Interrogazione – Il Mendrisiotto merita i reparti di ostetricia, neonatologia e pronto soccorso pediatrico all’OBV

25 Maggio 2020

Onorevole Consigliere di Stato Raffaele De Rosa, Consiglio di Stato tutto,

l’ipotesi che abbiamo sentito dalla stampa di smantellare all’OBV (Ospedale Beata Vergine) i reparti di ostetricia, neonatologia e pronto soccorso pediatrico, è a nostro avviso da scongiurare con la massima risolutezza.  Comprendiamo come l’emergenza legata al Covid-19 abbia imposto una temporanea riorganizzazione dell’assetto ospedaliero, ma non capiamo per quale motivo i reparti spostati temporaneamente  a Lugano non debbano fare rientro a casa, cioè all’Ospedale Beata Vergine, assicurando così al Mendrisiotto un servizio pubblico di prossimità efficiente.

Cogliere l’emergenza Covid-19 – di cui nessuno mette in discussione la buona gestione nella fase più drammatica e acuta – per procedere a ristrutturazioni così importanti, ci pare insensato.  E costituisce un attacco alla medicina di prossimità in un momento in cui è assolutamente necessaria.

Crediamo che una decisione del genere dovrebbe prima passare formalmente dalla nuova pianificazione ospedaliera, che vedrà il giorno speriamo prima della fine della legislatura, e non decisa in regime di necessità, urgenza o straordinarietà che denominar si voglia.

Ricordiamo che l’Iniziativa popolare “Giù le mani dagli ospedali” (lanciata dall’MPS) aveva raccolto il 48,71% di voti favorevoli. Ed era stata respinta per poco. L’iniziativa chiedeva, tra l’altro “di garantire nei quattro ospedali regionali di Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio reparti di medicina interna, chirurgia, pediatria, ginecologia, ostetricia e terapia intensiva” rispondendo chiaramente alla sensibilità della popolazione”.

Strappare all’OBV reparti così sensibili, rappresenta come detto una decisione poco lungimirante nell’ottica della qualità delle cure, della medicina di prossimità e di una medicina finalmente più attenta alle questioni di genere. Se consideriamo che Mendrisio è l’unico ospedale in Ticino con un Dipartimento donna-bambino – dove sotto un unico cappello vengono integrate l’attività dei reparti di ginecologia, ostetricia, pediatria e neonatologia – le intenzioni dell’EOC risultano incomprensibili. Anche perché tradisce i principi che ne hanno portato alla nascita. Sul sito dell’EOC leggiamo infatti:

La presenza di team specialistici (ostetriche, infermiere pediatriche, infermiere in neonatologia, ecc) con forte esperienza nel campo tecnico accompagnata da una accresciuta sensibilità e competenza per gli aspetti relazionali è stata la scintilla che ha prodotto la nuova visione della presa a carico della famiglia. Molto è stato fatto in questi anni all’OBV per accogliere il bambino e la donna senza trascurare la loro dimensione famigliare. L’Ospedale di Mendrisio è il primo dell’EOC ad istituire un dipartimento che coniughi la presa a carico integrata con una nuova realtà logistica. Grazie alla nuova impostazione delle attività i curanti possono seguire il paziente ed avere un contatto con il suo ambiente famigliare in modo più personalizzato, con grande attenzione verso la qualità e la sicurezza, se necessario anche dopo la dimissione.

Il personale dei quattro reparti, che da tempo, insieme ai medici, aveva avvertito la necessità del cambiamento, si è impegnato a fondo nella nascita del progetto. Sono state considerate alcune tendenze in atto, come l’evoluzione delle cure ai bambini (meno ricoveri, più cure ambulatoriali e in day hospital), la diminuzione di molte malattie grazie p.es. alla prevenzione e alle vaccinazioni, il bisogno di un pronto soccorso pediatrico sulle 24 ore. La nuova organizzazione del lavoro ha richiesto a ciascuno di mettere a disposizione le proprie competenze professionali specialistiche in una prospettiva integrata. Il Dipartimento è stato avviato gradualmente negli ultimi mesi e il bilancio è positivo. Sul quarto piano dell’OBV è stato costituito uno spazio privilegiato per la cura delle donne e dei bambini; le distanze tra mamma e neonato, madre e figlio, papà e mamma, marito e moglie, donna e famiglia, che sovente si riscontrano nelle cure ospedaliere, sono state sensibilmente ridotte”.

