Di bacche e funghi

28 Maggio 2013

Recentemente in Gran Consiglio è stata votata un’iniziativa che chiedeva due giorni di divieto di raccolta di funghi e bacche, e sono lieta che il Parlamento abbia respinto tale limitazione.

Il bosco è un ambiente naturale in grado di rigenerarci, offrirci ristoro dalle attività lavorative o dai nostri pensieri, e di insegnarci molte cose sul senso della vita. Il bosco appartiene ai ticinesi e ai non autoctoni, non chiede permessi e tutti accoglie. L’unico modo concreto per imparare davvero ad amare la natura è, io credo, vivere a contatto con erbe e piante quanto più possibile: solo un’esperienza reale puo’ insegnarci il valore della biodiversità e suo potere rigenerante e benefico. I bambini vanno avvicinati il più possibile alla natura, anche con esperienze di scuola nel bosco, molto praticate in Svizzera interna ma ritrovabili anche da noi con esperienze di Pro natura, del wwf e di altre associazioni. Solo vivendo nella natura è possibile imparare a rispettarla, a conoscerne i ritmi, a non deturparla. Che giovani e adulti si rechino quanto più possibile nei boschi è una cosa da incentivare e da promuovere: un giovane nel bosco è un giovane in meno in un centro commerciale!

Non sono i divieti che ci porteranno ad un maggiore rispetto, ma solo una libertà di movimento consapevole e responsabile. Il limite di raccolta a livello scientifico non si giustifica, e difatti è stato eliminato dal nostro e da altri Cantoni: uno studio mostra come la raccolta di funghi non ha effetti sulla fruttificazione. Inoltre, i funghi che stanno scomparendo non sono quelli oggetto di raccolta. Fungiatt o meno, andiamo tutti appena ne abbiamo la possibilità per boschi e per sentieri!

 

Dell’iniziativa “Meno ore sui banchi e meno insegnamento mnemonico”

25 Maggio 2013

La Commissione scolastica ha lungamente discusso questo argomento, che ci ha offerto l’opportunità per diversi interessanti audizioni, con l’onorevole Consigliere di Stato Manuele Bertoli e del prof. Emanuele Berger, capo della Divisione Scuola, nonché del prof. Franco Zambelloni, , del prof. Aurelio Crivelli e del prof. Zeno Gianola del movimento S.O.S. scuola.

A tutta prima, io e diversi membri della commissione eravamo favorevoli ai principi dell’iniziativa, anche perché è ben difficile che qualcuno possa dichiararsi desideroso di imposizioni di un insegnamento sterile e mnemonico o voglia legare ai banchi i ragazzi più del tempo necessario! Però, man mano che la riflessione prendeva forma, l’iniziativa mi faceva pensare a quella parte del libro di Collodi in cui Pinocchio viene indotto da Lucignolo a seguirlo nel paese dei balocchi sul carro dell’omino di burro, dopo aver venduto l’abbecedario per andare da Mangiafuoco e buttando alle ortiche l’impegno scolastico… Sappiamo tutti com’è andata a finire nel libro di Collodi, che in origine è un testo per adulti e non un libro per bambini: Lucignolo si è trasformato in un asino,e Pinocchio ha proseguito il suo cammino verso l’acquisizione di una personalità adulta, da burattino che era…Insomma: per diventare adulti, qualche sforzo è necessario, e non è possibile imparare alcunché senza un po’ di apprendimento anche mnemonico: nessun insegnamento puo’ dirsi tale se non resta nella memoria! Inoltre, tutte le audizioni hanno confermato che la nostra scuola non eccede affatto in nozionismo e in insegnamento mnemonico! In Ticino, diversamente dal resto della Svizzera, non esistono praticamente manuali, e l’insegnamento è affidato alla libertà del docente.

L’iniziativa ha il merito di far riflettere sulla scuola, che così come si trova allo stato attuale non soddisfa nessuno, e sulla quale occorre urgentemente intervenire con delle soluzioni propositive e adatte ad affrontare i mutamenti della società. In questo senso, mi domando quando verrà affrontata la questione dell’abolizione dei livelli , e quella della diminuzione del numero di allievi per classe. Poi, importantissimo: per avere una buona scuola bisogna puntare su un corpo insegnanti valido. E investire in ogni modo e con ogni mezzo sulla scuola: la scuola dell’obbligo è il fulcro della società civile e la fucina delle nuove generazioni: non possiamo più permetterci di cincischiare e di rinviare. L’iniziativa in un certo senso va proprio nella direzione contraria a quella che auspico: indirettamente, toglie valore e importanza alla scuola, lasciando più tempo ai ragazzi di occupare il tempo libero (a favore delle lezioni di violino e di equitazione per i privilegiati, e con molto tempo difficilmente gestibile per i ragazzi soli a casa in famiglie monoparentali o con entrambe i genitori presi dal lavoro…). Infatti, più si scarica la griglia oraria, più l’onere dell’educazione graverà sulla famiglia.

