Risposta sull’Acquedotto a lago

23 Ott 2017

In merito alla risposta del Consiglio di Stato alla mia Interrogazione sull’Acquedotto a lago dell’11 settembre 2017, sono preoccupata. Preoccupata per il cambiamento di programma che disattende quanto deciso dai Comuni con l’adozione della variante PCAI-M 2014, che prevede una realizzazione dell’acquedotto in due fasi ben distinte: dapprima la messa in rete delle fonti locali e solo in un secondo tempo il collegamento a lago, a titolo sussidiario. La tappa zero, se accompagnata da opportune misure di risparmio idrico e dalla messa in sicurezza delle captazioni e delle zone di protezione, potrebbe rendere superfluo l’oneroso collegamento a lago, mentre si parla subito di captazione a lago come di unica e indispensabile misura per garantire l’approvvigionamento idrico nei prossimi anni. L’Ufficio delle acque e dell’approvvigionamento idrico e la Delegazione consortile continuano a prevedere per il Mendrisiotto un aumento dei consumi d’acqua, in controtendenza con quanto accade nel resto della Svizzera (i dati della Confederazione testimoniano un consumo in costante calo da decenni). Ignorando modelli virtuosi (vedi Comune di Gordola), preferiscono optare subito per la captazione a lago, con il rischio di un probabile e costoso sovradimensionamento, invece di sostenere i Comuni nel risanamento e nella protezione delle fonti locali, ciò con il chiaro fine di liberare da vincoli edificatori gli ultimi terreni del Mendrisiotto in cui è possibile attingere acqua di falda. Trovo preoccupante che già si parli di accordi fra USTRA e Consorzio che andranno a sicuro discapito delle zone di protezione in conflitto con l’autostrada dei Pozzi San Martino di Mendrisio, dei Pozzi di Coldrerio e del Pozzo Polenta di Morbio Inferiore. Per ogni zona di protezione delle acque stralciata, USTRA ha infatti promesso di riversare al Consorzio 500’000-1’000’000 di franchi, i quali invece di essere investiti negli importanti risanamenti serviranno a contenere i costi della captazione a lago: una palese pressione su quei Comuni che saranno presto chiamati a decidere se mantenere o stralciare queste zone di protezione. A ciò aggiungo la preoccupazione per la captazione a lago: l’acqua di lago non è completamente pura come l’acqua di fonte, continua a mantenere, anche quando depurata, tracce di ormoni e di nanoparticcelle di plastica che a lungo andare potrebbero costituire un serio problema per la popolazione del mendrisiotto, già intossicata dall’aria che respiriamo. Inoltre, le catastrofi naturali paventate dal Cantone che potrebbero attenderci non risparmieranno di certo l’acqua lacustre, con conseguenze non facilmente prevedibili. Tutto nell’ottica predatoria che contraddistingue questo Ticino cresciuto con l’illusione della crescita continua e indolore: finché ce n’è, allunghiamo le mani e prendiamo, del futur non c’è certezza

 

INTERPELLANZA PCAI-Mendrisiotto, acquedotto a lago ed esempi virtuosi

11 Set 2017

I recenti articoli di giornale (“Acqua di lago in tempi più brevi”, La Regione del 1° settembre, di Daniela Carugati e “Acquedotto Opera completa entro il 2025”, Corriere del Ticino, di Leila Bakkers) dedicati all’Acquedotto regionale del Mendrisiotto destano stupore sotto più aspetti.

I Verdi non condividono la scelta di costruire un acquedotto a lago voluta dal Cantone e dai Comuni prevista dal PCAI-Mendrisiotto, ritenendola frutto di una visione sorpassata della gestione delle acque, sotto più punti di vista.

I Comuni coinvolti dal PCAI, in primis Mendrisio, per anni se non decenni non si sono preoccupati di combattere gli sprechi (perdite nelle tubature, utilizzo inappropriato da parte di industrie e privati cittadini, etc.).

