Sul clima non c’è più tempo da perdere

23 Febbraio 2019

INIZIATIVA PARLAMENTARE presentata nella forma elaborata da Francesco Maggi e cofirmatari per il Gruppo dei Verdi per la modifica dell’art. 4 della Legge cantonale sull’energia (Sul clima non c’è più tempo da perdere)

del 18 febbraio 2019

Contro il riscaldamento globale non c’è più tempo da perdere, se vogliamo evitare conseguenze catastrofiche per noi e per il pianeta: è il senso del rapporto speciale pubblicato nell’ottobre 2018 dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC), il più importante organismo scientifico dedicato alla ricerca su come sta cambiando il clima del pianeta, soprattutto in seguito alle attività umane con la costante emissione nell’atmosfera di anidride carbonica (CO2). Il rapporto dice che agli attuali ritmi entro il 2030 l’aumento della temperatura media globale sarà superiore agli 1.5°C ritenuti la soglia massima di sicurezza per avere effetti importanti ma gestibili, seppure con grandi spese di denaro e risorse.

Le conclusioni dell’IPCC sono il frutto di anni di lavoro, basato sulle ricerche di migliaia di scienziati, e con il contributo di altre migliaia di esperti. Benché l’IPCC non possa andare oltre l’analisi dell’esistente e la stima dei rischi, e lo debba fare con i mezzi della diplomazia internazionale, negli ultimi anni ha affrontato il tema del cambiamento climatico con toni molto più determinati. L’obiettivo non è fare allarmismo, ma dare il senso di emergenza e dei concreti rischi che stiamo correndo tutti, e che possono essere mitigati solo con iniziative coordinate a livello globale.

Secondo le ricerche citate nel rapporto, è essenziale che si resti al di sotto dell’aumento di 1.5°C per quanto riguarda la temperatura media mondiale. Il contenimento dei danni è infatti molto più significativo rispetto a un aumento di 2°C, fino a qualche anno fa ritenuto ancora gestibile. Mantenersi sotto la soglia degli 1.5°C non sarà comunque per niente facile e richiederà cambiamenti nel modo in cui produciamo energia elettrica, in cui gestiamo coltivazioni e allevamenti, senza contare le modifiche sostanziali ai sistemi dei trasporti per interrompere la dipendenza dai combustibili fossili.

Allo stato attuale e senza interventi incisivi, la soglia degli 1.5°C potrebbe essere superata in tempi brevissimi: appena 12 anni.

5 cose da fare

L’IPCC indica una sorta di percorso a tappe forzate per evitare il superamento degli 1.5°C:

  • ridurre le emissioni globali di CO2 in modo da arrivare nel 2030 a produrre il 45% di quelle prodotte nel 2010;
  • produrre l’85% dell’energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2050;
  • portare il consumo di carbone a zero il prima possibile;
  • allocare almeno 7 milioni di chilometri quadrati (l’equivalente della superficie dell’Australia) alle coltivazioni per i biocarburanti;
  • raggiungere l’equilibrio ed essere quindi a emissioni zero entro il 2050.

Non c’è più tempo

Il rapporto spiega che non c’è più tempo per rinviare le decisioni, soprattutto se i governi vogliono affrontare il problema con soluzioni sicure e praticabili. Ulteriori rinvii, infatti, renderebbero necessario il ricorso a sistemi ancora sperimentali e dai risultati incerti, che costerebbero molto più denaro e non offrirebbero certezze sulla riduzione dei rischi.

Se non ce la facessimo?

L’eventualità che si superi la soglia di 1.5°C porta a scenari inquietanti, spiegano i ricercatori. Un aumento della temperatura media globale di 2°C porterebbe alla scomparsa delle barriere coralline, e dei loro interi e articolati ecosistemi marini. Il livello dei mari si alzerebbe cambiando radicalmente la vita di milioni di persone che vivono lungo le coste. Gli oceani andrebbero incontro a processi ancora più intensi di acidificazione rispetto agli attuali, con conseguenze molto gravi per la pesca, la flora e la fauna marina. Estati più torride ed eventi climatici estremi renderebbero più difficile e dispendiosa la coltivazione dei cereali, la prima fonte di nutrimento per miliardi di persone in buona parte del mondo.