Inoltre, Mendrisio ha una maternità riconosciuta dall’ Unicef come maternità amica del bambino, dove il rispetto della fisiologia , del primo contatto mamma bambino , e il supporto e sostegno all’ allattamento, e nel post parto sono i punti fondamentali e importanti . L’ inizio della vita, momento unico , prezioso per mamma e bambino e famiglia , non deve essere ” penalizzato” per tutte le famiglie del Mendrisiotto, regione oltretutto duramente colpita dal traffico.

Chiediamo dunque: corrisponde al vero che in merito allo smantellamento paventato si tratti “solo di speculazioni” come fanno sapere dall’EOC?

Claudia Crivelli Barella,

Anna Biscossa, Ivo Durisch, Natalia Ferrara, Sebastiano Gaffuri, Edo Pellegrini, Matteo Quadranti, Massimiliano Robbiani, Andrea Stephani, Stefano Tonini, Maurizio Agustoni, Luca Pagani, Giorgio Fonio

Mozione – Il Parco di Casvegno, Patrimonio Cantonale protetto

11 Maggio 2020

Il Parco di Casvegno fa parte del complesso dell’Organizzazione Sociopsichiatrica Cantonale. Viali e vialetti si diramano come tentacoli tra alberi dalle fronde generose e ampie radure. Qui uno stagno, là una fontana, più oltre una scultura a raccogliere un intimo sguardo. È abitualmente frequentato da persone a passeggio, sportivi in corsa, frotte di studenti di passaggio, vociferanti bambini nel parco giochi, significativamente chiamato “parco dell’amicizia”, situato nei pressi del bar.

La misura della civiltà di un paese è quella del suo rispetto per il verde e per la sua storia. Il verde pubblico promuove il benessere di un Cantone: questo è un dato di fatto che ognuno di noi sperimenta nella vita quotidiana.

Quando è stato creato l’Ospedale Psichiatrico Cantonale, uno degli aspetti più all’avanguardia considerati dai Consiglieri di Stato Giorgio Casella e Achille Borella, fu proprio quello paesaggistico. Nella monografia dedicata all’Ospedale psichiatrico cantonale dalla casa editrice Eckard e Pesch, che si era occupata di preparare una serie dedicata agli ospedali psichiatrici svizzeri, si legge:

Pag. 4: “L’avv. Achille Borella indicava la plaga di Casvegno come ubicazione più felice..”

Pag. 5: “..l’ubicazione di Casvegno non poteva essere più felice: essa consentì di dare all’ospedale quella fisionomia tipica di villaggio suggerita come la più razionale delle esperienze scientifiche..”

Questo rispetto per l’aspetto di villaggio rurale lo ritroviamo, fortunatamente, ancora oggi, ed indiscutibilmente uno dei punti di forza per il benessere dei pazienti è quello di essere un ospedale-villaggio perfettamente integrato nel paesaggio. Oggi il Parco di Casvegno resta una delle ultime isolette di quello che portò diversi osservatori a definire il Mendrisiotto  come la “Toscana della Svizzera”.

Non va inoltre dimenticato che il Parco è situato pure a due passi dall’Istituto agrario cantonale di Mezzana, oltre all’adiacente Parco della Valle della Motta, e occorre pensare alle sinergie possibili in termini di promozione turistica e di incentivazione dei prodotti del territorio ticinese.

