INTERROGAZIONE – Esodo delle giovani e dei giovani ticinesi: come contrastarlo?

5 Febbraio 2020

Negli ultimi anni si è parlato spesso di un fenomeno emergente e sempre più importante nella dinamica demografica ticinese, ossia quello dell’emigrazione dei giovani ticinesi. Un approfondimento apparso negli scorsi giorni su “La Regione” ne delinea (nuovamente) le peculiarità e ne sottolinea l’importanza, con un’intervista a Elio Venturelli (1). Il fenomeno interessa in particolar modo le giovani e i giovani tra i 20 e i 39 anni, che in misura di quasi 800 all’anno lasciano il Ticino per recarsi in altri cantoni o all’estero. Negli ultimi 20 anni, in totale quasi 8 mila giovani hanno lasciato il nostro Cantone. Le ragioni di tali spostamenti sono probabilmente da ricollegare alla ricerca di posti di lavoro qualificati o più confacenti ai loro profili professionali e salari adeguati, che il Ticino purtroppo spesso non offre. Spesso ad andarsene sono giovani con una formazione elevata, che nella maggior parte dei casi hanno già un trascorso oltralpe dovuto ai loro studi. Ma non mancano i casi di apprendisti formati in Ticino che decidono di partire per questioni di opportunità professionali e salariali.

Thomas Egger, direttore del Gruppo svizzero per le regioni di montagna intervistato in un servizio RSI di Roberta Porta durante l’estate (2), evidenzia come tale tendenza sia problematica per le regioni d’origine dei giovani emigranti, che perdono forze formate e innovative, potenzialmente in grado di trasmettere nuovi impulsi ed energia al territorio. Anche in un’ottica più pragmatica in cui si considera l’invecchiamento della popolazione, l’ulteriore assottigliamento della popolazione giovanile in Ticino potrebbe portare a considerevoli problematiche aggiuntive in ambito di finanziamento delle pensioni.

È indubbio che qualcosa dev’essere fatto per arginare il fenomeno della fuga di giovani ticinesi. Le giovani e i giovani ticinesi devono poter trovare nel loro cantone d’origine un posto stimolante dove poter tornare a vivere, trovare un lavoro dignitosamente retribuito e confacente alle loro aspirazioni professionali, dove poter sentirsi valorizzati e incoraggiati a mettere al servizio del territorio e del benessere di tutte e tutti le proprie esperienze e la propria formazione.

Alla luce delle considerazioni che precedono, si chiede al lodevole Consiglio di Stato:
– Se conferma le cifre che sono state menzionate nell’approfondimento della Regione e la tendenza all’aumento delle partenze?
– Se è a conoscenza delle principali ragioni per cui questo fenomeno esiste? Se invece non lo è, intende il Consiglio di Stato commissionare uno studio per confermare le varie motivazioni suggerite?
– Se intende mobilitarsi per arginare il fenomeno dell’emigrazione delle e dei giovani ticinesi oltralpe e all’estero;
– Se sì, in che modo intende farlo?
– Ammesso che una delle probabili principali cause dell’emigrazione di giovani ticinesi oltralpe sia la ricerca di un posto di lavoro con una retribuzione maggiore rispetto a quella offerta dal mercato del lavoro ticinese. Come intende affrontare il Governo ticinese questa problematica?
– Un’altra possibile ragione dell’esodo giovanile potrebbe essere l’incompatibilità delle professioni acquisite con l’offerta del mercato del lavoro ticinese. Potrebbe il Consiglio di Stato prendere in considerazione l’idea di potenziare/incentivare in modo dinamico e mirato alcuni settori economici piuttosto che altri sulla base della formazione acquisita dai giovani come soluzione a corto termine? Esempio: se durante gli ultimi 5 anni sono state formate molte persone in ambito sociale/artistico ma in misura minore in ambito tecnico/ingegneristico, sarebbe possibile concentrare maggiormente le risorse finanziarie per incentivare l’offerta di professioni in tale settore piuttosto che in quello tecnico/ingegneristico? Ad esempio, sostenere maggiormente start-up dal carattere sociale/artistico piuttosto che ad alto valore tecnologico per adattarsi alle forze a disposizione in un determinato momento;
– Visto il contesto di crisi climatico-ambientale che stiamo vivendo e l’interesse sempre maggiore che le giovani e i giovani nutrono nella sostenibilità, anche in ambito formativo/professionale, potrebbe il Consiglio di Stato considerare la possibilità di incentivare maggiormente lo sviluppo di attività economiche/di ricerca legate alla sostenibilità e allo sviluppo di soluzioni per far fronte al problema del cambiamento climatico? Magari promovendo lo sviluppo di un centro di competenze ad hoc?
– Sul lungo termine sarà indubbiamente necessario trovare delle strategie per convogliare le giovani e i giovani ticinesi verso professioni in settori indispensabili al benessere della società (sanitario, di cura, scolastico…) che richiederanno sempre più personale. Come intende procedere in questo senso il Governo? Come si riuscirà a garantire un equilibrio tra le necessità del mondo del lavoro e la vocazione/passione personale?
– Quali sono attualmente i programmi cantonali/federali che permettono di facilitare l’inserimento professionale delle giovani e dei giovani ticinesi? Quanti di questi programmi sono accessibili senza doversi iscrivere ad un ufficio regionale di collocamento? Il Consiglio di Stato potrebbe considerare la possibilità di aumentare l’offerta di soluzioni per facilitare l’ottenimento di un primo impiego senza che l’iscrizione a un ufficio regionale di collocamento sia necessaria?
– Dal 2017 è in funzione una piattaforma in cui sono presentati stages formativi offerti in Ticino durante le pause semestrali e rivolti soprattutto alle studentesse e agli studenti in formazione oltre i confini ticinesi. Quali sono i risultati delle edizioni passate? Quante studentesse e quanti studenti hanno potuto effettivamente trovare lavoro in Ticino dopo gli studi grazie a questa offerta? Il Governo intende investire ancora nel progetto aumentando il numero si stages all’interno del cantone e/o posti fissi?