In una società del tutto e subito, delle informazioni disponibili in due secondi e in uno subito dimenticate, è anzi più importante che in passato prendersi il tempo e le energie per fermarsi sui banchi, imparare, dare valore e dignità alla scuola. Solo così i nostri ragazzi potranno diventare adulti, e non restare burattini.

Ho dunque firmato il rapporto di maggioranza, che vi invito a sostenere.

No al voto per corrispondenza nelle elezioni cantonali e comunali

10 Maggio 2013

Il Gran Consiglio ha approvato con 43 voti favorevoli e 32 contrari l’Iniziativa parlamentare  del 4 giugno 2012 presentata nella forma elaborata da Angelo Paparelli per la modifica degli art. 32 e 32a della legge sull’esercizio dei diritti politici del 7 ottobre 1998 (estensione del voto per corrispondenza generalizzato alle elezioni cantonali e comunali). Contro questa decisione abbiamo lanciato un referendum per la difesa della democrazia.

Nel fine settimana di elezioni nella sola Mendrisio abbiamo raccolto fuori dai seggi 1200 firme a favore dell’iniziativa per i salari minimi promossa dai Verdi: una cifra irraggiungibile in così poco tempo in qualsiasi altro momento dell’anno! Sono stati tre giorni ricchi di incontri, di confronti, anche di scontri. In una società che si incontra ormai più elettronicamente che di persona in grandi gruppi eterogenei, un’anomalia. Infatti, in genere ci incontriamo tra simili: aderenti a qualche gruppo sportivo, frequentatori di serate culturali, amanti della musica, sempre divisi tra generi diversi: appassionati di lirica con melomani, rockettari con rockettari, amanti del folk irlandese tra birra e consimili. Altrimenti, ci incrociamo sui treni, per strada, nei negozi in quelle cattedrali del mondo moderno che sono i centri commerciali. Ma, come società, tendiamo a non parlare: comunichiamo via sms, mail o social network, tanto che alcuni studi indagano sulla ridotta capacità dell’essere umano di comunicare attraverso la voce, il contatto visivo e la comunicazione corporea. Votare per corrispondenza sarebbe comodo, pratico, veloce. Ma la via semplice è spesso la via sbagliata e più impoverente. Recarsi ai seggi, segnare la data nell’agenda, prendersi il tempo per poter esprimere anche fisicamente la propria appartenenza ad una comunità civile è, io credo, un rito aggregativo e una possibilità di scambio democratico accessibile a tutti e da non sottovalutare.

Affermare che un numero più grande di persone sia indotta a votare attraverso il voto elettronico mi sembra una forzatura: esiste già la possibilità di chiedere il voto anticipato per particolari esigenze, e favorire l’interesse per la politica attraverso una minimizzazione della ritualità e della naturale tendenza aggregativa delle persone, oggi già fortemente mutilata, sarebbe semmai un impoverimento della vita politica. Per queste e altre ragioni, vi invito a firmare il referendum per la difesa della democrazia.

Intervento sul Salmo Svizzero

5 Maggio 2013

Cari colleghi…

Avevo pensato di iniziare intonando il salmo, ma non posso farlo perché inevitabilmente la voce si incrina per l’emozione e non potrei proseguire. Io amo la Svizzera, mi sento patriottica, e amo anche il nostro salmo (questo, a onor del vero, devo dire, a differenza di altri Verdi presenti in aula che non lo apprezzano particolarmente pur sentendosi svizzeri e fieri di esserlo). Le mie figlie lo conoscono e lo cantano in occasione della festa nazionale della Patria e in altri momenti, come per i mondiali di calcio che abbiamo seguito nel 2010 da piazza al ponte di Mendrisio sul grande schermo: un bel momento anche per chi non è propriamente un’appassionata di calcio.

Insegnarlo a scuola obbligatoriamente andrebbe proprio nello spirito contrario a tutto ciò che ha a che fare con l’amore: l’amore o è libero, o non è amore!

Per inciso: i romanzi che mi hanno costretta a leggere a scuola, come “I promessi sposi”, li ho sempre trovati noiosi, salvo poi riscoprirli e amarli in anni più maturi…ma queste sono peculiarità individuali, e certo anche casi fortuiti derivanti dal docente che si trova a impartire un certo sapere: ciò che riguarda l’amore, si puo’ trasmettere solo se intensamente vissuto, e ciò vale anche per l’amor patrio: è possibile percepirlo solo attraverso un’esperienza concreta, che si tratti della visione di gruppo di una partita di calcio, o meglio ancora di un falò nella notte o della visita insieme alla famiglia di luoghi particolari  della nostra Storia come il praticello del Grütli. Anche i ragazzi che provengono da una famiglia straniera hanno l’occasione di fare queste esperienze insieme alla famiglia, se integrata, o con gli amici!

Con questo spirito, con un amore per la mia Patria che non accetta imposizioni ma che difende la libertà, fondamenta imprescindibile dell’amore, ho sottoscritto il rapporto di maggioranza di Carlo Lepori, e vi invito a votarlo.

    Cerca nel sito
    Archivio