Emendamento proposto dai Verdi sulla Legge sull’agricoltura

16 Dic 2014

downloadA corollario della presentazione della Legge sull’agricoltura, i Verdi hanno presentato un importante emendamento. Eccolo. Come al solito, ecco i link ai documenti governativi. Revisione parziale della legge sull’agricoltura del 3 dicembre 2002: Messaggio del 10 luglio 2014 n. 6967  e il Rapporto del 1° dicembre 2014 n. 6967R, relatore: Mauro Minotti. Il mio discorso sul messaggio governativo.

Emendamento Rapporto 6967 (trattanda 7)

Art. 6

  1. p) la costruzione, la ristrutturazione e l’ampliamento di serre per l’orticoltura (stralcio)
  2. p) la ristrutturazione di serre per l’orticoltura (nuovo)

Motivazione:

con il presente emendamento non contestiamo l’utilità delle serre in orticoltura e la loro presenza attuale sul territorio, riteniamo invece inutile e controproducente un sostegno con soldi pubblici di queste strutture. Il Cantone deve sostenere anche in futuro gli agricoltori che scelgono produzioni meno redditizie, ma in linea con gli obiettivi di tutela del paesaggio e dell’ambiente (foto 1).

  1. Le serre, anche le grandi serre, non necessitano di sostegno finanziario. Lo dimostra lo sviluppo che hanno avuto questi impianti nel decennio scorso. Ad esempio sul Piano di Magadino, la principale area agricola e orticola del cantone, il fabbisogno stimato del PD di 10 ha di nuove serre + 10 ha di colture coperte in sostituzione di altre colture coperte è stato realizzato: rispetto al 1995 l’aumento di serre è stato di 15 ha, mentre i tunnel grandi sono aumentati di 9 ha, e parallelamente c’è stata una riduzione di tunnel piccoli di ca 8 ha. Il fabbisogno stimato del PD si basava su una inchiesta presso gli orticoltori e i vivaisti, non si capisce pertanto per quale motivo si debba ulteriormente incentivare questa tipologia di strutture altamente problematica, semmai è ora di contenerle. Sul resto del territorio non esistono dati precisi ma la problematica appare simile.
  2. Investimenti ad alto rischio con i soldi del contribuente? Gli agricoltori che scelgono di investire nelle grandi serre fanno una precisa scelta: quella di competere sul mercato, peraltro altamente competitivo dell’orticoltura. E’ una scelta di mercato che mira a un pubblico prevalentemente attento al prezzo. I pomodori prodotti in serre hors-sol alimentati con concimi liquidi sono molto simili indipendentemente se prodotti in Ticino, Svizzera, Spagna o Marocco. Questi investimenti sono pertanto ad elevato rischio. Se un domani le barriere doganali dovessero cadere il consumatore attento al prezzo si orienterebbe senza problemi su prodotti meno cari provenienti dall’estero.
  3.  Evitiamo uno spreco di soldi pubblici. E’ il tipico caso della mano destra che non solo non sa cosa fa la sinistra, ma addirittura ne vanifica i sussidi, pure elargiti dall’ente pubblico. Appare insensato sovvenzionare l’agricoltura per produrre prodotti naturali, proteggere la biodiversità, curare e valorizzare il paesaggio da un lato e poi sovvenzionare anche le grandi serre che sono l’antitesi di tutto ciò. In un momento di grandi difficoltà economiche lo Stato deve concentrare gli sforzi nei campi prioritari ed evitare sprechi. In questo settore deve limitarsi a sostenere chi sceglie un’agricoltura meno redditizia ma che tutela ambiente e paesaggio. E’ ciò che chiede il cittadino e il turista.
  4. Il consumatore vuole prodotti sani e naturali e chiede spazi verdi. Lo dimostrano anche le oltre 13 mila firme raccolte in questi mesi a favore dell’iniziativa ‘Spazi verdi per i nostri figli’, ma non solo. In occasione di votazione su temi agricoli la popolazione si è sempre espressa per un’agricoltura famigliare, biologica e rispettosa degli animali. Le grandi serre distruggono la biodiversità (nelle grandi serre vivono solo gli impollinatori, magari importati dall’Olanda). Inoltre il paesaggio agricolo aperto, già duramente sotto pressione, verrebbe ulteriormente reso artificiale.
  5. Il turismo chiede paesaggio e prodotti locali, sani e di stagione. L’edificazione sempre più spinta di serre non favorisce di certo il turismo.
  6. Le grandi serre consumano energia. Raramente le serre sono riscaldate con energia rinnovabile, di regola con gas o olio da riscaldamento. Lo sviluppo di colture in serre e prodotti fuori stagione va contro gli obiettivi del Piano energetico cantonale.
  7. Il sostegno alla ristrutturazione delle serre ha invece senso in quanto la sostituzione delle vecchie serre permette di ridurre i consumi energetici e di togliere di mezzo strutture spesso obsolete e brutte.