Il rapporto dell’IPCC indica che solo attraverso un cambiamento significativo, e molto rapido, del modo in cui viviamo e delle nostre abitudini potremo evitare gravi conseguenze. Questo implica modificare il modo in cui produciamo energia elettrica, privilegiando le fonti rinnovabili sopra ogni altra cosa, il modo in cui funziona la catena produttiva, il sistema dei trasporti, delle coltivazioni e la stessa organizzazione delle nostre città. Più si aspetta, più diventerà difficile farlo in modo organizzato ed economicamente sostenibile, e sarà peggio per tutti.

I cambiamenti climatici in Svizzera

Secondo i dati registrati da Meteosvizzera, nel corso degli ultimi 150 anni la temperatura in Svizzera è aumentata di 2°C, molto di più rispetto al resto del mondo (+0.9°C). A testimonianza di quanto sia sensibile l’area alpina ai cambiamenti climatici. La Svizzera sarà quindi particolarmente colpita dai fenomeni estremi, come le forti piogge, le giornate canicolari, la siccità, gli incendi boschivi e gli inverni senza neve. Il Ticino è da sempre ancora più esposto a queste minacce rispetto al resto del Paese.

Dobbiamo quindi agire in fretta, contribuendo allo sforzo globale di riduzione delle emissioni di CO2 e pianificando misure di adattamento, ormai indispensabili.

Conformemente alle raccomandazioni dell’IPCC, la Legge cantonale sull’energia è modificata come segue:

Art. 4

1Il PEC (attuale):

  1. a) stabilisce gli indirizzi della politica energetica cantonale;
  2. b) fissa gli obiettivi per ogni settore del sistema energetico (obiettivi settoriali) sulla base di specifiche schede;
  3. c) definisce un piano d’azione comprendente:

– gli strumenti atti a raggiungere gli obiettivi settoriali,

– lo scenario energetico determinato dall’adozione di questi strumenti,

– le autorità che sono tenute ad attuarlo e

– i soggetti a cui esso si applica.

2Nell’ambito degli aggiornamenti del PEC il Consiglio di Stato verifica i risultati raggiunti e informa sull’evoluzione della produzione, dell’approvvigionamento, della distribuzione e dei consumi di energia.

Art. 4

1Il PEC (nuovo):

  1. a) stabilisce gli indirizzi della politica energetica cantonale;
  2. b) fissa gli obiettivi per ogni settore del sistema energetico (obiettivi settoriali) sulla base di specifiche schede.
  3. c) Fissa gli obiettivi di riduzione del CO2. Riduzione del 45% delle emissioni entro il 2030 rispetto al valore del 2010 e del 90% entro il 2050. Al più tardi dal 2040 il Cantone Ticino dovrà essere climaticamente neutro mediante compensazioni delle emissioni residue all’estero, soprattutto con progetti di riforestazione;
  4. d) definisce un piano d’azione comprendente:

– gli strumenti atti a raggiungere gli obiettivi settoriali,

– lo scenario energetico determinato dall’adozione di questi strumenti,

– le autorità che sono tenute ad attuarlo e

– i soggetti a cui esso si applica.

2Nell’ambito degli aggiornamenti del PEC il Consiglio di Stato verifica i risultati raggiunti e informa sull’evoluzione della produzione, dell’approvvigionamento, della distribuzione e dei consumi di energia.

 

Per il Gruppo dei Verdi:

Francesco Maggi, Claudia Crivelli Barella, Michela Delcò Petralli

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4 Febbraio 2019

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Interrogazione – Micro e nanoplastiche nell’acqua del rubinetto?

3 Febbraio 2019

Le microplastiche (dalla dimensione inferiore ai 5 mm) e le nanoplastiche (inferiori ai 0.1 µm) sono particelle inquinanti di materiale plastico, introdotte nell’ambiente da fonti primarie (appositamente fabbricate quali componenti di cosmetici, detergenti per il viso o per la tecnologia di sabbiatura ad aria compressa) o da fonti secondarie (derivati dalla frammentazione di detriti di plastica di grandi dimensioni).

Le micro- e nanoparticelle di plastica sono ormai ovunque, nelle acque sia marine che dolci, nei suoli e nell’aria[1]. Attraverso l’ingestione o la respirazione, le particelle di plastica possono essere integrate nei tessuti degli organismi, successivamente accumulate lungo la catena alimentare e infine consumate dagli esseri umani, situati all’apice della catena alimentare. Conseguenze nocive delle micro- e nanoplastiche nell’ambiente sono state rilevate nei molluschi, vermi, crostacei, pesci, uccelli, tartarughe e in altri organismi acquatici[2].

