Tre ulteriori antenne di telefonia mobile a Mendrisio

28 Agosto 2013

Un veloce sguardo alla mappatura delle radiazioni non ionizzanti prodotte dalle antenne di telefonia mobile sul sito OASI del Cantone (http://www.oasi.ti.ch/web/?node=elettrosmog) mostra come il Mendrisiotto sia oberato da molte di queste infrastrutture. I Verdi di Mendrisio prendono atto di come sia stata richiesta l’autorizzazione per la posa di tre nuove antenne sul sedime comunale, dopo che era stato garantito che non si sarebbe più proceduto alla posa di nuove antenne, le cui radiazioni sono potenzialmente dannose per l’uomo e per gli animali (moria delle api?), oltre che antiestetiche (una è prevista dietro il Palazzo Pollini, in pieno centro). In presenza di studi discordanti, fra chi sostiene l’innocuità e chi la pericolosità dei campi elettromagnetici, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) consiglia di applicare il cosiddetto “principio di precauzione”. Questa modalità di intervento preventivo nei confronti di un rischio potenzialmente grave, in attesa dei risultati delle ricerche in corso, è mirato a fornire risposte provvisorie ma “precauzionali” fino a che non saranno disponibili dati sicuri e scientificamente comprovati.

Deplorano i tempi di consultazione del progetto, effettuati durante il mese di agosto, quando molti sono in vacanza, e chiedono che nessuna nuova autorizzazione per antenne di telefonia mobile venga concessa

Risparmi nella Grande Mendrisio: sì, ma non ad ogni costo

28 Agosto 2013

Il Municipio di Mendrisio si è rinchiuso in clausura e sono stati annunciati tagli e misure per rientrare nelle cifre positive. Ci complimentiamo con la municipalità, e siamo lieti di vedere come si inizi a ragionare in termini di decrescita: dall’idea di una statua commemorativa in ogni quartiere per celebrare la nascita della Grande Mendrisio, siamo arrivati a parlare di contenimento delle spese, di restringimento degli aiuti, di un po’ di modestia, allineandoci con la crisi che dilaga tutto attorno a noi. Ci fa piacere vedere come parecchi dei suggerimenti dei Verdi siano stati accolti positivamente: l’acquisto del parco di Villa Argentina per progettare un polmone verde all’interno della città; la creazione di uno spazio libero con l’abbattimento del vecchio edificio Jelmoli, senza la costruzione di una grande torre in Piazza del Ponte, il cuore pulsante del borgo; e altro ancora.

E vicino a quel cuore che batte a fatica, vediamo l’edificio Filanda come la possibilità concreta di una rivitalizzazione del centro cittadino attraverso un centro culturale: risparmiare si deve, ma anche investire nella collettività, in opere che siano per tutti e pensate per il presente e soprattutto per il futuro. Il centro cittadino pare invaso soltanto dai giovani e dagli sprayers (un popolo che non vorremmo fosse semplicemente demonizzato), che a nostro modo di vedere stanno lanciandoci continuamente dei messaggi, solo a volerli ascoltare: non è di repressione che abbisogniamo, ma piuttosto di vita, di incontro tra le generazioni. Un centro culturale alla Filanda, ben pensato, è ciò di cui necessitiamo per infondere linfa vitale ad una città che sta morendo di consunzione perché cresciuta troppo in fretta.

Salviamo il Ticino

12 Agosto 2013

Gli uomini, più sono intelligenti e charmant e più ci danno problemi…Non ci credo, a quello che scrive Michele Fazioli sulla sua rubrica del lunedì sul Corriere del Ticino, e cioè che non capisce come si faccia ad essere contrari ad un raddoppio del tunnel del San Gottardo. Per prima cosa lo può chiedere alla maggioranza degli Svizzeri e dei Ticinesi, che da sempre sono contrari al raddoppio (come hanno confermato a più riprese le urne). Le motivazioni poi, sono sagge e razionali, ripetute dall’Iniziativa delle Alpi e da numerose personalità politiche e non: non starò a ripeterle. Ma trovo moralmente scorretto utilizzare la propria influenza per propugnare la lobby del cemento e della mobilità su strada che sta soffocando il Ticino tutto.

Nuove strade corrispondono sempre a nuovo traffico, e il problema della sicurezza tirato in ballo è un mito da valutare con attenzione: la strada è pericolosa sempre, e molto più pericolosa a causa dei troppi camion che circolano sulle nostre autostrade. Non servono nuove corsie (inoltre, senza aumentare la capacità di transito, le code resterebbero le stesse: dettaglio scomodo da affrontare…), bensì un’autentica e convinta politica di trasferimento del traffico su ferrovia, perché la strada sia più sicura dentro e fuori dalle gallerie. Il Seelisberg, citato da Fazioli, tunnel a ben quattro corsie, è stato teatro di un pauroso incidente poco tempo fa. Le cifre parlano chiaro, e sono contro un raddoppio miliardario. Le argomentazioni trite dei promotori del raddoppio fanno pensare al famoso stolto che guarda il dito quando gli si indica la luna: il nostro problema non è la mancanza di strade, ma più drammaticamente una mobilità insostenibile che ci sta soffocando in una morsa che causa costi altissimi in termini di salute pubblica e di qualità della vita. Il Ticino, stimato Fazioli, non ha bisogno di un raddoppio: siamo in tanti a pensarla così (il falò di sabato 10 agosto a Melano è stata una grande, riuscita e significativa festa!), e non racconti la favola che non riesce a capire le motivazioni delle persone che vogliono il bene della nostra terra, e non un’utopica scorrevolezza stradale che ritroviamo solo nei miti americani di un secolo fa. Una maggiore sicurezza la otterremo con una diminuzione del traffico, con il telelavoro, con delle vacanze intelligenti e locali, con una mobilità sostenibile, con la creatività di chi non si arrende a soffocare e a morire nelle polveri sottili.

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