Interrogazione: Villaggio della Volpe

4 Ott 2016

Stazione San Martino MendrisioIl nostro settimanale “L’Informatore” nella sua edizione di venerdì 30 settembre 2016, fa notare (pag. 9) come la maggior parte dei clienti raggiunga il Fox Town (nome inglese in una terra dove l’idioma principale è l’italiano, affiancato dal dialetto, sigh!) in automobile: scarsa attenzione è riservata alla nuova stazione di San Martino (costata diversi milioni). Nella zona “non si vede alcun segnale indicatore della stazione. Nessuno ci ha pensato, né il comune, né le ferrovie, né i commerci. I clienti che escono dai negozi e si dirigono su Via Moree, attraverso il ponticello, fanno un lungo giro a piedi, navigatore in mano, prolungando inutilmente il tragitto su Via Martino, quando potrebbero raggiungere la stazione più brevemente passando tra il Centro San Martino e la Sintetica. Sul dépliant del Fox Town, Mendrisio è segnalata anche con l’immagine di un treno, oltre che con il simbolo dell’A9; ma agli ingressi e alle uscite del paradiso degli acquisti non c’è ombra di un indicatore della nuova stazione, costruita anche per quel tipo di utenza. Ben segnalato invece il servizio bus dell’autolinea”.

Trovando corrette queste informazioni e ringraziando il nostro settimanale, a nome del gruppo dei Verdi in Consiglio comunale domando dunque alle Autorità municipali:

  • Si intende posizionare dei cartelli e promuovere la mobilità ferroviaria e pedonale in direzione del centro commerciale “Villaggio della volpe”, oppure richiedere al Fox Town che ponga le indicazioni all’interno e all’esterno del centro, oltre che nel suo materiale pubblicitario?

Ringraziandovi per la risposta, porgo i sensi della nostra stima,

Claudia Crivelli Barella

I Verdi di Mendrisio e la Filanda

18 Nov 2014

andrea 2014Lunedì 17 novembre, in Consiglio Comunale a Mendrisio si è votato il messaggio sulla Filanda. Ecco il nostro intervento, a firma Andrea Stephani. Grazie Andrea per l’ottimo discorso!

 

Egregio presidente, onorevoli sindaco, municipali, colleghe e colleghi,

come Verdi abbiamo discusso a lungo, al nostro interno, sul tema Filanda. Questa sera, in veste di Capogruppo, porto la nostra adesione – a maggioranza – al MM che stiamo per votare. Per il mio gruppo non è stata una decisione semplice perché, se da una parte c’era il desiderio di tutti di salvare la biblioteca e dare seguito ad una petizione sottoscritta da oltre 7’000 persone, dall’altra siamo rimasti delusi dalle numerose lacune presenti nel messaggio in questione e già evidenziate durante i precedenti incontri sul tema ed in parte riprese anche dal rapporto di minoranza. Dubbi sull’adeguatezza logistica dello stabile, sulla fumosità nella presentazione dei contenuti, sulla mancanza di coinvolgimento degli altri comuni del distretto e su una convenzione con il Cantone che ha il gusto di una resa incondizionata, solo per citare i punti a nostro avviso più delicati. Inoltre le risposte alle molte domande inoltrate non sono sempre state chiare, univoche e soddisfacenti. Anzi, l’impressione è quella di avere per le mani un messaggio raffazzonato e un po’ imbarazzante se pensiamo che l’argomento è sul tavolo da oltre quattro anni.

Nonostante tutto, Claudia ed io voteremo a favore della Filanda. Diremo di sì, perché vogliamo salvare la biblioteca e, come accade troppo spesso, anche questo messaggio ha vissuto un iter travagliato ed è arrivato sui banchi di questo lodevole CC “cinque minuti prima della mezzanotte”, come piace ripetere a qualcuno in quest’aula. All’orizzonte si profilano scadenze che devono essere rispettate e bocciare il credito per la prima fase di realizzazione di questo progetto significa dovere poi affrontare problemi maggiori, con meno tempo e probabilmente meno risorse a disposizione. Voteremo di sì perché la Filanda rappresenta un’opportunità per ridare centralità ed importanza al nucleo di Mendrisio. Assieme agli altri due progetti-chiave che riguardano Piazza del Ponte ed il parco di Villa Argentina, la sistemazione della Filanda riporterebbe il campanile al centro del villaggio e darebbe nuova linfa al centro di quello che una volta era chiamato il Magnifico Borgo e che ora è solo un’appendice residenziale del Fox Town. Filanda, Piazza del Ponte e Villa Argentina: le decisioni che prenderemo questa sera e nei prossimi mesi disegneranno il volto della Mendrisio di domani. Dobbiamo perciò avere il coraggio di osare, anche di fronte ad un MM che non ci entusiasma particolarmente, ma la cui vaghezza potrebbe rappresentare un’insperata risorsa. Mancano i contenuti? Sì, ma non le proposte. Basti pensare al materiale raccolto da Grazia, Françoise, Francesca e dagli altri CC che hanno visitato alcune biblioteche in Svizzera ed in Italia. Personalmente, trovo stimolante anche la proposta del relatore di minoranza Tiziano Pasta che auspica la creazione di un centro diurno per anziani sul modello di quello di Vacallo.

