Semisvincolo di Bellinzona: sarà REFERENDUM

24 Gennaio 2018

Ecco il mio intervento di ieri in Gran Consiglio sul tema del semisvincolo di Bellinzona.

Il traffico attanaglia sempre più il nostro Cantone, ogni giorno migliaia di macchine attraversano il nostro territorio per raggiungere l’Italia, o per proseguire il proprio viaggio verso il Nord Europa. Un traffico costante, che conta circa 1 milione di soli mezzi pesanti annui attraverso il traforo del Gottardo.

A questi si aggiungono circa 55’000 frontalieri che giornalmente, nella misura di circa 1,03 persone per automobile entrano sul nostro territorio, lavorano e rientrano al loro domicilio oltre frontiera la sera.

Non vanno dimenticati neppure i pendolari nostrani, i genitori con (o senza) SUV che portano i figli a scuola, i turisti e coloro che l’automobile la utilizzano per puro piacere o per andare al centro commerciale.

Concretamente tutto ciò si traduce in un’immensa distesa di lamiere che giornalmente si riversa sulle strade causando ingorghi, inquinamento fonico, polveri sottili, ozono e danni all’economia, perché in definitiva anche un artigiano fermo in colonna perde del denaro sprecando del tempo che potrebbe utilizzare per lavorare.

Il traffico ha dei costi, e li ha non tanto per l’automobilista, ma piuttosto per l’intera società. Si calcola mediamente che per ogni franco speso dal singolo automobilista per potersi spostare la comunità è chiamata a coprire con quasi 10 franchi i costi indiretti relativi al traffico motoristico. A titolo di paragone i costi indiretti per quanto riguarda la mobilità dolce ammontano a 8 centesimi per ogni franco speso dall’individuo. I costi sono legati principalmente ai danni alla salute che il traffico causa, problemi sul lungo e medio termine che coinvolgono sempre più i bambini e anziani anche di questo cantone che sono chiamati a respirare un’aria malsana e insalubre.

Dunque un Cantone in difficoltà, complice anche la morfologia del territorio e la vicinanza con l’Italia. Un Cantone che soffre costantemente per i problemi relativi al traffico e all’inquinamento atmosferico.

E come risolvere il fatto che vi è un problema di traffico? Costruendo altre strade che contribuiranno ad incrementarlo?!

Le prime discussioni relative al semisvincolo bellinzonese risalgono agli anni ‘70 e al momento della sua eventuale messa in esercizio a regime saranno passati quasi 60 anni da quel momento. Un percorso, lungo e tortuoso fatto di votazioni popolari talvolta favorevoli ai fautori del cemento e asfalto, e altre volte contrarie. Ma questi 60 anni sono semplicemente lì a dimostrare come si tratta di una soluzione vecchia, vetusta e antiquata per risolvere un problema moderno e sempre più attuale.

Se per tanti anni la risposta ai problemi di traffico è stata quella di aumentare la capacità, ora a questo punto è chiaro che ciò non può funzionare all’infinito. Un’opera come il semisvincolo di Bellinzona va proprio ad aumentare la capacità di raggiungere il centro della Capitale e va quindi in netto contrasto con gli obbiettivi, previsti anche dalla Confederazione, di ridurre il traffico nei centri abitati. Lo testimonia anche lo scarso entusiasmo con un finanziamento soltanto minimo dell’opera da parte dei fondi federali.

Bellinzona, sta avendo un’evoluzione demografica importante, complice un fervore edilizio per certi versi molto preoccupante. La pressione sulle strade è già importante e le zone centrali sono spesso paralizzate negli orari di punta dagli ingorghi. Una situazione che non può che peggiorare quando tutto il traffico da e per il semisvincolo si riverserà nei quartieri adiacenti a Via Tatti, come Via Zorzi, Via Franscini, Via Motta e Viale Portone, compromettendo ulteriormente la possibilità dei mezzi pubblici di avere dei percorsi facilitati e con delle tempistiche favorevoli. Di fatto quello che succederà sarà spostare una parte (tutto sommato piccola) di traffico che attanaglia il borgo di Giubiasco direttamente in centro Città.