Per il gruppo dei Verdi, Claudia Crivelli Barella

foto 1

Foto 1: orticoltura in campo aperto nel Piano di Magadino

 

Foto 2: orticoltura in grandi serre hors-sol sul Piano

Foto 2: orticoltura in grandi serre hors-sol sul Piano

La nuova legge sull’agricoltura

15 Dic 2014

downloadOggi, lunedì 15 dicembre, avrei dovuto pronunciare in Gran Consiglio il seguente discorso inerente la Revisione parziale della legge sull’agricoltura del 3 dicembre 2002. Purtroppo però la Commissione bonifiche fondiarie alla fine ha optato per la procedura scritta, che non prevede interventi. Ve lo riporto lo stesso. Come al solito, ecco i link ai documenti governativi. Revisione parziale della legge sull’agricoltura del 3 dicembre 2002: Messaggio del 10 luglio 2014 n. 6967  e il Rapporto del 1° dicembre 2014 n. 6967R, relatore: Mauro Minotti

Una premessa: sia nei comuni che a livello cantonale siamo in ritardo nell’ottemperare alle disposizioni di legge, come nel caso delle zone SAC (superfici d’avvicendamento colturale); le zone più rare e pregiate che per legge si devono proteggere e preservare (non da ultimo da speculazioni edilizie), i terreni migliori al di sotto dei 600 m/s/m atti a produrre cibo per la sicurezza alimentare svizzera. Il Ticino, oltre a non disporre più di quanto richiesto dalla Confederazione, non ha ancora fatto i compiti per mettere a PR nei Comuni quanto richiesto dal Cantone; il termine scadeva a fine 2013, dopo quattro anni di tempo a disposizione. Ora molte (forse 1/3) di queste zone non sono ancora messe a PR; e si fa di tutto per ritardare così da poter ritagliare altri spazi industriali malgrado la legge lo vieti… ad esempio, per il Piano di Magadino si è deciso di togliere ben 110 mila m2 di SAC dal progetto Parco del Piano di Magadino…sperando che in futuro si possa allargare la zona industriale.

La bozza di rapporto dice che sovente manca la massa critica per operare,… ma è vero il contrario: proprio diminuendo il territori coltivabili mancherà sempre più massa critica. Si deve avere il coraggio di scegliere fra attività che “rendono poco” ma che sono state e saranno valide per millenni, e che sono indispensabili alle basi della vita: se non si produce cibo non si mangia, dunque non si vive… oppure sperperare pregiati terreni per costruire fabbriche atte a produrre cialde di caffè per il continente europeo, …il caffè, bevanda che fa parte delle nostre abitudini ma dall’elevatissima impronta ecologica, non è un alimento indispensabile alla vita; mentre lo sono la polenta, i fagioli e i latticini.

A proposito del latte: riteniamo che invece di continuare ad investire in grandi impianti che non renderanno mai siccome manca la massa critica si dovrebbe piuttosto investire in micro strutture regionali, facendo interagire agricoltori, macellai, panettieri, ristoratori, privati, ecc…: produzioni di nicchia qualificate e ottime che salvaguardano maggiormente la biodiversità rispetto alle grandi strutture. Così facendo si manterrebbe un filo conduttore saldo fra territorio (popolazione e produzione), trasformazione, smercio a privati, negozi e ristoranti/grotti/alberghi…. Ma soprattutto si manterrebbero posti di lavoro in tante zone oltre a non perdere preziose conoscenze in ambito produttivo artigianale.