Le preoccupazioni degli onorevoli Consiglieri di Stato Casella e Borella meritano di essere ricordate come linee guida di indiscutibile attualità, particolarmente con l’attenzione che abbiamo oggi per la tutela cantonale degli spazi verdi e contro un ulteriore degrado del già duramente bistrattato a livello paesaggistico Mendrisiotto.

Sarebbe un gesto di una valenza altamente simbolica, oltre che un atto concreto e tangibile, che il Cantone si preoccupi, proprio a Casvegno, del benessere psico-fisico dei ticinesi e delle ticinesi presenti e delle prossime generazioni.

Nello Studio Bürgi del 2003 leggiamo sul Parco di Casvegno situato a Mendrisio:

Le strutture impazzite di alberi e arbusti cambieranno aspetto con il passare del tempo e offriranno ai visitatori una sorpresa sempre nuova.

… Un nuovo sentiero non deve condurre in tutto il parco della clinica neuropsichiatrica di Mendrisio, passando per sei follie formate da alberi e arbusti. Le diverse forme di crescita delle piante sottolineano il carattere delle follie verdi: le querce fastigiate piantate in un cerchio formeranno un giorno una radura impenetrabile; alte querce sempreverdi standard piantate in una griglia creano l’impressione di un cubo scuro di alberi mentre le file di sottili cipressi creano diverse illusioni prospettiche …

Con la presente mozione, chiediamo che il Parco di Casvegno, con i suoi edifici di valore storico, venga inserito nei Beni protetti dal Canton Ticino.

Con stima,

Claudia Crivelli Barella, prima firmataria

Maurizio Agustoni, Anna Biscossa, Daniele Caverzasio, Ivo Durisch, Natalia Ferrara, Giorgio Fonio, Sebastiano Gaffuri, Luca Pagani, Matteo Quadranti, Massimiliano Robbiani, Edo Pellegrini, Andrea Stephani, Stefano Tonini

Interrogazione – Il coronavirus ha infettato anche la libertà d’informazione?

4 Maggio 2020

L’emergenza Coronavirus ha portato il Governo – che da due mesi lavora senza il parlamento – a mettere sotto pressione interi settori della società civile, tra questi anche la stampa.
Secondo una ricerca condotta dall’associazione professionale di giornalisti Impressum, durante l’emergenza in corso in Svizzera, su 130 giornalisti e fotografi circa  ⅓ ha avuto gravi difficoltà per raccogliere la documentazione necessaria e indispensabile per lavorare[1]. Va sottolineato che l’inchiesta di Impressum ha probabilmente fatto astrazione dei giornalisti ticinesi i quali, tutti verosimilmente, hanno subito pesanti restrizioni della loro libertà di operare.

Se ne è parlato lo scorso 27 aprile nella trasmissione radiofonica Millevoci durante una puntata intitolata  “Infodemia, infocrazia,… informazione pubblica nell’emergenza sanitaria”[2].

Dopo la visita, lo scorso 19 marzo, di Alain Berset in Ticino, è entrata in vigore una sorta di legge marziale; i giornalisti sono spariti dalla sala del Gran Consiglio e obbligati a mandare le domande prima della conferenza stampa del Governo. “Inviare le domande prima della conferenza stampa significa fare un po’ la figura dell’idiota. Non so di cosa si parla e faccio domande di stampo generale”, ha detto il direttore del dipartimento dell’informazione della RSI Reto Ceschi. Ben altra la politica informativa scelta da Berna, dove i giornalisti erano presenti, potevano fare domande e chiedere precisazioni, se le risposte non erano chiare. E’ così che dovrebbe funzionare una conferenza stampa, servendo all’informazione della popolazione per il mezzo dei rappresentanti dei media (la sala del Gran Consiglio permette tranquillamente di rispettare delle distanze sociali). Con il parlamento in pausa forzata e la sospensione del normale confronto politico, il ruolo della stampa, come interfaccia tra lo Stato e i cittadini, diventa fondamentale.

