L’8 marzo continua: quale sostegno alle famiglie?

9 Mar 2016

2628330-244385_650x0Riallacciandoci all’interrogazione presentata in data odierna intitolata: 8 MARZO E PRECARIATO DELLE DONNE. UNA NUOVA FORMA DI DISCRIMINAZIONE?, le sottoscritte parlamentari aggiungono anche la richiesta di far luce su quello che è il reale supporto che viene offerto oggi alle famiglie in cui vi sono figli, specialmente quelle situazioni in cui la donna è costretta a lavorare per mantenere la famiglia oppure le realtà in cui entrambi i coniugi devono lavorare per arrivare alla fine del mese.

Un recente sondaggio, promosso dal DSS, ha interpellato numerose famiglie con bambini piccoli e da questa analisi ci auspichiamo indirizzi importanti per quanto riguarda l’ottimizzazione dell’aiuto e il sostegno alle famiglie (anche tramite una doverosa analisi multivariata dei dati). Bisogna capire ad esempio quali sono i fattori che portano una coppia a rinunciare al lavoro per dedicarsi completamente alla famiglia  – ad esempio a causa dell’assenza di asili nido (non essendovi una pianificazione, vi sono località in cui gli asili nido non ci sono e le famiglie devono arrangiarsi con forme di assistenza di altra natura, che non tutti prendono in considerazione) o non possono permettersi l’asilo nido perché è una soluzione costosa; l’introduzione di Harmos in Ticino ha peggiorato questo aspetto e le famiglie sono state lasciare sole. La realtà famigliare è cambiata anche in termini di sostegno intergenerazionale e quindi bisogna far luce anche su quelle che sono eventuali conseguenze che devono affrontare le neo-famiglie. Oltretutto un’analisi sul woorking-poor in Ticino ha evidenziato quelli che sono i fattori che rendono “poveri” ed è emerso che oltre all’aspetto legato alla provenienza e alla formazione, anche il fatto di avere più figli è causa di precarietà. Nell’analisi sul mondo del lavoro rivolta alla posizione della donna, non può pertanto essere tralasciato uno scorcio su quelle che sono delle reali formule di sostegno alla conciliabilità famiglia – lavoro. La formazione delle donne, anche in ambito universitario, è un investimento importante per il nostro Paese, ma si tratta di competenze che devono poi anche trovare modo e opportunità di esprimersi. Senza una rete di supporto alla famiglia, questo sforzo viene vanificato e a perderci non è solo la donna o la famiglia lasciata a sé stessa, bensì la società intera, anche l’economia – visto che è noto quanto siano più efficaci aziende con ai vertici un’equa rappresentanza femminile.

Chiediamo pertanto al lodevole Consiglio di Stato:

  • La femminilizzazione di certe professioni ha portato al ribasso del prestigio e dei salari in queste professioni (es. docenti, medico, ecc.)? E’ questo fenomeno connesso agli impegni delle donne –madri? In quale misura?Come si situa il Ticino a confronto dei dati svizzeri?
  • Quante donne concludono una formazione (vari livelli, settori e professioni) e nell’arco di un anno, rispettivamente di alcuni anni, hanno trovato un lavoro che equivale alla formazione conseguita – rispetto agli uomini? Vi è un divario salariale rispetto agli uomini – sempre in un’ottica di confronto tra Ticino e Svizzera? Com’è la tendenza se questi dati vengono letti, per quanto sia possibile, nell’arco degli ultimi dieci anni?
  • Quali sono le scelte effettuate dalle coppie in cui lavorano entrambi i coniugi al momento della nascita di figli, rispetto al lavoro? Come se la cavano le famiglie monoparentali? Quali sono le misure che si intendono adottare politicamente per sostenere maggiormente le famiglie in termini di conciliabilità famiglia e lavoro? Come rispondere al peggioramento avvenuto ad esempio con Harmos?
  • Come e quando si intende migliorare la rete di asili nido disponibile su tutto il territorio cantonale? Se nelle strutture dedicate agli anziani vi è un buon contributo dello Stato, com’è possibile che le realtà degli asili nido ad esempio in termini di sostegno finanziario al costo del personale, è ancora così lontano da essere sufficiente – tanto che il loro costo pesa troppo sulle famiglie e questi costi non permettono di riconoscere stipendi del medesimo livello di altre realtà sussidiate?

Bellinzona, 8 marzo 2016

Michela Delcò Petralli e Claudia Crivelli Barella

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