Leggendo i vari messaggi governativi e rapporti commissionali si constata l’evoluzione del progetto che è sfociato nel PCAI. Ma analizzando le scelte politiche avvenute nel medesimo periodo (limitiamoci a circa un ventennio) si constata che i vari Comuni hanno continuato a pianificare il territorio e a rilasciare licenze edilizie in contrasto con la protezione di pozzi di captazione (un esempio tra i molti è il Pozzo Polenta) e non hanno adottato le revisioni delle zone di protezione necessarie optando a favore dello “sviluppo” economico (come per esempio le due revisioni riguardanti il Pozzo Polenta del 1991 e del 2005).

Queste scelte scellerate pianificatorie degli enti locali hanno condotto alla situazione attuale. Il PCAI-Mendrisiotto prevede la dismissione di alcune fonti ritenute oggi non più sicure proprio a causa di queste scelte sconsiderate, contrarie all’interesse generale di tutelare un bene vitale quale l’acqua. Attorno alla dismissione di queste fonti e alla conseguente eliminazione delle zone di protezione già si muovono politici e operatori economici che vorrebbero trasformare queste aree non più protette in zone edificabili (Pozzo Polenta in primis).

In questo contesto gli articoli di giornale sopra citati hanno dato la notizia della lettera inviata dalla SPAAS ai Comuni consorziati che sembrerebbe favorire l’accelerazione della costruzione dell’acquedotto a lago poiché in caso di incidente e conseguente dismissione di pozzi la messa in rete degli acquedotti esistenti non sarebbe sufficiente.

In un’altra regione del Cantone, nel Comune di Gordola, si stanno adottando da anni misure ispirate a tutt’altra visione della gestione della “risorsa acqua”: invece di abbandonare sorgenti le si è risanate, non si è costruito un pozzo di captazione dai costi plurimilionari, si sono operate riparazioni della rete di distribuzione, si è migliorata l’informazione,…tanto da avere minori consumi di acqua rispetto al passato con un incremento di abitanti. Il tutto grazie al capodicastero (nonchè nostro collega in Parlamento) ing. Bruno Storni che ha permesso di ottenere al Comune di Gordola anche premi e riconoscimenti federali e internazionali. Un esempio virtuoso che dovrebbe essere preso come modello da tutti i Comuni e dal Cantone.

Fatte queste considerazioni desideriamo chiedere quanto segue.

  1. Cosa ha condotto la SPAAS a scrivere la lettera ai vari Comuni del Mendrisiotto? Cosa contiene questa missiva? Si chiede di poterne ricevere copia.
  2. I lavori di messa in rete di tutti gli acquedotti del Mendrisiotto a che punto sono arrivati? Vi è già un primo bilancio della messa in rete già eseguita?
  3. I consumi di acqua nei vari Comuni del Mendrisiotto che tendenza seguono in questi anni? Vi è una tendenza alla diminuzione come avviene in tutta la Svizzera (i dati dell’Ufficio federale di statistica (OFS) indicano un continuo calo dei consumi di acqua potabile, malgrado la crescita della popolazione e lo sviluppo economico. Tra il 1990 e il 2015 in Svizzera i consumi di acqua potabile sono diminuiti del 20%), oppure no?
  4. Prima di promuovere la costruzione dell’acquedotto a lago non sarebbe opportuno terminare i lavori di messa in rete degli acquedotti esistenti e adoperarsi seriamente per diminuire perdite e sprechi?
  5. Il Cantone intende farsi promotore su tutto il territorio e presso i Comuni coinvolti nel progetto dell’introduzione di misure volte alla diminuzione dei consumi, all’utilizzo di acqua meteoritica per il raffreddamento industriale e di altre misure volte alla salvaguardia dell’importantissima “risorsa acqua”?

 Per il Gruppo dei Verdi, Claudia Crivelli Barella

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