Una rivoluzione ci salverà

14 Set 2015

imagesEsiste a livello planetario un’emergenza prioritaria che passa troppo spesso in secondo piano nella discussione politica, ovvero l’emergenza climatica. Secondo dati certi riassunti dalla Banca mondiale già nel 2012, un riscaldamento di 4 gradi Celsius è “incompatibile con ogni ragionevole descrizione di una comunità globale organizzata, equa e civilizzata”…e questo a fronte dell’evidenza che ormai l’obiettivo di un contenimento di due gradi del surriscaldamento climatico pare ormai a livello mondiale un’utopia. “E’ triste che la natura parla e il genere umano non l’ascolta” scriveva già nel 1840 Victor Hugo…Ora, la situazione si è fatta non più locale, ma globale, e la Svizzera ha l’opportunità di giocare un ruolo nel conseguimento di una politica responsabile verso il Pianeta, e dunque verso il genere umano, attraverso l’esempio di una seria politica energetica e una strategia politica impiantata all’abbandono definitivo di quel sistema distruttivo che chiamiamo capitalismo liberista che ci sta portando verso il disastro ambientale. Gli errori fatti non si possono cancellare, ma dobbiamo aprire le menti verso un movimento climatico di lotta al libero scambio e di produzione locale. Molte persone ormai, in tutta la Svizzera come nel resto del mondo, stanno tentando di cambiare la loro vita quotidiana in modo da tagliare i consumi. Ma perché questa presa di coscienza possa sortire degli effetti significativi, non possiamo lasciare alle singole decisioni sugli stili di vita a quei cittadini coscienziosi che amano indossare abiti riciclati con creatività e andare a fare la spesa dai coltivatori diretti nei mercatini. Abbiamo bisogno di politiche esaustive che rendano facili e convenienti per tutti le scelte a basso profilo carbonico, in modo equo su tutte le fasce di popolazione. In termini concreti: trasporti pubblici a basso costo, alloggi a prezzi contenuti ad alta efficienza energetica costruiti lungo linee di transito, con possibilità di co-housing (vita comunitaria, anziani e giovani insieme,…) in quartieri ecologici, con verde pubblico e negozi di quartiere. Piste ciclabili su cui non si debba rischiare la vita per recarsi al lavoro. Una gestione del territorio che scoraggi l’espansione incontrollata e sostenga le forme di agricoltura locali a ridotto consumo energetico. Piani urbanistici che raggruppino i servizi essenziali come scuole e ospedali lungo le vie di transito e con una preferenza ai pedoni. Programmi che richiedano alle aziende di farsi carico dello smaltimento dei loro prodotti elettronici, e di ridurre le ridondanze di componenti e il fenomeno dell’obsolescenza programmata. Una rivoluzione ci salverà, e i cambiamenti che siamo chiamati a mettere in campo non sono catastrofici, bensì entusiasmanti.

 

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