Mozione – Istituzione di un organo responsabile per lo sviluppo sostenibile

19 Febbraio 2020

Recentemente il Consiglio di Stato ha pubblicato il programma per la nuova legislatura 2019-2023 intitolato “Innovazione, sostenibilità, equità”; un programma ambizioso che vuole fondare le basi per una politica del futuro all’insegna della sostenibilità. Il programma si orienta infatti agli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile, già recepita a livello federale ed ora da applicare anche a livello cantonale e comunale.

È quindi fuori di dubbio che il Consiglio di Stato stia prestando maggior attenzione al tema della sostenibilità. Oltre al già citato programma di legislatura con un approccio maggiormente inter- e trans-dipartimentale, ne è testimonianza anche il fatto che in alcune leggi settoriali (ad es. Legge sull’innovazione) il concetto di “sostenibilità” sia stato introdotto e che in sempre più rendiconti di enti parastatali compare il bilancio sociale e ambientale accanto a quello finanziario.

Il concetto di sostenibilità contempla la ricerca di un equilibrio tra 3 dimensioni strettamente interconnesse tra di loro, ossia ambiente, società ed economia. Tale equilibrio è da collocare sia nello spazio geografico (diverse società contemporanee in diversi posti del territorio locale e globale), sia nel tempo (diverse società o generazioni in diverse epoche).

Vi sono diversi modelli che tentano di illustrare l’interdipendenza tra queste tre sfere: il più conosciuto è sicuramente il diagramma che rappresenta i tre ambiti come tre anelli di dimensioni uguali che si sovrappongono simmetricamente (Figura 1 a sinistra).

Per vedere le immagini: scarica la mozione in pdf: Mozione – Istituire un organo responsabile per lo sviluppo sostenibile

La politica cantonale mostra però come quando si parla di sostenibilità le azioni siano ancora molto puntuali e settoriali. È inoltre palese come la dimensione economica goda a differenza di quella sociale ed in particolare di quella ecologica di molte attenzioni, apparendo come la dimensione regina. Non è dunque un caso che in Ticino compaia un tavolo di lavoro e delle giornate sull’economia, ma non vi sia ancora un corrispettivo per la socialità (su questa dimensione sono pendenti ad esempio mozioni come quella di Kandemir Bordoli Lotta alla povertà del 23.10.2007 oppure quella di Morisoli Benessere e malessere sociale: riformare il “Welfare state” (stato sociale) del 20.01.2020) e per l’ambiente (su quest’ultimo è in voto proprio in questi giorni la mozione di Pini Consideriamo l’impatto ambientale delle nostre decisioni … del 18 febbraio 2019). Tutto ciò impedisce di andare ad esplorare e misurare le interazioni tra le singole dimensioni, ovvero come ad esempio l’azione su una determinata dimensione retro-agisce sulle altre e quanto questa azione incida sulla sostenibilità.Benché molto popolare, tale modello è però fuorviante, siccome implica che economia e società possano sussistere anche in mancanza del terzo anello, ossia l’ambiente. Ciò è inaccurato, perché se venissero a mancare le basi della vita, assicurate da un ambiente sano, né società né economia sarebbero in grado di esistere. Un modello più realistico in questo senso è quello illustrato nella parte destra della Figura 1. L’anello esterno rappresenta l’ambiente, entro i cui limiti può svilupparsi la società, che pone a sua volta le basi per lo sviluppo dell’economia. Il fatto che la sfera dell’economia sia presentata al centro non vuol dire che essa sia il fulcro della sostenibilità, ma anzi il contrario: essa è l’ultimo ambito di azione, dipendente dal buon funzionamento dei due cerchi esterni. Questa visione olistica, che permette di contestualizzare l’economia all’interno dei confini della società e dell’ambiente e quindi di implementare azioni inter e trans-settoriali per assicurare l’equilibrio tra i diversi ambiti è la chiave della sostenibilità (1).

