Risposta a Franco Celio

27 Ago 2015

imagesMi ha fatta sorridere, tornata da un soggiorno in Svizzera interna, leggere la lettera di Franco Celio che scanzonatamente irride ai Verdi per la mancata riuscita dell’iniziativa contro la caccia, dimenticando che in un tempo non troppo lontano (correva il maggio 2013) sono stata promotrice insieme a lui di un’altra raccolta firme non riuscita: quella riguardante il referendum contro il voto generalizzato per corrispondenza. Come allora, penso che gli insuccessi nella vita, e in politica, insegnino almeno tanto quanto i successi; e che chi miete solo e soltanto successi personalmente suscita in me un sentimento di paura più che di ammirazione: mi vengono alla mente personaggi come Hitler, o altri nomi nostrani che evito di citare perché la loro popolarità è già troppa, e, a me pare, inversamente proporzionale alla loro saggezza. Insomma, caro Franco Celio: le sensibilità sono cambiate rispetto ai tempi dell’iniziativa per salvare i camosci del Monte Generoso (nel 2005). Inoltre, i cervi del San Giorgio vivono in una realtà molto differente: io stessa ho fatto fatica a raccogliere firme persino tra i parenti e gli amici più stretti…sono mutate le sensibilità dei Verdi e della popolazione ticinese verso agricoltori e viticoltori, e il messaggio del referendum, che andava nel senso della prevenzione e del lavoro sul lungo periodo, non è stato condiviso del tutto neppure all’interno del mio stesso partito. Bene: un referendum mancato insegna forse più di una raccolta firme troppo facile. Mai stato un problema, per noi, cadere nella polvere e poi rialzarci con dignità e fiducia. Attenzione a peccare di hybris, perché il suo partito fatto di sigle e slogan si assesterà anche in Ticino ai valori che gode nel resto della Svizzera, ma noi Verdi saremo sempre pronti a collaborare sia con il suo che con altri partiti (rossi, blu o di qualsiasi altro colore) su singoli temi che siano a difesa del territorio, dell’ambiente e dei cittadini.

Claudia Crivelli Barella, candidata al Consiglio Nazionale per i Verdi, 27 agosto 2015

Intervento Modifica della Legge concernente l’aggiornamento dei docenti del 19 giugno 1990

26 Gen 2015

imagesOggi, lunedì 26 gennaio ho pronunciato il seguente discorso in Gran Consiglio. Come al solito, ecco i link ai documenti governativi. Modifica della Legge concernente l’aggiornamento dei docenti del 19 giugno 1990: Messaggio del 12 marzo 2014 n. 6919Rapporto del 1° dicembre 2014 n. 6919R, relatore: Franco Celio

Io e i Verdi abbiamo molto cari due principi: quello di libertà e quello che accompagna, o che dovrebbe sempre accompagnare, la libertà, ovvero la responsabilità personale. Due termini che mal si accordano con progetti vincolanti e decisi al di fuori, sopra le teste dei singoli. Chi ha una testa non ha bisogno di un capo… e un docente libero non ha bisogno di un programma di formazione calato dall’alto. Per questo, inizialmente l’idea di questa modifica sull’aggiornamento dei docenti non ci ha trovati entusiasti. Ma l’esperienza scolastica e la saggezza del relatore Franco Celio ci hanno convinti del fatto che queste modifiche vanno a favore e non contro la libertà dei docenti.

Chiediamoci dunque: cosa fa di una persona un buon insegnante? Un docente ha sicuramente bisogno di teoria e di conoscenze disciplinari. Nell’universo in espansione dello scibile le cose che si ignorano delle proprie discipline dopo un percorso universitario pur eccellente sono moltissime. Aggiornamento significa banalmente ampliare, anno dopo anno, le proprie letture. Ma significa, naturalmente, anche una seconda cosa. Benché ai profani ciò sfugga, non sono solo le conoscenze scientifiche a essere superate: anche nel campo delle discipline storiche ed ermeneutiche le conoscenze (meglio, le interpretazioni) invecchiano. Dunque l’insegnante deve conoscere almeno un po’ i nuovi orientamenti della ricerca, che si tratti di letteratura, di storia o di lingua.

Ha inoltre bisogno di buona teoria e di buone conoscenze disciplinari…l’insegnante deve avere conoscenze anche specialistiche, mai però iperspecialistiche: servono orientamenti generali, ampi quadri teorici e critici, una costante attenzione alla spendibilità didattica delle conoscenze ed una grande attenzione all’immaginario giovanile. Serve una sinergia tra università e scuola, per la costruzione di modelli e pratiche che colmino la lacuna tra raffinatissimo sapere specialistico e piccolo cabotaggio didattico.

Un buon docente ha bisogno di un modello di didattica sano. Bisogna uscire da uno dei più grandi equivoci del nostro tempo: la didattica ricorre anche a tecniche, ma non è téchne bensì prâxis, ragione politica.

Un buon docente ha inoltre bisogno di respiro, di tempo, di informalità, di sano confronto intersoggettivo. Un sistema di aggiornamento degno di un’istituzione culturale ed educativa come la scuola dovrebbe essere in grado di creare le condizioni favorevoli all’esplicazione della passione per la cultura, per lo studio, per la ricerca, per la sperimentazione, in primo luogo individuali, perché questo fa di un insegnante un bravo insegnante. Ma se un insegnante è bravo davvero, si preoccupa non solo di ciò che il suo sapere fa di lui, ma anche di ciò che egli può, col suo sapere, fare con gli altri e per gli altri: ed ecco l’attenzione pedagogica agli allievi, la disponibilità al confronto con i colleghi, la messa in comune di esperienze, anche il desiderio di sperimentare.

Con questi auspici, ho firmato il rapporto di Franco Celio e vi invito a votare questa modifica di legge.

Claudia Crivelli Barella, 26 gennaio 2015

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