Per i Verdi del Ticino e le Giovani Verdi,
Cristina Gardenghi, Andrea Stephani, Claudia Crivelli-Barella,
Marco Noi, Nicola Schönenberger, Samantha Bourgoin

Fonti:
(1) https://www.laregione.ch/cantone/ticino/1416502/ticino-meno-attrattivo-cervelli-e-pensionati-in-fuga(2) https://www.rsi.ch/news/svizzera/Cervelli-in-fuga-11999927.html

Regolamentazione dei posteggi residenziali meno onerosa per inquilini e proprietari e compatibile con la nuova mobilità integrata

8 Agosto 2019

INIZIATIVA PARLAMENTARE

presentata nella forma generica da Bruno Storni e cofirmatari “Regolamentazione dei posteggi residenziali meno onerosa per inquilini e proprietari e compatibile con la nuova mobilità integrata”

1° Agosto  2019

La crescente domanda di mobilità negli ultimi decenni ha portato da una parte ad una crescente saturazione dell’infrastruttura stradale e dall’altra ad uno sviluppo dell’infrastruttura (ancora purtroppo limitata) e dell’offerta di servizi di trasporto pubblico.

In Ticino gran parte degli spostamenti avviene ancora con il mezzo privato, lo split modale rimane  poco rallegrante.

Con l’apertura della Galleria di Base del Ceneri e con il concomitante potenziamento del servizio TILO, come pure degli autoservizi urbani e regionali, ci aspettiamo un notevole aumento dell’uso del trasporto pubblico e un minor fabbisogno di autovetture private e conseguenti posteggi.

Grazie alla realizzazione di nuovi percorsi ciclabili (che restano purtroppo ancora carenti in diverse zone, in particolare nel Luganese), anche la mobilità lenta sta diventando sempre più attrattiva.

Possiamo quindi ragionevolmente ipotizzare che la proporzione di nuclei familiari senza autovetture private o con un’unica autovettura aumenterà in maniera significativa rispetto a quelli con due o più autovetture.

Il Cantone negli ultimi anni ha giustamente posto l’accento su una gestione più regolamentata dei posteggi in particolare risanando situazioni abusive, introducendo una tassa sui posteggi (tassa di collegamento) e modificando nel 2014 il Regolamento Cantonale posteggi  privati  (art. 42 LSt) riducendo i massimi di riferimento.

Il Regolamento Cantonale Posteggi Privati RCpp (art 51-62 RLSt) definisce tetti massimi modulati in funzione dell’offerta di trasporto pubblico, infatti il principio fondamentale del RCpp consiste nel considerare la possibilità di sostituzione del veicolo privato con il trasporto pubblico per determinati motivi di spostamento.