Un progetto importante, come appena detto. Talmente importante che forse sarebbe opportuno che la popolazione di Mendrisio si esprima nel merito. Qualcuno ha recentemente scritto che il ricorso al referendum sarebbe un salutare esercizio democratico. Forse è davvero così. Noi Verdi siamo fiduciosi: la popolazione di Mendrisio non sa solo dire di no. Infatti, ha più volte dimostrato di saper essere anche propositiva.

Andrea Stephani, Capogruppo I Verdi di Mendrisio

Post Scriptum: Nel mio intervento ho volutamente evitato l’espressione “centro culturale”, nel contesto attuale troppo altisonante e semanticamente fuorviante. Per favore, non chiamatelo “centro culturale”.

Ancora sul Centro Culturale La Filanda

25 Giu 2014

stgallen_siftsbibliothekNei villaggi di tutte le società, il centro è costituito da un edificio in cui ci si riunisce per celebrare il proprio essere collettività. Un tempo, questo centro era costituito dalle chiese… da qui difatti l’espressione “mettere il campanile al centro del paese”. Oggi, i centri dei villaggi sono i centri commerciali: per molti di noi, è più facile incontrarsi al Serfontana che nelle vie desertificate nelle quali abitiamo. Siamo diventati un villaggio globale, e i nostri “concittadini” sono i giapponesi e i milanesi che vanno al Fox town a comprare e i frontalieri che vi lavorano.

Per questo voglio credere a questo grande progetto che mette al centro di Mendrisio un edificio legato alla cultura, al sapere, all’incontrarsi. Cultura intesa come cultura per tutti, incontrarsi come incontrarsi di tutti, e centro come centro di Mendrisio tutta, e non a beneficio di un unico quartiere. La posizione centrale, vicina alla stazione e a alla fermata della posta, è in prossimità dell’Accademia di architettura: ciò permetterebbe di unire la biblioteca dell’Accademia con quella regionale, in modo che i costi siano distribuiti, e che si creino buone sinergie tra l’Accademia e la popolazione. Inoltre, l’Accademia libererebbe degli ottimi spazi in prossimità dell’ateneo, da utilizzare come laboratori e aule di cui ha una gran fame, senza andare ad intaccare lo splendido sedime del Parco di Villa argentina. So bene che questa prospettiva è invisa dalle attuali forze che governano l’Accademia, ma un’idea che viene scartata in anni di vacche grasse, si rivela l’uovo di colombo in anni più magri: una win-win situation sia per la Città che per l’Accademia.

Un argomento che viene portato a sfavore è la distanza per gli studenti liceali, ma il problema non si pone, perché al liceo rimarrà comunque la biblioteca scolastica. La questione del volontariato mi pare venga accantonata con troppa facilità: se è vero che non è possibile pretendere che i servizi altamente professionalizzati di un bibliotecario siano conosciuti e svolti con la medesima competenza dai volontari, è pur vero che l’aiuto del volontariato potrà entrare in conto per numerosi ed essenziali servizi, come l’organizzazione di eventi e la gestione della caffetteria.

Il Fox Town e l’etica

14 Mar 2013

Alcuni si sono meravigliati perché ho paragonato il centro degli affari che accoglie chi arriva a Mendrisio in automobile a un negozio erotico che non ha avuto il permesso di aprire i battenti nell’allora borgo alcuni anni orsono a causa di una levata di scudi e di sdegno. Il paragone non è peregrino: ognuno ha i tabù e i precetti morali dettati dai propri modelli di riferimento, dalle proprie convinzioni e dai propri ideali. Più approfondisco le tematiche ambientali, e più mi pare scandaloso non tener conto della provenienza e della qualità delle merci che acquistiamo: una parte importante della politica, tutto sommato, la facciamo ogni giorno con le nostre scelte quotidiane, anche con ciò che decidiamo di comperare o di lasciare sui banconi del supermercato o dell’offerta commerciale in generale. Ad esempio, posso decidere di scegliere del miele ticinese invece di un più conveniente miele industriale proveniente da qualche paese lontano, spendendo diversi franchi in più ma sentendomi ricca perché in tal modo contribuisco all’economia del mio paese e alla biodiversità che l’esistenza stessa delle api garantisce. Potrei risparmiare un po’ di denaro, e mangiare più miele, ma la consapevolezza e l’orgoglio di nutrirmi in modo etico oltre che sano non mi permette di tornare a comprare miele di dubbia provenienza.

