Ai giovani PPD sulla scuola media

25 Maggio 2012

Non me ne vogliano le giovani e i giovani PPD per il paragone, visto che sono una grande amica dei cani (nonché felice convivente con un anziano cane). La loro pronta reazione alla nostra iniziativa verde che chiede un sorpassamento dei livelli A e B nella scuola media mi fa pensare al famoso esperimento di Pavlov: lo psicologo russo dava da mangiare a dei cani introducendo uno stimolo sonoro ogni volta che porgeva loro la ciotola. Dopo qualche tempo, i cani iniziavano a salivare ogniqualvolta sentivano lo stimolo sonoro, anche in assenza del cibo. A volte, succede un po’ a tutti noi: avvertiamo il suono di una novità, e ci chiudiamo in un rifiuto non meditato.

Calma: un bel respiro, e riflettiamo.

L’idea di un insegnamento scolastico di tipo non gerarchizzato, bensì basato sulla collaborazione e il coinvolgimento di ogni ragazzo e di ogni ragazza in un progetto educativo unitario e individualizzato è l’indirizzo pedagogicamente più interessante, e la direzione che indicano gli esperti del settore. L’abolizione dei livelli è solo la logica conseguenza, nonché il punto di partenza, per ripensare ad una scuola media che possa dare dei risultati migliori degli attuali per tutti gli attori in campo: allievi e docenti.

Per non tediarvi con pubblicazioni scientifiche, potrei iniziare consigliandovi un testo divulgativo, ma che costituisce una buona introduzione per dei non addetti ai lavori pedagogici: “La terza rivoluzione industriale (come il potere laterale sta trasformando l’energia, l’economia e il mondo)” di Jeremy Rifkin (Mondadori, 2011).

Il tema è vasto e interessante: non chiudetevi nei preconcetti prima di aver approfondito la materia, sarebbe un peccato.

Ripensare la scuola media

24 Maggio 2012

Negli scorsi giorni a nome dei Verdi ho presentato un’iniziativa generica che chiede di abolire i livelli A e B nella scuola media. Questa proposta si inserisce in una visione ad ampio respiro della scuola, che nei quattro anni di medie costituisce l’ultima possibilità per molti ragazzi di ricevere un’istruzione scolastica, di stare in una classe insieme ad altri compagni. Anni preziosi per una preziosa gioventù: il nostro futuro. Senza essere catastrofisti, se posso riconoscere qualcosa di positivo alle sciagure climatiche e ambientali è il fatto di renderci attenti che siamo tutti collegati, che se succede qualcosa dall’altra parte del mondo, noi c’entriamo: non possiamo chiamarci fuori, dire che non ci importa. Ogni nostra scelta comporta delle conseguenze: l’avanzamento dei deserti, lo scioglimento dei ghiacciai, le catastrofi nucleari…tutto ci concerne. Internet ha cambiato il modo di approcciare il mondo, e da un’istruzione gerarchica e di tipo stimolo-risposta stiamo passando a un’era dove l’educazione deve diventare laterale, ovvero prendere coscienza che l’essere umano è altamente sociale ed empatico, e che l’umanità deve riconoscere la propria appartenenza al sistema terrestre, alla biosfera: di fronte ai grandi mutamenti che ci attendono, o ci uniamo e collaboriamo verso un bene comune, oppure scompariremo.

L’istruzione distribuita e collaborativa parte dall’idea che si ha una maggiore probabilità di ottenere il risultato desiderato se le persone ragionano insieme, mettendo in comune le esperienze personali, rispetto al caso in cui ciascuna ragiona separatamente dagli altri. Diamo per scontato che la modalità in cui viene impartito il sapere sia l’unica possibile per la trasmissione della conoscenza. Ma il mondo è cambiato: Adam Smith è superato, l’economia deve affrontare nuove sfide, un nuovo modo di affrontare il mondo (riflettiamo: i ragazzi immagazzinano più nozioni a scuola o attraverso i social network?). Soprattutto, il mondo sta cambiando: servono ragazze e ragazzi in grado di prendersi a cuore il destino della Terra, ragazze vicine alla natura e ragazzi che sappiano usare le mani non meno della testa. Ragazze e ragazzi pronti ad affrontare un mondo diverso da quello che abbiamo conosciuto noi, tanto affascinante quanto inquietante. Dividere i giovani in livelli A e livelli B è obsoleto, indice della nostra difficoltà a cambiare: bisogna pensare il cambiamento, essere pragmatici, concreti, e sentirsi coinvolti. Volenti o nolenti, lo siamo tutti.

Il bene in politica

10 Maggio 2012

Siamo vivendo un degrado della politica? Il mondo è un posto violento, benvenuti nella realtà! La violenza appartiene all’essere umano, fa parte di noi, se ci fermiamo e siamo sinceri fino in fondo la possiamo sentire ovunque fuori e dentro noi, non soltanto in forme esplosive, verbali o fisiche, ma anche in tanti silenzi, in atti mancati, in forme sottili e perniciose. La violenza ci fa male, soprattutto quella che neghiamo di provare. Quando subisco un attacco, mi difendo (e ho imparato a difendermi molto bene!). Ma, una volta in salvo, cerco di capire il messaggio di quell’attacco, cosa in me l’ha provocato, e cosa viene ad insegnarmi. I  miei nemici mi hanno insegnato spesso più dei miei amici. L’atteggiamento vittimistico di gettare sull’avversario le colpe, cercando di distruggerlo, è certo qualcosa a cui un certo tipo di cultura ci ha abituati, ma non è ciò che fa progredire noi stessi, il Paese e l’umanità. La politica è un luogo dell’incontro con l’umano, nelle sue forme migliori e peggiori, ed uno dei suoi compiti è quello di fornire l’esempio, un modello di comportamento. Ci sono molti atteggiamenti possibili, e tutti hanno delle loro intrinseche ragioni: personalmente, apprezzo la battuta salace, il ragionamento complesso ma anche la coerenza e una struttura nutrita del piacere in ciò che si sta facendo. Tutto ciò che sa di proiezione sugli altri di sentimenti negativi, mi disturba, in quanto reputo l’infantile vittimismo uno dei mali della nostra società.

Esistono in politica degli schieramenti più violenti di altri? Dal mio punto di vista, no. Dal punto di vista dei miei personali nemici, sento già fioccare i commenti sulla mia naïvetée (denigrare ciò che sfugge alla propria comprensione è un vezzo diffuso). Ma il miglior consiglio che potrei dare a chi intendesse occuparsi di politica è quello di non farsi intimidire da chi pretende di sapere come dovremmo pensarla, e che parla con un linguaggio che non è il nostro (per dirne una: voi parlereste con qualcuno che usa termini come “dumping salariale”? di certo, non è il mio linguaggio, e la mia lettura della realtà non vale meno di altre, e non è meno in grado di costruire un mondo…di sicuro, non voglio stare in un mondo che ragiona in questi termini). Per farla breve: i luoghi della politica sono ottimi posti per chi voglia contribuire al bene comune, a patto di non dare per scontate tutte le affermazioni che urlano quelli che pensano di avere in tasca l’unica e assoluta verità sul mondo. Pensare con la propria testa, ascoltare tutto, e non prendersi troppo sul serio, sapendo di essere un tassello piccolissimo e, nel contempo, un individuo unico e meraviglioso…come diceva Don Chisciotte, un grande anarchico: todos caballeros: siamo tutti (tutti, politici e non) eroine ed eroi! Il mondo è un posto violento, e combattiamo con le nostre armi spuntate, ognuno le proprie, ognuno luminoso e battagliero e sconfitto e vincitore.

    Cerca nel sito
    Archivio