“Chi non ride mai non è una persona seria”

3 Novembre 2014

imagesIn occasione della discussione parlamentare inerente la mozione 15 dicembre 2008 “Volontariato nelle scuole; un’opportunità di crescita per i giovani”, trovate qua sotto il mio intervento. A questo link trovate anche il messaggio del Consiglio di Stato, il rapporto di maggioranza della Commissione scolastica (da me firmato a nome dei Verdi) e quello di minoranza.

“Chi non ride mai non è una persona seria” diceva Chopin, e con questo spirito, non certo per mancanza di rispetto per il grande tema del volontariato, ho firmato il rapporto di Francesco Cavalli dal tono un po’ scherzoso.

Il volontariato è uno dei pilastri della nostra società, ed aprire un dibattito su questo richiederebbe un tempo che non voglio rubarvi ora. Ma, vedete, vi sono altre tematiche di grande importanza per la nostra società, e anch’esse meriterebbero di entrare a pieno titolo nella scuola: tematiche ecologiche, di civica, di intelligenza emotiva, di prevenzione delle dipendenze, di abilità manuali che tendono a scomparire tra la nostra gioventù digitale, e potrei continuare molto a lungo, mettendomi nell’ottica di vari protagonisti del nostro vivere. L’altro giorno parlavo con un’artista che mi raccontava come in certi Cantoni facciano ad esempio molto più del Ticino per l’educazione dei ragazzi all’arte, portandoli a visitare mostre e atélier più di quanto sia soliti fare nel nostro Ticino: da ogni prospettiva, ognuno di noi ha i propri desiderata e priorità!

La scuola si occupa già di queste tematiche, in tempi differenti e sensibilità più o meno accentuate a seconda dei docenti: trovo che questa libertà sia importante, e che vada incentivato lo spazio di manovra dei singoli docenti, perché se un docente ha una particolare sensibilità o interesse, lo saprà portare all’attenzione degli allievi con un’incisività maggiore che non con temi imposti che tolgono spazio alle lezioni “normali”. Vi faccio un esempio: la docente di italiano di mia figlia, in prima media, ha saputo portare in classe le poesie di Nazim Hikmet, un poeta turco non certo tra gli scrittori per l’infanzia, eppure ha saputo entusiasmare la classe perché lei stessa è stata folgorata dalla potenza della sua scrittura. Probabilmente, se avesse insegnato il più classico Rodari, non avrebbe saputo suscitare un simile entusiasmo, tanto che mia figlia arriva a casa declamando versi che non pensereste possano interessare un’undicenne:

“La vita non è uno scherzo. Prendila sul serio, come fa lo scoiattolo, ad esempio, senza aspettarti nulla dal di fuori o nell’al di là. Non avrai altro da fare che vivere.”

Con questi versi, il rispetto per il volontariato e parimenti per la libertà della scuola, porto l’adesione dei Verdi al rapporto di maggioranza stilato da Cavalli.

Sulla diminuzione del numero di allievi per classe

19 Settembre 2013

Stimato Consigliere di Stato, care colleghe,

un dato: a Cuba, le classi non superano i 15-17 allievi in ogni livello di scolarità. Cuba è più avanti di noi, un tema di educazione, e questo dovrebbe farci riflettere!

Molti studi dimostrano “che gli allievi in classi piccole ottengono migliori risultati nell’apprendimento della lingua e della matematica rispetto agli allievi in classi grandi, anche quando in queste ultime vi sono docenti d’appoggio al docente principale”. “La scuola pubblica obbligatoria è un tassello fondamentale nella struttura educativa e formativa della nostra società, permette di intervenire a favore di un sano sviluppo dei ragazzi e di dotarli di strumenti indispensabili alla loro riuscita in una realtà sempre più competitiva, complessa, con modelli familiari e sociali in crisi”. Investire “precocemente” e “preventivamente” in quest’ambito “permette di ottenere risultati per tutta la società e anche di prevenire ulteriori spese riparatorie (in ambito sociale e formativo)”. I Verdi sono persuasi che la scuola costituisca un tassello imprescindibile del nostro vivere, e che non vi sia spazio per risparmi che rischiamo di pagare cari in futuro.

Esistono studi come lo studio STAR e quello di Blatchford  che sono particolarmente importanti per il loro alto profilo scientifico. Come ha detto un ricercatore dell’università di Princeton, parlando del progetto STAR, noi ci troviamo in una situazione in cui “una sola esperienza ben concepita dovrebbe definitivamente ridurre al silenzio una mole di studi mal controllati, che forniscono osservazioni imprecise e dati statistici incerti”.

Questi studi stabiliscono in modo inconfutabile tre fatti cruciali. In primo luogo, la riduzione della dimensione degli scolari effettivi nei primi anni d’insegnamento è un fattore cruciale bello e buono di riuscita scolastica, a parità di tutto il resto. In secondo luogo, gli effetti di una riduzione iniziale della dimensione delle classi sono durevoli e sembrano perfino aumentare nel corso degli anni di studio. Infine i due studi si accordano relativamente al fatto che la riduzione della dimensione della classe permetta di ridurre considerevolmente gli scarti tra bambini di diverse origini sociali.

Nella prospettiva di una volontà di democratizzare l’insegnamento, questo risultato è, evidentemente di una importanza estrema.

Partita da un iniziale scetticismo sulla reale necessità per la nostra scuola di ridurre gli allievi per classe, audizioni e colloqui approfonditi con molti docenti mi hanno convinta a firmare il rapporto di Francesco Cavalli, che vi invito a votare.

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