I rischi per la salute di animali e dell’essere umano derivano dagli effetti tossici e cancerogeni delle sostanze utilizzate nella fabbricazione delle plastiche, come gli agenti plastificanti (p.es. gli ftalati), gli agenti usati per indurire la plastica (p. es il bisfenolo A) e i ritardanti di fiamma (p. es. il tetrabromobisfenolo), oppure dagli effetti derivati da inquinanti organici persistenti (p.es. il PCB), metalli pesanti o patogeni accumulati sulla superficie delle particelle durante la loro persistenza nell’ambiente[3]

Malgrado i rischi diretti per la salute umana delle micro- e nanoplastiche non siano ancora sufficientemente studiati e “ciò che è noto è circondato da una notevole incertezza”[4], le sostanze contenute o associate ad esse possono condurre allo sviluppo di tumori, a malattie cardiovascolari, obesità, infertilità, malformazioni congenite, disfunzioni del sistema endocrino, diabete, disfunzioni epatiche e danni alla cute[5]. È anche risaputo che sono in particolare le particelle più piccole ad essere capaci di penetrare nelle cellule umane e di conseguenza a causare il maggior numero di danni[6].

In un’intervista rilasciata al periodico francese Journal de l’environnement[7], la ricercatrice irlandese e esperta del soggetto Anne-Marie Mahon (del Galway-Mayo Institute of Technology), dichiara: “Non sappiamo ancora esattamente quale effetto le microplastiche hanno sulla salute umana. Ecco perché dovremmo applicare il principio di precauzione e aumentare la ricerca per scoprire i rischi reali”. Nello stesso articolo, la professoressa di Chimica della New York State University Sherri Mason invece si interroga: “Abbiamo abbastanza dati sugli effetti della plastica sulla fauna selvatica. Se hanno un tale impatto su di essa, come possiamo pensare che non abbiano un impatto su di noi?”

Secondo uno studio pubblicato in aprile del 2018 nel quale sono stati analizzati campioni d’acqua del rubinetto, l’83 % dei campioni di acqua potabile del mondo contengono microplastiche (72% dei campioni europei)[8]. In Svizzera, il 90% dei suoli delle pianure alluvionali sono contaminate da microplastiche[9]. Il Dipartimento del territorio (DT) del Cantone Ticino ha invece recentemente pubblicato uno studio che rivela che la concentrazione di microplastiche nel Lago Ceresio (213’500 particelle per km2) e nel Lago Maggiore (220’000 particelle per km2) risulta essere pari al doppio rispetto alla media rilevata nelle acque elvetiche[10]. Per ovviare alla problematica delle microplastiche nei laghi il DT prevede ulteriori approfondimenti e una campagna di sensibilizzazione, incentrata sulla prevenzione dell’emissione nell’ambiente (evitare i prodotti con imballaggi monouso in plastica, evitare l’uso di saponi, cosmetici e prodotti abrasivi con plastiche primarie), sulla riduzione (evitare i prodotti “usa e getta” in e con plastica) e sulla chiusura del ciclo dei rifiuti promuovendo il riciclaggio[11].

In Svizzera la presenza di micro- e nanoplastiche nell’acqua potabile non viene sistematicamente analizzata perché l’Ufficio federale dell’ambiente (BAFU) ritiene che il rischio che queste raggiungano l’acqua potabile sia basso. Si presume infatti che le acque di falda siano in gran parte liberate dalle plastiche durante la filtrazione attraverso i vari strati di terreno, o che ciò avvenga negli impianti trattamento dell’acqua potabile[12]. L’ufficio preposto all’approvvigionamento idrico della Città di Zurigo, tuttavia, ammette che, seppure le particelle più grandi di 300 μm siano trattenute durante il processo di filtrazione dell’acqua potabile, la rimozione delle particelle più piccole, in particolare delle nanoplastiche (ovvero le particelle più pericolose per la salute) risulti più difficile. Per rimuovere le nanoparticelle (che comprendono anche le nanoplastiche) dall’acqua potabile, la Città di Zurigo prevede l’istallazione di una fase di ultrafiltrazione nell’impianto di captazione a lago di Moos, a partire dal 2024[13], istallazione già operativa nei comuni di Horgen e Männedorf sul Lago di Zurigo.

In Ticino, seppure alcune aziende dell’acqua potabile si preparino all’istallazione di nuove tecnologie comprendenti anche l’ultrafiltrazione nel trattamento delle acque captate a lago, il rischio che decorre dalla presenza di micro- e nanoplastiche nell’acqua potabile pare poco chiaro, alla luce del fatto che gli attuali filtri “a sabbia” non diano garanzie sul trattenimento delle micro- e nanoparticelle e in presenza di acque lacustri (nel Lago Ceresio e Lago Maggiore) con tenori in microplastiche doppi rispetto alla media Svizzera[14].

