Sull’apertura del Fox Town

2 Giugno 2012

I Verdi seguono il dibattito sull’apertura domenicale dell’outlet alle porte della nostra società con un certo distacco: un centro commerciale, per di più pensato per poveri ricchi che desiderano portare dei vestiti firmati spendendo meno (una contraddizione, un guazzabuglio senza senso: in ogni caso, esistono modi meno punitivi di acquistare e di trattare se stessi), non ci riguarda (l’aria che respiriamo e le bruttezze che osserviamo sì, purtroppo). L’indotto in termini di tasse è risibile se paragonato all’ingombro del traffico e alla perdita di identità che il volpone ci porta: meglio andar per boschi ad incontrare le volpi vere, sperando che restino ancora boschi e che non si trovino costrette ad emigrare pure loro, e che i nostri figli un domani conoscano il furbo mammifero soltanto nelle orrende immagini da cartone animato. Perché non si invita gli ignari visitatori del Fox town (un nome inglese in una terra momò, una provocazione a cui siamo rimasti sordi) a visitare la città e le sue bellezze con cartelloni accattivanti e ben visibili, magari delle gigantografie che restituiscano almeno in immagine la bellezza del luogo? Da parte mia, invio tutti gli stranieri che mi chiedono la direzione del Fox Town verso il Generoso, ma non credo che questo in cifre abbia un grande impatto…Questi non-luoghi stridono con l’identità del borgo che si vuol fare città, e se il centro venisse trasportato altrove, ne saremmo lieti, sicuri di non sentirne la mancanza, e i frontalieri che ci lavorano dovrebbero fare meno strada (inquinando meno, creando meno insofferenza diffusa). Magari, allora, si potrebbe pensare ad aprire i negozi del nucleo con una maggiore elasticità, anche di domenica e nei giorni feriali, a seconda delle esigenze di negozianti e clientela, e aprire le vie del nucleo ad un commercio di qualità. La nostra ricetta è: aperture libere per tutti, autentica libertà di gestione a tutti gli esercizi, favorendo le imprese  i prodotti locali. Sì ai tessuti lavorati a mano, no alle anonime e ormai vecchie e banali marche prodotte da multinazionali in Cina. E chi proprio le desidera, non sarà tra le persone che aiuteremo, riservando loro la tolleranza dovuta ad ogni essere umano, ma non certo inchinandoci come ad un padrone.


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