Considerato che la base legale per il RCpp è l’art 42 della LSt

Art. 42 1Allo scopo di migliorare le condizioni di mobilità e di qualità dell’ambiente, il Cantone

emana un regolamento che determina il numero dei posteggi sui fondi privati.

2Il Consiglio di Stato lo elabora, sentita una commissione consultiva; esso è applicato dai Comuni

interessati alle nuove costruzioni, alle riattazioni ed ai cambiamenti di destinazione; fanno eccezione

le costruzioni destinate all’abitazione.

3Esso stabilisce il fabbisogno massimo di riferimento, il numero dei posteggi privati necessari e il

numero dei posteggi privati da realizzare, in base alle norme dell’Unione dei professionisti svizzeri

della strada (VSS), tenuto conto delle circostanze locali e in particolare della qualità del trasporto

pubblico e del livello dell’inquinamento ambientale.

Questo articolo esclude i posteggi residenziali, i quali vengono ancora regolati unicamente a livello comunale secondo norme d’applicazione dei piani regolatori o specifici regolamenti nei quali si definiscono minimi e non massimi; che in molte situazioni urbane, dove l’offerta di trasporto pubblico è adeguata, si ritiene che l’obbligo generalizzato di costruire posteggi sia ormai anacronistico e contrario allo sviluppo di mobilità integrata che prevede un maggior peso sul trasporti pubblico e la mobilità dolce; e che ciò sia inoltre anche non economico.

Infatti l’obbligo rincara i costi dell’edificazione, il costo di un posteggio varia tra i 35’000 e 42’000 Fr se interrato, 23’000 a 28’000 Fr in superficie chiuso[i] anche laddove non c’è richiesta. Costi a carico di proprietari o indirettamente inquilini per posteggi che non hanno necessariamente bisogno.

Fatte queste considerazioni riteniamo opportuno che il Cantone regolamenti anche i posteggi destinati agli edifici residenziali alla stessa stregua del posteggi per edifici commerciali artigianali ecc (definiti privati)  previsti dall’ art 42  LSt.

Con questa iniziava legislativa generica si chiede che la LSt venga modificata, o per estendere l’applicabilità del RCpp o per la definizione di un’altra Regolamentazione per posteggi di edifici residenziali, creando una nuova specifica base legale in collaborazione con i Comuni per determinare il fabbisogno massimo di posteggi.

In particolare si chiede che, nelle norme per i posteggi residenziali:

  1. il fabbisogno sia definito in maniera flessibile, adattato alla situazione urbanistica, all’offerta di trasporto pubblico, alla facilità di effettuare spostamenti a piedi o in bicicletta, alla disponibilità di posteggi pubblici/privati in esubero in zona,
  2. si elimini laddove possibile il fabbisogno minimo e si definisca il fabbisogno massimo di riferimento (come previsto dal art 42 LSt )
  3. si consideri la possibilità di edificare quartieri totalmente privi di posteggi privati come già avviene in altri Cantoni,
  4. si codifichi il fabbisogno di stalli per biciclette.

Bruno Storni

Carlo Lepori, Raoul Ghisletta, Nicola Schönenberger, Daniela Pugno Ghirlanda, Cristina Gardenghi, Massimiliano Ay, Ivo Durisch, Anna Biscossa, Claudia Crivelli Barella, Laura Riget,  Tamara Merlo, Lea Ferrari

[i] Kostenfaktor Parkplätze in Gemeinnützigen Wohnbauten, Metron, Bundesamt für Wohnungswesen, Grenchen 2019

 

Si dichiari lo stato di emergenza climatica in Ticino

27 Maggio 2019

I cambiamenti climatici non sono una moda, come dichiarato dal massimo esponente UDC Christoph Blocher. Il gruppo dei Verdi del Ticino ed alcuni esponenti di altri movimenti e partiti, hanno inoltrato oggi una mozione per chiedere lo stato di emergenza climatica anche in Ticino. Si chiede nello specifico che anche il nostro cantone si approcci al problema con lungimiranza e tempestività sottoponendo ogni decisione presa in parlamento e in governo a criteri di sostenibilità ecologica minimizzando finalmente il anche nostro impatto sull’ambiente.