Su Giubiasco: è chiaro che questo quartiere sta soffrendo particolarmente gli effetti nefasti del traffico, ma questo messaggio non pone vero rimedio a questa situazione riqualificando l’area e permettendo finalmente ai giubiaschesi di riappropriarsi della loro splendida Piazza. Con l’evolversi del tempo, l’aumentare del traffico porterà nuovamente la qualità di vita dei giubiaschesi alla situazione attuale.

Ecco perché ci vogliono soluzioni che permettano di ridurre il traffico, nel suo insieme, non ragionando come se lo stesso si muovesse a compartimenti stagni. Occorre portare delle alternative, e le stesse non sono mai state prese seriamente in considerazione da questo Parlamento.

Servono trasporti pubblici studiati in maniera partecipativa affinché esista veramente l’alternativa al mezzo privato o perlomeno la possibilità di un trasporto intermodale per le zone più discoste.

Serve una lotta vera ai posteggi abusivi, non previsti a piano regolatore ma che spesso sono ignorati dalle autorità locali, posteggi che nel bellinzonese sono ancora numerosi.

Serve l’applicazione della tassa di collegamento che possa fungere da disincentivo al traffico abitudinario e parassitario di chi avrebbe concretamente la possibilità di muoversi con altri mezzi di trasporto.

Servono maggiori sforzi e vincoli alla mobilità aziendale che possa essere gestita con un supporto operativo maggiore da parte dello Stato.

Servono Park & Ride per i lavoratori frontalieri a ridosso delle stazioni di frontiera affinché costoro possano effettivamente essere fortemente incentivati all’utilizzo del trasporto pubblico.

Servono percorsi di mobilità dolce davvero sicuri e fruibili in ogni stagione, cosa che purtroppo ancora oggi manca.

La politica deve cambiare il proprio paradigma, provare a risolvere il problema alla radice anziché continuare a curare con antibiotici che causeranno danni collaterali. Il traffico deve diminuire, e per raggiungere questo obbiettivo non servirebbero neppure tutti i 65 milioni che oggi volete regalare alla lobby delle strade.

Per questi motivi I Verdi del Ticino si opporranno al credito, e sottoporranno alla popolazione ticinese la loro tesi per cui è giunto il momento di mettere un freno al traffico anziché costruire nuove strade per attirarlo. Insomma: sarà referendum.

Smog o nebbia?

15 Dicembre 2017

Mio intervento al Gran Consiglio durante la discussione del Preventivo 2018. Una richiesta provocatoria? 

Smog o nebbia? Se lo è chiesto un astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea fotografando la nube marrone che copre la Pianura Padana, dove quest’anno è scattata in anticipo l’emergenza inquinamento. “La Pianura Padana qualche ora fa…” ha twittato in novembre AstroPaolo. Pronte le risposte, a partire dall’Esa che gli scrive due messaggi completi di foto scattate dai satelliti europei. ”Ciao, Paolo! La valle del Po è spesso coperta di nebbia, come si può vedere in questa immagine Envisat di alcuni anni fa” si legge nel tweet che accompagna l’immagine spettacolare della Pianura Padana coperta di bianco.

Le immagini della NASA ci aiutano a capire come la nebbia ci sia, ma limitata ad una piccola porzione del territorio padano, in prevalenza sul Veneto ma anche nel Friuli Venezia Giulia sud/occidentale, mentre su tutto il resto del Nord e in modo particolare su Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna (ma anche nel veronese) abbiamo una spessa cappa di smog. I dati dei satelliti non lasciano dubbi: l’aria sopra di noi è la peggiore d’Europa, soprattutto per quanto riguarda il monossido di carbonio. Significativa a questo propostito la cartina delle PM2 in Europa, ed è questo un problema soprattutto padano e polacco.

