Il parco di Villa Argentina

2 Gennaio 2010

Ci sono scelte di cui ci pentiamo la mattina successiva, altre di cui andiamo fieri ancora dopo mesi. Davanti ad ogni grande decisione, è buona regola fermarsi a riflettere su come potremmo trovarci a valutare la scelta fatta dopo trent’anni.

Trent’anni costituiscono un buon metro di giudizio: abbastanza lontano nel tempo, ma presumibilmente raggiungibile per noi o per le persone che ci stanno attorno.

Un tempo lo si sapeva: la terra non si vende mai, a meno di assoluta indigenza: la terra si acquista, e costituisce la ricchezza per le generazioni future. Alcuni non hanno ancora afferrato che il senso moderno della ricchezza sta tornando in questa direzione, nei valori che restano e nelle cose concrete, e ancora si affannano a racimolare ricchezze effimere e a lavorare di ruspe e palazzine.

L’autentica ricchezza è la fruizione della bellezza: attorniati dalla bellezza, tutti stanno meglio… I bambini sono sereni quando possono giocare nel verde, i giovani trovano luoghi di incontro, gli adulti si godono il frutto del proprio lavoro, gli anziani socializzano meglio all’aria aperta.

Ci è stato detto che a Tremona ci sono bei prati, ed è cosa vera che da ben prima dell’aggregazione sappiamo. Anche sul Generoso ci sono luoghi incantevoli, di una bellezza da mozzare il fiato. Ma non accessibili a tutti, a meno di utilizzare l’auto (uso non da colpevolizzare, ma neppure di cui andar fieri).

Insomma, ho pianto per il taglio di alberi che erano monumenti botanici viventi, e ora sto male al pensiero che il Parco di Villa Argentina potrebbe scomparire.

Al suo posto, qualcuno (beato lui!) abiterà nelle palazzine di pregio, e tra trent’anni magari porterò i miei nipoti raccontando loro che quello un tempo era un prato in cui i loro bisnonni camminavano, quando ancora esistevano prati, e vigne, e alberi.

Mi guarderanno come una povera vecchina appartenente a una generazione lontana che non ha saputo far di meglio per difendere la propria terra. Con commiserazione.

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