutato di formulare delle raccomandazioni ai comuni a riguardo della problematica delle frequenze elettromagnetiche per proteggere la cittadinanza soprattutto le fasce più deboli, favorendo tra l’altro la digitalizzazione via cavo (es. Wi-Fi nelle scuole dell’infanzia)?
  • È stata valutata la promozione di una campagna di sensibilizzazione alla cittadinanza sui rischi che un’esposizione alle radiofrequenze comporta e su come – nel limite del possibile – ridurle?

Ringraziando per le risposte, salutiamo cordialmente.

Per il Gruppo dei Verdi,

Claudia Crivelli Barella, Samantha Bourgoin, Cristina Gardenghi, Marco Noi, Andrea Stephani, Nicola Schoenenberger

    Cerca nel sito
    Archivio