Insomma, l’aria non ha confini, e a fronte di questa situazione, noi ticinesi assistiamo impotenti, e anche un po’ sfiduciati sulle nostre reali possibilità di fare qualcosa contro l’inquinamento. Lei, Ministro Zali, ci ha assicurati che a qualità dell’aria sta migliorando, ma i dati sono comunque allarmanti, e noi del mendrisiotto lo smog lo tagliamo con il coltello, oltre a riempire i centri delle malattie polmonari.

Noi Verdi ci siamo consultati con degli esperti di diritto internazionale e abbiamo una proposta. Chiediamo quindi, invece di continuare come alcuni a puntare il dito accusatore sui frontalieri (che arrivano perché qualcuno li assume) che il Canton Ticino denunci l’Italia per inadempienza nella prevenzione e nella lotta all’inquinamento a danno della salute da polveri fini. Chiediamo inoltre la messa al bando della vendita di tutti i diesel.

La denuncia sarebbe… sarà secondo noi un atto politico che servirà a smuovere le coscienze e speriamo l’Italia. Mobilità aziendale e altre misure per i frontalieri sono benvenute, ma la denuncia sarà uno strumento in più a fronte della gravità della situazione dell’inquinamento dell’aria.

 

 

Interrogazione: Villaggio della Volpe

4 Ottobre 2016

Stazione San Martino MendrisioIl nostro settimanale “L’Informatore” nella sua edizione di venerdì 30 settembre 2016, fa notare (pag. 9) come la maggior parte dei clienti raggiunga il Fox Town (nome inglese in una terra dove l’idioma principale è l’italiano, affiancato dal dialetto, sigh!) in automobile: scarsa attenzione è riservata alla nuova stazione di San Martino (costata diversi milioni). Nella zona “non si vede alcun segnale indicatore della stazione. Nessuno ci ha pensato, né il comune, né le ferrovie, né i commerci. I clienti che escono dai negozi e si dirigono su Via Moree, attraverso il ponticello, fanno un lungo giro a piedi, navigatore in mano, prolungando inutilmente il tragitto su Via Martino, quando potrebbero raggiungere la stazione più brevemente passando tra il Centro San Martino e la Sintetica. Sul dépliant del Fox Town, Mendrisio è segnalata anche con l’immagine di un treno, oltre che con il simbolo dell’A9; ma agli ingressi e alle uscite del paradiso degli acquisti non c’è ombra di un indicatore della nuova stazione, costruita anche per quel tipo di utenza. Ben segnalato invece il servizio bus dell’autolinea”.

Trovando corrette queste informazioni e ringraziando il nostro settimanale, a nome del gruppo dei Verdi in Consiglio comunale domando dunque alle Autorità municipali:

  • Si intende posizionare dei cartelli e promuovere la mobilità ferroviaria e pedonale in direzione del centro commerciale “Villaggio della volpe”, oppure richiedere al Fox Town che ponga le indicazioni all’interno e all’esterno del centro, oltre che nel suo materiale pubblicitario?

Ringraziandovi per la risposta, porgo i sensi della nostra stima,

Claudia Crivelli Barella

Raddoppio del Gottardo: c’è un prima e vi sarà un dopo

5 Ottobre 2015

downloadGli ideologi dell’asfalto e i lobbisti dei camion UE che perorano la causa del raddoppio si concentrano solamente sul difficile periodo del risanamento, dimenticando che la politica inerente i trasporti, di cui il Gottardo fa pienamente parte, ha una storia più che decennale e che, passato il periodo del risanamento in Ticino sarebbe bello poter continuare a vivere, respirare e muoversi con la propria automobile.

Cominciamo dal passato: 20 anni fa il Popolo elvetico ha deciso che le merci UE in transito in Svizzera dovessero andare sul treno. Per questo motivo, e a più riprese, le cittadine e i cittadini hanno votato per la costruzione e per innumerevoli crediti supplementari per realizzare e far passare AlpTransit dal Ticino: 24 miliardi la spesa totale per l’opera ingegneristica del secolo, che verrà inaugurata tra 9 mesi. Raddoppiare il Gottardo autostradale, allargandolo per rendere più facile la percorrenza ai mega camion UE da 60 tonnellate, significa genuflettersi all’UE e confessare che abbiamo costruito AlpTransit ma che loro possono continuare a fare avanti e indietro sulle nostre autostrade. Il raddoppio, in altre parole, ignora bellamente e aggira in modo arrogante la volontà popolare di avere autostrade senza mezzi pesanti in transito: vale a dire, che non si fermano nemmeno a bere un caffè in Svizzera.