E dire che il Canton Ticino è stato all’avanguardia in questo ambito, poiché già nel 2002, anticipando in un certo senso le indicazioni della Confederazione, aveva istituito all’interno del Dipartimento del territorio (poi era stato spostato sotto la Cancelleria) un “Gruppo sullo sviluppo sostenibile” (GrussTi) che per poco meno di un decennio aveva avviato questo discorso con interessanti progetti che coinvolgevano più dipartimenti. Inspiegabilmente però questo Gruppo ha cessato la sua attività nel 2010 ed ora se ne sono perse le tracce.

Ciò è tantopiù inspiegabilmente, proprio perché la Confederazione dà delle indicazioni precise affinché i Cantoni possano trovare soluzioni che portino alla transizione verso la sostenibilità. Nella Guida per lo Sviluppo sostenibile (2) si afferma infatti che: “Ogni Cantone designa un organo responsabile dello sviluppo sostenibile. (…) Gli strumenti e i processi a livello cantonale sono:

– integrazione del concetto di sviluppo sostenibile nella costituzione cantonale o nelle leggi cantonali;

– integrazione dello sviluppo sostenibile nel Piano direttore cantonale;

– prioritizzazione dello sviluppo sostenibile nelle linee direttive del governo;

– strategia cantonale per uno sviluppo sostenibile oppure Agenda 21 come programma d’azione;

– integrazione dello sviluppo sostenibile nella gestione delle politiche;

– sostegno allo sviluppo sostenibile a livello dei Comuni;

– impiego e potenziamento degli strumenti per la valutazione dello sviluppo sostenibile in seno all’amministrazione cantonale.”

Certamente alcuni punti sono ormai superati, poiché come precedentemente detto il concetto di sostenibilità è stato inserito nella Costituzione cantonale e recepito da alcune leggi. Tuttavia ora si tratta di affrontare il lavoro difficile, ovvero quello di sostanziare e misurare la sostenibilità a livello globale e a livello locale (settoriale).

I tal senso i mozionanti chiedono al Consiglio di Stato di riattivare un organo responsabile per lo sviluppo sostenibile che:

  • si occupi di selezionare e impiegare strumenti certificati che permettano di monitorare, misurare e valutare le politiche cantonali di sviluppo sostenibile e la loro evoluzione nel tempo, indicando laddove necessario possibili correttivi;
  • si occupi di supervisionare e integrare ove necessario la sostenibilità nelle diverse politiche settoriali dei vari dipartimenti;
  • fornisca supporto tecnico ai Comuni per l’implementazione anche a quel livello di una politica sostenibile (ad esempio attraverso bilanci di sostenibilità);
  • sia inter- e trans-dipartimentale, abbia una sua autonomia (budget proprio) e si avvalga di esperti esterni (ad es. SUPSI, USI o altri) che ne garantisca supporto e assurance esterna;
  • si faccia promotore dell’istituzione di un tavolo e di giornate di lavoro sulla sostenibilità mettendo in dialogo ambiente, società e economia;
  • renda conto a Consiglio di Stato e Gran Consiglio delle proprie attività e dello stato dei lavori verso la sostenibilità.

Per i Verdi del Ticino,

Noi

Crivelli Barella, Burgoin, Gardenghi, Schönenberger, Stephani

Bibliografia:

INTERROGAZIONE – Esodo delle giovani e dei giovani ticinesi: come contrastarlo?