Le conferenze stampa del Consiglio di Stato – “simulacri di conferenze stampa che erano uno spettacolo pietoso”, le ha definite Fabio Pontiggia, direttore CdT – senza giornalisti, hanno dato una pessima immagine di sé. È stata impedita la possibilità di interloquire o di chiedere spiegazioni sugli aggiornamenti forniti, precludendo ai cittadini di poter beneficiare di un’ informazione trasparente, e questo per settimane. Ci è voluto l’intervento dell’Associazione Ticinese dei Giornalisti (ATG) per far riammettere i rappresentanti dei media alle conferenze stampa del Governo. Malgrado ciò sembra che alcune difficoltà permangano. Durante la citata puntata di Millevoci, al microfono di Nicola Colotti, Matteo Caratti, direttore de La Regione, parlando del medico cantonale e di eventuali errori nelle case per anziani, ha detto di essersi trovato davanti a un muro di gomma.

I tre direttori hanno inoltre sottolineato più volte di essere ricorsi “a mezzi interni” per ottenere le informazioni necessarie ad informare il cittadino. E’ evidente che obbligando i giornalisti a lavorare in questo modo – negando loro le informazioni necessarie ad informare la popolazione e obbligandoli a ricorrere “ai mezzi interni” –  la cellula di crisi ha perso la possibilità di fornire informazioni univoche e ufficiali, aprendo così la strada alle speculazioni giornalistiche.

Anche il vicedirettore del Caffè, Libero D’Agostino, in un articolo del 5 aprile scorso, denunciava che “Informare ai tempi del coronavirus in Ticino è diventata una corsa ad ostacoli che limita, di fatto, la libertà di stampa”[3].

Il parlamento non si riunisce da mesi e il CdS non permette ai giornalisti di lavorare correttamente. In uno Stato che si pretende democratico, seppure toccato dalla crisi in maniera particolarmente grave, questo modo di operare non ha posto. Tra i 26 esecutivi cantonali, il Ticino è l’unico che ha adottato una via comunicativa tanto drastica.

Chiediamo pertanto al Consiglio di Stato:

  1. Corrisponde al vero che il CdS ha risolto che “tutte le comunicazioni all’opinione pubblica devono essere condivise e coordinate preventivamente con lo Stato maggiore cantonale di condotta”[4]? In caso affermativo, come mai tale risoluzione non è pubblicata sulla pagina dedicata agli atti normativi e decisioni concernenti l’emergenza epidemiologica COVID-19 del Cantone[5]?
  2. Non ritiene tale decisione rappresenti una prescrizione per la libera informazione?
  3. Per quale motivo il CdS ha deciso di limitare, di fatto, non ammettendo i giornalisti nelle proprie conferenze stampa, la libertà stampa attraverso una comunicazione unilaterale che non concede repliche o approfondimenti?
  4. Sulla proposta di chi è avvenuta questa decisione?

Ringraziamo per le risposte, con stima,

I Granconsiglieri: Nicola Schoenenberger, Samantha Bourgoin, Marco Noi, Claudia Crivelli Barella, Cristina Gardenghi, Andrea Stephani

 

[1] https://www.impressum.ch/it/content/details/translate-to-italienisch-impressum-fordert-vom-parlament-dringenden-schutz-der-pressefreiheit/?tx_news_pi1%5Bcontroller%5D=News&tx_news_pi1%5Baction%5D=detail

[2] https://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/intrattenimento/millevoci/Infodemia-infocrazia…-informazione-pubblica-nell’emergenza-sanitaria-12891272.html

[3] https://paperlitne.blob.core.windows.net/private/ilcaffe/5000-11-06/54949faf/issue.pdf?st=2020-04-30T15%3A32%3A40.0000000Z&se=2020-04-30T16%3A32%3A40.0000000Z&sr=b&sp=r&sig=klPN8Edf6DpX6MIblSTOXY3kND7cYvXKcGrBV74YDvY%3D

[4] Ibid.