Ora, consideriamo anche il futuro, il dopo raddoppio. Al Brennero, che di corsie ne ha quattro, come il Gottardo dopo il raddoppio, di camion ne passano esattamente il doppio di adesso in Svizzera. Questi bisonti della strada se ne staranno incolonnati tra Chiasso e Lugano 24 ore al giorno, inquinando l’aria che respiriamo. Inoltre, con un raddoppio le misure di sicurezza che ora vietano ai camion che trasportano merci pericolose di transitare sotto al Gottardo sarebbero allentate e ci ritroveremmo delle mine vaganti viaggianti su e giù per tutto il Cantone: ogni incidente potrebbe trasformarsi in tragedia. Per di più ogni camion che transita sulle nostre autostrade usura la strada come 40’000 autovetture e inquina quasi dieci volte di più di un’auto. Nel Mendrisiotto e nel Luganese, già martoriati dal traffico proveniente da sud, sarebbe la fine. Già ora abbiamo l’aria peggiore della Svizzera, con 2 milioni di camion non potremo nemmeno lasciar giocare i nostri figli in giardino.

Chi sostiene il raddoppio si renda conto che sostiene i lobbisti del cemento e degli autotrasporti e che così facendo, augura una qualità di vita notevolmente peggiore a sé e ai propri figli.

Claudia Crivelli, Candidata per i Verdi al Consiglio Nazionale

Ancora sulle merci pericolose e il raddoppio del Gottardo

20 Dicembre 2014

Claudia Crivelli Barella merci pericoloseQualche giorno fa il presidente dell’Astag, la potente lobby degli autotrasportatori, se l’è prese con me per il mio articolo sull’allentamento delle misure di sicurezza per quanto riguarda il passaggio delle merci pericolose sotto al Gottardo in caso di raddoppio. Dopo il TCS per voce di Renato Gazzola, ecco anche l’Astag a scagliarsi veementemente contro il dato di fatto che un raddoppio spalancherebbe la strada a camion pieni di veleni sulle nostre autostrade. Pubblico qua la risposta che ho spedito ai giornali. Tutto il dossier riguardo la questione raddoppio-trasporto di merci pericolose (interrogazioni parlamentari, risposta scandalosa del governo, lettere, ecc.), lo trovate a questo link. Qui invece trovate un articolo che mi ha inviato Andreas Barella, coordinatore per la Svizzera italiana del Comitato nazionale “No al raddoppio”. Da leggere e meditare!

Contro il raddoppio basta informarsi. Nella rubrica dei lettori del Corriere del Ticino ho letto uno scritto del signor Waldo Bernasconi, presidente della sezione ticinese dell’Astag, che se la prende veementemente con le mie affermazioni contro il raddoppio del San Gottardo e il probabile allentamento delle misure di sicurezza per il trasporto di merci pericolose, in modo direi offensivo. Caro signore, certo che da un deputato al Gran Consiglio ci si aspetta moderazione e riflessione: nessuno può, in coscienza, accusarmi di mancare di queste qualità. Le mie affermazioni sono condivise da molti ticinesi e sostenute dal Comitato contro il raddoppio, il quale ha lanciato un referendum il cui risultato verrà presentato a breve: saranno i cittadini e le cittadine a dire ciò che desiderano per il futuro dei nostri figli. Invito tutti ad informarsi approfonditamente su questo importante tema, lontani da ideologie e da lotte di lobby che portano solo ad attacchi personali e ad offuscare i fatti. Trovate materiale per valutare con coscienza le ragioni del no al raddoppio sul sito dell’iniziativa delle Alpi (alpeninitiative.ch) e, nel piccolo, sul mio: crivellibarella.info.

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