5 Febbraio 2020

Negli ultimi anni si è parlato spesso di un fenomeno emergente e sempre più importante nella dinamica demografica ticinese, ossia quello dell’emigrazione dei giovani ticinesi. Un approfondimento apparso negli scorsi giorni su “La Regione” ne delinea (nuovamente) le peculiarità e ne sottolinea l’importanza, con un’intervista a Elio Venturelli (1). Il fenomeno interessa in particolar modo le giovani e i giovani tra i 20 e i 39 anni, che in misura di quasi 800 all’anno lasciano il Ticino per recarsi in altri cantoni o all’estero. Negli ultimi 20 anni, in totale quasi 8 mila giovani hanno lasciato il nostro Cantone. Le ragioni di tali spostamenti sono probabilmente da ricollegare alla ricerca di posti di lavoro qualificati o più confacenti ai loro profili professionali e salari adeguati, che il Ticino purtroppo spesso non offre. Spesso ad andarsene sono giovani con una formazione elevata, che nella maggior parte dei casi hanno già un trascorso oltralpe dovuto ai loro studi. Ma non mancano i casi di apprendisti formati in Ticino che decidono di partire per questioni di opportunità professionali e salariali.

Thomas Egger, direttore del Gruppo svizzero per le regioni di montagna intervistato in un servizio RSI di Roberta Porta durante l’estate (2), evidenzia come tale tendenza sia problematica per le regioni d’origine dei giovani emigranti, che perdono forze formate e innovative, potenzialmente in grado di trasmettere nuovi impulsi ed energia al territorio. Anche in un’ottica più pragmatica in cui si considera l’invecchiamento della popolazione, l’ulteriore assottigliamento della popolazione giovanile in Ticino potrebbe portare a considerevoli problematiche aggiuntive in ambito di finanziamento delle pensioni.

È indubbio che qualcosa dev’essere fatto per arginare il fenomeno della fuga di giovani ticinesi. Le giovani e i giovani ticinesi devono poter trovare nel loro cantone d’origine un posto stimolante dove poter tornare a vivere, trovare un lavoro dignitosamente retribuito e confacente alle loro aspirazioni professionali, dove poter sentirsi valorizzati e incoraggiati a mettere al servizio del territorio e del benessere di tutte e tutti le proprie esperienze e la propria formazione.

Alla luce delle considerazioni che precedono, si chiede al lodevole Consiglio di Stato:
– Se conferma le cifre che sono state menzionate nell’approfondimento della Regione e la tendenza all’aumento delle partenze?
– Se è a conoscenza delle principali ragioni per cui questo fenomeno esiste? Se invece non lo è, intende il Consiglio di Stato commissionare uno studio per confermare le varie motivazioni suggerite?
– Se intende mobilitarsi per arginare il fenomeno dell’emigrazione delle e dei giovani ticinesi oltralpe e all’estero;
– Se sì, in che modo intende farlo?
– Ammesso che una delle probabili principali cause dell’emigrazione di giovani ticinesi oltralpe sia la ricerca di un posto di lavoro con una retribuzione maggiore rispetto a quella offerta dal mercato del lavoro ticinese. Come intende affrontare il Governo ticinese questa problematica?
– Un’altra possibile ragione dell’esodo giovanile potrebbe essere l’incompatibilità delle professioni acquisite con l’offerta del mercato del lavoro ticinese. Potrebbe il Consiglio di Stato prendere in considerazione l’idea di potenziare/incentivare in modo dinamico e mirato alcuni settori economici piuttosto che altri sulla base della formazione acquisita dai giovani come soluzione a corto termine? Esempio: se durante gli ultimi 5 anni sono state formate molte persone in ambito sociale/artistico ma in misura minore in ambito tecnico/ingegneristico, sarebbe possibile concentrare maggiormente le risorse finanziarie per incentivare l’offerta di professioni in tale settore piuttosto che in quello tecnico/ingegneristico? Ad esempio, sostenere maggiormente start-up dal carattere sociale/artistico piuttosto che ad alto valore tecnologico per adattarsi alle forze a disposizione in un determinato momento;
– Visto il contesto di crisi climatico-ambientale che stiamo vivendo e l’interesse sempre maggiore che le giovani e i giovani nutrono nella sostenibilità, anche in ambito formativo/professionale, potrebbe il Consiglio di Stato considerare la possibilità di incentivare maggiormente lo sviluppo di attività economiche/di ricerca legate alla sostenibilità e allo sviluppo di soluzioni per far fronte al problema del cambiamento climatico? Magari promovendo lo sviluppo di un centro di competenze ad hoc?
– Sul lungo termine sarà indubbiamente necessario trovare delle strategie per convogliare le giovani e i giovani ticinesi verso professioni in settori indispensabili al benessere della società (sanitario, di cura, scolastico…) che richiederanno sempre più personale. Come intende procedere in questo senso il Governo? Come si riuscirà a garantire un equilibrio tra le necessità del mondo del lavoro e la vocazione/passione personale?
– Quali sono attualmente i programmi cantonali/federali che permettono di facilitare l’inserimento professionale delle giovani e dei giovani ticinesi? Quanti di questi programmi sono accessibili senza doversi iscrivere ad un ufficio regionale di collocamento? Il Consiglio di Stato potrebbe considerare la possibilità di aumentare l’offerta di soluzioni per facilitare l’ottenimento di un primo impiego senza che l’iscrizione a un ufficio regionale di collocamento sia necessaria?
– Dal 2017 è in funzione una piattaforma in cui sono presentati stages formativi offerti in Ticino durante le pause semestrali e rivolti soprattutto alle studentesse e agli studenti in formazione oltre i confini ticinesi. Quali sono i risultati delle edizioni passate? Quante studentesse e quanti studenti hanno potuto effettivamente trovare lavoro in Ticino dopo gli studi grazie a questa offerta? Il Governo intende investire ancora nel progetto aumentando il numero si stages all’interno del cantone e/o posti fissi?