[5] https://www4.ti.ch/poteri/cds/attivita/atti-normativi-e-decisioni-concernenti-lemergenza-epidemiologica-covid-19/

 

Rivendicazioni e proposte dei Verdi del Ticino per il post COVID-19

20 Aprile 2020

Care amiche, cari amici,

i VERDI DEL TICINO hanno presentato un corposo documento che contiene le rivendicazioni e le proposte dei Verdi per ripartire con lungimiranza dopo il periodo di crisi COVID-19

SCARICA IL DOCUMENTO: I VERDI Proposte post COVID-19

Mozione – Istituzione di un organo responsabile per lo sviluppo sostenibile

19 Febbraio 2020

Recentemente il Consiglio di Stato ha pubblicato il programma per la nuova legislatura 2019-2023 intitolato “Innovazione, sostenibilità, equità”; un programma ambizioso che vuole fondare le basi per una politica del futuro all’insegna della sostenibilità. Il programma si orienta infatti agli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile, già recepita a livello federale ed ora da applicare anche a livello cantonale e comunale.

È quindi fuori di dubbio che il Consiglio di Stato stia prestando maggior attenzione al tema della sostenibilità. Oltre al già citato programma di legislatura con un approccio maggiormente inter- e trans-dipartimentale, ne è testimonianza anche il fatto che in alcune leggi settoriali (ad es. Legge sull’innovazione) il concetto di “sostenibilità” sia stato introdotto e che in sempre più rendiconti di enti parastatali compare il bilancio sociale e ambientale accanto a quello finanziario.

Il concetto di sostenibilità contempla la ricerca di un equilibrio tra 3 dimensioni strettamente interconnesse tra di loro, ossia ambiente, società ed economia. Tale equilibrio è da collocare sia nello spazio geografico (diverse società contemporanee in diversi posti del territorio locale e globale), sia nel tempo (diverse società o generazioni in diverse epoche).

Vi sono diversi modelli che tentano di illustrare l’interdipendenza tra queste tre sfere: il più conosciuto è sicuramente il diagramma che rappresenta i tre ambiti come tre anelli di dimensioni uguali che si sovrappongono simmetricamente (Figura 1 a sinistra).

Per vedere le immagini: scarica la mozione in pdf: Mozione – Istituire un organo responsabile per lo sviluppo sostenibile

La politica cantonale mostra però come quando si parla di sostenibilità le azioni siano ancora molto puntuali e settoriali. È inoltre palese come la dimensione economica goda a differenza di quella sociale ed in particolare di quella ecologica di molte attenzioni, apparendo come la dimensione regina. Non è dunque un caso che in Ticino compaia un tavolo di lavoro e delle giornate sull’economia, ma non vi sia ancora un corrispettivo per la socialità (su questa dimensione sono pendenti ad esempio mozioni come quella di Kandemir Bordoli Lotta alla povertà del 23.10.2007 oppure quella di Morisoli Benessere e malessere sociale: riformare il “Welfare state” (stato sociale) del 20.01.2020) e per l’ambiente (su quest’ultimo è in voto proprio in questi giorni la mozione di Pini Consideriamo l’impatto ambientale delle nostre decisioni … del 18 febbraio 2019). Tutto ciò impedisce di andare ad esplorare e misurare le interazioni tra le singole dimensioni, ovvero come ad esempio l’azione su una determinata dimensione retro-agisce sulle altre e quanto questa azione incida sulla sostenibilità.Benché molto popolare, tale modello è però fuorviante, siccome implica che economia e società possano sussistere anche in mancanza del terzo anello, ossia l’ambiente. Ciò è inaccurato, perché se venissero a mancare le basi della vita, assicurate da un ambiente sano, né società né economia sarebbero in grado di esistere. Un modello più realistico in questo senso è quello illustrato nella parte destra della Figura 1. L’anello esterno rappresenta l’ambiente, entro i cui limiti può svilupparsi la società, che pone a sua volta le basi per lo sviluppo dell’economia. Il fatto che la sfera dell’economia sia presentata al centro non vuol dire che essa sia il fulcro della sostenibilità, ma anzi il contrario: essa è l’ultimo ambito di azione, dipendente dal buon funzionamento dei due cerchi esterni. Questa visione olistica, che permette di contestualizzare l’economia all’interno dei confini della società e dell’ambiente e quindi di implementare azioni inter e trans-settoriali per assicurare l’equilibrio tra i diversi ambiti è la chiave della sostenibilità (1).