Già ora in certe stagioni mancano prodotti; se poi ci si mette la meteo come quest’anno,…e i parassiti e le invasive che sono arrivate,…non ci si salva più; il punto 6.4 dice che è da accelerare la questione legata alla lotta sui parassiti e le invasive,…ma è grazie al divieto di Berna di introdurre l’antagonista del cinnipide che per almeno altri 5-7 anni non avremo più castagne ticinesi… e così pure il miele di castagno… Stesso scenario per il riso ticinese, perso per circa il 50%-60%, problemi con il mais, e perdite fino all’80% nei vigneti, idem per lamponi e mirtilli (grazie alla drosophila suzuki), per i cachi la stagione è stata pessima (sia in qualità che in quantità ricevuta : meno 70%) e forse sarà perso il 100% del raccolto si grano saraceno di seconda coltura. Quest’anno si è perso il 50% del raccolto di soia bio ticinese…insomma, per la produzione agricola ticinese pare un bollettino di guerra, anche se ad accorgersene sono soltanto gli agricoltori, perché i supermercati riforniscono la popolazione di tutto e di più, e dunque per noi è purtroppo facile mantenere un certo disinteresse verso l’agricoltura locale. Sareste disposti a pagare la polenta ticinese il 30% in più siccome corvi, piralide e cervi hanno fatto strage? E se no,… se vi immaginate agricoltori,… sareste in grado di vivere col 30% in meno di salario?

Un altro punto sfavorevole è il fatto che la stragrande maggioranza dei contadini non sono proprietari dei terreni che coltivano. E’ così difficile salvare il territorio agricolo perché la terra non appartiene a chi la coltiva. Pochi contadini sono propensi ad investire senza sapere per quanto tempo potranno coltivare; e i tempi agricoli non sono come quelli virtuali; quando si mettono a dimora delle piante a volte bisogna contare su 10-30 anni prima che inizino a rendere.

Migliorare la competitività è un termine che mette i brividi alla schiena a chi vive di agricoltura, poiché troppe leggi e regolamenti non permettono di essere creativi, di lavorare per produrre e smerciare,.. dovendo passare la maggior parte del tempo a riempire scartoffie,… quando occorre far pagare un formaggino, un kg di pomodori o di polenta ticinese se più della metà del tempo lavoro è ora diventato burocrazia?

Le serre sul piano di Magadino sono il risultato anche di queste scelte; produrre sempre più per essere competitivi; va anche detto che ci sono serre e serre. Cambia molto fra una struttura fissa in vetro e cemento riscaldata per molti mesi all’anno dove non si coltiva più sulla terra rispetto a una in ferro e plastica (non riscaldata) dove si riesce (ma fino a quando viste le malattie e i parassiti che fino a 5-10 anni fa non esistevano) a produrre tutto sommato ancora dei pomodori bio di buona qualità…. Senza queste protezioni, in aperto campo e senza trattamenti chimici, in Ticino (visto i cambiamenti climatici,… c’è più umidità) non sarebbe più possibile coltivare pomodori.

Manca un polo agroalimentare di trasformazione dove nello stesso posto possano interagire 5-10-20 artigiani che trasformano alimenti locali (o a maggioranza locali). Ma per far questo il Cantone dovrebbe disporre di un terreno suo, costruirci l’infrastruttura a norma e poi affittarla a modico prezzo agli artigiani: solo così per molti sarebbe possibile continuare; e l’investimento non sarebbe a fondo perso siccome ci sarebbe l’affitto per recuperare i soldi investiti….ma come può un artigiano a produrre pane, tofu, formaggini o marmellate,… con terreni industriali a 600 fr. il m2?

Fatte queste considerazioni, il gruppo dei Verdi approva il rapporto di Mauro Minotti.

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