Le conseguenze di questo fenomeno di comprovata origine antropogenica si cominciano a vivere intensamente anche alle nostre latitudini. Forti sbalzi di temperatura, siccità, ondate di caldo, fenomeni climatici estremi sono i principali campanelli d’allarme che concretizzano sotto i nostri occhi i proclami di scienziati e attivisti. Le conseguenze nel settore agricolo indigeno, e conseguentemente sull’approvvigionamento alimentare, sono già ingenti e fonte di preoccupazione. Ecosistemi, biodiversità e vita sono a forte rischio.

Non solo. Anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, a suo tempo, aveva considerato il problema del surriscaldamento climatico come d’importanza di sicurezza nazionale. la Banca Mondiale stima infatti che nei prossimi 30 anni il numero dei rifugiati climatici aumenterà a oltre 140 milioni. Una zona privilegiata come la nostra deve, non solo contribuire ad arginare il fenomeno dei cambiamenti climatici, ma anche valutare con tempestività le conseguenze per poter cominciare ad elaborare soluzioni che non ci facciano cogliere impreparati.

Il Ticino, facente parte del pianeta terra, non può sottrarsi agli avvenimenti che contraddistingueranno i prossimi decenni. Oggi può decidere se approcciarsi con innovazione portando del valore aggiunto alla sfida del secolo ed essere parte nella soluzione o se subirne passivamente gli effetti continuando ad alimentare il problema.

SCARICA LA MOZIONE: 23.05.2019_emergenza_climatica

I Verdi unica alternativa ad un sistema non più sostenibile

9 Gennaio 2019

Presentata oggi a Bellinzona la lista per il Consiglio di Stato e gli obiettivi politici dei Verdi. Una squadra fresca, giovane ed innovativa con grandi competenze, affinché anche in Ticino i Verdi possano portare avanti una transizione verso un mondo sostenibile.

Il movimento ecologista ha presentato oggi ai media la propria lista per il Consiglio di Stato e i propri obiettivi per la prossima legislatura.

Secondo i Verdi la priorità va data al battersi per una società maggiormente attenta ad un’economia in sintonia con il territorio e rispettosa della dignità del lavoro; una società più consapevole delle conseguenze nefaste del traffico. Il tutto in un contesto più ampio, affinché la politica presti la necessaria attenzione alla lotta al cambiamento climatico e alla mitigazione delle sue conseguenze.

I Verdi hanno voluto inoltre sottolineare che in questo momento, in un cantone che soffre le conseguenze di una politica miope portata avanti da tutti gli schieramenti da decenni, il movimento ecologista rappresenti l’unica alternativa credibile verso un cambiamento indispensabile. I risultati dei partiti ecologisti in Svizzera ed in Europa rafforzano la convinzione che i tempi siano maturi per puntare su I Verdi.

Presentata la lista per il Consiglio di Stato che sarà composta da due donne e tre uomini provenienti da tutte le principali regioni del cantone, con particolare attenzione per il Mendrisiotto, terra che forse più di tutte soffre gli effetti del traffico e del conseguente inquinamento.

Una squadra prima di tutto, che anteporrà i valori del gruppo a quelli personali. Un gruppo con la giusta alchimia: una rappresentate uscente che porterà la necessaria esperienza e un legame con recente passato, giovani maturi e competenti che porteranno entusiasmo e volontà di fare bene e non da ultimo una rappresentante della società civile, neofita della politica istituzionale, che porterà freschezza e pragmatismo nell’implementare la politica verde.

5 candidati per portare i valori e le sfide Verdi all’interno dell’esecutivo:

Samantha Bourgoin – Gordevio
In meno di 100 anni abbiamo inquinato campi, torrenti, fiumi, laghi e mari con pesticidi, fertilizzanti e miliardi di tonnellate di plastica. Abbiamo avvelenato l’aria che respiriamo con ogni sorta di gas e di polveri sottili. A causa delle attività umane, il CO2 nell’atmosfera è aumentato di oltre il 40% e la concentrazione di metano è più che raddoppiata. Se ci sembravano calde le nostre estati con 35°C, non frenare l’aumento di questi gas a effetto serra le porterà a oltre 40 °C. E noi cosa facciamo? Nei miei oltre 20 anni di professione a contatto con l’economia pubblica e privata l’impressione generale è che siamo dei cittadini che hanno la sensazione di essere determinati da altri, di non poter decidere del nostro futuro, di accettare supini ma lamentandoci, costantemente e inesorabilmente di non essere giustamente rappresentati. La soluzione come sempre è complessa ma non la possiamo delegare ad altri, altrove. Per non subire il nostro futuro da “climatizzati” dobbiamo unire le nostre forze, coinvolgere popolazione e istituzioni in un ambizioso progetto trasversale, che coniughi la salvaguardia del clima e del nostro ambiente con un’imprenditorialità intelligente. Il timer per la lotta al cambiamento climatico è scattato, non abbiamo più tempo per tergiversare, interveniamo subito.