Per i Verdi del Ticino e le Giovani Verdi,
Cristina Gardenghi, Andrea Stephani, Claudia Crivelli-Barella,
Marco Noi, Nicola Schönenberger, Samantha Bourgoin

Fonti:
(1) https://www.laregione.ch/cantone/ticino/1416502/ticino-meno-attrattivo-cervelli-e-pensionati-in-fuga(2) https://www.rsi.ch/news/svizzera/Cervelli-in-fuga-11999927.html

Interrogazione: corpi riscaldanti

27 Dicembre 2019

Si fanno notare nelle nostre città in queste giornate invernali diversi corpi riscaldanti mobili a gas o a infrarossi. Li troviamo nei bar all’esterno, nei gazebo di piazzale alla Valle a Mendrisio, a Lugano in Piazza Riforma, a Locarno, eccetera.
Secondo articolo 25 cap. 3 Ruen, il DT può emanare delle direttive a riguardo.

Chiedo quindi al Dipartimento del Territorio se

  1. Ritenga coerente con una politica climatica sostenibile riscaldare l’aria all’aperto consumando energia e producendo CO2
  2. Intenda emanare delle direttive in materia, vietando l’uso di tali dispositivi

Cordiali saluti, Claudia Crivelli Barella per i Verdi

Tutte insieme per l’iniziativa dei ghiacciai

26 Dicembre 2019

Lo scioglimento dei nostri ghiacciai è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare. Insieme dobbiamo fermare il riscaldamento climatico, per evitare che le nostre condizioni di vita peggiorino irreversibilmente. Questi gli obiettivi dell’Iniziativa per i ghiacciai: azzerare le emissioni entro il 2050, ancorare nella Costituzione gli obiettivi dell’Accordo sul clima di Parigi del 2015 e promuovere la protezione del clima in Svizzera. I cittadini svizzeri saranno chiamati ad esprimersi in votazione popolare sull’azzeramento delle emissioni di gas a effetto serra a partire dal 2050, rinunciando a combustibili e carburanti fossili. L’iniziativa “per un clima sano (per i ghiacciai)” è infatti formalmente riuscita. Come scrive le Cancelleria federale, sono state accertate 113’125 firme valide sulle 113’824 consegnate. Firme raccolte anche grazie a molte ore di presenza sul territorio e nelle piazze di noi Verdi e della sinistra. L’associazione che ha lanciato l’Iniziativa dei ghiaccia comprende organizzazioni ambientaliste ma anche scienziati, Chiese e rappresentanti dell’economia. In occasione della riuscita dell’Iniziativa, bizzarramente un gruppo di candidati di centro alle prossime comunali ha deciso di fondare un comitato ticinese a sostegno dell’iniziativa. Un comitato di cui francamente non si sentiva il bisogno: siamo già tutte e tutti convinti della solidità delle argomentazioni dell’Iniziativa per i ghiacciai, e non necessitiamo è di spaccature politiche e di comitati borghesi, bensì di unità e di coerenza nel tempo.