E dire che il Canton Ticino è stato all’avanguardia in questo ambito, poiché già nel 2002, anticipando in un certo senso le indicazioni della Confederazione, aveva istituito all’interno del Dipartimento del territorio (poi era stato spostato sotto la Cancelleria) un “Gruppo sullo sviluppo sostenibile” (GrussTi) che per poco meno di un decennio aveva avviato questo discorso con interessanti progetti che coinvolgevano più dipartimenti. Inspiegabilmente però questo Gruppo ha cessato la sua attività nel 2010 ed ora se ne sono perse le tracce.

Ciò è tantopiù inspiegabilmente, proprio perché la Confederazione dà delle indicazioni precise affinché i Cantoni possano trovare soluzioni che portino alla transizione verso la sostenibilità. Nella Guida per lo Sviluppo sostenibile (2) si afferma infatti che: “Ogni Cantone designa un organo responsabile dello sviluppo sostenibile. (…) Gli strumenti e i processi a livello cantonale sono:

– integrazione del concetto di sviluppo sostenibile nella costituzione cantonale o nelle leggi cantonali;

– integrazione dello sviluppo sostenibile nel Piano direttore cantonale;

– prioritizzazione dello sviluppo sostenibile nelle linee direttive del governo;

– strategia cantonale per uno sviluppo sostenibile oppure Agenda 21 come programma d’azione;

– integrazione dello sviluppo sostenibile nella gestione delle politiche;

– sostegno allo sviluppo sostenibile a livello dei Comuni;

– impiego e potenziamento degli strumenti per la valutazione dello sviluppo sostenibile in seno all’amministrazione cantonale.”

Certamente alcuni punti sono ormai superati, poiché come precedentemente detto il concetto di sostenibilità è stato inserito nella Costituzione cantonale e recepito da alcune leggi. Tuttavia ora si tratta di affrontare il lavoro difficile, ovvero quello di sostanziare e misurare la sostenibilità a livello globale e a livello locale (settoriale).

I tal senso i mozionanti chiedono al Consiglio di Stato di riattivare un organo responsabile per lo sviluppo sostenibile che:

  • si occupi di selezionare e impiegare strumenti certificati che permettano di monitorare, misurare e valutare le politiche cantonali di sviluppo sostenibile e la loro evoluzione nel tempo, indicando laddove necessario possibili correttivi;
  • si occupi di supervisionare e integrare ove necessario la sostenibilità nelle diverse politiche settoriali dei vari dipartimenti;
  • fornisca supporto tecnico ai Comuni per l’implementazione anche a quel livello di una politica sostenibile (ad esempio attraverso bilanci di sostenibilità);
  • sia inter- e trans-dipartimentale, abbia una sua autonomia (budget proprio) e si avvalga di esperti esterni (ad es. SUPSI, USI o altri) che ne garantisca supporto e assurance esterna;
  • si faccia promotore dell’istituzione di un tavolo e di giornate di lavoro sulla sostenibilità mettendo in dialogo ambiente, società e economia;
  • renda conto a Consiglio di Stato e Gran Consiglio delle proprie attività e dello stato dei lavori verso la sostenibilità.

Per i Verdi del Ticino,

Noi

Crivelli Barella, Burgoin, Gardenghi, Schönenberger, Stephani

Bibliografia:

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