Alla luce dei fatti esposti, chiedo al Consiglio di Stato:

  1. Intende promuovere o realizzare uno studio analitico sulla presenza di micro- e nanoplastiche nelle reti di acqua potabile captata nei laghi ticinesi?
  2. Il Cantone emana direttive sul monitoraggio e riduzione delle micro- e nanoplastiche nelle acque potabili all’indirizzo delle Aziende Acqua Potabile comunali?
  3. Come valuta il Cantone il rischio per la salute pubblica della presenza di micro- e nanoplastiche nelle acque potabili? Viste le lacune conoscitive, intende applicare il principio di precauzione imponendo l’eliminazione delle micro- e nanoplastiche dalle acque potabili?
  4. Quali misure concrete sono previste, oltre alla campagna di sensibilizzazione, per prevenire e ridurre l’immissione di plastiche nell’ambiente?
  5. L’amministrazione cantonale utilizza plastiche monouso e saponi o abrasivi che contengono microplastiche primarie? Nel caso affermativo, intende abbandonarne l’uso? Entro quando?
  6. Intende introdurre l’obbligo d’uso di bicchieri e stoviglie riutilizzabili multiuso, oppure monouso compostabili o riciclabili per manifestazioni ed eventi su suolo pubblico?
  7. Sarà possibile il riciclaggio di altre materie plastiche oltre al PET e al PE in tutto il territorio del Cantone Ticino? Quando?

Ringraziando per le risposte, saluto cordialmente,

Claudia Crivelli Barella per il gruppo dei Verdi

 

[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Microplastics

[2] Sharma S. & Chatterjee S. 2017. Microplastic pollution, a threat to marine ecosystem and human health: a short review. https://link.springer.com/article/10.1007/s11356-017-9910-8

[3] Weis et al. 2015. Human Health Impacts of Microplastics and Nanoplastics

https://www.state.nj.us/dep/sab/NJDEP-SAB-PHSC-final-2016.pdf

[4] SAPEA (Scientific Advice for Policy by European Academies) 2019. A scientific perspective on microplastics in nature and society. https://www.sapea.info/topics/microplastics/

[5] Thompson R.C. et al. 2009. Plastics, the environment and human health: Current consensus and future trends. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2873021/pdf/rstb20090053.pdf

[6] https://www.infosperber.ch/Umwelt/Plastikmull-im-Leitungswasser

[7] http://www.journaldelenvironnement.net/article/du-plastique-cache-dans-l-eau-du-robinet,85864

[8] Kosuth et al. 2018. Anthropogenic contamination of tap water, beer, and sea salt. https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0194970

[9] Scheurer M. & Bigalke M. 2018. Microplastics in Swiss floodplain soils. https://pubs.acs.org/doi/pdf/10.1021/acs.est.7b06003

[10] Cantone Ticino, Dipartimento del territorio, Sezione della protezione dell’aria dell’acqua e del suolo. 2018. Studio sulla presenza di microplastiche nel Lago Ceresio. https://m4.ti.ch/fileadmin/DT/temi/microplastiche/documenti/Studio_microplastiche_Lago_Ceresio_novembre2018.pdf

[11] https://www4.ti.ch/dt/da/spaas/ugras/temi/meno-microplastiche/campagna/prevenzione/controllo-dellemissione-nellambiente/

[12] https://www.infosperber.ch/Umwelt/Plastikmull-im-Leitungswasser

[13] https://www.stadt-zuerich.ch/dib/de/index/wasserversorgung/publikationen—broschueren/spurenstoffe.html

[14] Gasperi & Von Niederhäusern. Ceresio, assicuriamoci di non bere plastica. Corriere del Ticino del 29.02.2019, Pagina 12.