Sanità, preventivo 2020

16 Dicembre 2019

Il mio intervento in Gran Consiglio  nella sessione dicembre 2019 riguardo il preventivo 2020 sul Dipartimento della Sanità e della Socialità.

Con il termine salute ci riferiamo ad una condizione di efficienza del nostro organismo, che viene vissuta individualmente, a seconda dell’età, come uno stato di relativo benessere fisico e psichico caratterizzato dall’assenza di gravi patologie invalidanti. Questa situazione di salute psicofisica, per i progressi della medicina, viene oggi indicata come il conseguimento della migliore qualità e durata della vita ottenibili preservando e ripristinando lo stato di benessere, anche di quello spirituale. Nell’antichità greca la salute era concepita come un dono degli dei, e la malattia veniva considerata un fenomeno magico-religioso. Con Ippocrate (460 a.C. circa ) cambiò del tutto la prospettiva secondo il principio della «forza curatrice naturale», che concepiva il corpo umano animato da una forza vitale tendente per natura a riequilibrare le disarmonie causate dalle patologie. Con la nascita della medicina scientifica, alla fine del Settecento, nasce il modello bio-medico, in concomitanza con la nascita della società industriale. Nel XX secolo si sviluppano le prime specializzazioni mediche, la qual cosa portò ad un graduale abbandono dell’approccio olistico alla persona ammalata, a favore di uno studio esclusivamente biologico e mirato ad uno specifico organo o sistema.

Nel XX secolo la salute, definita dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia“, viene considerata un diritto, e come tale si pone alla base di tutti gli altri diritti fondamentali che spettano alle persone. Questo principio assegna agli Stati e alle loro articolazioni compiti che vanno ben al di là della semplice gestione di un sistema sanitario. Essi dovrebbero farsi carico di individuare e cercare, tramite opportune alleanze, di modificare quei fattori che influiscono negativamente sulla salute collettiva, promuovendo al contempo quelli favorevoli.

Nell’esaminare i costi del Preventivo 2020 per quanto riguarda la politica sanitaria, non posso che pensare che una buona politica sulla salute, e quella che abbiamo in Ticino lo è, non possa prescindere da un discorso legato alla prevenzione e alla qualità di vita prima e fuori dalle strutture ospedaliere. Buone pratiche di vita, un’attenzione alla salute che contempli anche la salute psichica ed emotiva, ed una buona qualità dell’aria che respiriamo: curare questi aspetti renderebbe i costi della salute ben più contenuti. Porre attenzione all’isolamento delle persone, che ingenera solitudine e disagio, e prestare ascolto alla grande causa di malattia della nostra epoca: l’ansia. Viviamo infatti in una società ansiogena, e la crescente richiesta di aiuto per bambini e adolescenti con problematiche legate all’ansia, allo stress e all’insonnia non possono lasciarci indifferenti. Auspico che il Direttore del Dipartimento prenda in seria considerazione il problema dello stress e dell’ansia a tutti i livelli, dai bambini agli adulti agli anziani. Per fare ciò è necessario porre attenzione ai rapporti umani in ogni ambito prima ancora che agli aspetti burocratici e tecnici, anche attraverso un’educazione mirata all’intelligenza emotiva in ogni ambito, da quello quotidiano e ambulatoriale a quello ospedaliero.

 

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