Se per quanto riguarda i generi alimentari la popolazione diventa sempre più consapevole, tanto che tutti i grandi distributori si orientano sempre più su cibi biologici e locali, il processo di consapevolezza è più lento per quanto riguarda beni come il vestiario e i prodotti di lusso. Eppure, dovremmo, anche quando si tratta di acquistare una maglietta o un paio di scarpe, chiederci: da dove vengono le materie prime che compongono queste merci? Chi le ha lavorate? Dove? In quali condizioni?…spesso, un capo di lusso perde molta della sua allure se si riflette sulla sua provenienza, e il mercato si sta sempre più orientando verso prodotti biologici, con materiali organici e addirittura riciclati e prodotti in modo socialmente accettabile anche in campo tessile. Molte grandi firme stanno sviluppando una sensibilità su prodotti ecologicamente corretti, ma al Fox town non ne ho scorto l’ombra. Del resto, non si può aspettarsi molto di più da un grande magazzino di svendite. Gli outlet sono in declino in tutto il mondo, perché la furia consumistica che ci ha accompagnati dagli anni Ottanta via si sta esaurendo, e il futuro saranno i piccoli negozi di quartiere, i negozi con una base etica, una qualità aggiunta alta, e quello che sogno per Mendrisio è una sorta di via della Spiga o di via Montenapoleone di prodotti di alta qualità nelle vie cittadine, e non un magazzino di svendite per poveri ricchi che intasi l’ingresso alla città e gli armadi con prodotti che hanno girato il mondo prima di arrivare alla nostra città slow.

Il fondovalle e il limite

11 Mar 2013

I capannoni sono cresciuti in modo amorfo e casuale davanti al nucleo di Mendrisio, i posteggi disposti senza alcun criterio: l’immagine paesaggistica del borgo è oggi notevolmente sminuita dall’antistante piana. Soltanto tra il 1985 e il 1997 sono scomparsi 140 acri di territorio agricolo, mentre le superfici di insediamento sono aumentate di oltre due metri quadri ogni dieci minuti…Occorre ritrovare il senso del limite, e riflettere sul senso di gratitudine che dovrebbe venire spontaneo quando siamo ospitati da un luogo. Il papa bacia la terra quando arriva in un nuovo paese, e conosco persone che piantano dei semi quando levano le tende in cui hanno dormito in altura per ringraziare simbolicamente il prato che ha dato loro ospitalità. Anche sulla piana esistono ditte che mettono pannelli solari (la Argor), o incentivano il trasporto aziendale (La Farone di Stabio). Altre ditte sono meno consapevoli da questo punto di vista, e non hanno piantato un solo albero, dato un contributo al benessere o a qualche società del luogo: nulla. Certo, pagano le tasse…e ci mancherebbe altro! Il rapporto del giugno 2010 Strategia di crescita per la piazza turistica svizzera precisa che uno dei quattro obiettivi del Consiglio federale è il rispetto dei principi dello sviluppo sostenibile: la piazza turistica svizzera necessita di una strategia a lungo termine improntata allo sviluppo sostenibile. Oltre all’efficienza economica la politica del turismo deve quindi tener conto anche delle dimensioni della responsabilità ambientale (efficienza energetica e impiego di energie rinnovabili, riduzione delle conseguenze negative sulle risorse naturali quali natura e paesaggio, aria, acqua e suolo; e della solidarietà sociale (ad esempio, salute, qualità della vita, formazione, partecipazione).

Una verifica dell’adempimento dei principi della sostenibilità ambientale in ambito di marketing del turismo e della promozione del settore alberghiero dovrebbe essere effettuata da Svizzera turismo nel corso del 2013, e il Fox town ad esempio è stato definito un grande generatore di traffico.

Mi chiedo come sia possibile che il Consiglio federale abbia dato un parere positivo alla mozione Abate e spero che venga ritrovato il senso del limite, e che il turismo non venga confuso con una prevaricazione dell’economia su ogni altro criterio, favorendo la diffusione di merci senza alcun rapporto con la sostenibilità ambientale e la giustizia sociale.

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