Freniamo la cementificazione

26 Gennaio 2019

Dobbiamo ascoltare i giovani, che a volte sanno vedere il futuro con ammirevole lungimiranza. I giovani Verdi hanno lanciato a livello federale un’importante Iniziativa denominata “stop alla cementificazione” per dire basta alla proliferazione del cemento, frenare la dispersione degli insediamenti, preservare i terreni coltivi e difendere il paesaggio. Negli scorsi decenni sono state edificate centinaia di chilometri quadrati di terreni coltivi, paesaggi naturali e altre superfici verdi. Tutt’ora, ogni secondo va perso quasi un metro quadrato di spazio verde. L’espansione disordinata degli insediamenti progredisce perché il terreno edificabile continua ad essere ampliato. Il suolo viene sfruttato in modo dissipato. L’iniziativa contro la dispersione degli insediamenti indica la via per un uso moderato del suolo. Ferma l’espansione disordinata degli insediamenti impedendo che le zone edificabili continuino ad aumentare. Al di fuori delle zone edificabili va al contempo costruito soltanto laddove veramente necessario. L’iniziativa contro la dispersione degli insediamenti preserva i bei paesaggi svizzeri e di conseguenza anche la nostra qualità di vita. Un trattamento economico del suolo permette in ogni caso di continuare a creare sufficiente spazio abitativo per tutti, senza tuttavia sacrificare superfici verdi. Occorre definire dimensioni ragionevoli delle zone edificabili: fintanto che si continua ad azzonare terreni, non si incentiva la densificazione verso l’interno. La dispersione degli insediamenti continuerà a espandersi. Per tale motivo l’iniziativa chiede uno stop agli azzonamenti, ossia che la quantità complessiva di zone edificabili rimanga costante. I Comuni potranno però interscambiarsi terreno edificabile. Ciò garantisce che le riserve restanti vengano impiegate anche laddove è necessario. Inoltre è importante non continuare a costruire al di fuori delle zone edificabili. La costruzione di edifici necessari per l’agricoltura, come pure gli edifici a ubicazione vincolata d’interesse pubblico (come capanne CAS, osservatori, serbatoi d’acqua ecc.) continuerà a essere autorizzata. Gli edifici esistenti (come un ristorante di montagna) hanno il diritto di continuare ad esistere, anche in caso di rinnovo. Inoltre, bisogna promuovere i quartieri sostenibili: in parte, la costruzione di quartieri sostenibili necessita oggi di zone di utilizzazione speciale e di una serie di regolamentazioni d’eccezione (ad esempio in materia di obbligo di disporre di parcheggi). L’iniziativa mira a ridurre gli ostacoli amministrativi a carico dei quartieri sostenibili. Questi quartieri potranno diventare persino un modo di costruire privilegiato con sopraelevazioni moderate: oggi spesso la densificazione verso l’interno non è permessa. L’iniziativa mira a rendere possibile una sopraelevazione moderata, in particolare nelle zone a bassa densità abitativa. Sono esclusi edifici che richiedono una particolare protezione, come gli edifici storici. Inoltre, la densificazione deve permettere di preservare o aumentare la qualità di vita: ciò è un elemento di centrale importanza per l’iniziativa. Non devono crearsi deserti di cemento, bensì insediamenti vivaci, con senso di vicinato, in altre parole: quartieri sostenibili.

Interrogazione: Mendrisio comune amico dei bambini?

18 Gennaio 2019

L’iniziativa dell’UNICEF «Comune amico dei bambini» (www.unicef.ch/it/il-nostro-operato/svizzera-liechtenstein/comune-amico-dei-bambini) mira a migliorare l’ambiente di vita dell’infanzia. I Comuni hanno la possibilità effettuare il punto della situazione e di essere insigniti della distinzione «Comune amico dei bambini». L’iniziativa valuta il rispetto dei diritti alla protezione, al sostegno, alla parità di trattamento e a essere ascoltati nei seguenti settori: amministrazione e politica, scuola, assistenza complementare all’operato della famiglia, protezione dei bambini e degli adolescenti, salute, tempo libero e ambiente residenziale.

Ciò che può trarre il Comune da questa iniziativa è il miglioramento delle condizioni dell’infanzia nel quadro di una procedura solida e standardizzata, l’analisi della situazione effettiva in tutti gli ambiti della cosa pubblica (punto della situazione), la possibilità di individuare il potenziale di sviluppo per la pianificazione futura, la garanzia dell’inclusione del punto di vista dei bambini, la connessione dei vari gruppi interessati nel Comune e il miglioramento dell’attrattiva del Comune (marketing).

L’iniziativa “Comune amico dei bambini” è sostenuta da numerosi Comuni e da sette Cantoni: Sciaffusa, Berna, Argovia, Soletta, Basilea Campagna, Lucerna, San Gallo. Nessun Comune del Canton Ticino ha però fino ad oggi aderito.

Chiediamo dunque al Municipio se intende valutare la possibilità di aderire, quale primo Comune ticinese, all’iniziativa Comune amico dei bambini.

Cordiali saluti, Claudia Crivelli Barella per i Verdi

 

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