Claudia Crivelli Barella – Mendrisio 
La decrescita è una corrente di pensiero politico, economico e sociale favorevole alla riduzione controllata, selettiva e volontaria della produzione economica e dei consumi, con l’obiettivo di stabilire relazioni di equilibrio ecologico fra l’uomo e la natura ovvero sviluppo sostenibile in termini di indici di sviluppo di fronte anche al rapporto sui limiti dello sviluppo, nonché di equità fra gli esseri umani stessi. Come ha affermato Serge Latouche, essa è innanzitutto uno slogan per indicare la necessità e l’urgenza di un “cambio di paradigma”, di un’inversione di tendenza rispetto al modello dominante della crescita basato sulla produzione esorbitante di merci e sul loro rapido consumo. Credo che il Ticino abbia bisogno di un cambio di paradigma e che le idee portate dai Verdi siano da stimolo all’intero assetto politico per operare un benefico cambiamento di mentalità.

Marco Noi – Bellinzona
“Consci della nostra responsabilità di fronte al creato … e verso le generazioni future”, si recita nel Preambolo della Costituzione Svizzera. È il desiderio di fare il necessario per tenere fede a questi intendimenti, che mi ha motivato ad “entrare” in politica.

Verificare che questa responsabilità non è percepita come dovrebbe esserlo, che il nostro sistema economico chiede costantemente sconti all’ambiente e lascia alle future generazioni il debito di confrontarsi con i limiti, mostra che è ancora necessario parecchio lavoro per tradurre in realtà il principio costituzionale fondamentalmente ecologico del nostro convivere

Nicola Schoenenberger – Lugano
Il pianeta Terra è un sistema finito, per anni, tuttavia, siamo andati avanti a eroderne le risorse come se fosse infinito. È un paradosso, questo, di cui l’umanità futura un giorno ci chiederà giustificazione. Ma la verità è che, a tutto questo, non c’è spiegazione se non il prevalere di benefici per pochi, a corto termine. Nessuna creatura di questo pianeta può vivere senza le altre. La politica verde, che sia sul piano dell’economia, dell’utilizzo del territorio, della salvaguardia della biodiversità o della lotta al cambiamento climatico, parte proprio da questo principio di intima e inscindibile interconnessione. Preservare il pianeta significa preservare l’uomo. Pensare, in questo periodo storico, che ci siano altre priorità rispetto alla salvezza del pianeta non significa avere una diversa agenda politica, significa ignorare la realtà delle cose.

Andrea Stephani – Mendrisio
Perché votare i Verdi? Perché sostenere l’idea che un cambiamento radicale del modo stesso in cui concepiamo la politica, l’economia e la società sia non solo una soluzione doverosa ma anche l’unica scelta razionale possibile?  A dire il vero, nonostante l’evidente complessità dei problemi che ci circondano, non serve neppure dilungarsi in analisi certosine. Che il clima stia cambiando è sotto gli occhi di tutti; il traffico non è più l’eccezione ma rappresenta la nostra quotidianità. Il paesaggio, poi, non è sicuramente migliorato negli ultimi decenni, soprattutto nelle zone di fondovalle; proprio come l’equilibrio del mercato del lavoro, che non è mai stato così in pericolo come in questo preciso momento storico. Cambiare paradigma e abbandonare un modello economico che, sia dal punto di vista ambientale che umano, si è rivelato insostenibile non è un’utopia visionaria ma una doverosa presa di coscienza collettiva.

La lista dei candidati sarà sottoposta per l’approvazione formale dall’assemblea elettorale del 19 gennaio 2019 a Locarno. Sempre a Locarno verrà presentata anche la lista di candidati al Gran Consiglio.

Le schede dei candidati

 

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