Risposte globali alla migrazione

12 Marzo 2019

Lettera apparsa l’8 marzo su LaRegione.

Il nostro modo di vivere, non compatibile con la biosfera, non è l’unica alternativa alle privazioni del modo di vivere dei migranti. Possiamo immaginare un mondo diverso dal nostro e da quello di chi deve fuggire dalla propria terra, per responsabilità delle quali non possiamo crederci del tutto assolti: una società in cui la tecnologia sia finalizzata a ridurre l’impronta ecologica e non ad aumentare la produttività; in cui il benessere s’identifichi con la possibilità di garantire a tutti di far fruttare i propri talenti. L’immigrazione suscita in noi paure legittime, fondate su dubbi comprensibili da un punto di vista umano. Ma le paure non devono determinare le nostre risposte, compromettendo il rispetto e la generosità. L’obbiettivo di alcuno fomentatori di paure è quello di rappresentare il migrante come un pericolo e un potenziale criminale, una persona da respingere. Azioni favorite dal vuoto o dalla debolezza legislativa: un trattato come quello di Dublino va contro ogni principio di condivisione e corresponsabilità, e da accordi internazionali che appaltano la “gestione” dei migranti a dittature repressive come la Turchia o Stati in mano a bande armate e gruppi criminali come la Libia. Azioni infamanti di cui l’Europa, culla dei diritti umani e della democrazia, dovrà un giorno rendere conto. È fondamentale, a fronte di tale emorragia di umanità, denunciare le violenze e le ipocrisie. Non si tratta di essere “buonisti”, ma di esercitare la ragione e l’analisi onesta delle cose, quindi proporre misure che tengano conto della realtà e non la occultino sotto la grancassa degli slogan. L’immigrato non è il “nemico”, semmai la vittima. Le migrazioni ci sono sempre state, fanno parte della storia dell’umanità. Il corso della storia non lo si può fermare, ma lo si può certo governare. E governare significa cominciare a ridurre le disuguaglianze e le ingiustizie, gli squilibri sociali e climatici, facendo in modo che ogni persona, a ogni latitudine, possa vivere una vita libera e dignitosa. Per governare fenomeni globali occorrono risposte globali, con buona pace della retorica “sovranista” e delle sue allarmanti derive nazionaliste, fasciste e razziste. C’è chi afferma che questa risposta globale sia un’utopia dettata appunto dal “buonismo”. Nessuno di noi, nel momento in cui è venuto al mondo, sarebbe sopravvissuto se non fosse stato accolto: l’accoglienza è vita che sorregge la vita.

Claudia Crivelli Barella granconsigliera per i Verdi e candidata al Consiglio di Stato e al Gran consiglio


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